“COSEGUENZE CATASTROFICHE”. MOSCA E PECHINO REAGISCONO AL DISPIEGAMENTO DI ARMI USA NELLO SPAZIO da ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“COSEGUENZE CATASTROFICHE”. MOSCA E PECHINO REAGISCONO AL DISPIEGAMENTO DI ARMI USA NELLO SPAZIO da ANTIDIPLOMATICO

“Conseguenze catastrofiche”. Mosca e Pechino reagiscono al dispiegamento di armi USA nello spazio

 REDAZIONE  16/06/2026

 Per la prima volta gli Stati Uniti hanno riconosciuto ufficialmente di disporre di armi nello spazio. La rivelazione è arrivata da Troy Meink, segretario dell’Aeronautica statunitense, durante l’apertura della conferenza «Air, Space & Cyber 2026» dell’Air & Space Forces Association, tenutasi a National Harbor, nel Maryland. 

«Oggi continuiamo a garantire la nostra prontezza ad affrontare la sfida delle minacce in continua evoluzione, ovunque esse si presentino», ha dichiarato Meink nel suo intervento. Poi la frase decisiva: «Ecco perché la Space Force dispone ora di armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte dall’azione ostile degli avversari». Il segretario non ha fornito dettagli tecnici, limitandosi a definire l’annuncio «importante dal punto di vista della deterrenza».

Nel corso della sessione di domande e risposte, Meink ha evitato di entrare nel merito, sottolineando che la formulazione delle sue dichiarazioni era stata «molto ben ponderata». «È di fondamentale importanza che manteniamo il nostro predominio, non solo nell’aria ma anche nello spazio», ha aggiunto, secondo quanto riportato da Air & Space Forces Magazine.

Secondo il Washington Post, che cita un funzionario statunitense, la tecnologia evocata da Meink potrebbe includere la capacità di «neutralizzare» un satellite nemico qualora venga utilizzato per colpire truppe americane o un satellite degli Stati Uniti. Una precisazione che non chiarisce la natura dei sistemi dispiegati, ma ne suggerisce la portata.

Il quadro giuridico internazionale non vieta in assoluto la presenza di armi nello spazio: il divieto riguarda le armi di distruzione di massa, non i sistemi convenzionali. È su questa zona grigia che si è progressivamente spostata la competizione tra grandi potenze. La Space Force fu istituita nel 2019 da Donald Trump, durante il suo primo mandato, con la descrizione dello spazio come «il più recente teatro di guerra al mondo». Nel 2025 l’amministrazione ha poi annunciato i piani per il Golden Dome, un sistema di difesa missilistica a più livelli — comprendente intercettori spaziali — destinato a proteggere l’intero territorio degli Stati Uniti.

Lo scorso marzo, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha condannato quella che ha definito «la militarizzazione dello spazio», sostenendo che il Golden Dome «rappresenta una minaccia significativa per la stabilità strategica». Dagli anni Duemila, Stati Uniti, Cina, India e Russia hanno testato armi antisatellite. Nel novembre 2021, l’esercito russo ha distrutto con successo un satellite spia di epoca sovietica ormai fuori servizio. Il Ministero degli Esteri russo dichiarò allora che l’operazione era stata condotta nel rigoroso rispetto del diritto internazionale e che non era diretta contro alcun Paese in particolare.

Ora, con l’ammissione di Meink, la corsa agli armamenti spaziali entra in una fase nuova: non più solo sperimentazione o deterrenza dichiarata, ma presenza operativa di armi in orbita. Una soglia che, fino a oggi, nessuna potenza aveva rivendicato pubblicamente.

«Queste dichiarazioni sono la prova diretta della politica statunitense di dispiegare armi nello spazio e di utilizzarle in operazioni di combattimento per assicurarne il dominio e la superiorità». La portavoce del Ministero degli Affari Esteri russo, Maria Zajarova, ha commentato le dichiarazioni del segretario dell’Aeronautica Militare, Troy Meink, sul dispiegamento di armamenti statunitensi nello spazio.

Durante la conferenza annuale «Aria, Spazio e Cyberspazio», Meink ha giustificato il dispiegamento con l’argomentazione di proteggere le truppe statunitensi e difendere le forze del Paese da eventuali «azioni ostili da parte degli avversari». La portavoce del Cremlino, attraverso una nota diramata, ha sostenuto come Washington «per il proprio egoistico interesse, è disposta a ignorare completamente le conseguenze catastrofiche che avrebbe per l’umanità qualsiasi conflitto armato in orbita». Ha precisato che le azioni statunitensi mettono a rischio «la sostenibilità a lungo termine delle attività spaziali e le prospettive di esplorazione dello spazio» da parte di altri paesi.

Dura anche la reazione di Pechino. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Guo Jiakun, martedì ha esortato gli Stati Uniti a porre fine all’espansione militare nello spazio e a impegnarsi per mantenere la stabilità strategica globale. «Esortiamo gli Stati Uniti a porre fine all’espansione militare e ai preparativi bellici nello spazio e a contribuire con azioni concrete al mantenimento della stabilità strategica globale», lo ha affermato durante una conferenza stampa. Guo ha sottolineato che Pechino ha sempre sostenuto l’uso pacifico dello spazio extra-terrestre e ne ha tutelato la sicurezza. Ha aggiunto che la Cina si oppone alla sua militarizzazione, «alla sua trasformazione in un campo di battaglia e alla corsa agli armamenti spaziali».

Proprio ieri il Parlamento europeo approvava il report sullo “scudo democratico” per proteggersi dalle minacce ibride (di Mosca e Pechino): dopo anni passati ad accusare Cina e Russia di mettere in atto manovre offensive nello spazio tramite interferenze elettroniche o tecnologia laser per mettere a rischio i satelliti e interferire con le nostre democrazie…. la verità è emersa un’altra volta. 

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