BIBI MANDA IN GUERRA I COLLABORAZIONISTI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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BIBI MANDA IN GUERRA I COLLABORAZIONISTI da IL MANIFESTO


Bibi manda in guerra i collaborazionisti

Michele Giorgio  02/09/2026

Striscia continua Una rete al servizio di Israele. Almeno cinque i gruppi finanziati, armati e addestrati contro Hamas

Israele le aveva presentate come embrioni di organizzazioni, con finalità politiche oltre che militari, destinate a «sostituirsi ad Hamas». Ma a oltre un anno dalla loro apparizione sulla scena di Gaza, le milizie «anti-Hamas» si stanno rivelando più di ogni altra cosa un’arma letale nelle mani di Israele da usare contro i palestinesi. Quanto accaduto ieri lo dimostra ampiamente. Miliziani collaborazionisti, che operano nelle aree controllate da Israele all’interno della Striscia, hanno compiuto una complessa operazione armata a Katiba, nella parte occidentale di Gaza, densamente popolata da famiglie sfollate, con il fine di catturare Muin Al Arbid, un alto ufficiale dell’intelligence di Hamas. Durante l’azione sono stati protetti da aerei israeliani che hanno sganciato 12 missili sulla zona, uccidendo almeno quattro persone, tra cui due bambini e una donna, e ferendone molte altre. Hamas afferma che la sua «Forza di dissuasione» ha intercettato in tempo gli aggressori. «Abbiamo sventato una grande operazione ostile che aveva come obiettivo una figura centrale della leadership, sebbene gli occupanti siano riusciti a rapire un funzionario della sicurezza presente sul posto», ha scritto in un comunicato.

Al di là dell’esito dell’incursione, l’accaduto lascia intravedere un futuro in cui Israele insisterà sull’impiego di miliziani ai suoi ordini, evitando di inviare i propri soldati all’interno di aree densamente popolate di Gaza controllate dalla sicurezza di Hamas. Una situazione in cui, dal punto di vista israeliano, i palestinesi si ammazzeranno tra di loro e l’occupante starà a guardare. Tel Aviv sta costruendo una rete di milizie collaborazioniste palestinesi alle quali fornisce armi, addestramento, denaro e protezione. Nel giugno 2025 Benyamin Netanyahu ammise che Israele aveva fornito armi a gruppi palestinesi locali. Proprio nei giorni scorsi, un’inchiesta del quotidiano Haaretz ha sottolineato come si sia creata una sinergia concreta tra i mercenari e l’esercito israeliano, pronto a rendere disponibili anche droni e artiglieria. Sono almeno cinque le formazioni armate che operano nelle aree di Gaza, lungo la «Linea gialla» che delimita il territorio occupato da Israele. Dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 questi gruppi sono diventati più attivi. Il centro Acled ha riferito che sono stati coinvolti in più di 40 attacchi armati che hanno provocato quasi 80 morti palestinesi.

La formazione più conosciuta è quella delle Forze popolari, nate attorno a Yasser Abu Shabab, ucciso lo scorso dicembre, della tribù beduina Tarabin di Rafah. Accusato da più parti di avere alle spalle attività criminali, Abu Shabab era diventato il principale interlocutore palestinese della strategia israeliana di occupazione di Gaza. Alla guida del gruppo ora c’è Ghassan Duhine, che continua a presentare la milizia come un’alternativa politica al movimento islamico, mentre in realtà svolge principalmente operazioni militari per conto di Israele a Rafah e nella parte est di Khan Yunis. Questa milizia quasi certamente sarà incaricata di sorvegliare i 50mila palestinesi che potrebbero andare a vivere nella cosiddetta «Green Rafah», un enorme campo recintato nella zona orientale di Rafah dove Israele e il Board of Peace di Donald Trump prevedono di installare abitazioni prefabbricate. Gli abitanti saranno sottoposti a uno screening prima di poter entrare nell’area e la «sicurezza» sarà affidata alla Forza di stabilizzazione internazionale e, senza dubbio, anche ai miliziani collaborazionisti.

A Gaza, al servizio di Israele, opera anche la Forza «antiterrorismo» di Hussam al Astal, attiva soprattutto nella parte sudorientale di Khan Yunis. Anch’essa è usata dall’esercito israeliano per compiere incursioni al posto dei suoi soldati. A Beit Hanoun, nel nord, è presente invece la formazione guidata da Ashraf al Mansi. A Shujaiyya, nella parte orientale di Gaza City, agisce una milizia legata a clan locali, associata ai nomi di Rami Hilles e Ahmed Jundeya. A Deir al Balah, nel centro, opera la formazione denominata Forze della Terra Libera, guidata da Shawqi Abu Nusayra. Haaretz riferisce che questi cinque gruppi armati palestinesi ricevono finanziamenti e sostegno diretto israeliano per raccogliere informazioni, catturare uomini di Hamas e di altre organizzazioni combattenti, effettuare incursioni e compiere attacchi nelle aree non direttamente controllate dall’esercito di occupazione.

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