NATO-RUSSIA. LA STRATEGIA DI RIDUZIONE DEL DANNO È PASSATA DA ELTSIN A PUTIN da IL FATTO
Nato-Russia. La strategia di riduzione del danno è passata da Eltsin a Putin
Alessandro Orsini 13 Ottobre 2026
Perché Putin firmò gli accordi di Pratica di Mare del maggio 2002 se temeva l’espansione della Nato? La risposta dell’apparato intellettuale della Nato è che Putin ha usato l’espansione della Nato come scusa per giustificare l’invasione dell’Ucraina. Per capire Putin, bisogna studiare Eltsin, giacché la strategia del “primo” Putin coincide con la strategia dell’“ultimo” Eltsin. Che cosa vuol dire?
Eltsin impiegò due strategie contro l’espansione della Nato: la strategia del “blocco” e la strategia del “contenimento del danno”. La prima strategia era volta a “bloccare” l’espansione della Nato sul nascere. Quando Eltsin si rese conto che il fine non era realizzabile, passò alla strategia del contenimento del danno, che mise in atto compiutamente al vertice di Helsinki del 20-21 marzo 1997, come emerge dal verbale della conversazione Eltsin-Clinton desecretato dal Dipartimento di Stato americano. In quell’occasione, Eltsin chiese a Clinton di promettergli che la Nato non si sarebbe espansa nelle ex repubbliche sovietiche, come Ucraina, Estonia, Lettonia e Lituania. Perché una richiesta così specifica nel marzo 1997? Perché la Nato si accingeva a invitare ad aderire Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca nel vertice di Madrid dell’8-9 luglio 1997. A Helsinki, Eltsin propose un patto segreto a Clinton, che rifiutò. Eltsin ribadì che l’espansione della Nato era un grave errore e disse che avrebbe aderito alle iniziative della Nato come un “passo forzato”, cioè contro la propria volontà.
Per questa via, si arrivò alla firma dell’Atto fondativo Nato-Russia a Parigi, il 27 maggio 1997, e alla formazione del Consiglio congiunto permanente Nato-Russia. La strategia del contenimento del danno consisteva nel collaborare istituzionalmente con la Nato con la speranza di influenzare le sue decisioni. Servì a poco: la Nato bombardò la Serbia nel marzo 1999 nonostante l’opposizione furiosa di Eltsin. Dalla documentazione disponibile emerge che Eltsin visse tutto questo in modo drammatico poiché sapeva una cosa molto tragica: se la strategia del contenimento della Nato fosse fallita, una grande guerra sarebbe scoppiata in Europa. E lo disse chiaramente, maledicendo la Nato, in una conferenza stampa al Cremlino dell’8 settembre 1995, che ho pubblicato nel mio nuovo Nato. L’espansione verso la Russia (Piemme). Eltsin dovrebbe essere rivalutato. Fu lucidissimo nel dire che l’avvicinamento della Nato alla Russia avrebbe “sicuramente” causato lo scoppio di una guerra in Europa. Nella conferenza stampa dell’8 settembre 1995, disse che l’espansione della Nato “significherà una conflagrazione di guerra in tutta Europa, di sicuro”. Chi pensa che Eltsin non si oppose all’espansione della Nato a est commette un errore.
Nella prima fase del suo mandato, Putin adottò la strategia della gestione del danno di Eltsin. Firmò gli Accordi di Pratica di Mare in quest’ottica. I limiti di quella strategia gli parvero subito evidenti: il 21-22 novembre 2002 a Praga, la Nato invitò ad aderire Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia. Sotto Putin, la cooperazione Nato-Russia sulle questioni pragmatiche ha continuato a coesistere con il conflitto sulle questioni strategiche. L’odio dei russi per l’espansione della Nato verso la Russia non è stato inventato da Putin. Quel problema affliggeva anche Gorbaciov, come mostra la genesi del verbale allegato al Trattato sullo stato finale della Germania.
Jeffrey Sachs: “Trump sta improvvisando, ormai è ‘un’anatra zoppa’. Se perde il voto del Midterm può diventare pericoloso”
Alessia Grossi 13 Ottobre 2026
“Zelensky è a fine mandato, bisogna capire quanto resterà. Il suo errore storico è il no alla pace di Istanbul”
“Quella del presidente Donald Trump non è strategia. Non è nemmeno tattica. Sta improvvisando per ridurre i prezzi del diesel in vista delle elezioni statunitensi di novembre. Il punto è che il sostegno dell’opinione pubblica nei suoi confronti continuerà a diminuire. Presto diventerà un presidente a fine mandato (lame duck, “anatra zoppa”, ndr) e, senza dubbio, un presidente molto frustrato. Ciò potrebbe rappresentare un rischio per il mondo, dato che Trump potrebbe reagire in modo impulsivo, ma la sua base elettorale interna continuerà a ridursi”. Il professor Jeffrey Sachs, economista alla Columbia University nonché già consigliere speciale per l’Onu, non è ottimista né sulla crisi internazionale attuale, né sul post-elezioni.
Il presidente Trump ha nuovamente mischiato le carte sulla questione ucraina: prima con un accordo sul diesel con Vladimir Putin, poi screditando il leader ucraino Zelensky e infine rimettendo sul tavolo un accordo energetico che, pare, non avesse discusso con le parti. Qual è il suo obiettivo?
È pura improvvisazione. È molto probabile che il Partito Repubblicano di Trump perda la Camera dei Rappresentanti e, con ogni probabilità (forse al 60%), entrambe le Camere del Congresso. L’ultimo accordo con la Russia avrà un impatto minimo, se non nullo.
A proposito di elezioni, il consenso degli americani verso Trump si è dimezzato da inizio mandato, scendendo al 34%. Le sue mosse su diesel e guerra mirano ad accaparrarsi i voti della classe media, colpita dall’aumento dei prezzi del carburante?
L’aura di Trump, ammesso che sia mai esistita, è svanita. Non recupererà popolarità grazie a un lieve calo dei prezzi del diesel, sempre che tale riduzione si verifichi davvero.
Ritiene che Zelensky sia davvero al capolinea – visti i casi di corruzione, i dissidi interni e le vicende che hanno coinvolto leader militari e collaboratori – e che rappresenti quindi un ostacolo alla pace, come sostiene Trump?
Sì, il suo tempo sta per scadere, anche se non è chiaro quando esattamente. Gli manca il sostegno dell’opinione pubblica e l’Ucraina sta perdendo la guerra. Zelensky avrebbe dovuto firmare l’accordo di pace con la Russia a Istanbul, nell’aprile del 2022. Invece, diede ascolto a Joe Biden e Boris Johnson, che gli consigliarono di non firmare. Quello è stato il suo errore storico.
Trump ha anche minacciato di interrompere le forniture di armi inviate all’Ucraina tramite il meccanismo del Purl, che prevede che l’Ue acquisti armi dagli Stati Uniti per inviarle a Kiev. Un doppio colpo?
Trump è assolutamente imprevedibile, quindi chi può dire cosa affermerà domani? Un presidente competente avrebbe potuto e dovuto porre fine a questa guerra anni fa, dichiarando pubblicamente che la Nato non si sarebbe allargata e che la pace deve essere inclusiva, garantendo la sicurezza di Ucraina, Russia ed Europa. Quando la Nato ammetterà finalmente di voler arrestare il proprio allargamento e l’Ucraina dichiarerà il ritorno alla neutralità, allora la pace potrà arrivare rapidamente.
I governi dei principali Paesi europei hanno inviato messaggi di sostegno a Zelensky riguardo alla tregua energetica, ma nessuno ha detto chiaramente a Trump che Zelensky, in quanto presidente, non si tocca…
I Paesi europei stanno ‘sostenendo’ l’Ucraina prolungando la guerra. Questo non è un vero sostegno. È la continua distruzione dell’Ucraina. Gli europei dovrebbero invece impegnarsi in un dialogo e in negoziati autentici e costruttivi con la Russia su accordi di sicurezza inclusivi per l’Europa. Questa è la vera strada per sostenere l’Ucraina, poiché porrà fine alla guerra e porterà a un miglioramento della sicurezza in tutta Europa, Ucraina inclusa.
Cosa pensa dell’allarme sulle minacce russe all’Europa?
Se gli europei abbandonassero la russofobia e si sedessero al tavolo con la Russia sulla base dello stop all’allargamento della Nato e della neutralità dell’Ucraina, la guerra potrebbe cessare e le minacce da entrambe le parti verrebbero meno.
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