“MICA SON TROTZKISTI”: PERCHÈ L’OCCIDENTE NON HA ANCORA CAPITO LA STRATEGIA DI MOSCA E PECHINO da ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“MICA SON TROTZKISTI”: PERCHÈ L’OCCIDENTE NON HA ANCORA CAPITO LA STRATEGIA DI MOSCA E PECHINO da ANTIDIPLOMATICO

“Mica sono trotzkisti”: perché l’Occidente non ha ancora capito la strategia di Mosca e Pechino

 Laura Ruggeri*  11/10/2026

 Noto che tra molti commentatori occidentali permane un fraintendimento di fondo su come Mosca e Pechino concepiscono il cambiamento dell’ordine globale. 

Ad esempio, quando Putin descrive l’attuale transizione verso il multipolarismo come “un movimento emancipatore e anticoloniale contro l’egemonia unipolare”, non sta annunciando una crociata e neppure la nascita di una nuova Internazionale. Mica è un trotzkista.

Il risveglio del Sud Globale non è guidato da un “consiglio rivoluzionario” composto dai leader di Cina, Iran e Russia. Questi sono i deliri di qualche minus habens occidentale. Si tratta invece di un processo storico e tettonico, dettato dalla natura stessa delle cose e dalle contraddizioni dell’imperialismo americano.

Putin non è un ingenuo e non soffre di volontarismo. Sa perfettamente che un’egemonia sistemica e militarizzata come quella americana non collassa dall’oggi al domani, ma si erode lentamente attraverso il suo stesso sovraccarico (l’overstretch imperiale). Il compito di paesi come la Cina e la Russia non è “esportare la rivoluzione”, ma resistere, offrire un’alternativa di sovranità e un modello di relazioni eque e paritarie tra i paesi.

La Russia è un Paese immenso e complesso, attraversato da correnti, forze e interessi che talvolta tirano in direzioni diverse. La priorità assoluta del Cremlino è mantenere la stabilità interna, sia politica che economica, e portare a compimento gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina. Qualsiasi altra ambizione geopolitica è, piaccia o no, subordinata a questa necessità esistenziale. Senza la sicurezza dei propri confini e la tenuta della propria economia, non si va da nessuna parte. 

Conoscendo bene il Paese e avendo osservato da vicino le sue profonde trasformazioni negli ultimi vent’anni, resto fiduciosa. La traiettoria è corretta: gli ostacoli materiali e le sanzioni vengono affrontati e il cambiamento di paradigma è evidente. Tuttavia, questo cambiamento riguarda primariamente la società e l’apparato statale russo. La storia non si accelera con colpi di frusta. Senza una rivoluzione politica, culturale e spirituale (che Cina, Russia e Iran hanno già sperimentato nel secolo scorso)  certi processi storici non si possono forzare, si possono solo accompagnare e indirizzare sui binari giusti.

Questa stessa logica di prudenza strategica è condivisa da Pechino. Le preoccupazioni per la coesione interna e lo sviluppo sono identiche, e nessuno dei due Paesi intende mettere a rischio la propria stabilità per accelerare i tempi della storia. 

Vivendo in Cina, trovo assurdo l’atteggiamento di certi osservatori occidentali o terzomondisti che si aspettano che i cinesi sacrifichino le loro conquiste sociali e economiche degli ultimi decenni per “liberare il mondo”. Boh, forse credono ancora che la rivoluzione sia esportabile.

La Cina (così come la Russia nel quadro dei BRICS e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) è disposta a cooperare, a livello commerciale, diplomatico e tecnologico, con tutti i Paesi che vogliono emanciparsi dal giogo del dollaro e della dittatura occidentale. Pechino rifiuta di stringere alleanze militari di mutua difesa in stile NATO, dove un attacco a uno è considerato un attacco a tutti. Questo modello di alleanze è visto come una reliquia della Guerra Fredda.

L’unica, storica eccezione a questa regola del non-allineamento militare rimane il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza con la Corea del Nord, firmato originariamente nel 1961. Ma si tratta di un retaggio specifico della Guerra Fredda e non di una nuova dottrina di politica estera. 

*Laura Ruggeri è autrice di “Hong Kong a fuoco” (Lad edizioni, 2026). Post Telegram su @LauraRuHK del 10 ottobre 2026

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