CALAMANDREI E IL SANGUE: LA SCUOLA, 80 ANNI FA da IL FATTO e VOLERELALUNA
Calamandrei e il sangue: la scuola, 80 anni fa
Paola Zanca 27 Settembre 2026
Quando si fa buio, conviene rivolgersi ai padri costituenti. Perciò, questa rubrica, oggi sarà interamente dedicata a un discorso di Piero Calamandrei che porta la data del 11 febbraio 1950, appena ripubblicato da Sellerio. Quando sentite parlare di “tetti agli stranieri” e di altre raffazzonate soluzioni a problemi complessi, rileggete come ragionavano ottant’anni fa.
“La scuola, come la vedo io, è un organo ‘costituzionale’. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. (…) Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la magistratura. Non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue. Gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri organi, che porta a tutti gli altri organi, giornalmente, battito per battito, la rinnovazione e la vita. La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. Non solo nel senso di classe politica, (…) ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società”.
“La scuola è aperta a tutti”, senza differenze
Tomaso Montanari e Valerio De Cesaris 24-09-2026
Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui bambini stranieri nelle scuole italiane meritano qualche precisazione.
Occorre innanzitutto ricordare che la gran parte di coloro che sono censiti come “studenti stranieri” – o meglio “alunni con cittadinanza non italiana” (CNI) – sono nati in Italia e in Italia hanno sempre vissuto: 607mila su 931mila, oltre il 65%. Ciò non toglie, ovviamente, che pure il restante 35%, composto da coloro che sono nati all’estero e arrivati in Italia da piccoli, abbia pieno diritto alla scuola e a un trattamento paritario rispetto ai propri compagni, poiché sempre di bambini si tratta. Quei 931mila bambini sono pari all’11,6% della popolazione scolastica italiana, con un’incidenza più elevata nella scuola primaria, dove rappresentano il 13,7% del totale, rispetto alla secondaria di primo grado (12,6%) e alla secondaria di secondo grado (9%). La presenza varia molto da regione a regione e oltre il 65% degli alunni con CNI frequenta le scuole delle regioni settentrionali. Il 37,6% si trova nel Nord-Ovest e il 27,4% nel Nord-Est. Seguono il Centro con il 21,4%, il Sud, con il 9,5%, e le Isole, con il 3,8%.
I risultati dei test INVALSI dimostrano che l’andamento delle classi, con relative capacità degli alunni di acquisire le conoscenze e le competenze previste per la loro età, non dipende dal numero degli alunni con cittadinanza non italiana. Secondo l’ultimo Rapporto INVALSI sugli apprendimenti, infatti, la quota di studenti e studentesse che concludono il primo ciclo d’istruzione con apprendimenti di base del tutto inadeguati rispetto a quello che si dovrebbe possedere dopo otto anni di scolarità (con forte rischio conseguente di futuro insuccesso scolastico e di marginalità sociale) è sceso dal 16,6% del 2021 al 12,3% del 2026, il più basso da inizio rilevazione. In particolare, si osserva che i tassi più bassi riguardano le regioni del Nord (8,5% circa), dove le percentuali di alunni con cittadinanza non italiana sul totale degli alunni sono le più alte a livello nazionale. Per converso, nelle regioni del sud e nelle isole, dove le percentuali di alunni con cittadinanza non italiana oscillano tra il 3% e l’8,5% sul totale degli alunni, il tasso di studenti con apprendimenti del tutto inadeguati raggiunge il 21,2%. Questi dati dimostrano in maniera chiara che l’alto numero di alunni di cittadinanza non italiana è parte di un positivo sviluppo dell’apprendimento. Evidenziano semmai un’altra problematica, legata al ritardo del sud Italia nel campo dell’istruzione, tema su cui bisognerebbe investire maggiormente in termini di risorse e di progettualità politiche.
Al di là dei dati, va pure ricordato che l’Italia è un grande paese, con istituzioni solide e una scuola inclusiva: è fuorviante ritenere che non si possa essere in grado di accompagnare i bambini a un apprendimento efficace della lingua italiana, anche in classi in cui gli alunni con cittadinanza non italiana sono numerosi. Nella realtà l’integrazione è già un fatto e le scuole sono capaci di accogliere alunni di ogni provenienza elaborando persino progetti linguistici coraggiosi e di respiro internazionale, ispirati al principio del rafforzamento della lingua italiana attraverso la traduzione delle altre lingue parlate nelle classi. Quello di cui c’è bisogno è semplicemente di potenziare e valorizzare la presenza delle e dei docenti della classe A023, ovvero docenti di lingua italiana per discenti alloglotti. È una figura prevista dalla legge, ci sono tante persone che si sono formate e specializzate presso le nostre università per svolgere questa professione, eppure ancora il reclutamento è scarso e spesso questi docenti sono inseriti nelle scuole solo per prestare servizio in ore di potenziamento, non nelle cattedre curriculari. Per sostenere il percorso scolastico dei bambini figli di immigrati, che devono migliorare la loro conoscenza della lingua italiana, non servono quote o discorsi propagandistici, serve potenziare la presenza di docenti d’italiano nelle scuole.
Come rettori delle due Università per Stranieri, non possiamo infine non richiamare un tema diverso, seppure collegato, che riguarda gli studenti internazionali iscritti nelle università italiane. C’è una consapevolezza diffusa, anche al Ministero dell’Università e della Ricerca, di come essi siano preziosi, tanto che si ragiona su come aumentare l’attrattività degli atenei italiani all’estero anche in risposta al calo demografico del nostro paese. Ebbene, proprio perché abbiamo compreso l’importanza di attrarre studenti internazionali che potranno un domani contribuire alla crescita, anche economica, del paese, cerchiamo pure di valorizzare la presenza di alunni nelle nostre scuole, quale sia la loro provenienza. Sono ancor più una ricchezza, in un tempo di scarsa natalità, e sono gli studenti universitari di domani. Aiutiamoli ad amare l’italiano e la cultura italiana, tanto ricca e capace di far riflettere, apriamoci al cambiamento pacifico che portano, potenziamo l’inserimento nelle scuole delle e dei docenti della classe di concorso A023 e valorizziamo la loro professionalità. Sono queste le risposte necessarie e utili al paese.
La Costituzione della Repubblica scolpisce il principio fondamentale che deve regolare ogni politica scolastica: «la scuola è aperta a tutti». Per un’Italia capace di futuro è essenziale che questo sia sempre più vero, concreto, universale.
Valerio De Cesaris, Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia
Tomaso Montanari, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena
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