ONU, LA CINA GUIDA IL SUD GLOBALE: STOP AL MONOPOLIO DELL’OCCIDENTE PER UNA GOVERNANCE MULTIPOLARE da ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ONU, LA CINA GUIDA IL SUD GLOBALE: STOP AL MONOPOLIO DELL’OCCIDENTE PER UNA GOVERNANCE MULTIPOLARE da ANTIDIPLOMATICO

ONU, la Cina guida il Sud Globale: stop al monopolio dell’Occidente per una governance multipolare

Pace, sviluppo ed equità al Palazzo di Vetro: la strategia di Pechino per superare la logica a somma zero e dare voce alla maggioranza del pianeta

La Redazione de l’AntiDiplomatico  21/09/2026

Dal 22 al 28 settembre il Palazzo di Vetro ospiterà il dibattito generale dell’ottantunesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il palco è allestito, ma il vero banco di prova non sarà la solita retorica diplomatica. Il mondo si aspetta di ascoltare il pianto dei bambini di Gaza, la disperazione degli Stati insulari e la richiesta di equità che sale dal Sud Globale. In questo scenario di fratture profonde, è la Cina – come evidenzia il quotidiano Global Times – a farsi portavoce di una visione multipolare, portando all’attenzione dell’Onu una parola chiara: basta con un ordine globale che esclude, serve una globalizzazione inclusiva dove si avanza e si prospera insieme, senza che nessuno controlli il destino degli altri.

Il primo nodo da sciogliere è la credibilità stessa dell’organismo. Come ha ricordato l’Iran, sedere nell’emiciclo è un diritto sancito dal diritto internazionale, non un favore concesso dal paese ospitante. Se l’accesso viene filtrato da visti negati e delegazioni ridotte all’osso, gli accordi sulla sede delle Nazioni Unite perdono ogni valore. Il cortocircuito diventa insostenibile guardando al Medio Oriente: Israele prende il suo posto in aula, mentre i rappresentanti palestinesi vengono emarginati per aver cercato giustizia nelle corti internazionali. Intanto, a Gaza, le famiglie scavano tra le macerie in cerca di resti mentre il sangue innocente versato dai palestinesi è ancora fresco.

Pechino non si gira dall’altra parte dinanzi a questo dramma e chiede un cessate il fuoco immediato, corridoi umanitari e la soluzione dei due Stati. La posizione cinese è molto chiara e lineare: senza giustizia non ci può essere pace duratura, e il microfono dell’Onu non può essere un privilegio riservato ai soli potenti.

Ma la spinta cinese all’Assemblea non si limita alla gestione dei conflitti. Pechino si fa carico delle istanze del Sud Globale sul fronte climatico ed economico, sfidando apertamente le clamorose ipocrisie occidentali. Mentre le nazioni sviluppate tardano a mantenere le promesse sui finanziamenti per il clima, la Cina punta sui fatti: piantumazione su vasta scala, crescita esponenziale del solare e dell’auto elettrica, con il trasferimento di queste tecnologie ai partner del Sud. Di fronte al disastro ambientale, il messaggio è che si è tutti sulla stessa barca. Sul piano economico, la richiesta del Sud Globale è di passare dalla carità alle opportunità. Queste regioni ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e generano la crescita, ma restano escluse dai tavoli che contano nel Consiglio di Sicurezza, nel Fondo Monetario e nel WTO. Pechino condivide mercati, costruisce infrastrutture e dimostra che la modernizzazione non è un brevetto esclusivo di una minoranza di paesi. Politicizzare il commercio o usare la finanza come un’arma danneggia solo le economie reali.

C’è poi la sfida dell’intelligenza artificiale, il nuovo fronte della disuguaglianza globale. 

L’IA avanza a una velocità che supera la nostra capacità di governarne i rischi. Può salvare vite o alimentare sorveglianza e disoccupazione. Se le regole le scrivono poche aziende e i dati restano blindati, il Sud Globale subirà una nuova forma di marginalizzazione e una sorta di neocolonialismo digitale. La Cina spinge per un’IA a beneficio di tutti, promuovendo l’open source e la formazione. L’obiettivo è garantire che un medico in Africa, un insegnante nel Sud-est asiatico o un agricoltore in America Latina abbiano accesso a questi strumenti. Pechino rifiuta l’egemonia tecnologica, partendo dal presupposto che il luogo di nascita non debba precludere a nessun bambino l’accesso al futuro.

Il messaggio che la Cina porterà al Palazzo di Vetro si regge su tre pilastri concreti. Pace, intesa come de-escalation e dialogo al posto di sanzioni e bombardamenti. Sviluppo, con l’Agenda 2030 riportata al centro per combattere povertà, insicurezza alimentare e crisi sanitarie. Equità, riformando la governance globale non per creare nuovi club esclusivi, ma per allargare il tavolo, moltiplicare le voci e rendere le regole più giuste. 

In un’epoca in cui l’egemonia cerca di trasformare l’Assemblea nel salotto buono di pochi, Pechino si schiera con i paesi che cercano sviluppo e dialogo, provando a ribaltare la logica del gioco a somma zero in una prospettiva in cui, finalmente, vincono tutti.

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