CUBA E IL MONDO AL CONTRARIO DELLA SEDICENTE STRATEGIA ANTI-TERRORISMO USA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CUBA E IL MONDO AL CONTRARIO DELLA SEDICENTE STRATEGIA ANTI-TERRORISMO USA da IL MANIFESTO

Cuba e il mondo al contrario della sedicente strategia anti-terrorismo Usa

Marinella Correggia  13/08/2026

L’assedio L’Onu condanna le ultime misure con cui l’amministrazione Trump ha deciso di strangolare l’isola. Accuse di “terrorismo”, i fatti raccontano altro. Ad esempio l’appoggio statunitense a varie azioni armate che avevano come scopo il regime change all’Avana

‘Avana, 9 gennaio 2026, veterani della Rivoluzione del 1959 alla tradizionale parata – Ap

Esperti e rapporteurs dell’Onu condannano le nuove misure coercitive degli Stati uniti contro Cuba che «minacciano l’ordine costituzionale di uno Stato sovrano» (nel contesto di una pluridecennale «strategia di regime change»), e violano «l’integrità dell’ordine legale internazionale» sancito dalla Carta delle Nazioni unite. Le ultime sanzioni, annunciate del 23 luglio, hanno «bloccato ulteriormente l’arrivo di combustibile, perfino per necessità umanitarie». Un attacco «al diritto alla salute, al cibo, alla vita, allo sviluppo». Si chiede alla comunità internazionale e alla società civile di agire per prevenire a Cuba una «Gaza silenziosa». Il Consiglio di sicurezza e l’Assemblea generale dell’Onu, si legge, «dovrebbero trattare le minacce statunitensi come una questione che attiene alla pace e alla sicurezza internazionale».

Si fa riferimento anche al documento di 100 pagine diffuso dal Dipartimento di Stato il 20 luglio, Cuba: The Capital of 21st-Century Communism: per gli esperti dell’Onu, «il rapporto, che descrive Cuba come minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati uniti e alla stabilità dell’emisfero, non offre alcuna prova che Cuba sostenga il terrorismo o attività sovversive»; insomma, «per giustificare le misure coercitive vengono avanzate solo considerazioni politiche e ideologiche».

DAL CANTO SUO, il ministero degli esteri cubano ha sottolineato: «È evidente che né in questo né in altri rapporti si presentano prove, né il minimo indizio per un’accusa così illegittima, poiché il fatto non esiste, come consta alle agenzie specializzate dello stesso governo statunitense». Insomma, un «mediocre pamphlet di propaganda con accuse senza prove, per continuare a giustificare il castigo collettivo e il genocidio contro il popolo cubano» e un eventuale attacco militare «per il quale si cerca disperatamente il sostegno dei cittadini degli Stati uniti».

Già nel maggio 2015 il ministero degli esteri dell’Avana sottolineava: «L’impegno di Cuba nell’azione e nella condanna del terrorismo è assoluto e invariabile. Il nostro paese, vittima di atti terroristici, ha una condotta esemplare nella lotta contro il terrorismo. Non è mai stato coinvolto nell’organizzazione, nel finanziamento o nell’esecuzione di atti terroristici contro alcun paese, né il suo territorio è stato o sarà mai utilizzato a tale scopo».

MOLTE INVECE LE PROVE dell’appoggio da parte degli Stati uniti ad azioni armate e terroristiche contro l’isola, la quale ha via via documentato presso l’Onu decine di casi, denunciando 62 terroristi e una ventina di entità. Bombe negli hotel, l’esplosione in volo dell’aereo di Cubana de Aviación, sabotaggi, i danni indotti dal bloqueo, e numerosissimi tentativi di assassinare Fidel Castro – alcuni si trovano perfino in documenti declassificati Cia.

Il ministero degli esteri dell’Avana ricorda poi, più in generale, che il potente vicino ha una «storia sporca di ingerenze e violazione del diritto internazionale, esecuzioni extragiudiziali in acque internazionali, assassini politici, sostegno ad atti di genocidio, aggressioni a paesi sovrani in tutti i continenti del pianeta e ingerenze nei processi elettorali di Stati sovrani».

EPPURE LA LISTA SSOT (State Sponsors of Terrorism) è una invenzione unilaterale statunitense e Cuba – accusata di sostenere guerriglie – vi è presente fin dal 1982 (amministrazione Reagan; anche se, ricordava Fidel Castro nel 2007 nelle sue Reflexiones, nel 1984 L’Avana avvertì gli Usa di un complotto contro quel presidente, avendone avuta notizia a livello Onu). Nel maggio 2015, Barack Obama rimuove l’isola dalla lista nera, con il parere favorevole del dipartimento di Stato. Ma Donald Trump, alla fine del suo primo mandato, nel gennaio 2021, la reintroduce. Maggio 2024: sotto la presidenza di Joseph Biden, il Dipartimento di Stato cancella l’isola da un’altra lista, quella dei paesi non cooperanti pienamente con gli sforzi antiterrorismo (Nfcc); e nel gennaio 2025 in extremis Biden la fa uscire anche dalla Ssot, dopo una valutazione interna («Non abbiamo informazioni che supportino la designazione di Cuba come Stato sponsor del terrorismo») e dando retta anche alle esortazioni di molti leader latinoamericani. Però, non appena Trump torna al potere, Cuba rientra nella Ssot; e dopo qualche mese anche nella Nfcc.

Ma cos’è «terrorismo» per gli Stati uniti di Trump e non solo? La Strategia anti-terrorismo 2026 («United States Counterterrorism Strategy – 2026», disponibile in pdf sul sito della Casa bianca e resa nota lo scorso maggio, individua tre principali «gruppi del terrore»: il terrorismo islamico, i narco-terroristi e gli «estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifa». Non menziona i neonazisti o altre formazioni di estrema destra come i suprematisti bianchi. Eppure un rapporto del 2025 del Center for Strategic and International Studies-Csis  indica che negli ultimi 30 anni negli Usa si sono verificati molti più attacchi terroristici da parte della destra, rispetto a quelli degli stessi jihadisti. Thomas Renard, direttore del Centro internazionale antiterrorismo con sede all’Aia, ha affermato che «gli Stati uniti stanno creando un punto cieco sulle minacce violente di estrema destra, forti nel paese».

Quanto al jihadismo. le guerre dirette o per procura guidate nei decenni dagli Stati uniti vi hanno contribuito in modo determinante, mentre sono sempre state avversate da Cuba in tutte le sedi. Rimane famosa l’esortazione di Fidel Castro dopo l’11 settembre: «Búsquese la paz en todas partes»; e «si persegua la pace come antidoto alla violenza sui popoli e al terrorismo».

Anche sul fronte del narcotraffico, altra minaccia sottolineata dalla strategia Usa, L’Avana ha sempre giocato un ruolo di netto contrasto, riconosciuto negli stessi Stati uniti. Un documento del Centro cubano de Investigaciones de Política Internacional – Cipi  ripercorre la disponibilità dell’Avana a collaborare in materia di sicurezza, contro il terrorismo, il traffico di droga, la tratta dei migranti, i disastri ambientali, gli attacchi informatici. L’avvio di un dialogo diretto nel 2015 aveva poi portato alla creazione di diversi accordi specifici e di un Memorandum che istituiva otto gruppi di lavoro.

Quanto alla presunta recrudescenza del «terrorismo di sinistra», etichetta evocata per prendere di mira l’opposizione e attività legali di protesta negli Usa (non a caso L’Avana ha parlato di «neo-maccartismo»), è stata al centro del summit internazionale «Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism» svoltosi il 16 luglio, con il segretario di Stato Marco Rubio a sottolineare il ruolo di Cuba come inveterata addestratrice di terroristi. Eppure, a ben leggere lo stesso documento del Dipartimento di Stato, che pure indica nell’Avana la capitale della sovversione sistematica fin dal 1959 (una specie di «internazionale anti-americana»), di fatto si dimostra piuttosto che l’isola nei decenni è stata un pilastro del movimento del Sud globale per la liberazione dal colonialismo e per la solidarietà.

A meno che non si voglia dare del terrorista agli attori citati nel rapporto promosso da Rubio. Alcuni esempi? Il Movimento dei non allineati, la Tricontinentale del 1966 all’Avana che «inaugura il terzomondismo come progetto rivoluzionario globale»), presidenti come Thomas Sankara e Nelson Mandela, i medici e gli agronomi cubani presenti da decenni nelle emergenze in tanti paesi. E l’efficace intelligence cubana che ha scongiurato diversi attentati.

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