C’È CHI PUÒ. “LORO PUÒ”! da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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C’È CHI PUÒ. “LORO PUÒ”! da IL MANIFESTO e IL FATTO


Attacco criminale a chi difende i diritti umani

Luigi Ferrajoli  01/05/2026

L’abbordaggio L’aggressione israeliana alle navi della Freedom Flotilla, avvenuta l’altra notte in acque internazionali al largo di Creta, è un atto di pirateria, che dà la misura del disprezzo criminale del diritto e dei diritti cui è pervenuto il governo israeliano di Benjamin Netanyahu

L’aggressione israeliana alle navi della Freedom Flotilla, avvenuta l’altra notte in acque internazionali al largo di Creta, è un atto di pirateria, che dà la misura del disprezzo criminale del diritto e dei diritti cui è pervenuto il governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Le imbarcazioni della Flotilla stavano dirigendosi a Gaza per manifestare la loro solidarietà nei confronti della popolazione palestinese e per recare ad essa cibo, acqua potabile e medicinali, a garanzia del loro diritto alla salute e alla sussistenza.

Stavano dunque esercitando un diritto fondamentale universalmente riconosciuto da tutte le carte costituzionali e internazionali e solennemente esplicitato da quella che è stata chiamata «Dichiarazione sui difensori dei diritti umani», adottata all’unanimità dall’Assemblea generale delle nazioni unite con la Risoluzione numero 53/144 dell’8 marzo 1999.

Dopo aver riconosciuto «l’importante ruolo di individui, gruppi e associazioni nel contribuire all’effettiva eliminazione di tutte le violazioni dei diritti umani», questa Dichiarazione stabilisce, nel suo primo articolo, che «tutti hanno il diritto, individualmente e in associazione con altri, di promuovere e lottare per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali a livello nazionale e internazionale».

Ebbene, contro questi «difensori dei diritti umani», chiamati da Israele «terroristi», sono stati messi in atto, dalla Marina israeliana, una lunga serie di reati: lo speronamento e l’abbordaggio di 21 imbarcazioni della Flotilla; la distruzione dei loro motori e dei loro sistemi di navigazione e di comunicazione; l’abbandono dei loro occupanti in un mare in tempesta; il sequestro di persona di 175 attivisti – 211 secondo la Global Sumud Flotilla -, tra cui 23 italiani, 15 francesi e 30 spagnoli; infine, la minaccia di un trattamento analogo alle altre imbarcazioni della Flotilla, ove non cambiassero rotta.

È chiaro che simili crimini sono stati commessi dal governo israeliano – ed altri ancora lo saranno in futuro – nella convinzione della totale impunità, o peggio della connivenza delle potenze occidentali e della totale ineffettività del diritto internazionale.

Per questo sono necessarie risposte adeguate da parte di tutti i paesi civili: non solo la condanna dell’aggressione, ma la liberazione immediata dei «difensori dei diritti umani» sequestrati, il risarcimento dei danni alle loro imbarcazioni aggredite e, soprattutto, la garanzia del loro diritto, giacché di un diritto si tratta, di portare a termine, unitamente a tutti gli altri attivisti dell’intera Flotilla, la loro operazione umanitaria – la fornitura di cibo e di medicinali – in favore del tormentato popolo palestinese.

In assenza di queste risposte, la connivenza dell’Unione europea si trasformerebbe in complicità. Sono in gioco non soltanto la libertà e i diritti degli attivisti della Flotilla. È in gioco la nostra stessa civiltà giuridica. L’aggressione a quanti portano aiuti e solidarietà, cibo e cure mediche a un popolo che da più di due anni è martoriato dai massacri, dalle devastazioni, dalla fame e dalle malattie, equivale a un’aggressione a tutti i nostri conclamati valori.

Stiamo assistendo, d’altro canto, a una escalation nella violazione del diritto internazionale e nella crescita della disumanità e della barbarie. Contro questa disumanità e contro questa barbarie, la Freedom Flotilla esprime una protesta – la più efficace e coraggiosa – che è sorretta dai milioni di manifestanti che, in Italia e in Europa, già si sono mobilitati e torneranno a mobilitarsi.

Sarebbe l’ennesimo segno di distanza dei nostri ceti politici dalle nostre società, se i nostri governi, l’Unione europea, il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea generale dell’Onu non condannassero duramente questi crimini e non invocassero, oltre alla loro immediata cessazione, l’intervento della Corte internazionale di Giustizia, oltre che delle diverse giurisdizioni nazionali.

In difesa, a questo punto, della loro stessa identità democratica.

Nel Mediterraneo son tornati i pirati con la bandiera d’Israele 

diDomenico Gallo  1 Maggio 2026

Sono tornati i pirati e spadroneggiano in pieno Mediterraneo. In verità è da molti anni che navi pirata si aggirano tra il Canale di Suez e il Libano e assaltano tutte le imbarcazioni disarmate che cercano di portare il pane della solidarietà a una popolazione affamata, ma questa volta si sono spinte molto al di là, hanno agito a 960 km di distanza. Da diversi secoli il diritto internazionale ha sancito la libertà di navigazione nell’alto mare e ha bandito la pirateria. Israele ha calpestato impunemente tutte le regole e i principi del diritto internazionale, fino all’estremo limite del genocidio. Quindi dal suo punto di vista non è un problema sfidare la comunità internazionale anche sotto il profilo della libertà di navigazione.

Il problema siamo noi che consentiamo a Israele di violare tutte le leggi che l’umanità si è data per assicurare la convivenza pacifica fra le nazioni. Non sono bastate tre ordinanze della Corte internazionale di Giustizia, competente a giudicare del genocidio, che imponevano a Israele di fermare i massacri, non è bastato un rigoroso rapporto consegnato il 16 settembre 2025 da una commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu, che ha accertato quattro categorie di atti genocidiari commessi da Israele nella Striscia di Gaza, non sono bastati i rapporti di Amnesty e di altre organizzazioni internazionali, per convincere l’Unione europea a sospendere un trattato che assicura favori e privilegi commerciali allo Stato di Israele. I veti di Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco, hanno bloccato ogni minima sanzione, assicurando a Israele di continuare a godere della più totale impunità. Così Israele si è preso la briga di abbordare 22 imbarcazioni e di rapire centinaia di cittadini europei. Se la politica italiana ha pigolato una imbarazzata condanna verbale, senza far seguire alcuna conseguenza, non vuol dire che, anche questa volta, Israele potrà confidare nella sua tradizionale impunità. La parola spetta ai giudici. L’operazione della marina israeliana è priva di ogni base legale. Israele non ha alcuna giurisdizione o autorità legale sulle acque internazionali in cui navigavano le imbarcazioni intercettate. Sono state assalite imbarcazioni che battono bandiera italiana. Queste imbarcazioni costituiscono territorio mobile dell’Italia. I fatti commessi a bordo di queste navi si considerano commessi in Italia, ai sensi dell’art. 4 del codice penale. Coloro che li hanno organizzati e li hanno materialmente eseguiti devono rispondere di sequestro di persona pluriaggravato e di rapina a mano armata. Il governo italiano si può genuflettere quanto vuole alla prepotenza di Israele, ma in Italia l’autorità giudiziaria è indipendente e ha l’obbligo di procedere per i reati da chiunque commessi. Si tratta del criterio sancito dall’art. 8 del codice penale che al comma 3 prevede che: “Agli effetti della legge penale è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino”. Nel caso di specie non può dubitarsi che il rapimento dei cittadini italiani, effettuato in alto mare, offenda il diritto politico di tali cittadini relativo alla libertà di navigazione e personale. La giurisdizione italiana in più occasioni si è attivata per reprimere i reati commessi all’estero in danno di cittadini italiani. Ha proceduto contro alcuni torturatori argentini, sebbene si trattasse – come nel caso di Israele – di militari che agivano in base a direttive ricevute dal loro governo. La Corte di Cassazione ha riconosciuto il carattere politico di tali delitti. Tuttavia, nel caso di delitti commessi all’estero in danno di cittadini italiani, l’ordinamento richiede una condizione di procedibilità: la richiesta del ministro della Giustizia. Riuscirà il “collega” Nordio a darsi il coraggio necessario per avanzare la richiesta di procedere contro gli scherani di Netanyahu?

“La battaglia del grano”: l’Ue e le sanzioni a Israele

Marco Palombi  1 Maggio 2026

Fermi tutti. L’Unione europea ha avvertito Tel Aviv di essere pronta a imporre sanzioni contro soggetti israeliani per violazione del diritto internazionale: “Abbiamo contattato il ministero degli Affari Esteri israeliano in merito alla questione”, ha spiegato una fonte diplomatica di Bruxelles a Euronews. Come dite? No, la Ue non si è mossa per l’assalto e il furto delle barche della Global Sumud Flotilla in acque internazionali con annesso rapimento di centinaia di persone, molte delle quali cittadine europee: “Ribadiamo l’appello a Israele affinché rispetti il diritto internazionale, compreso quello umanitario, e il diritto marittimo internazionale”, è la stata la vibrante reazione della Commissione Ue ai crimini della Marina israeliana. Cosa? Ma no, nient’affatto: l’Ue non ha minacciato sanzioni per i bombardamenti in Libano che continuano a uccidere civili e paiono proprio – ma non vorremmo esagerare con le parole – dei crimini di guerra fatti e finiti. Cosa dite? No, non sono neanche dovute a un soprassalto di dignità per i morti di ieri e di oggi a Gaza, per gli omicidi in Cisgiordania, per l’occupazione di terre o le leggi con cui il Parlamento israeliano prova a rendere diritto lo storto nei Territori occupati. L’Unione europea ha avvertito Israele che era pronta a reagire per aver, pare, consentito l’import negli anni di alcune navi piene di grano proveniente dai territori ucraini occupati dai russi. “Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e a eludere le sanzioni dell’Ue e restiamo pronti a contrastare tali azioni, colpendo individui ed entità in Paesi terzi”, ha spiegato il portavoce Ue a Euronews. Israele, peraltro, s’è adeguato: ieri ha annunciato che rimanderà indietro una nave russa diretta ad Haifa. E noi, ci mancherebbe altro, ce ne rallegriamo: il grano rubato non si compra, la diplomazia ha avuto successo. Ci resta solo, un po’ come a Fantozzi dopo aver visto tutti quei filoni di pane (il grano…), il leggerissimo sospetto che in materia di diritto internazionale in Europa si adotti una sorta di doppio standard, che alcuni, ma non certo noi, qualificano come “avere la faccia come il culo”.

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