LOGORAMENTO E ATTRITO. COME FINIRÀ LA GUERRA IN UCRAINA? da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LOGORAMENTO E ATTRITO. COME FINIRÀ LA GUERRA IN UCRAINA? da IL MANIFESTO

Logoramento e attrito. Come finirà la guerra in Ucraina?

Crisi Ucraina Il corso della guerra ha già dimostrato che il modello della guerra per logoramento e attrito ha fatto alcune ipotesi errate. Ma la tecnologia può cambiare tutto

Filippo Barbera  19/08/2025

Quando finirà la guerra in Ucraina? Secondo Peter Turchin – ecologo di formazione, analista di dati quantitativi e storico – in qualsiasi momento compreso tra oggi e febbraio 2027 (corrispondente a 60 mesi dopo l’inizio del conflitto). Potrebbe sembrare una delle tante predizioni che popolano il web tipo “la profezia dei Maya”, se non fosse che Turchin è colui che nel 2010 scrisse su Nature che nei primi anni del secondo decennio degli anni 2000 gli Stati Uniti sarebbero andati incontro a violenti scontri e riots che avrebbero messo in profonda crisi l’ordine costituito. Nel 2022, come da predizione, la folla prese d’assalto la sede del Senato degli Stati Uniti, sobillata dal Presidente uscente Donald Trump. Turchin aveva quindi predetto con più di 10 anni di anticipo gli eventi di Capitol Hill.

Secondo Turchin l’Ucraina è uno Stato plutocratico, cioè un ordinamento politico in cui il potere reale è detenuto, in modo diretto o indiretto, da una ristretta élite di persone o gruppi che possiedono grandi ricchezze. La guerra in corso è poi definita – da lui come da molti altri – una guerra per procura tra la NATO e la Russia. All’inizio del 2023, scrive Turchin sulla sua newsletter su Substack alla vigilia dell’incontro in Alaska Tra Putin e Trump, le previsioni erano diametralmente opposte a seconda di chi scriveva e del background ideologico di provenienza. Basti ricordare i discorsi della classe politica europea, nonché di molti commentatori organici alla posizione della Nato, che qualificavano la guerra come un conflitto volto all’espansione territoriale della Russia e del tutto dipendente dalle intenzioni di Putin. Ma molti analisti, soprattutto ex militari e professionisti dell’intelligence, avevano fin dall’inizio un’opinione molto diversa e qualificavano la guerra come volontà di creare una zona cuscinetto tra il confine russo e l’influenza della Nato, basandosi quindi sugli interessi oggettivi della Russia.

Chi ha avuto ragione?

Alla luce dell’incontro tra Trump e Putin in Alaska e considerando la rottura del fronte ucraino nella zona di Pokrovsk, la tesi di Turchin è che siamo a cambio di fase del conflitto. Si tratta di una valutazione condivisa da commentatori provenienti da tutto lo spettro ideologico, dai filo-russi al New York Times. Il punto nodale è che la crescente crisi di manodopera dell’Ucraina e la grave carenza di fanteria hanno raggiunto un punto tale da non poter più difendere adeguatamente un fronte in continua tensione offensiva da parte della Russia. È, appunto, l’esito della guerra per logoramento scelta dalla Russia, un gigante con risorse enormi da sacrificare e tempo a disposizione. Time is on my side, cantava Mick Jagger. E Putin ha fatto il coro, yes it is!

In questo grafico di Turchin, le traiettorie marroni rappresentano 10 possibili esiti derivati da diverse simulazioni previste dalla modellizzazione della “guerra di attrito” scelta dalla Russia, un conflitto in cui l’obiettivo principale non è conquistare rapidamente territorio, ma logorare progressivamente le risorse, la capacità militare e la volontà del nemico, fino a costringerlo alla resa. Ogni traiettoria mostra un possibile tasso di vittime accumulate dalla parte ucraina. La zona in blu è dove le vittime aumentano fino al punto di rottura.

Come mostra la linea tratteggiata (siamo qui) siamo già entrati nella zona in cui l’esercito ucraino può crollare da un momento all’altro, anche se questo “momento”, secondo il modello, può verificarsi in un intervallo di tempo compreso appunto tra oggi e febbraio 2027. L’esito finale non è quindi in dubbio, ma sussiste un certo grado di incertezza sul “quando”, che può dipendere da variabili non considerate nel modello: scelte politiche, contingenze, interdipendenze internazionali, etc. Ciò che sconfesserebbe il modello, dunque, è la prosecuzione delle guerra oltre il febbraio 2027.

Nessun modello è vero, ma alcuni sono utili. Spesso anche per fare le giuste scelte politiche. Il corso della guerra ha già dimostrato che il modello della guerra per logoramento e attrito ha fatto alcune ipotesi errate. Ad esempio, spiega Turchin, calcola le proiezioni delle vittime ipotizzando che la maggior parte di esse siano causate dall’artiglieria. Ma, come sappiamo, una nuova tecnologia, i droni, ha acquisito importanza durante il conflitto ed è ora la principale causa di morte. Questo è solo uno dei tanti modi in cui il modello sbaglia. Ma è certamente utile e, nella sua semplicità, permette di ridicolizzare l’idea che Putin “arriverà in Portogallo” o che “vuole conquistare l’Europa”. Anche se dovremo aspettare la fine della guerra per dare un giudizio definitivo sul modello, per ora ci è sufficiente per rifiutare la corsa al riarmo e la militarizzazione della società verso cui ci stanno spingendo élite politiche ed economiche completamente sconnesse dalle vere cause e dalle plausibili conseguenze della guerra in Ucraina.

https://peterturchin.substack.com/p/war-in-ukraine-vii

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