“IL PARTITO UNICO BELLICISTA”. LA FOLLE SBRONZA DEL PUB da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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“IL PARTITO UNICO BELLICISTA”. LA FOLLE SBRONZA DEL PUB da IL FATTO

Il “partito unico bellicista”. La folle sbronza del Pub

Il partito unico bellicista (Pub) prospera grazie alle sue balle e alla sua propaganda. Non tutti quelli che ne fanno parte sono animati da interessi economici o sono spinti da colossali conflitti di interesse di tipo politico (esempio, la disperata necessità di molti leader europei di fingere col loro elettorato di non aver fin qui sbagliato tutto).

Peter Gomez  10/05/2025

La psicosi indotta dalla propaganda ingrassa solo i tecno-mercanti di armi

Sono esponenti del Pub anche molte brave e oneste persone che in perfetta buona fede, sulla base di informazioni o ragionamenti alla luce dei fatti errati, hanno preso posizioni e fatto previsioni lontane mille miglia dalla realtà. Nessuno nel momento in cui scriviamo può dire come finirà la trattativa tra Donald Trump e l’autocrate invasore Vladimir Putin. Ma al di là delle critiche che si possono e si devono fare al presidente Usa resta un fatto. Lui a chiudere la stagione dei massacri ci sta provando. Mentre gli altri, a partire da un’Europa che non ha mai nemmeno nominato un suo incaricato per l’Ucraina, no.

Il grido Ue invece è stato sempre uno solo: vincere e vinceremo. L’idea che un paese di 41 milioni di abitanti (con una parte ovviamente subito fuggita) potesse sconfiggere in un lungo conflitto di attrito una nazione tre volte e mezzo più popolata era considerata ridicola da tutti gli esperti militari. Non però dai nostri politici e da parte dei nostri commentatori. Come ridicola era l’idea di far saltare il regime di Putin grazie all’embargo e alle sanzioni. Non per niente nella storia del ’900 questo tipo di iniziative sono sempre state fallimentari: pensate alla Germania di Hitler; all’Italia di Mussolini; al Giappone che paradossalmente decise di attaccare a sorpresa a Pearl Harbor proprio perché preoccupato dall’embargo Usa sulla benzina; pensate a Cuba o all’Iran.

Non c’è dubbio che la Russia si sia resa responsabile di gigantesche violazioni del diritto internazionale. Cosi come ha fatto l’occidente quando nel ’99 bombardò per giorni Belgrado; quando invase l’Iraq sulla base delle false armi di distruzione di massa di Saddam o come quando rovesciò in Libia il regime di Gheddafi. Queste schifezze ovviamente non giustificano quelle di Putin. Ma dovrebbero consigliare tutti a dubitare delle bugie profuse a piene mani negli ultimi 25 anni dai nostri sedicenti leader.

L’amara verità sull’Ucraina è una sola: Kiev per vincere non ha tanto bisogno di armi, ma ha una disperata necessità di soldati. E visto che paesi europei (per fortuna) non li vogliono inviare, il destino è la sconfitta totale. Lontana nei mesi o forse negli anni (pochi) se gli Stati Uniti continuassero a rifornire bombe, missili e cannoni. Vicina se gli invii si interrompono. Non c’è nulla di giusto in tutto questo. C’è solo la realtà che come sempre prima o poi arriva.

A questa semplice constatazione se ne aggiunge un’altra: mobilitando così tanti militari Mosca nei prossimi mesi si troverà a corto di forza lavoro nelle sue fabbriche. E così per la prima volta potrebbe vedere la sua economia (di guerra) rallentare. Anche per questo Putin, che oggi si trova in una posizione di forza rispetto a due anni e mezzo fa, potrebbe accettare un accordo. Sfortunatamente molto più punitivo per Kiev rispetto a quello che si sarebbe potuto a suo tempo tentare .

Ora i geni che ci hanno cacciati in questa situazione ci dicono che i paesi europei devo riarmarsi massicciamente (leggi l’intervista all’analista italo tedesco Carlo Masala a pag. 46) perché Putin un domani, lontano, potrebbe voler testare la Nato (che esiste ancora) magari attaccando una delle repubbliche baltiche. A noi francamente appare molto improbabile. L’unica deterrenza militare di questo secolo che ha funzionato è stata quella delle armi atomiche. Perché l’autocrate dovrebbe andare a vedere il gioco per scoprire se davvero la Nato non le userebbe resta un mistero. Ma visto che, al contrario dei soloni del Pub, crediamo di non avere la sfera di cristallo, siamo addirittura disposti ad ammettere che questo sia il suo obiettivo imperialista. Ma ci chiediamo: se si è impantanato in Ucraina per tre anni, davvero è disposto a sfidare un continente che lo scorso anno (dati di Carlo Cottarelli) ha speso per gli armamenti il 58 per cento più di lui?

Intendiamoci, sappiamo bene che i nostri eserciti hanno dato fondo per l’Ucraina a molte delle proprie riserve. Ma sappiamo anche che abbiamo bisogno di programmi di spesa coordinati, con aumenti minimi rispetto all’oggi, per avere finalmente gli stessi modelli di armi in tutti i paesi Ue in proporzioni prestabile secondo le reali necessità di difesa. Altrimenti si cade nel paradosso della sicurezza che ha caratterizzato la prima guerra mondiale: tutti si riarmano per sentirsi più sicuri e alla fine le armi (per un caso) avendole le usano. In questo clima festeggiano i mercanti di morte, i politici da loro in vari modi corrotti, i governi che pensano di uscire dalla crisi fabbricando non più auto ma cannoni. E prosperano pure gli apostoli americani e israeliani delle tecno-guerra a cui dedichiamo il numero.

Era già successo dopo l’11 settembre quando migliaia di aziende fiorirono vendendo a prezzi stragonfiati sistemi di controllo elettronico e altre diavolerie. Hanno fatto i miliardi. Poi, prima Al Qaeda e quindi l’Isis sono stati sconfitti con i tradizionali bombardamenti e gli uomini sul terreno, mentre gli attentati in Italia sono stati evitati grazie all’intelligence e tante borse zeppe di soldi distribuite tra gli islamisti giusti. Certo, ci sono state nella storia delle Guerre Stellari che hanno funzionato. Quelle dei fasulli scudi spaziali di Ronald Reagan. Hanno avuto successo perché l’Unione sovietica, già messa alle corde in Afghanistan dai mujaheddin di Bin Laden riforniti dagli Usa, credette che tutto era vero e possibile. E così spese talmente tanti soldi in difesa da indebolire se stessa finendo per impoverirsi e implodere. Noi stiamo battendo la stessa strada dei vecchi comunisti. Spendiamo in armi, tagliamo lo stato sociale e poi ci meraviglieremo se un giorno da qualche parte, magari i Germania, ci saranno i neonazisti al governo. Con gli arsenali pieni.

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