UNA GUIDA ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA CONTRO L’IDEOLOGIA BELLICISTA NELLE SCUOLE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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UNA GUIDA ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA CONTRO L’IDEOLOGIA BELLICISTA NELLE SCUOLE da IL MANIFESTO

Una guida all’obiezione di coscienza contro l’ideologia bellicista nelle scuole

IL CASO. Le proposte dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: un vademecum per docenti, studenti e genitori che si oppongono alla diffusione della cultura militarista e bellicista in classe, e fuori; una petizione che chiede le dimissioni di 13 rettori dalla Fondazione Med’Or (Leonardo). Piccolotti (Avs): “I giovani vanno educati alla pace, al rispetto delle differenze e alla risoluzione non violenta dei conflitti”

Luciana Cimino  08/11/2023

L’ideologia bellicista che si è diffusa in Italia ha già da tempo infiltrato la didattica. Dalla scuola primaria all’università, passando per la formazione scuola – lavoro (Pcto) nelle basi militari, le fondazioni di natura bellica, le forze armate e l’esercito hanno permeato in questi anni i processi educativi. «Una vera invasione di campo nell’ambito delle discipline scolastiche tesa a promuovere la carriera militare, presentare le forze armate e le forze di sicurezza come risolutive di problematiche che riguardano la società civile, diffondendo una ideologia bellicista che nulla ha a che vedere con la didattica e con i principi di pace di cui la scuola si dovrebbe fare portavoce» sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Promosso dallo scorso marzo da alcune sedi dei Cobas e delle rispettive sedi del centro studi Cesp, da associazioni antifasciste o cattoliche come Mosaico di Pace e Padre Alex Zanotelli, Pax Christi, dai settori scuola e università del sindacato Usb, tra gli altri, l’Osservatorio ha presentato ieri alla Camera, su iniziativa della deputata Elisabetta Piccolotti di Alternanza Verdi Sinistra (Avs), due iniziative per coinvolgere la società civile su questo tema e fare pressioni sugli atenei statali che fanno parte del comitato scientifico di Med-Or, la fondazione di Leonardo S.p.a guidata dall’ex ministro Marco Minniti. Da statuto, questa fondazione dovrebbe «promuovere attività culturali, di ricerca e formazione» per «rafforzare i rapporti tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato fino al Sahel, Corno d’Africa, Mar Rosso e Medio ed Estremo Oriente».

La prima iniziativa, in corso dall’apertura dell’anno scolastico, è un vademecum operativo rivolto a insegnanti, famiglie e studenti per fare opposizione negli organi collegiali. “E’ uno strumento agile perché si possa fare obiezione di coscienza – ha spiegato Candida Di Franco dell’Osservatorio – i militari nelle scuole sono previsti da un protocollo del 2014, governo Renzi ma dal 2017 sono stati inseriti tra gli enti formatori e possono proporre direttamente alle scuole la loro offerta, è molto pericoloso”. Di Franco ha sottolineato anche la propensione di questo governo a questo approccio: “come la creazione del comitato per la valorizzazione della cultura della Difesa, il presidente del Senato che propone la mini- naja, Salvini che parla di esercitazioni anti terrorismo nelle scuole”.

Per Don Renato Sacco di Pax Christi, “l’esercito entra nella scuola in difficoltà dicendo ‘io sono il benefattore e con pochi soldi ti compro la fotocopiatrice, la carta igienica, il pulmino e diventa il salvatore della patria”. “Ma – nota ancora Don Sacco – c’è un linguaggio militaresco anche sulla stampa, mi ha colpito l’editoriale di Galli della Loggia sul Corriere, ora la cultura è: se riesci a vedere un nemico sei qualcuno sennò sei una schiappa”.

La seconda iniziativa proposta dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è una raccolta firme per chiedere le dimissioni da Med-Or di 13 rettori di altrettanti atenei italiani. “Riteniamo che la loro presenza all’interno della maggiore azienda italiana produttrice di armi, sia incompatibile con la funzione sociale e culturale delle Università”, ha detto Giuseppe Curcio, amministrativo dell’Università di Bologna. Tra i primi 45 firmatari ci sono anche Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, il fisico Carlo Rovelli, Luca Mercalli, Vittorio Agnoletto. “E’ preoccupante la promiscuità di incarichi e relazioni tra alcuni rettori e società che producono armi – ha detto Elisabetta Piccolotti – mentre c’è un inasprirsi della retorica della guerra dentro le attività didattiche”. “Insistiamo affinché il governo intervenga, blocchi questi processi e si separino i due mondi come è giusto che sia, perché i giovani vanno educati al rispetto delle differenze e alla risoluzione nonviolenta dei conflitti”.

75 anni dopo: la Liberazione da fare

VOGLIA DI LIBERAZIONE. Giustizia sociale, pace e solidarietà tra i popoli sono valori della Resistenza che ancora cercano attuazione. Soprattutto in un paese ancora troppo propenso alla follia militarista

Gregorio Piccin08/11/2023

25 aprile 1945: in Italia si concluse la seconda guerra mondiale e ci si liberò dal nazi-fascismo grazie anche alla dura lotta e al sacrificio di migliaia di partigiani e partigiane. La parte maggioritaria della resistenza fu portatrice di istanze che andavano ben oltre la liberazione nazionale e che comprendevano giustizia sociale, pace e solidarietà tra i popoli.

Ciò nonostante il nostro Paese fu immediatamente catapultato al fronte di una nuova guerra, quella “fredda”, con la sistematica repressione nel sangue delle lotte operaie e contadine e con la progressiva cessione di sovranità alle invadenti esigenze strategiche statunitensi. Di lì a poco l’Italia entrò nella NATO ed il territorio nazionale venne disseminato di basi ad uso e controllo statunitense nel quadro di un accordo che, dal 1954, continua ad essere segreto si Stato.

25 aprile 2020: nonostante siano passati 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e 31 da quella “fredda”, l’Italia continua ad essere un Paese in guerra. E poco importa se un irresponsabile e trasversale ceto politico l’ha definita di volta in volta operazione umanitaria, di stabilizzazione o di esportazione democratica. L’Italia ospita 59 basi militari statunitensi, alcune delle quali risultano essere tra le più importanti dal punto di vista strategico/operativo a livello continentale (capacità nucleari comprese).

L’Italia ospita il 15% del personale militare statunitense presente in Europa e con questi numeri il nostro Paese risulta essere il quinto avamposto stelle e strisce a livello globale dopo Germania, Giappone, Afghanistan e Corea del Sud. Con questi numeri il nostro Paese è una vera e propria rampa di lancio per operazioni di guerra in Europa, Africa e Medio oriente.

Ogni volta che gli Stati Uniti annunciano ed eseguono un’aggressione militare nel quadrante euro-mediterraneo, l’Italia viene sistematicamente coinvolta direttamente o indirettamente concedendo, talvolta nemmeno sapendolo, l’uso delle basi. L’Italia, nonostante abbia firmato il Trattato di non proliferazione nucleare aderisce al programma NATO di nuclear sharing addestrando i suoi piloti al bombardamento nucleare e ospitando sul proprio territorio decine di ordigni nucleari.

L’Italia spende 70 milioni di euro al giorno per mantenere un esercito professionalizzato allo scopo di garantire la sua proiezione di forza oltre confine e i fatturati della propria industria bellica. L’Italia è nona nel commercio mondiale di armi con ciò contribuendo attivamente alla corsa agli armamenti e fornendo le basi tecniche per conflitti ed aggressioni militari devastanti portate avanti da governi e regimi criminali ed oscurantisti come quello turco o saudita.

Nemmeno in tempo di pandemia globale, crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti questa follia bellicista si è interrotta o almeno sottoposta a revisione: il governo acquista sommergibili, elicotteri da guerra, F-35, mantiene le occupazioni di Iraq e Afghanistan e annuncia nuove missioni in Mali. E al governo non ci sono Casa Pound o Forza Nuova. L’Italia non ha bisogno inventarsi nemici né di un posticcio neocolonialismo verniciato di “democrazia”, ma di pace, stabilità, e relazioni internazionali basate sulla cooperazione.

È tempo che il segreto di stato sulle basi statunitensi nel nostro Paese venga rimosso, come primo passo concreto per l’uscita dell’Italia dalla NATO, dalla belligeranza permanente che questa produce e dalla grave ipoteca che le basi statunitensi pongono sul nostro stesso futuro. 25 aprile 2020: l’antifascismo torni a sintonizzarsi sulle frequenze della meglio gioventù di allora: giustizia sociale, pace e solidarietà tra i popoli.

Ce n’è urgente necessità, la Liberazione è ancora da fare!

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