SUL CLIMA SI È AVVELENATO PURE IL DIBATTITO POLITICO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SUL CLIMA SI È AVVELENATO PURE IL DIBATTITO POLITICO da IL FATTO

Sul clima si è avvelenato pure il dibattito politico

 

FRANCESCO SYLOS LABINI  27 LUGLIO 2023

Secondo le misurazioni di Copernicus, il principale programma di monitoraggio del clima dell’Unione europea, l’Europa sta sperimentando le temperature più calde di questa estate a causa di una “cupola di calore” che ha investito l’intero bacino del Mediterraneo: il mare non è mai stato così caldo con alcune aree che hanno una temperatura di 5 gradi superiore alla norma. Questa ondata di calore estremo e prolungato ha un impatto devastante sull’ambiente, oltre che sulla salute dell’uomo (un recente studio pubblicato su Nature Medicine ha indicato che più di 60.000 persone in Europa hanno perso la vita a causa delle ondate di calore della scorsa estate), su molte specie animali e sulle condizioni che aumentano la probabilità di incendi. L’onda di calore degli ultimi giorni ha reso palese che con l’aumento delle temperature, i giorni più caldi sono diventati più comuni e i giorni più freddi sono diventati meno comuni. Questo implica che a lungo termine, con il riscaldamento del clima, assisteremo a un numero crescente di giorni estivi con stress da caldo molto forte e, nell’Europa meridionale, a un numero crescente di giorni con stress da caldo estremo.

Se possiamo monitorare il tempo meteorologico per un intervallo di tempo di ore e giorni in maniera sistematica grazie alle stazioni meteo e ai satelliti non potremo mai fare altrettanto per tempi da decine a centinaia e migliaia di anni. Il motivo principale delle polemiche riguardo gli effetti dei cambiamenti climatici globali e all’impatto dell’uomo su di essi è dovuto proprio al fatto che i dati erano, fino a poco tempo fa, piuttosto scarsi e i modelli non troppo sofisticati. Il problema teorico è che le leggi fisiche che regolano il comportamento dell’atmosfera sono note e consolidate, ma la complessità della dinamica atmosferica rende estremamente difficile comprendere come i cambiamenti climatici globali impattino sulle condizioni meteorologiche. Alcune cause del cambiamento di lungo periodo del clima sono ben note: variazioni nella radiazione solare ricevuta dalla Terra, tettonica a zolle, eruzioni vulcaniche, ecc. Oggi, però, sappiamo con assoluta certezza che le emissioni di gas serra antropiche sono una causa rilevante del recente e rapido riscaldamento globale che è all’origine dei fenomeni meteo che possiamo osservare quasi tutti i giorni.

In teoria gli esseri umani dovrebbero essere “agenti economici razionali” che usano le informazioni per massimizzare il proprio utile o abbastanza pragmatici per capire come gestire il rischio. In pratica però, si sente parlare di scetticismo climatico, ortodossia ed eresie come fosse un problema di religione. Difficilmente però si discute di osservazioni, misure, statistiche, risultati e modelli, cioè mai di scienza. Ci si limita all’aneddotica: viene ricordato che Annibale varcò le Alpi con gli elefanti, che nel Medioevo faceva più caldo, ecc. Un pensiero magico e irrazionale che contrasta il legame tra emissioni e riscaldamento globale, o addirittura che nega vi sia in atto un cambiamento climatico.

Questo atteggiamento, di piccoli ma chiassosi gruppi, è dovuto alla consapevolezza che le soluzioni richiedono redistribuzione del potere, tasse ambientali, erosione delle rendite e lotta alle diseguaglianze: è una strada che incrocia la giustizia sociale sia a livello nazionale che internazionale. Troppo complicato e ambizioso e allora è più semplice convincere chi è alluvionato oppure bruciato dalla siccità che non è altro che il solito “caldo in estate, freddo in inverno”. L’obiettivo è cioè quello di convincere l’opinione pubblica che non si può fare nulla perché non è dimostrabile il legame causale con l’emissione di gas serra e che comunque l’Italia ha un ruolo così marginale che anche se fosse vero non ci sarebbe niente da fare in ogni caso.

Questi personaggi sono accademici in pensione che nella vita si sono occupati delle materie più disparate ma non di climatologia: persone, cioè, che non hanno mai avuto a che fare con i big data delle misure da satellite, simulazioni su supercomputer di modelli teorici sofisticati, ecc. Queste persone hanno la responsabilità di rappresentare l’alibi scientifico per giornalisti che li strumentalizzano per rilanciare tesi assenti nel dibattito scientifico internazionale (un altro lascito del buon S. B.). La domanda è cosa succederà di fronte alla rapida crescita di fenomeni estremi. Forse sarà troppo tardi e l’eventuale consapevolezza faticherà a tradursi in azione collettiva perché salteranno le basi istituzionali del vivere civile. Quello che è certo è che siamo di fronte non solo alla crisi climatica, ma anche al fallimento delle soluzioni sin qui proposte e che occorre lavorare per proporre soluzioni diverse.

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