STELLA ASSANGE: “L’ITALIA E L’EUROPA POSSONO SALVARE JULIAN E LA VERITÀ” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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STELLA ASSANGE: “L’ITALIA E L’EUROPA POSSONO SALVARE JULIAN E LA VERITÀ” da IL FATTO

Stella Assange: “Ora Italia ed Europa possono salvare il mio Julian e la verità”

LA MOGLIE CONTRO USA E GB – “La propaganda è una caratteristica della guerra: al pubblico mancano informazioni attendibili”

STEFANIA MAURIZI   7 MARZO 2023

Ha potuto sposarlo solo dietro le sbarre, i loro due bambini piccoli non hanno mai conosciuto il padre da uomo libero e da anni lei combatte per la sua libertà. Stella Assange, moglie e consigliere legale di Julian Assange, è oggi a Roma per una serie di incontri, organizzati dall’europarlamentare 5 Stelle Sabrina Pignedoli. Il Fatto l’ha intervistata.

Ad aprile saranno quattro anni che Julian Assange è incarcerato nella prigione più dura del Regno Unito. Come sta?

Si trova in uno stato di declino graduale. Più a lungo rimane a Belmarsh, più la sua salute ne soffre: un danno fisico e psicologico che non può essere cancellato. È lì da così tanto tempo. Il fatto di non sapere quando finirà l’ingiustizia che subisce è un carico pesante da sopportare per un tempo così lungo.

È in attesa della decisione della High Court del Regno Unito in merito all’appello contro l’estradizione negli Usa. Perché richiede così tanto tempo?

Non ci è stato detto. Julian ha motivazioni molto ben fondate. Possiamo solo sperare che la Corte stia esaminando gli argomenti in modo scrupoloso.

ASCOLTA – Perché il Potere Segreto vuole distruggere Assange?

La ragione per cui ha perso la libertà fin dal 2010 è che lui e WikiLeaks hanno rivelato come funziona la macchina della guerra, dall’Afghanistan fino alla war on terror. Se lui fosse libero, cosa pensa che WikiLeaks avrebbe potuto rivelare della guerra in Ucraina?

WikiLeaks ha un’accuratezza del cento per cento. È un esempio supremo di giornalismo ad alto rischio. Credo che a questo punto l’opinione pubblica sia abbastanza informata sul fatto che la propaganda sia una caratteristica della guerra, ma non credo che senta di avere fonti d’informazione affidabili sulla guerra. WikiLeaks è una fonte non solo pubblica, ma anche considerata un riferimento dalla comunità giornalistica. L’informazione vera è un bene molto raro, e può impedire un olocausto nucleare, in una situazione come questa. E quindi è necessario un paladino della verità, che pubblichi dati oggettivi, su cui tutti possano fare affidamento.

Il complesso militare-industriale ha un enorme potere e non c’è una via legale efficace per sconfiggerlo, perché non risponde a nessuno. Come lavora il vostro team per salvare Assange?

Lavoriamo su ogni possibile fronte per salvarlo. Perseguendo lui, questo potere smantella un intero sistema di regole e principi su cui non solo Julian fa affidamento, ma su cui ogni paese fa affidamento per l’ordine internazionale. Questo è stato chiaro fin dall’inizio, fin dal giorno in cui Julian ha ottenuto asilo nell’ambasciata (dell’Ecuador, ndr), il 16 agosto 2012, quando una fotografia scattata con il teleobiettivo riuscì a cogliere le istruzioni su un taccuino della polizia fuori dell’ambasciata. Quelle istruzioni dicevano che Julian andava catturato comunque, anche nel caso in cui fosse uscito dall’ambasciata a bordo di un veicolo diplomatico. Si trattava di una chiara istruzione a violare le regole internazionali della diplomazia. È il modo in cui questo potere opera, ed è chiaro anche dai documenti che lei ha scoperto con il FOIA (il diritto di accesso alle informazioni, ndr). Il caso contro Julian Assange è un caso politico guidato non dalle regole, ma da uno scopo finale: tenerlo imprigionato e ridotto al silenzio.

Se avesse la chance di parlare all’opinione pubblica italiana, cosa chiederebbe?

L’Europa è nella posizione di correggere questa ingiustizia. E il continente europeo è meglio informato del resto del mondo, grazie al lavoro suo e di Nils Melzer il cui libro Il processo a Julian Assange, uscirà ad aprile per Fazi Editore). L’opinione pubblica è tutto in un caso come questo, che è di natura politica. Perciò Julian è stato attaccato in modo così aggressivo sul piano personale, proprio per limitare la sua capacità di difendersi contro le forze politiche che lo tengono in prigione. L’Italia è un Paese che conta in Europa, sia a livello politico che culturale. È uno dei Paesi più importanti nella mia mente per educare l’opinione pubblica su questa vicenda, perché alla fine il caso di Julian approderà, probabilmente, alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, ed è cruciale si capisca cosa è in gioco e quale straordinaria ingiustizia viene commessa nel Regno Unito, dove le corti hanno fallito nella loro missione di fare giustizia. Ma per fortuna c’è un’altra possibilità di appello: la Corte europea e i valori europei che sono alla base delle regole e dei principi che Julian ha cercato di sostenere, rivelando gli abusi dei diritti umani.

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