PUTIN: “PACE SULLA BOZZA TURCA”. KIEV: “VUOL FAR SALTARE IL VERTICE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PUTIN: “PACE SULLA BOZZA TURCA”. KIEV: “VUOL FAR SALTARE IL VERTICE” da IL FATTO

Putin: “Pace sulla bozza turca” Kiev: “Vuol far saltare il vertice”

PASSI AVANTI E SMENTITE – Spiragli di dialogo. Per Reuters, lo zar pensa a congelare il conflitto. Il Cremlino smentisce Scholz: “Ritiri le truppe”

 MICHELA A.G. IACCARINO   25 MAGGIO 2024

Cessate il fuoco: e per nuove linee di confine, quelle del fronte dei combattimenti. Un congelamento del conflitto allo stato attuale lo vorrebbe il presidente russo, solo e scontento nelle stanze dei bottoni di Mosca, infastidito dall’intromissione e dagli sgambetti dell’Occidente che ostacola i negoziati con l’Ucraina, dove continua a far piovere ininterrottamente le sue bombe. Putin sarebbe pronto a fermarsi qui, hanno assicurato alti gradi vicini al team del numero uno del Cremlino all’agenzia Reuters. Il leak poi è stato smentito qualche ora dopo con un secco “non è vero” del portavoce di Putin, Peskov: “La Federazione è “pronta ai negoziati, ma per raggiungere gli obiettivi dell’operazione militare speciale”, ovvero l’estensione totale del controllo sui “quattro nuovi territori, come prevede la Costituzione”. Putin sembra pronto alla tregua (ancora ieri, dal palco bielorusso, ha ribadito l’apertura alle trattative) ma sembra pronto pure alla guerra. Vuole la pace, ma solo la sua, e il ritorno a quegli accordi turchi, stretti a un tavolo delle trattative imbastite a marzo 2022. Incontri tra le controparti in conflitto che a Istanbul furono interrotti dall’abbandono della delegazione ucraina in seguito alla pressione occidentale, soprattutto britannica (su ammissione dello stesso capo negoziatore di Kiev, David Arakhamia).

Difesa e integrazione: di questo ieri Putin, in visita a Minsk, avrebbe discusso con Lukashenko a porte chiuse per un’ora e 45 minuti, per decidere come “reagire ai rischi e alle minacce che emergono ai confini”. Alla frontiera bielorussa previste esercitazioni nucleari, “simili a quelle del blocco Nato con armi nucleari tattiche americane” ha detto il presidente russo che è tornato a sfidare l’omologo ucraino: la sua legittimità è finita insieme al suo mandato, scaduto il 20 maggio scorso. Una proposta di soluzione al conflitto è arrivata anche, congiunta, da Cina e Brasile, ma la tregua, dopo la pioggia di smentite e accuse, continua a sembrare una chimera. La guerra può finire in un solo modo: “Quando la Russia capirà che deve ritirare le sue truppe” ha detto il cancelliere tedesco Scholz, che ripone speranza nell’imminente summit di pace in Sivzzera, dove a mancare sarà proprio Mosca. Pure per Dmitro Kuleba, ministro degli Esteri ucraino, la proposta di congelamento delle linee di battaglia è una messinscena per far saltare l’imminente vertice elvetico al quale Biden e la sua vice Harris non parteciperanno: “Putin ha paura del suo successo, il suo entourage invia questi falsi segnali di presunta disponibilità a un cessate il fuoco, ma le truppe russe continuano ad attaccare brutalmente”. L’offensiva russa contro Kharkiv, dove ieri è arrivato il presidente Zelensky, procede, mentre gli ucraini provano a riconquistare le posizioni perdute. Kiev attacca anche le basi russe in Crimea – lo scoop è del Wall Street Journal – con missili Usa; è il Cremlino stesso a dichiarare che un anti-radar Harm è stato scagliato contro Belgorod. Non è stata l’unica accusa rivolta agli avversari: la Difesa russa ha puntato l’indice contro gli 007 ucraini per coinvolgimento “diretto” nell’attentato dell’Isis-K alla sala da concerti Crocus.

Mentre Putin naviga tra le ultime Capitali rimaste sue alleate (dopo la Cina e la Bielorussia, fa sapere il suo portavoce, è atteso in Corea del Nord) le purghe tra gli alti papaveri della Difesa russa continuano dopo l’arrivo del nuovo ministro Belousov, l’economista che ora conta quattro generali arrestati. Tra loro Vadim Shamarin, il numero 2 del capo di Stato maggiore Gerasimov, che rischia 15 anni di carcere per aver accettato tangenti da 70 milioni di rubli. Per tutti gli arresti tra gli alti ranghi esultano i blogger militari, per uno protestano: nelle maglie del dipartimento di controspionaggio dell’Fsb, servizi segreti russi, è finito “Spartacus”, “il generale buono” Popov che osò tuonare contro il Cremlino per i soldati spediti a morte al fronte.


L’UNGHERIA AVVERTE

“L’Occidente prepara l’attacco alla Russia”: non lo dice solo Orbán

FRANCIA E GERMANIA – Inviano il nuovo tank. Usa pronti al sì ad armi oltreconfine. Borrell: “L’Ue spenda di più in difesa”

COSIMO CARIDI  25 MAGGIO 2024

Berlino. Domani il presidente Emmanuel Macron arriverà a Berlino per una visita di quattro giorni. Molti dossier sul tavolo, il primo è certamente l’Ucraina. La Russia vive in un’economia di guerra, questo ha reso necessario che l’Europa abbandonasse decenni di sottoproduzione di sistemi d’arma. A guidare questo movimento ci sono Francia e Germania. La coppia franco-tedesca ha bisogno di apparire compatta nei prossimi mesi. Il primo appuntamento è negli Stati Uniti per il summit Nato di luglio. In quel momento verrà deciso il sostituto di Jens Stoltenberg alla segreteria generale dell’Alleanza Atlantica. Due i nomi più quotati, entrambi considerati dei falchi: l’olandese Mark Rutte e il rumeno Klaus Iohannis. “Senza sicurezza, tutto il resto è nulla” ha detto il cancelliere Olaf Scholz il 24 febbraio 2024, in occasione del secondo anniversario dell’invasione russa.

Il problema tedesco è però tutto racchiuso nell’incapacità di investire in Difesa, quanto già accantonato, e raggiungere il 2% del Pil. “Spendiamo l’1,5% del Pil, mentre la Russia spende il 6,5% e gli Usa il 3,5%” ha sottolineato ieri l’Alto Rappresentante dell’Ue Josep Borrell, durante lo Stato dell’Unione 2024 a Firenze. Donald Trump “aveva ragione – ha continuato il commissario europeo – ci ha svegliati”. Durante il suo mandato l’ex presidente statunitense ritirò, “riposizionamento strategico”, 12mila soldati dalla Germania. Il cancelliere spera nella rielezione di Joe Biden. Se non fosse così, la difesa dell’Europa ricadrebbe interamente su Berlino e Parigi. Macron sin dal primo giorno di guerra si pone come possibile risolutore del conflitto, ma esclusa qualche dichiarazione che ha fatto molto rumore, come quella di inviare i soldati sul territorio ucraino, ha stanziato proporzionalmente meno di altri per aiutare Kiev.

Martedì ci sarà un consiglio dei ministri congiunto dei due paesi e c’è molta aspettativa per gli annunci di fondi destinati al nuovo carro armato europeo che nascerà proprio da una collaborazione tra i due paesi. C’è anche un progetto per un nuovo caccia da combattimento. La “minaccia russa” è una “manovra dell’Occidente per prepararsi alla guerra” ha detto ieri il primo ministro ungherese Viktor Orban. “La probabilità che qualcuno – ha continuato il leader magiaro – non stiamo parlando solo della Russia, oggi decida di attaccare un paese Nato è estremamente ridotta”. Da settimane avviene sottotraccia un negoziato, su diversi tavoli, che potrebbe portare alla fine delle ostilità in Ucraina. Non perché ci sia un perdente, ma per l’impossibilità di determinare un vincitore. Le dichiarazioni e le smentite arrivate ieri dal più stretto circolo del presidente Vladimir Putin sono più che un indizio.

La linea del fronte, già dall’inizio dell’inverno, si muove sempre a favore di Mosca. Il Cremlino però non vuole catturare Kharkiv o almeno non al costo che viene preventivato dai generali. Fino ad ora tutte le conquiste territoriali di Putin interessano aree dove la presenza russofona e russofila è maggioritaria. La popolazione della seconda città ucraina, Kharkiv, non si piegherebbe con facilità alle truppe russe. Sacche di nazionalisti inizierebbero una strenua guerriglia urbana. Per il Cremlino ci sarebbe solo una soluzione: una nuova coscrizione. Cosa che i notabili moscoviti vogliono evitare a ogni costo. Il grande interrogativo rimane la crisi che sta attraversando Kiev. Dopo anni di ingenti finanziamenti militari il paese vive una crisi economica, bellica e soprattutto demografica. Negli anni ’90 la popolazione superava i 52 milioni, oggi si calcola che siano rimaste nel paese 30 milioni di persone. Gli Usa hanno ripetuto più volte all’Europa che Washington ha sostenuto il costo della guerra (mezza verità), ma che la ricostruzione spetta a Bruxelles. Fare entrare Kiev nell’Ue, cosa molto improbabile, servirebbe proprio a garantire questa linea di finanziamenti. Oggi per negoziare con più forza, proprio perché vedono una fine del conflitto più prossima, gli Usa sono pronti a togliere le ultime riserve sull’uso delle armi. Il Congresso sta facendo pressione sulla casa Bianca perché venga concessa a Kiev la possibilità di usare i missili Himars a lunga gittata, per colpire anche all’interno della Russia. Come ripetono gli analisti militari da mesi, non esiste un’arma convenzionale che sia capace di ribaltare le sorti di questa guerra.

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