PRESCRIZIONE IN MEMORIA DI BERLUSCONI. TORNA LA SALVALADRI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PRESCRIZIONE IN MEMORIA DI BERLUSCONI. TORNA LA SALVALADRI da IL FATTO

Prescrizione in memoria di Berlusconi. Torna la Salvaladri ex Cirielli

ALLA CAMERA – La maggioranza, Iv e Azione in commissione Giustizia votano la proposta per ripristinare la norma che già salvò Silvio e Scajola

ANTONELLA MASCALI   29 SETTEMBRE 2023

Oggi sarebbe stato il compleanno di Silvio Berlusconi. Ieri, coincidenza vuole, il centrodestra con l’immancabile appoggio di Azione e Italia Viva ha votato in commissione Giustizia della Camera per il ritorno di una delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che avendo dimezzato i tempi di prescrizione ha salvato l’ex premier scomparso, ma non solo, da condanne e da processi.

È la legge che ha mandato in fumo, fino a una manciata di anni fa, 130 mila processi all’anno. La legge che l’Europa ha sempre fortemente e ripetutamente criticato perché ha ostacolato e spesso impedito il contrasto alla corruzione. Invece, ieri, centrodestra più Azione e renziani hanno votato per il ritorno al passato. In Commissione Giustizia della Camera è stato approvato come testo base sulla prescrizione la proposta di legge che ha come primo firmatario Pietro Pittalis, di Forza Italia, che manda al macero la legge Bonafede del 2019, blocca prescrizione, in vigore ancora per il primo grado e pure quella Cartabia, varata dal governo Draghi, che prevede l’improcedibilità nei processi di appello e Cassazione, se non si concludono rispettivamente entro due anni ed entro un anno.

Relatore del provvedimento è un ex FI, Enrico Costa, di Azione. Nelle intenzioni della maggioranza il ritorno della ex Cirielli dovrà esserci in tempi rapidi: in aula già il 27 ottobre. In Commissione hanno votato contro M5S, Pd e Avs.

La ex Cirielli, del 2005, ha dimezzato i tempi di prescrizione per reati corruttivi e di criminalità economica come il falso in bilancio: la prescrizione prima del 2015 scattava dopo 15 anni con la ex Cirielli dopo 7 anni e mezzo. La prescrizione per la corruzione in atti giudiziari, invece, prima della legge ad personam era prevista dopo 15 anni, dal 2005 il tempo fu ridotto a 10.

Grazie a questa legge Berlusconi ha goduto ben 9 volte della prescrizione e persino l’unica condanna definitiva che ebbe, cioè quella per frode fiscale al processo Mediaset-diritti tv, sarebbe stata diversa senza la ex Cirielli: gli anni di riferimento sono soltanto il 2002 e il 2003, ma le altre contestazioni di frode fiscale e l’appropriazione indebita sono state cancellate durante i processi.

L’avvocato inglese e architetto delle offshore di Berlusconi, David Mills, sarebbe un condannato come falso testimone corrotto “nell’interesse di Silvio Berlusconi”, invece fu prescritto in Cassazione grazie alla ex Cirielli.

Per arrivare ad anni più recenti sono stati prescritti i reati di incendio, lesioni e omicidio colposo al processo per la strage di Viareggio. Le violenze nella caserma di Bolzaneto a Genova, durante il G8 del 2001 sono rimaste in gran parte impunite per la prescrizione: 33 (7 le condanne e 4 le assoluzioni). Salvato dalla prescrizione anche l’ex ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, accusato di finanziamento illecito per la vicenda del famoso appartamento vista Colosseo “a mia insaputa”.

E pensare che l’Italia aveva finalmente soddisfatto le richieste dell’Europa con la legge Bonafede del 2019 che bloccava definitivamente la prescrizione in primo grado: “Una riforma – aveva scritto la Commissione Ue – in linea con una raccomandazione specifica per il Paese formulata da tempo”. Appena nel 2017 la stessa Commissione ci aveva redarguito: “Il termine della prescrizione (stabilito dalla ex Cirielli, ndr) ostacola la lotta contro la corruzione, non da ultimo perché incentiva tattiche dilatorie da parte degli avvocati”. Nel 2011 e nel 2014 il Consiglio d’Europa si è pronunciato contro l’Italia per i casi “Alikaj” e “Saba” e gli abusi di forze di polizia finiti in prescrizione. C’è poi la Corte di giustizia europea che nel 2015 ha parlato della ex Cirielli come di una legge che impediva “sanzioni” per casi di “frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Ue”. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Per provare ad arginare le polemiche in serata fonti di centrodestra, pensando a possibili modifiche, hanno spiegato che “non si torna né alla Cirielli né alla Orlando. L’impegno è quello di trovare, tramite le proposte emendative in commissione Giustizia della Camera, una formula che difenda la giusta durata dei processi”. Non ci crede il leader M5S, Giuseppe Conte: “Che sovranità può rivendicare lo Stato italiano quando forze di maggioranza, addirittura supportate da forze dell’opposizione, non vogliono celebrare i processi? Noi ci opporremo”.

“Rimanga il trojan contro i corrotti”. Ma il Pd si astiene

IN AULA – Serracchiani: “M5S vuole la Spazzacorrotti, noi invece no”

 VALERIA PACELLI  29 SETTEMBRE 2023

Chiedere al governo di non depotenziare il trojan – il virus che trasforma i telefonini in microspie ambientali e che può essere usato nelle indagini per mafia, ma anche in quelle per corruzione – non deve essere una priorità del Partito democratico. Perché altrimenti non si spiega la decisione dei dem di astenersi ieri in aula, quando si è trattato di votare un ordine del giorno che lanciava un allarme sulle possibili e future riforme sulle intercettazioni. Un’astensione che oggi ha un peso particolare perché avviene in un momento in cui sono in corso manovre per intervenire sulla disciplina delle captazioni telefoniche e sulla loro pubblicazione da parte della stampa. L’ordine del giorno è stato presentato dal M5S a firma di Riccardo Ricciardi, Valentina D’Orso, Federico Cafiero de Raho (ex Procuratore nazionale antimafia) e altri. Nell’atto, i 5Stelle spiegano che “è fondamentale garantire la piena operatività dello strumento delle intercettazioni anche ai reati ‘spia’, ovvero quelli di corruzione”. È infatti notorio – proseguono – “come la corruzione costituisca ormai una delle principali porte di ingresso della criminalità organizzata, e in particolare di quella di stampo mafioso, interessata sempre più a insinuarsi nella gestione delle risorse pubbliche e nell’economia legale, con un costo per lo Stato di circa 60 miliardi l’anno”. In questo scenario il trojan “rappresenta certamente un mezzo imprescindibile per l’emersione dei fenomeni corruttivi e per interrompere sul nascere il pactum sceleris tra corrotto e corruttore” e di conseguenza la sua eliminazione o depotenziamento “rappresenterebbe un notevole passo indietro rispetto alla normativa attuale, finalmente adeguata agli standard europei”. Per questo nell’ordine del giorno il M5S chiede al governo di “astenersi da qualsivoglia intervento, anche normativo, volto a riformare la disciplina delle intercettazioni in termini più limitativi per l’autorità giudiziaria o comunque peggiorativi” come pure di non depotenziare l’uso del trojan “determinante per (…) per contrastare le più gravi manifestazioni criminose, compresa la corruzione”.

Era stata la legge Spazzacorrotti votata nel 2019 nel corso del governo Conte-1 ad ampliare l’uso del virus-spia: non più solo per i reati di mafia, ma anche per quelli di corruzione. Ed è proprio questa premessa, ossia la volontà di restare fermi su questa legge, che non è piaciuta al Pd, tanto da astenersi sull’ordine del giorno che alla fine infatti è stato respinto dalla Camera. Contattata dal Fatto, Debora Serracchiani, responsabile giustizia dem, ha spiegato che il partito “non è per togliere il trojan né per depotenziare le intercettazioni. Infatti abbiamo votato contro al Senato sulla relazione della commissione d’indagine perché propone di togliere il captatore per alcuni reati della Pa”. Il problema è proprio la Spazzacorrotti: “Su questo Odg – dice Serracchiani – ci siamo astenuti perché il M5S rivendicava l’impianto delle riforme del governo giallo-verde che non condividemmo. L’Odg è stato bocciato dalla maggioranza e dal Terzo polo”. Chi vota contro e chi si gira dall’altra parte.

Caro amico, ti prescrivo

Marco Travaglio   29 SETTEMBRE 2023

Difficile trovare qualcosa di più trasversalmente odiato della prescrizione. Quella all’italiana, che le destre, Azione e Iv vogliono ripristinare azzerando la Spazzacorrotti del 2019 e tornando all’ex Cirielli imposta da B. nel 2005, funziona così. Tizio stupra una ragazza fuori dalla discoteca. Questa denuncia il fatto dopo qualche settimana, appena supera lo choc. Partono le indagini e la prescrizione inizia a ticchettare (dal giorno in cui è avvenuto il fatto, non da quando è stato scoperto). Si ascoltano i testimoni, alcuni vengono intercettati o si vedono sequestrare i telefonini, si cercano immagini dalle telecamere, si individua un sospettato, si raccolgono le prove, lo si arresta. Finite le indagini c’è il deposito degli atti, poi i 90 giorni per farne altre a richiesta delle parti, poi la richiesta di rinvio a giudizio, poi l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio. Dopo mesi o anni inizia il processo e, dopo mesi o anni, arriva la condanna di primo grado. L’imputato ricorre in appello e lì, se i giudici sono lenti (o qualcuno viene trasferito) e gli avvocati la tirano in lungo con tutti i cavilli gentilmente offerti dal Codice di procedura, scatta la prescrizione prima della sentenza. Se invece si fa in fretta, il verdetto d’appello arriva in tempo. Ma la mannaia può calare in attesa di quello definitivo (il terzo, oppure il quinto se la Cassazione annulla con rinvio). Così lo stupratore resta innocente e torna libero di frequentare il quartiere, di incontrare la stuprata che l’ha denunciato e, incoraggiato dall’impunità, di riprovarci con altre ragazze.

La stessa scena si ripete ogni anno in 200 mila processi (eccetto quelli per omicidio volontario e strage), con tempi diversi a seconda dei reati. Un’amnistia selettiva per ricchi (quelli che possono permettersi di pagare gli avvocati per anni). Un incentivo ad allungare i tempi per arraffare la prescrizione anziché la condanna. E la paralisi del processo “accusatorio”, che può funzionare solo se – come nei Paesi anglosassoni – il 90% degli imputati patteggia o sceglie il rito abbreviato rinunciando al dibattimento, ma nessuno lo fa per non giocarsi la prescrizione. Perciò, dopo tanti appelli di magistrati, giuristi, giornali e vittime, Bonafede fermò la prescrizione dopo la prima sentenza. Ora che la coraggiosa riforma inizierebbe a salvare i primi processi da morte certa e a evitare che i tanti Tizio tornino liberi di stuprare, le tre destre e il Terzo Palo la cancellano. Resuscitando B. e l’ex Cirielli (il meloniano che all’epoca si vergognò di darle il suo nome e oggi non fa una piega). I 5Stelle si oppongono da soli, mentre il Pd riesce ad astenersi persino sulla loro mozione salva-troyan per tangentari. Riuscirà Elly Schlein a lasciarsi sfuggire una battaglia sacrosanta che imbarazza Meloni e, per giunta, porta voti?

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