ONU E BBC: “FERITI E MORTI PER GLI SPARI, NON PER LA CALCA” daIL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ONU E BBC: “FERITI E MORTI PER GLI SPARI, NON PER LA CALCA” daIL FATTO

Onu e Bbc: “Feriti e morti per gli spari, non per la calca”

STRAGE DEL PANE – Tel Aviv ha fornito già diverse versioni sulla strage di palestinesi ai camion degli aiuti, la tv inglese e le Nazioni Unite affermano: “Sono false”

COSIMO CARIDI  3 MARZO 2024

Ci sono molti feriti da arma da fuoco tra le persone coinvolte nella strage avvenuta giovedì attorno ai camion di aiuti umanitari. Nazioni Unite e Bbc smentiscono le ricostruzioni fatte dall’esercito israeliano che ha negato di aver sparato contro la folla. “Abbiamo esaminato – scrive l’emittente inglese – i video dei social media, le immagini satellitari e le riprese dei droni dell’Idf per mettere insieme ciò che sappiamo, e non sappiamo, su quanto accaduto finora” e poco combacia con le dichiarazioni israeliane. Tra le prove elencate dalla Bbc c’è anche un video in cui si vedono dei colpi traccianti rossi, come se gli spari provenissero dall’alto.

I vertici dell’esercito israeliano hanno più volte ripetuto che l’Idf non ha sparato. Venerdì una squadra dell’Onu ha visitato l’ospedale al-Shifa osservando “un gran numero di ferite da arma da fuoco” tra i sopravvissuti. Il direttore dell’ospedale Kamal Adwan, Husam Abu Safyia, ha riportato che la maggior parte dei feriti trasportati presso la struttura sanitaria ha ferite da arma da fuoco nella parte superiore del corpo, e molte delle morti sono avvenute per colpi alla testa, al collo o al petto. Ancora più preciso Mohamed Salha, dell’ospedale al-Awda di Jabalia, in un’intervista alla Bbc il medico ha detto che dei 176 feriti, 142 sono stati colpiti da proiettili mentre gli altri 34 mostrano ferite dovute a una fuga precipitosa. Il numero dei morti della strage è salito a 115 e i feriti sono almeno 750. Dai racconti dei testimoni e dei giornalisti che si trovavano sul posto è emerso sin dalle prime ore che è stato aperto il fuoco sulla folla. L’Idf ha, con versioni modificate nel tempo, sempre negato ogni responsabilità.

Attorno alle 4 di giovedì notte una colonna composta da una ventina di camion, trasportavano principalmente farina, percorreva la via costiera vicino a Gaza City, nel nord della Striscia. In quest’area vivono 300mila persone. Secondo il portavoce dell’Unrwa in quella zona gli ultimi aiuti sono arrivati il 24 gennaio. “Quando abbiamo riprovato a inizio febbraio – spiega Philippe Lazzarini, commissario generale dell’agenzia Onu – il nostro convoglio è stato bloccato dall’esercito israeliano”. La notizia dell’arrivo degli autoarticolati carichi di farina ha spinto centinaia di persone a radunarsi attorno alla rotatoria di Nabulsi, già dal giorno precedente. All’arrivo dei tir la folla si è avvicinata per bloccarli, qualcuno ha iniziato a portare via cibo in scatola e sacchi di farina. Il primo commento pubblico israeliano arriva verso mezzogiorno: “Questa mattina presto – si legge sui profili social dell’Idf – durante l’ingresso dei camion degli aiuti umanitari, i residenti di Gaza hanno circondato i tir e saccheggiato le forniture”. In un secondo post viene aggiunto: “Durante l’incidente, dozzine di abitanti di Gaza sono stati calpestati o rimasti feriti a causa di spinte”. L’Idf rilascia le immagini che dovrebbero provare come sono andati i fatti. La Bbc analizza anche questo e lo smonta pezzo per pezzo: la sequenza registrata da un drone è composta da quattro spezzoni in due zone diverse. Nelle verifiche fatte dalla Bbc emergono, infatti, diversi particolari che non coincidono con le ricostruzioni fatte dall’Idf. Tra questa il ruolo dei carri armati israeliani accanto al convoglio di aiuti umanitari. Il giornalista Ismail al-Ghoul di Al Jazeera, sul posto durante la strage, racconta: “Dopo aver aperto il fuoco, i carri armati israeliani sono avanzati e hanno investito molti dei corpi sia di morti che feriti”. Il tenente colonnello Peter Lerner parlando con Channel4 dice: “I carri armati che erano lì per proteggere il convoglio, vedono gli abitanti di Gaza essere calpestati e con cautela cercano di disperdere la folla con alcuni colpi di avvertimento”. L’Idf ha tentato poi di cambiare versione: c’è stato uno scontro a fuoco, ma non vicino ai camion. L’ennesima giravolta è affidata a Mark Regev, consigliere speciale del primo ministro israeliano, che consegna alla Cnn ancora un’altra versione: “Ci sono stati colpi di arma da fuoco, erano gruppi armati palestinesi. Non sappiamo se fosse Hamas o altri”.

L’ultima ricostruzione dei fatti la fa Daniel Hagari, il militare che l’Idf ha scelto per tutte le comunicazioni più importanti di questo conflitto: “Centinaia sono diventati migliaia e le cose sono sfuggite di mano” e il comandante del carro armato ha deciso di ritirarsi e “stavano indietreggiando in modo sicuro, senza sparare alla folla”. Ma morti e feriti da arma da fuoco testimoniano il contrario. Per la politica israeliana, però, non è una strage, ma un’opportunità: “Oggi è stato dimostrato che il trasferimento di aiuti umanitari a Gaza non solo è una follia mentre i nostri ostaggi sono tenuti nella Striscia – ha dichiarato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir – ma mette anche in pericolo i soldati dell’Idf. Un’altra chiara ragione per cui dobbiamo smettere di trasferire questi aiuti”.

Dopo cinque mesi di offensiva la situazione a Gaza è disastrosa. Il 70% delle case sono inabitabili, nove palestinesi gazawi su dieci sono sfollati. Secondo le Nazioni Unite il trasporto di aiuti è paralizzato, un quarto degli abitanti della Striscia rischia la fame. Dal confine con l’Egitto passano aiuti con il contagocce, le autorità del Cairo devono coordinare con Tel Aviv l’ingresso di ogni singolo mezzo o persona. Ai valichi israeliani la situazione è peggiore. Gruppi di coloni bloccano da settimane gli accessi alla Striscia. Vogliono la deportazione dei gazawi e la costruzione di nuove colonie nella Striscia. L’Idf non intende rimuovere il blocco imposto dai coloni, non entrano aiuti da Israele. E nessuna pressione internazionale sembra sufficiente a convincere Tel Aviv.

Venerdì il presidente Joe Biden ha annunciato l’inizio di lanci aerei di generi di prima necessità, cominciati ieri. Anche Egitto, Giordania, Francia e Regno Unito stanno paracadutando aiuti dal cielo, ma il volume non è paragonabile con il trasporto via terra. Secondo l’Organizzazione mondiale per la sanità almeno dieci bambini sono morti di fame nella Striscia dall’inizio della guerra. L’agenzia medica delle Nazioni Unite è riuscita, dopo oltre un mese, ad accedere all’ospedale di Al-Shifa. Lo stesso direttore dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha comunicato che nel presidio sanitario ci sono cinquanta bambini affetti da grave malnutrizione acuta.

Gaza, bombe & aiuti: Israele accusa (senza prove)

DA KIEV ALLA STRISCIA – Domande aperte. Onu, Francia e Usa chiedono risposte sui morti intorno al camion. Ma dagli ospedali ai bimbi bruciati il 7 ottobre, l’Idf non risponde

FABIO SCUTO  2 MARZO 2024

Il massacro va fermato prima che Gaza diventi la Somalia. La morte di dozzine di civili palestinesi giovedì, mentre venivano distribuiti cibo e aiuti umanitari nel nord della Striscia di Gaza, richiede un’indagine approfondita e indipendente per determinare se siano stati uccisi dalle forze di difesa israeliane, come sostengono i palestinesi, o calpestati, morti mentre correvano verso i camion degli aiuti, come sostiene il portavoce dell’Idf.

Il direttore dell’ospedale Al-Awda di Gaza City, dove sono stati curati alcuni dei feriti della strage racconta che oltre l’80% delle persone arrivate nella sua clinica è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco. Parlando con “Associated Press” il dottor Mohammed Salha, direttore dell’ospedale, ha dichiarato che nella struttura sono stati portati 176 feriti e 172 di questi avevano ferite d’arma da fuoco, mentre altri 34 hanno ferite dovute alla calca. Secondo le autorità sanitarie di Gaza, sono 112 i palestinesi rimasti uccisi e oltre 750 quelli rimasti feriti nella strage del pane.

Ancora prima che i dettagli di ciò che è accaduto vengano chiariti, queste morti inutili evidenziano l’anarchia creata dall’occupazione di Gaza da parte di Israele, in assenza di qualsiasi autorità civile che possa provvedere ai bisogni dei residenti e consentire loro di tornare alle loro case, città e villaggi distrutti. Privare quasi due milioni di persone di acqua potabile, di medicinali, di un riparo, di cibo caldo, rappresenta un crimine di guerra. Non ci fa nulla Hamas con il latte in polvere eppure da settimane non ne entra una confezione. Non ci fa nulla Hamas con il foraggio per gli animali. Eppure 150 camion della Fao carichi di foraggio per gli animali sopravvissuti nelle fattorie di Gaza, sono fermi da otto settimane al valico di Rafah in attesa di un permesso e il fieno sta marcendo. Non passano nemmeno i medicinali. Ieri su X una dottoressa di Medici senza frontiere raccontava di aver eseguito 80 amputazioni di arti a dei bambini senza anestesia. Un orrore umano che non può continuare. Il rifiuto del primo ministro Benjamin Netanyahu di delineare qualsiasi piano pratico per la gestione di Gaza, a parte le vuote dichiarazioni sulla ricerca e la formazione di “attori locali con esperienza di gestione”, insieme alle difficoltà di fornire aiuti alla popolazione assediata, sono di cattivo auspicio e porteranno solo a ulteriori tragedie.

Paracadutare gli aiuti come sperimentato nei giorni scorsi da Giordania, Emirati Arabi Uniti e Egitto oltre che una sconfitta diplomatica non è una soluzione. I lanci sono imprecisi e una volta a terra i pallets sono difficili da sballare e ancor più difficile distribuire i pacchi alimentari prima che la folla spinta dalla fame e dalla sete uscendo dalle macerie dia l’assalto ai rifornimenti. È la legge della giungla sulle sponde del Mediterraneo. Qualcuno potrebbe pensare che questo è il frutto di una “mente raffinatissima”, parte di una strategia per dimostrare il caos nella Striscia e quindi la presenza dell’esercito israeliano che la occupa. Sì: è la disumanizzazione del nemico. “Il diritto internazionale non ammette doppi standard, ci vuole subito un’indagine internazionale”, ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel “sconvolto dalle immagini della strage di civili palestinesi mentre aspettavano disperatamente aiuti umanitari”. Ieri la Commissione europea ha deciso di stanziare a breve 50 milioni di euro per Gaza. Si tratta di un totale di 82 milioni di euro di aiuti da implementare attraverso l’Unrwa nel 2024. Sosterrà gli sforzi dell’Agenzia per mantenere servizi essenziali e salvavita per i rifugiati palestinesi in tutta la regione, soprattutto dopo la sospensione delle donazione da parte di Usa, Gb e altri dodici Paesi compresa l’Italia, per le accuse di Israele di complicità dell’Unrwa con Hamas.

A un mese da quelle accuse contro 12 dei 30 mila dipendenti dell’Agenzia, l’Onu è ancora in attesa dei documenti di intelligence israeliani che confermerebbero le denunce. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha definito credibili le accuse e ha promesso un’indagine approfondita, oltre a licenziare un certo numero di membri dello staff. A più di quattro settimane dall’inizio delle indagini, gli investigatori dell’Onu stanno ora programmando un viaggio in Israele per ottenere informazioni dalle autorità locali. Finora sono stati analizzati numerosi altri documenti, anche provenienti da altri Paesi. I colleghi di CnnNew York Times e Guardian che hanno visionato il dossier lo hanno definito “modesto”: non hanno trovato la “pistola fumante” a carico di personale Onu.

Quella contro l’Unrwa è “solo” una delle gravi accuse lanciate da Israele un po’ a chiunque, è parte di una campagna di disinformazione – che in ebraico si chiama hasbara – volta a giustificare l’ingiustificabile, occupare la narrazione, ribaltare le accuse per le morti civili che crescono ogni giorno. In ottobre Netanyahu disse al telefono al presidente Biden che in uno dei kibbutz assaltati da Hamas “dozzine di bambini sono stati legati e poi gli hanno dato fuoco”. Fatto mai accaduto. E mai dimostrato. Poi in novembre ci furono le accuse ai fotografi dei media Usa di essere parete di Hamas, colpevoli di esser svegli all’alba e aver ripreso l’attacco del 7 ottobre. Sempre in ottobre, l’ospedale Al-Alhi di Gaza che ha ucciso oltre 400 persone, secondo l’Idf era stato colpito dal malfunzionamento di un razzo di Hamas. Così come l’ospedale di Al-Shifa era stato bombardato perché nascondeva miliziani: mai dimostrato. A fine anno Israele ha iniziato poi ad accusare la comunità internazionale di rimanere in silenzio su una diffusa campagna di stupri e violenze contro le donne ebree orchestrata da Hamas, come i Serbi in Bosnia negli Anni Novanta. Ad oggi, non è stata presentata pubblicamente alcuna prova credibile che tale campagna abbia avuto luogo, e Hamas ha negato con veemenza che i suoi combattenti abbiano commesso atti di stupro o violenza sessuale. Non c’è dubbio che durante gli attacchi guidati da Hamas il 7 ottobre siano state commessi atrocità e crimini di guerra diffusi.

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