“OGGI IN ISRAELE SIA IL GOVERNO CHE LO STATO NON ESISTONO PIÙ” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“OGGI IN ISRAELE SIA IL GOVERNO CHE LO STATO NON ESISTONO PIÙ” da IL FATTO

“Oggi In Israele sia il governo che lo stato non esistono più”

L’INTERVISTA – Assenza strutturale. Menachem Klein è professore di Scienze politiche all’Università Bar-Ilan. Ha scritto della questione israelo-palestinese, e partecipato a vari negoziati: “Netanyahu ci ha nascosto la verità su Gaza”

GWENAELLE LENOIR  11 DICEMBRE 2023

Menachem Klein è docente di Scienze politiche all’Università Bar-Ilan di Israele e autore di diversi saggi, tra cui una biografia dei leader palestinesi Yasser Arafat e Mahmoud Abbas.

A sette settimane dall’attacco di Hamas contro Israele e dall’inizio dell’offensiva a Gaza, come sta la società israeliana?

Fino a poco tempo fa, gli israeliani non erano al corrente della situazione a Gaza, né conoscevano il numero di morti. Lo hanno scoperto di recente, con il cessate il fuoco. L’attenzione in Israele si focalizza essenzialmente sulle vittime dell’attacco del 7 ottobre e sulla sorte degli ostaggi. I principali media diffondono pochissime informazioni sulle vittime civili e la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. La società israeliana è profondamente traumatizzata e le persone vivono nella paura. Molti girano armati per strada. C’è una profonda sfiducia nei confronti della classe dirigente. C’era già prima, ma è cresciuta con la guerra. Lo Stato praticamente non esiste. Non c’è nessuna figura paterna a rassicurare la popolazione.

Come si sta comportando il governo?

Il governo è inefficace. I servizi dello Stato funzionano incredibilmente male. È la gente a essersi organizzata per fornire aiuto ai soldati. Nessun tipo di sostegno è stato previsto per la popolazione che vive nel sud di Israele, vicino alla Striscia, né per quella che vive al nord, al confine col Libano. Sono i ristoratori a inviare i pasti caldi alle persone obbligate a lasciare le proprie case e a vivere negli alberghi. Non ci si può fidare di Benjamin Netanyahu. Ha riunito intorno a sé una coalizione di incompetenti. Sono ‘apparatchik’ fedeli al ministro. Non c’è un Roosevelt, un Churchill o un Ben Gurion.

Il governo sa cosa sta facendo?

Crede di saperlo, ma non è così. I membri del governo agiscono per vendetta. Vogliono ricostruirsi una reputazione dopo lo choc dell’attacco di Hamas. Pensano che basti la forza militare. Ma hanno annunciato obiettivi di guerra troppo ambiziosi, radicali e, a mio avviso, irraggiungibili. Distruggere Hamas non è possibile. Lo pensano anche gli Stati Uniti, che hanno già tentato di convincere il governo israeliano a ridimensionare i suoi obiettivi. Netanyahu ha parlato di “denazificare” la Striscia di Gaza. Il che vuol dire, non solo distruggere Hamas, ma anche costruire una nuova realtà, educare i palestinesi a non odiare più Israele. I leader israeliani non sono in linea con la realtà della società israeliana né con ciò che sta accadendo nelle principali città europee e degli Stati Uniti, dove si stanno svolgendo grandi manifestazioni. Ci sono anche le pressioni dei religiosi nazionalisti che vogliono ricostruire le colonie israeliane della Striscia di Gaza evacuate nel 2005. Alcuni chiedono che vengano costruite tre città sulle rovine di Gaza.

Non mi sembra una prospettiva molto ottimista…

Il piano israeliano è o di prendere il controllo delle aree nel nord della Striscia che non ha ancora distrutto o di fare la stessa cosa al sud, allontanando i palestinesi, i civili, verso il mare, a ovest. O entrambe le cose. È possibile fare 2 milioni di sfollati senza scatenare una catastrofe umanitaria? Non credo. Tocca alla comunità internazionale costringere Israele a fermarsi.

La comunità internazionale ha gli strumenti per riuscirci?

Penso di sì. Il numero di civili palestinesi innocenti uccisi è senza precedenti. Anche i bambini muoiono. Secondo i dati di Save the Children, in poche settimane, sono stati uccisi più bambini a Gaza, da Israele, che in qualsiasi altro conflitto nel mondo in un anno. Stando ad alcuni media americani, come il New York Times e il Washington Post, si leverebbero alla Casa Bianca voci critiche nei confronti del presidente Joe Biden e del suo segretario di Stato, Antony Blinken, che sarebbero troppo indulgenti con Israele. Dei sondaggi indicano che Biden rischia di perdere le elezioni perché i progressisti non andranno alle urne.

Nel 2003 partecipò ai negoziati che sfociarono nell’Accordo di Ginevra, ultima bozza seria di accordo di pace, reso noto il primo dicembre 2003. Da ex negoziatore, cosa ritiene possibile oggi?

La comunità internazionale dovrebbe esigere da Netanyahu la fine della guerra e al tempo stesso presentare un piano di soluzione a due Stati. Ma non deve essere un processo aperto, come fu a Oslo. Bisogna stabilire dei principi ben definiti su cui lavorare con le diverse parti coinvolte, compreso Hamas .

Pensa che Hamas possa essere coinvolto nei negoziati e accettare la soluzione a due Stati?

Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità palestinese, era pronto a farlo accettare ad Hamas, ma Israele, gli Usa e l’Europa glielo hanno impedito. Nel 2021, Abbas ha concluso un accordo con Hamas in base al quale quest’ultimo avrebbe partecipato alle elezioni, a condizione di accettare le politiche dell’Olp. Questo accordo è stato possibile perché nel 2017 Hamas ha cambiato politica e dottrina. Ma la proposta di Abbas è stata respinta dalla comunità internazionale.

Israele non lo accetterà mai…

Il governo israeliano vuole imporre a Gaza un’organizzazione collaboratrice che può manipolare e controllare come fa con l’Autorità palestinese di Abbas, e come ha fatto a suo tempo con l’esercito del Libano del Sud. Israele rifiuta di riconoscere che questa politica di gestione dei conflitti con regimi collaborazionisti non può più esistere. Che non funziona in Cisgiordania. La Cisgiordania brucia. Molti palestinesi sono stati uccisi, attaccati dai coloni, delle piccole comunità palestinesi sono state sfollate dai coloni e dall’esercito. L’ordine imposto da Israele dal 2006 è crollato. Abbiamo bisogno di un ordine nuovo e dovrebbe essere la comunità internazionale a proporlo.

L’iniziativa di Ginevra può costituire una base per i negoziati?

L’Accordo di Ginevra è un modello. Il principio dei due Stati resta pertinente, ma deve essere aggiornato. Innanzi tutto per quanto riguarda Gerusalemme: bisogna difendere la massima apertura dei confini. Una “frontiera dura” a Gerusalemme distruggerebbe le due capitali, quella palestinese e quella israeliana. Bisogna poi risolvere la questione dei rifugiati. Per quanto riguarda le colonie, si potrebbe stabilire che vengano mantenute per alcuni anni, sulla falsariga dell’accordo tra Gran Bretagna e Cina per Hong Kong, ma su un periodo più breve. Alcuni grandi insediamenti all’interno della Palestina sarebbero terra palestinese che Israele potrebbe affittare e gestire, diciamo, per cinque o dieci anni. E soprattutto palestinesi e israeliani devono organizzare delle elezioni.

La domanda si pone: chi ci sarà a seguire i negoziati?

Molte persone vorrebbero che Netanyahu lasciasse il potere, ma lui rifiuta. Non c’è quindi altra soluzione per Israele che andare al voto. Anche in Palestina le elezioni sono necessarie. Qualunque governo o forza internazionale si insedierà a Gaza insieme a Israele o al posto di Israele, e che si farà carico della ricostruzione di Gaza, dovrà godere di legittimità politica agli occhi dei palestinesi. In caso contrario sarebbe considerata collaboratrice dell’occupante. Quando Francia e Usa inviarono i loro soldati in Libano dopo la guerra israeliana nel 1982 ci furono diversi attentati terroristi, contro i marines e i francesi. La stessa cosa potrebbe accadere a Gaza. Bisogna legittimare l’Autorità palestinese. Ecco perché servono le elezioni.

Non teme una nuova ondata dell’estrema destra in Israele in caso di elezioni?

Ci sono studi che prevedono un calo dell’estrema destra e la vittoria del centrodestra, incarnato da Benny Gantz. Gantz è meno dogmatico di Netanyahu ed è aperto alle critiche e ai consigli degli Usa.

Da parte palestinese, si parla di Marwan Barghouti. Potrebbe guidare i negoziati?

È interesse di Israele includere Marwan Barghouti nei negoziati, perché può garantire una certa stabilità nell’arena palestinese. Barghouti è accettato da Hamas e ammirato da molti palestinesi, Israele deve prenderlo in considerazione.

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