“NETANYAHU CADE”. COSÌ LA CIA E BIDEN SILURANO IL PREMIER da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“NETANYAHU CADE”. COSÌ LA CIA E BIDEN SILURANO IL PREMIER da IL FATTO

“Netanyahu cade” Così la Cia e Biden silurano il premier

IL REPORT: “SERVE UN MODERATO” (GANTZ) – Non è poi un mistero che a Washington si speri in una prossima caduta di Netanyahu, travolto dal prolungamento della guerra e dall’incertezza sulla sorte degli ostaggi

ROBERTO FESTA  13 MARZO 2024

L’impossibilità quasi certa di cancellare Hamas. Un conflitto lungo. Proteste nelle città israeliane. Un nuovo governo a Gerusalemme. Sono le previsioni contenute nell’edizione 2024 dell’“Annual Threat Assessment”, l’analisi preparata dall’intelligence Usa sulle minacce alla sicurezza nazionale. Quanto emerge dal rapporto è molto diverso dai piani più volte ribaditi da Benjamin Netanyahu. Hamas “potrebbe continuare nella sua resistenza armata per anni”, si scrive. Il risultato sarebbe una rivolta degli israeliani sempre più stanchi e delusi contro il proprio governo, con la richiesta di dimissioni per Netanyahu, elezioni e una nuova classe dirigente a Gerusalemme.

“Un governo diverso, più moderato, è una possibilità”, conclude il rapporto. Queste pagine sono accompagnate da due giorni di audizioni al Congresso dei massimi membri dell’Intelligence. Robert Burns, il direttore della Cia. Di ritorno dal suo ottavo viaggio in Medio Oriente, ha detto a deputati e senatori che l’intesa sugli ostaggi “è il modo più pratico per bloccare la guerra a Gaza”. Burns ha insistito sul termine “pratico”. Un cessate il fuoco temporaneo – sei settimane, durante le quali verrebbero liberati circa 40 ostaggi in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi – sarebbe il modo parziale ma appunto pratico “per aiutare la popolazione di Gaza in condizioni disperate e dare sollievo agli ostaggi e alle loro famiglie”. “Nessuno può garantire il successo finale”, ha spiegato Burns, ma questo sarebbe solo un primo passo, capace di portare “a un accordo più durevole nel tempo”. Si tratta di analisi che confliggono con quelle del governo israeliano. Il rapporto dell’intelligence Usa è stato preparato nel corso di mesi – non è quindi condizionato dallo stato recente dei rapporti tra Joe Biden e Netanyahu – ma va nel senso voluto da Biden. La frustrazione del presidente nei confronti del primo ministro israeliano è del resto ormai palpabile. La rottura tra i due non più rimarginabile.

L’ultimo episodio della guerra è arrivato con l’intervista di Biden a Msnbc, in cui il presidente ha spiegato che esiste una “linea rossa” che Israele non deve superare: quella dell’attacco a Rafah, destinato ad aggravare la catastrofe umanitaria. La sua amministrazione “non può tollerare altri 30 mila palestinesi morti”, ha spiegato Biden, che non ha specificato quali sarebbero le eventuali ritorsioni Usa. Fonti dell’amministrazione le hanno però subito chiarite. Limitazioni nell’uso delle armi inviate dagli Usa. Possibili riduzioni nelle forniture militari a Gerusalemme.

Non è poi un mistero che a Washington si speri in una prossima caduta di Netanyahu, travolto dal prolungamento della guerra e dall’incertezza sulla sorte degli ostaggi. Biden punta a un governo guidato dal più moderato Benny Gantz, ministro nel gabinetto di guerra israeliano, invitato per colloqui a Washington con Kamala Harris e Jake Sullivan. L’invito ha fatto infuriare Netanyahu, che in un’intervista ha sfidato Biden. “Entreremo a Rafah”, ha ribadito, sottolineando la contraddizione della posizione Usa: gli americani non possono dire “di opporsi alla strategia di Hamas di usare i civili come scudi umani e poi dare la colpa a Israele per le vittime civili che sono il risultato della strategia di Hamas”. Netanyahu vuole prolungare il più possibile il conflitto, restando in sella fino al 5 novembre, quando la vittoria di Trump gli assicurerà la sopravvivenza politica.

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