LOTTA AL RISCALDAMENTO GLOBALE: DEMOCRAZIA O AUTORITARISMO? da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LOTTA AL RISCALDAMENTO GLOBALE: DEMOCRAZIA O AUTORITARISMO? da IL MANIFESTO e IL FATTO

Lotta al riscaldamento globale: democrazia o autoritarismo?

SCENARI. È difficile in questa ’guerra’ attuare lungimiranti politiche: perché l’impatto sul processo decisionale produce piccoli passi, accettabili dagli elettori ma certamente non sufficienti

Enzo Pranzini*  17/03/2023

La più grande guerra che l’umanità ha dovuto affrontare è quella appena iniziata contro il riscaldamento globale: uno strano conflitto che ci vede sia nel ruolo di attaccanti, ne siamo infatti responsabili, sia in quello di difensori, in realtà assai tardivi nella risposta e quasi completamente inermi.

Le previsioni più pessimistiche indicano che l’esito di questa guerra potrebbe minacciare la sopravvivenza della stessa umanità, mentre quelle più ottimistiche si fermano ad un innalzamento del livello del mare che minaccerebbe le città costiere, variazioni nelle precipitazioni – con alluvioni e siccità che indurranno crisi alimentari su vasta scala – incremento della frequenza degli uragani, pandemie, intensificazione dei flussi migratori e instabilità politica.

C’è chi sostiene che, anche in questa come in tutte le guerre, sarà necessario limitare la democrazia per imporre rapidamente strategie non gradite ai singoli ma indispensabili per l’umanità. Secondo alcuni ricercatori, l’esperienza fatta con il Covid-19 ci sarà utile nel momento in cui dovremo sviluppare azioni di adattamento all’innalzamento del livello del mare, che nel 2100 potrebbe raggiungere i 2,5 metri.

Si pensa che la democrazia renda difficile attuare quelle lungimiranti politiche di contrasto al cambiamento climatico che richiedono sacrifici oggi per garantirsi un domani migliore, perché l’impatto diretto e indiretto del riscaldamento globale sul processo decisionale produce politiche di piccoli passi, accettabili dagli elettori ma certamente non sufficienti.

Lo stesso Lovelock, il ‘padre’ di Gaia, ha scritto che se vogliamo vincere questa guerra dobbiamo mettere da parte la democrazia, almeno per un po’ tempo; ma Ludvig Beckman ci avverte che una interruzione della democrazia è spesso un processo irreversibile. Inoltre, quella contro il riscaldamento globale sarà una guerra che dovrà durare in eterno! È comunque un’idea che, dagli anni ’70 ad oggi, ha trovato sempre più sostenitori, ma che viene sconfessata da chi, come Daniel J. Fiorino, studia il rapporto fra il progresso che i vari Paesi fanno verso gli obiettivi necessari a vincere la guerra (es., quelli indicati nei Protocolli di Kyoto e di Parigi) e il loro livello di democraticità.

Il progresso si può misurare con diversi indicatori, fra cui il Ccpi (Climate Change Performance Index) che valuta gli sforzi fatti e gli obiettivi raggiunti nella lotta al riscaldamento globale, considerando non solo l’emissione di gas serra e la sua tendenza, ma anche l’efficienza energetica, l’uso di fonti rinnovabili e le politiche che sono state sviluppate. Analogamente, gli indici di democraticità, come l’Edi (Economist Democracy Index), considerano diverse componenti, fra cui la libertà di voto e d’informazione, la parità di genere, il diritto all’istruzione e alla salute, il bilanciamento dei poteri e il livello di corruzione.

Facendo affidamento a questi indici, emerge che i Paesi che si pongono ai primi posti nella graduatoria di democraticità, lo sono anche in quella della lotta al riscaldamento globale; anche se la correlazione non è sempre così diretta.

Cina e Stati Uniti hanno un livello di democraticità assai diverso (Edi 1,94/10 e 7,85/10 e ricadono rispettivamente nelle categorie ‘regime autoritario’ e ‘democrazia imperfetta’) mentre sono appaiate, quasi in fondo alla graduatoria, per l’impegno sul clima: la Cina ha un Ccpi pari a 38,80/100, contro il 38,53/100 degli Usa, e ciò grazie ad un forte e recente impegno nella produzione di energie rinnovabili.

Con un Ccpi di 52.9/100, l’Italia si pone al 19° posto sui 63 paesi analizzati e che producono il 92% dei gas serra (con una valutazione ‘Media’), mentre con un Edi pari a 7,69/10 è 34° e considerata una ‘democrazia imperfetta’. Fra i fattori che favoriscono il successo in materia ambientale nei Paesi democratici viene indicata la libertà d’impresa, che spinge a sviluppare nuove tecnologie, mentre i molti organismi con potere di veto, necessari per garantire gli interessi di tutte le componenti della società, sembrerebbero essere d’intralcio nel percorso verso la sostenibilità.

Fra i sistemi democratici, una sostanziale differenza si ritrova fra quelli nazionali e quelli federali. Quest’ultimi possono mostrare realtà regionali assai differenziate, come appare negli Usa, dove negli Stati in cui vi sono abbondanti giacimenti di carbone vi è una maggiore opposizione alla transizione ecologica, ma gli ‘stati verdi’ sono riusciti a non fare precipitare gli Stati Uniti ancora più in basso nella classifica Ccpi nonostante la politica forsennata di Trump.

Seguendo l’evoluzione del Ccpi nei paesi democratici si notano impennate o flessioni con l’alternarsi di maggioranze diversamente orientate sui problemi sociali ed ambientali, e un elemento positivo è risultato essere la democrazia partecipata, anche a livello sub-nazionale, con esempi interessanti in Irlanda, Regno Unito, Francia, e, recentemente in Montenegro, con le assemblee dei cittadini sulle variazioni climatiche e sull’erosione costiera.

Anche se gli stress conseguenti al riscaldamento globale determineranno instabilità politica, non sembra che i sistemi con democrazia consolidata debbano temere, ma risulta altresì che si potrà avere un più rapido ricambio degli eletti, sia a livello nazionale sia locale. Con uno studio su 19 paesi, con 4.800 elezioni a cui hanno partecipato 1,5 miliardi di persone fra il 1925 e il 2011, Nick Obradovich indica che, nei Paesi in cui la temperatura media annua è superiore a 21°C, l’incremento della temperatura ha determinato un più rapido ricambio dei rappresentati.

Questo spinge i partiti politici e i singoli candidati a proporre soluzioni di breve termine, che sono proprio quelle che ci porteranno verso la disfatta.

 *Docente climatologia e difesa dei litorali; Pres. Gruppo nazionale ricerca ambiente costiero, membro della task force “Natura e Lavoro”.

Case green, l’ok europeo smonta tutte le bufale della destra sull’efficientamento energetico

Ignazio Corrao  15/03/2023

Via libera dell’Europarlamento alla direttiva sull’efficientamento energetico degli immobili.

Quella di ieri è stata una vittoria schiacciante, al Parlamento Europeo, per quella che è in Italia è diventata, grazie alle polemiche infondate innescate da Salvini & friends, la controversa Direttiva “case green”, che poi sarebbe semplicemente la EPBD, Energy Performance of Buildings Directive, un pezzo di legislazione che si inserisce nel più ampio progetto di transizione verde europea che con fatica si sta cercando di portare avanti da anni.

La direttiva presentata dal relatore e collega di gruppo, Ciaran Cuffe, è stata approvata con 343 voti a favore e 216 contrari, adesso la palla passerà al “trilogo”, ossia la negoziazione con il Consiglio in presenza della Commissione, che si terrà nei prossimi mesi e darà il testo definitivo. Testo che poi passerà dai vari parlamenti nazionali, compreso il nostro, per la trasposizione in legge.

Il voto di ieri assume nel nostro Paese un valore importante, sia perché sancisce che le campagne di disinformazione della nostra destra, a difesa dello status quo, a livello europeo lasciano il tempo che trovano, sia perché, nonostante le resistenze del mondo fossile, con questa direttiva si può concretamente far diminuire la domanda di fonti fossili grazie all’efficientamento energetico.

Quella che ha approvato la direttiva è stata una maggioranza trasversale, che va dalla sinistra (left) ai popolari (PPE, dentro al quale la delegazione italiana di Forza Italia ha votato in disaccordo con il gruppo) passando per i socialisti (S&D) e i Verdi Europei. Si sono astenuti i liberali di Renew, mentre ha votato contro l’estrema destra di ECR (dove siede Fratelli d’Italia) e di ID (dove siede la Lega).

Ma la cosa interessante di questa vicenda sono le favole che certa parte politica ha messo in giro per fomentare i cittadini contro l’Unione Europea. Da quella per cui l’Europa vuole rubare la casa agli italiani, a quella della patrimoniale a quella dei costi altissimi per i proprietari e affittuari, passando per la favola della svalutazione delle case. Insomma una vera raccolta di elementi fantasiosi che fanno breccia nella mente e nel cuore di tanti cittadini che sono stati abituati a credere senza mai controllare alcuna informazione, figuriamoci andarsi a leggere il testo di una direttiva. Ecco, se al posto di credere alle bugie di chi mente per professione, si avesse la pazienza di verificare cosa contiene il testo della direttiva, ci si accorgerebbe che, articolo per articolo, tutte le bufale raccontate in Italia non corrispondono ad alcun riferimento normativo, che questo testo non contiene, non prevede e non nasconde, nessun obbligo per i privati e nessuno dei pericoli enunciati dalla destra ed estrema destra italiana.

La direttiva nei fatti persegue semplicemente un duplice obiettivo: ridurre le bollette energetiche e affrontare il problema della povertà energetica.

Alla domanda ricorrente “chi pagherà tutto questo?”, la direttiva risponde spiegando che sono a disposizione diversi strumenti di finanziamento europeo (Art 9 e 15 della direttiva), quali il Pnrr, dove un intero capitolo è dedicato alla ristrutturazione, il Fondo sociale per il clima e i Fondi Regionali.

Una delle favole che in Italia ha preso più piede è quella degli oltre 12 milioni di immobili a rischio in quanto in classe G. La cifra stimata dalla Commissione Europea è ben diversa, e si attesta tra i 3,1 e i 3,7 milioni di immobili interessati. Peraltro la nuova classe G coprirà solo il 15% degli edifici con il rendimento peggiore del patrimonio edilizio nazionale.

Vengono inoltre stabilite scadenze diverse per i vari tipi di edifici e un considerevole numero di edifici è del tutto esente. La posizione del Parlamento alleggerisce l’onere per i proprietari di immobili residenziali, che potrebbero beneficiare di un periodo di tempo aggiuntivo per rispettare le nuove regole e prevede deroghe, ad esempio nel caso in cui non ci sia abbastanza forza lavoro disponibile per effettuare i lavori di ristrutturazione.

I monumenti non sono affatto soggetti alla direttiva Epbd e gli Stati membri possono esentare dai requisiti di ristrutturazione gli edifici storici (invito i non credenti o i credenti di Salvini/Meloni a leggere l’articolo 16 della direttiva) gli edifici in fase di valutazione per lo status storico o quelli protetti come parte di un ambiente designato, nonché gli edifici tecnici, le piccole abitazioni, le case per le vacanze o gli edifici meno utilizzati.

Infine sull’ennesima bufala riguardante i cittadini che sarebbero costretti a trasferirsi o a vendere la propria casa se non la ristrutturano, faccio notare che l’articolo 9 cita testualmente: “Spetta agli Stati membri mettere in atto piani nazionali di ristrutturazione (compresi i piani di aiuti), che rispecchieranno la situazione di quel particolare Paese per garantire la definizione di obiettivi che siano realistici. Gli Stati membri devono garantire che siano disponibili adeguate tutele sociali e sostegno finanziario, in particolare per i gruppi vulnerabili e le persone che vivono in condizioni di povertà energetica e che potrebbero non avere i mezzi per ristrutturare l’edificio in cui abitano. Gli Stati membri possono ricorrere a esenzioni per particolari settori del loro patrimonio edilizio.

La realtà, come potete verificare da soli, è molto distante dalle fesserie che vengono dette. Questa Direttiva rappresenta semplicemente una buona opportunità, se verrà colta, per migliorare il nostro patrimonio immobiliare e risparmiare sui consumi.

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