LA NATO SPENGA IL FUOCO PRIMA CHE INCENDI TUTTO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
14186
post-template-default,single,single-post,postid-14186,single-format-standard,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.4,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.10,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-7.6,vc_responsive

LA NATO SPENGA IL FUOCO PRIMA CHE INCENDI TUTTO da IL FATTO

Al Papa nemico della guerra danno pure dell’antisemita

Insulti dopo l’incontro coi rabbini europei

 SALVATORE CANNAVÒ   8 NOVEMBRE 2023

Papa Francesco si è preso molti insulti sulla guerra in Ucraina. Ora se ne attira di nuovi in occasione dei bombardamenti su Gaza. Il più pesante, in particolare per la Chiesa cattolica, quello di antisemitismo.

L’occasione è data dall’udienza del 6 novembre in cui ha ricevuto i rabbini europei. Per ragioni “di salute” Francesco non ha potuto leggere il discorso preparato, ma lo ha distribuito invitando i rabbini “a portarlo con voi”. Poco dopo si è tenuto l’evento più rilevante della giornata, l’incontro in Vaticano con circa 7000 bambini, in cui ha parlato e si è prodigato nell’accogliere i più piccoli.

Il quotidiano La Verità mettendo in relazione i due fatti ha titolato: “Il papa ai rabbini: ‘Non sto bene’. Poi però incontra 7000 bambini. La caporedattrice del Messaggero ha ironizzato su Twitter, dando voce a una insinuazione diffusa: “Il papa, ‘per ragioni di salute’, evita di leggere il discorso preparato per l’incontro con i rabbini europei. Una settimana fa aveva annullato l’incontro con i parenti delle vittime del 7 ottobre perché impegnato col sinodo. Naturalmente le due cose non sono legate. No?”.

Ma l’attacco più duro arriva dalle colonne de La Stampa e porta la firma di Lucetta Scaraffia. La giornalista, ex storica e già collaboratrice dell’Osservatore Romano, da cui uscì con una polemica pubblica contro l’attuale direttore Andrea Monda, non usa mezzi termini nel suo articolo intitolato “L’antisemitismo e il papa ambiguo”. “È molto difficile – scrive – credere che la mancata lettura del discorso ai rabbini europei sia stata provocata da un problema di salute. Un problema che, tra l’altro, non sembra essersi presentato durante gli altri e diversi impegni papali nel corso della giornata”.

La cosa per l’editorialista de La Stampa “costituisce un segnale preoccupante” tale da “rendere ancora più complicata la situazione, già poco chiara, dei rapporti fra Bergoglio e il mondo ebraico”. Il Papa terrebbe quindi una posizione “ambigua” che riguarda in genere le guerre, e dopo aver ricordato la Nostra Aetate di Joseph Ratzinger, che avrebbe detto parole chiare sul rapporto con gli ebrei, Scaraffia proclama: “La diffidenza del mondo cattolico verso il popolo ebraico sembra riemergere ogni volta che dichiararsi solidali con gli ebrei richieda di pagare un prezzo”. Il vecchio antisemitismo latente che ritorna, dunque, basato su “sospetti” e deduzioni logiche, senza riscontri immediati, e forse sul rancore per un distacco dal Vaticano avvenuto in modo turbolento.

Eppure i fatti dicono altro. Innanzitutto le immagini parlano di un incontro cordiale e sereno, così come da tweet del rabbino Pinchas Goldschmidt: “Questa mattina ho incontrato papa Francesco per discutere dell’attuale violenza in Israele e della sconvolgente ascesa delle dimostrazioni antisemite in tutto il continente”. Poi, il discorso del Papa, non letto, ma reso pubblico: “Ancora una volta la violenza e la guerra sono divampate in quella terra che, benedetta dall’Altissimo, sembra continuamente avversata dalle bassezze dell’odio e dal rumore funesto delle armi. E preoccupa il diffondersi di manifestazioni antisemite, che fermamente condanno” è l’incipit. “Noi – continua il Papa – che siamo di Cristo, abbiamo bisogno di voi, cari fratelli, abbiamo bisogno dell’ebraismo per comprendere meglio noi stessi”.

Certo, il Papa invita a non cedere al “brusco impeto della vendetta e alla follia dell’odio bellico”. La critica alla guerra, la richiesta del cessate il fuoco è ben presente ed è questo che, certamente da fastidio. Ma l’accusa di antisemitismo, di volontà di rottura con gli ebrei, sembra basata su niente. Agli ebrei Francesco dice che “il nostro, più che un dialogo interreligioso, è un dialogo familiare”.

Fu lo stesso Francesco, pochi giorni dopo il 7 ottobre, a dire che “chi è attaccato ha diritto a difendersi”, parole definite dal Foglio, giornale ultra-israeliano, “non scontate e che meritano sottolineatura”. Il concetto fu ribadito il 19 ottobre ricevendo il presidente del Congresso ebraico mondiale, Ronald S. Lauder. Del rapporto con la religione ebraica testimonia poi il legame con il rabbino Abraham Skorka con cui ha scritto il libro Il cielo e la terra. Skorka ha ricordato recentemente in una intervista a padre Antonio Spadaro su Civiltà Cattolica, la densità della sua amicizia con Francesco: “Quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, ha promosso con coraggio e decisione l’avvicinamento fraterno tra ebrei e cattolici”. Le testimonianze sono molteplici, compreso l’impegno contro la guerra.

La Nato spenga il fuoco prima che incendi tutto

 ELENA BASILE   8 NOVEMBRE 2023

Le immagini della carneficina a Gaza scompaiono a poco a poco dalla maggioranza dei giornali occidentali. Si piangono i morti, non quelli palestinesi. Il Paese “indispensabile” che “tiene il mondo insieme” (come afferma Biden) si oppone a un cessate il fuoco e trascina con sé le democrazie occidentali, il bel “giardino” di Borrell.
È quindi evidente che l’Occidente è complice della carneficina in corso. La professoressa Di Cesare, che avevo imparato a stimare per alcuni suoi ragionamenti sulle cause storiche del conflitto in Ucraina, afferma che Israele non è una potenza occupante. Le folle che hanno occupato le piazze sotto la forte emozione della strage di Gaza sono antisemite. Ma l’antisemitismo colpì una comunità ebraica straordinariamente attiva e coesa che professava in Europa la sua religione e rappresentava una meravigliosa intellighenzia: era indirizzato agli ebrei come comunità religiosa ed etnica. L’antisionismo, di cui sono stati interpreti tanti ebrei, si oppone invece alla concezione in base alla quale, anche con atti terroristici contro i britannici e contro gli arabi, soprattutto nella modulazione di destra del sionismo, gli ebrei hanno il diritto a occupare con la forza la terra dei palestinesi e cacciarli dalle loro case.
Dopo il 1967 in una parte dell’establishement israeliano era popolare uno slogan: prendere quanta più terra possibile e non darla indietro. Ricorderei a Di Cesare che le manifestazioni per il cessate il fuoco e la protezione dei civili, se chiamano Israele potenza occupante, lo fanno in linea con le risoluzioni Onu mai applicate; e la denuncia di apartheid in Cisgiordania è elaborata dall’Onu e da altre organizzazioni umanitarie. Considerare antisemitismo la critica al genocidio attuato da Netanyahu e il contrasto a strategie israeliane che, dalla fine del processo di Oslo, hanno opposto l’illegalità e la violenza di Stato alla politica e alla diplomazia è un’atroce mistificazione. Queste posizioni non sono solo immorali, sono controproducenti. La giustificazione della violenza e dell’impunità di Israele alla lunga genera mostri.
Con la carneficina di civili e i bombardamenti indiscriminati anche sui campi profughi, Netanyahu si propone come salvatore della sicurezza di Israele sperando di restare premier. I politici statunitensi hanno nel loro Dna l’impossibilità di prendere le distanze da Israele. Si inimicherebbero i donatori ebraici e cristiani, i gruppi di interesse, condannerebbero automaticamente la loro carriera politica. I burattini europei sanno che, se si distanziano dalle posizioni statunitensi, mettono a repentaglio la loro esistenza politica. Lo spirito gregario e conformista trionfa. L’assenza di diplomazia è spiegata. Non ci sono esitazioni neanche di fronte al pericolo di una guerra allargata.
Il rischio in Europa orientale è stato affrontato a cuor leggero. Nathalie Tocci, direttrice dello Iai, l’istituto di ricerca i cui studi portano miracolosamente alle stesse soluzioni individuate dai neoconservatori Usa, nei suoi ripetuti interventi ripete assiomi mai dimostrati: la difesa della democrazia europea passerebbe per la difesa dell’Ucraina libera. Come si permette la presidente Meloni di ripetere (in una telefonata-truffa a due comici russi) che c’è stanchezza sulla guerra in Ucraina? Tocci, Parsi, Panebianco non sono stanchi. Una generazione di diciottenni ucraini sacrificata, un Paese distrutto li vede ancora arzilli e pronti a inventare minacce inesistenti per far continuare il massacro. Mosca non vuole arrivare a Kiev e non ha alcun sogno imperialista in Europa. Una studiosa non può non saperlo, altrimenti dovrebbe tornare a scuola. Mosca non ha la potenza economica e militare per opporsi alla Nato. Kiev, Mosca e l’Europa hanno un identico interesse: un’Ucraina neutrale e ricostruita, un’Europa orientale pacificata.
In Medio Oriente si profila un allargamento del conflitto con conseguenze spaventose. L’Occidente lo fomenta respingendo il cessate il fuoco. I cani da guardia cercano di convincerci che non esiste alternativa diplomatica. Iran, Hezbollah, Paesi arabi hanno reazioni finora simboliche: abbaiano. Razzi che non fanno danni, dichiarazioni bellicose. Le portaerei Usa sono un dato senza precedenti. I rapporti di forza sono a favore di Tel Aviv e di Washington. È l’Occidente che deve fermare l’escalation.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.