IL CASO ILARIA SALIS: “IL TRASFERIMENTO IN ITALIA È POSSIBILE” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL CASO ILARIA SALIS: “IL TRASFERIMENTO IN ITALIA È POSSIBILE” da IL MANIFESTO

«Il trasferimento in Italia è possibile». La Commissione smentisce il governo

IL CASO ILARIA SALIS. Il dibattito al parlamento europeo, duro botta e risposta con i rappresentanti dell’Ungheria

Andrea Valdambrini, Strasburgo  06/02/2024

L’Europa chiede rispetto per la dignità dei detenuti in tutti i suoi paesi, compresa l’Ungheria nelle cui carceri è rinchiusa Ilaria Salis. E se necessario, è pronta ad aprire una procedura d’infrazione contro Budapest. È inequivoca la condanna arrivata per bocca della commissaria irlandese Mairead McGuinness nel corso di un pronunciamento dell’esecutivo comunitario di fronte all’Europarlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo. L’intervento, a cui è seguito un dibattito breve ma animato, era stato fatto inserire all’ordine del giorno in apertura della settimana parlamentare dalla delegazione italiana del gruppo S&D, composta dagli eurodeputati del Pd. La Commissione Ue si era già espressa la scorsa settimana scorsa, quando il portavoce alla Giustizia, si era limitato ad affermare: «Non commentiamo casi singoli, che rimangono prerogativa degli Stati».

Riferendosi proprio alle condizioni carcerarie in Ungheria la rappresentante dell’esecutivo Ue ha chiarito in Aula come «le leggi dell’Unione prevedono che i diritti fondamentali dei detenuti non debbano essere mai violati». Sul caso Salis ha poi aggiunto: «Desidero richiamare la vostra attenzione sulla decisione quadro del 2009 sull’ordine di vigilanza europeo, che consente a un sospettato di essere sorvegliato nel proprio Paese di provenienza nell’attesa di un processo in uno stato diverso. Questa decisione è stata recepita sia dall’Ungheria sia dall’Italia e mira a prevenire iniquità nelle fasi del processo».

«Mi vergogno del silenzio del governo italiano» ha aggiunto il capodelegazione Pd Brando Benifei nel corso del dibattito in Aula. «La premier Giorgia Meloni è pronta ad accogliere l’ultradestra orbaniana nel suo gruppo politico ma non riesce a chiedere rispetto per una sua cittadina. Leggo di suoi ministri che non hanno visto, che non sanno, che sono costernati ma poi sono muti di fronte ai nazionalisti loro amici. Una sottomissione imbarazzante». Parole sulla stessa lunghezza d’onda di quelle della leader dem Elly Schlein, ieri volata a Strasburgo per partecipare al flash-mob dei suoi eurodeputati sul caso Salis: «Il governo (italiano, ndr) si è svegliato solo quando tutto il mondo ha visto le catene e il guinzaglio. E’ difficile non pensare che dietro a questo silenzio di mesi ci sia l’imbarazzo di Meloni». L’ovvio rimando è all’ingresso del partito Fidesz di Viktor Orban – i cui deputati a Strasburgo siedono tra i non iscritti – nelle file del gruppo Conservatori e Riformisti (Ecr), di cui Fratelli d’Italia è asse portante. Stizzita la reazione dell’europarlamentare FdI Pietro Fiocchi, che ha definito quello a cui è intervenuto «un dibattito che nemmeno si sarebbe dovuto tenere».

E che a suo avviso rappresenta «una strumentalizzazione della sinistra per attaccare Italia e Ungheria in clima di campagna elettorale». È toccato invece al verde Ignazio Corrao ricordare in Aula, accanto a Salis in Ungheria, il caso di Filippo Mosca, imprigionato da mesi in condizioni disumane nel carcere romeno di Costanza: «E’ cruciale garantire a Ilaria, Filippo e tutti i detenuti un giusto processo in tutta l’Unione europea», ha concluso.

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