IL 2022 ENERGETICO: CARBONE E PETROLIO, RINNOVABILI AL PALO da IL FATTO
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IL 2022 ENERGETICO: CARBONE E PETROLIO, RINNOVABILI AL PALO da IL FATTO

Il 2022 energetico: carbone e petrolio, rinnovabili al palo

GIÙ I CONSUMI – Quasi l’80% della disponibilità è arrivata dall’oil&gas, solo il 18 dalle fonti green che sono scese del 13,4% a causa della siccità facendo salire l’import

VIRGINIA DELLA SALA  14 AGOSTO 2023

Emergenza, rischio di non avere abbastanza gas, diversificazione, via libera alle prospezioni nazionali: insomma, mentre nel 2022 eravamo concentrati su come portare a casa l’inverno e si dettavano regole per il risparmio energetico, in Italia i consumi e la disponibilità energetica vedevano come protagonista il comparto oil&gas, lasciando di fatto le rinnovabili al palo o comunque ad annaspare in una crescita che non è stata possibile nonostante alcuni (non abbastanza) sforzi. Il bilancio era previsto ampiamente, ma il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha ora pubblicato il report ufficiale sui consumi energetici del 2022 che fornisce un quadro di cosa sia successo esattamente lo scorso anno, a cavallo tra la guida di Roberto Cingolani e quella di Gilberto Pichetto Fratin.

Partiamo dal dato generale: quasi l’80 per cento della disponibilità energetica è arrivata da gas, petrolio e carbone, solo il 18,5 per cento dalle rinnovabili. Abbiamo aumentato le importazioni di carbone e petrolio, diminuito quelle di gas. La quota di importazioni nette rispetto alla disponibilità energetica lorda, che è un indicatore del grado di dipendenza dall’estero, è passata dal 73,5 al 79,7 per cento: in generale, la produzione nazionale si è contratta dell’8 per cento, soprattutto dalle rinnovabili, che hanno fatto il -13,4 per cento.

Rinnovabili.
Questo è il dato più drammatico: se infatti il fotovoltaico ha raggiunto il suo record storico, seguendo una direttrice segnata da tempo, si è contestualmente registrato un minimo storico nella produzione idroelettrica che è scesa del 36,6 per cento complice la grave siccità estiva. Questo ha di fatto congelato la quota percentuale delle rinnovabili nel mix energetico e al 19 per cento dei consumi complessivi, in linea con l’anno precedente. Insomma, l’energia green non si è mossa di un millimetro proprio quando avrebbe dovuto mettere il turbo.

Il settore elettrico ne ha risentito di più: “La notevole flessione (- 14%) – si legge- è legata alla eccezionale contrazione della produzione idroelettrica (-38%), causata dalle scarse precipitazioni… La fonte solare sfruttata segna una crescita netta (+12%) ma non sufficiente a compensare le riduzioni delle altre fonti; ne segue che l’incidenza della quota ‘Fer’ sul Consumo Interno Lordo di energia elettrica risulta in flessione di quasi 5 punti percentuali (dal 35,3% al 30,6%)”. Il ministero rileva poi che gli investimenti in nuovi impianti sono in aumento con ricadute occupazionali fino a 59mila unità tra Fer elettriche e termiche, anche qui in linea con l’anno prima. Un’occasione persa e un problema visti gli obiettivi (ambiziosi) del Piano clima.

Idrocarburi liberi.
Se cala l’import di elettricità da rinnovabili (-5%), aumenta e parecchio quello di combustibili solidi (+41,6%), di petrolio e prodotti petroliferi (+10,5%). Partiamo dal petrolio: sono più che raddoppiate le importazioni dagli Usa (+125%), cresciute dall’Europa (+17%), dal Medio Oriente (+3%) e dall’Africa (+1%). “Unica variazione negativa – si legge – si è registrata negli acquisti dall’Asia (-4%)”. Cresce ovviamente anche il settore della raffinazione. E il gas tanto caro alla transizione? I prezzi hanno fatto abbassare la domanda di circa 7,7 miliardi di metri cubi, portandola a 68,5 miliardi di metri cubi, una riduzione del 10 per cento. Parallelamente le esportazioni sono aumentate passando da 1,5 a 4,6 miliardi di metri cubi. Se si aggiungono le scorte, l’approvvigionamento si ferma a 75 miliardi di metri cubi. Si è ridotto via tubo del -52% dalla Russia e del 19% dalla Libia mentre è aumentato dall’Algeria (+11%) e tantissimo dal Nord Europa (+250%) e dall’Azerbaijgian (via Tap +43%). L’importazione del Gnl è cresciuta del 47% e ha rappresentato il 19,7% del totale in entrata.

Ritorno al carbone.
Quasi incredibile, nel 2022 le importazioni totali di combustibili solidi sono aumentate del 49% seppure “in prosecuzione con il trend positivo iniziato nel 2020”. Cresce sia il carbone da vapore (+57 %) che da coke (+21%), il primo “componente più consistente delle importazioni con l’ 83%”. E mentre cercavamo di ridurre la dipendenza del gas russo, da Mosca arrivava la principale scorta di carbone: 3,932 milioni di tonnellate, più che dal Sud Africa (2,18), dagli Stati Uniti (1,44) e dall’Indonesia (1,15 milioni). “In termini percentuali, le importazioni dalla Russia rappresentano il 33% del totale, quelle dal Sud Africa il 18%, dagli Stati Uniti il 12%, dall’ Indonesia il 10%, dall’Ue il 9%, dall’Australia l’8% e dalla Colombia il 5%”. Nonostante sia rimasto il nostro primo fornitore, gli acquisti di carbone dalla Russia sono calati del 20%: gode il Sudafrica (+675%).

Consumi e costi.
Il dato apparentemente positivo riguarda la riduzione del consumo finale energetico, sceso del 3,7% rispetto al 2021, complice l’aumento dei prezzi. E infatti la diminuzione si è manifestata prevalentemente nel settore residenziale ( -10,3%), nell’industria (-7,8%), nei servizi (-2,9%) mentre si è registrato un incremento dei consumi nei trasporti, saliti del 5,3% rispetto all’anno precedente. Un andamento che è legato all’incremento dei prodotti petroliferi, saliti del 6,5%: a fronte di una contrazione delle altre fonti, causato principalmente dall’aumento dei prezzi di gas ed elettricità.

Se i consumi sono calati, la spesa non lo ha certo fatto: quella delle famiglie per l’acquisto dell’energia (113,5 miliardi di euro) è aumentata ed è andata a finanziare per il 60 per cento gli usi domestici e per il restante 40 il trasporto privato. “Nel 2022 spiega il rapporto – in Italia la spesa energetica della famiglia tipo ammonta a 5.007 euro € (con un aumento di 1.681 euro€ rispetto al 2021, pari al +51%) ed è riconducibile per il 36% all’acquisto di carburanti (incremento spesa di 257 euro), per il 38% alla bolletta per il gas (incremento di 740 euro ) e per il 26% alla bolletta elettrica (incremento di 685 €euro)”.

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