GIUSTIZIA: “LE ASSURDE RIFORME” da IL FATTO
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GIUSTIZIA: “LE ASSURDE RIFORME” da IL FATTO

Giustizia, le assurde “riforme” del peggior ministro mai visto

ANTONIO ESPOSITO  17 FEBBRAIO 2024

Nessuno forse qualche anno fa avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbe asceso allo scranno di ministro di Giustizia un ex magistrato (Carlo Nordio) che avrebbe sottoposto all’approvazione del Parlamento – vantandosi di “esserne fiero” – una serie di norme sulla giustizia l’una più assurda, più illogica, più irragionevole dell’altra, tutte, peraltro, in contrasto con la Carta costituzionale.

Tale è certamente la norma che ha vietato la pubblicazione, integrale o per estratto, delle ordinanze di custodia cautelare, così impedendo l’esercizio del diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere informati, in palese violazione dell’art. 21 della Cost. Tale è sicuramente la norma sull’“interrogatorio preventivo” con il quale il giudice incredibilmente informa l’indagato che nei suoi confronti è stata chiesta dal pm una misura cautelare in carcere e, a sua istanza, gli consegna copia della richiesta e degli atti su cui essa si fonda. Tale è indubbiamente la norma che abroga il reato di abuso di atti d’ufficio così concedendo scriteriatamente ai pubblici ufficiali licenza a violare la legge; tutto ciò senza considerare l’irragionevole divieto per il pm di appellare, in molti casi, la sentenza assolutoria di primo grado, norma già dichiarata tempo fa incostituzionale dalla Consulta.

Venendo in particolare all’abrogazione del delitto di cui all’art. 323 c.p., deve rilevarsi che essa rappresenta un grave vulnus per l’ordine democratico basato sul rispetto delle regole e della legge cui tutti devono soggiacere sì che la loro inosservanza deve necessariamente essere sanzionata, con particolare riguardo alle prevaricazioni e agli abusi dei pubblici ufficiali sempre possibili in chi esercita il potere, e ciò sia a tutela dei cittadini nel delicato rapporto con i pubblici funzionari sia perché vengano rispettati i fondamentali principi costituzionali di imparzialità e buon andamento della P.A. ex art. 97 Cost, norma con la quale la abrogazione del reato si pone in netto contrasto.

Chissà se il ministro Nordio – il peggiore della storia repubblicana – abbia qualche conoscenza della moltitudine e varietà di casi in cui può estrinsecarsi l’abuso e dei quali può qui indicarsi qualche esempio: a) il sindaco che rilascia illegittimamente una concessione edilizia in zona demaniale; b) il sindaco che rilascia una concessione edilizia in zona inedificabile per vincolo paesaggistico imposto per legge, ovvero in una zona ove, per legge regionale a protezione delle coste, sia vietata la realizzazione dell’opera; c) il pubblico ufficiale che affida un appalto a trattativa privata nel caso in cui la legge prevede la gara pubblica; d) il pubblico ufficiale che faccia parte di una commissione di concorso (o di qualsiasi altra procedura) cui partecipi un parente, senza astenersi; e) il sindaco che revochi l’incarico ad un dirigente perché suo avversario politico, e così via.

In conclusione il reato in questione, con la riforma del 2020, è stato già circoscritto alle sole ipotesi in cui la condotta del pubblico ufficiale sia posta in essere in violazione di legge; ciò significa che, con l’abrogazione di tale reato, viene rilasciata al pubblico ufficiale una indiscriminata licenza di commettere impunemente abusi e arbitri al fine di avvantaggiare se stesso o parenti e amici, ovvero di danneggiare i nemici, determinando, quindi, un fenomeno di illegalità diffusa ove maggiore è il compromesso politico-elettorale.

Le norme in questione stanno delineando una situazione di scempio giuridico in un Paese che è stato sempre la “patria del diritto”, e ciò al fine di ridurre i mezzi di indagine e lo spazio d’intervento della magistratura onde assicurare impunità ai “colletti bianchi” e agli affaristi che affollano il sottobosco della politica.

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