GAZA, LIBANO, SIRIA, WEST BANK: CON LA GUERRA SI ESPANDE ISRAELE. L’OCCUPAZIONE IN MAPPE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GAZA, LIBANO, SIRIA, WEST BANK: CON LA GUERRA SI ESPANDE ISRAELE. L’OCCUPAZIONE IN MAPPE da IL FATTO

Gaza, Libano, Siria, West Bank: con la guerra si espande Israele. L’occupazione in mappe

Riccardo Antoniucci  10 Maggio 2026

Quando viene alla luce è sempre tardi, è un dato di fatto difficile da ricacciare indietro: è la logica dei soprusi. Se non fosse per le organizzazioni umanitarie, nessuno avrebbe saputo che nella Striscia di Gaza la linea gialla è diventata “arancione”, che Tsahal ha aggiunto un’altra buffer zone a quella già creata nel 2023 con l’offensiva militare contro Hamas dopo il massacro del 7 ottobre. All’inizio era larga 700 metri e correva lungo il confine blindato con Israele. Nel 2025, con gli accordi tregua firmati a ottobre per spinta degli Usa di Trump, è diventata profonda decine di km, il 53% della Striscia. Di recente è stata ampliata ancora, come scrive Aya Ashour in basso. Ma Gaza è solo una parte della logica di espansione territoriale che Benjamin Netanyahu e i suoi alleati estremisti al governo hanno trasformato in una strategia politica.

In Siria, dopo la caduta di Bashar Al Assad, il 7 dicembre 2024 l’Idf è avanzato dalla zona smilitarizzata posta sotto il mandato della missione Onu Undof dal 1974 e ha occupando 350 km2 nel sud-ovest siriano, verso le province di Quneitra e Daraa (dove lo Stato ebraico finanzia e sostiene alcune fazioni della minoranza drusa, in chiave anti-Damasco). Le Alture del Golan sono occupate dal 1967 e Gerusalemme ha rilanciato nel 2024 un piano per raddoppiare la popolazione dei coloni. Una violazione del diritto internazionale che Israele giustifica con la necessità di creare una fascia di sicurezza per difendersi dagli attacchi.

Il Libano è l’altro grande banco di prova di questa strategia. Nella parte meridionale del Paese dei cedri, territorio dove dominava Hezbollah e ha insediato arsenali e tunnel mentre è attiva (fino a dicembre) la missione Unifil, l’Idf ha mantenuto una presenza militare stabile lungo la linea blu (sancita dalla risoluzione Onu 1701 del 2006) almeno da novembre 2024. Ma dopo l’ultima guerra scatenata a marzo di quest’anno, poco dopo l’attacco all’Iran con gli Stati Uniti, il governo Netanyahu ha realizzato un progetto che incubava da tempo: svuotare i territori libanesi a sud del fiume Litani. Con la tregua mediata da Trump, e l’assenso del governo di Beirut, l’Idf ora controlla circa 10 km di profondità, effettua raid e incursioni regolari: 62 villaggi libanesi sono stati evacuati, 47 sono sotto occupazione militare.

La Cisgiordania resta il terreno dove la strategia espansionistica israeliana si misura di più e da più tempo. Il 60% dei 5860 km2 della West Bank è già amministrato da Israele direttamente (Area C), ma dopo il 7 ottobre 2023 il governo Netanyahu ha assecondato, legalizzato e accelerato l’espansione delle colonie illegali. Su base quasi quotidiana ai residenti palestinesi vengono sequestrati campi, case, terre, sotto la minaccia violenze da parte dei coloni o di arresto. Tra le tante violazioni denunciate dalle ong anti-apartheid. L’ultima, ieri, a nord di Jenin, a Sa-Nur: alcuni coloni hanno aggredito gli abitanti palestinesi esigendo che dissotterrassero un cadavere, perché era troppo vicino al loro insediamento. L’esercito accorso sul posto ha dato ragione ai coloni e la salma è stata rimossa. “Stanno cercando di reinsediare le colonie abbandonate nel 2005”, spiega Alon Cohen dell’ong Bimkom: i quattro insediamenti abbandonati insieme al ritiro da Gaza. “I coloni cercano di fondare avamposti o fattorie nei punti dove ci sono più palestinesi, per fare il massimo danno”. E il governo li aiuta: nel 2025 Gerusalemme ha annesso come “terra di Stato” 24 km2 dell’Area C, ha “legalizzato” 22 colonie e 86 avamposti, di cui 60 agricoli, secondo i dati dell’ong Peace Now. Sono stati creati 116 km di strade non autorizzate al servizio dei coloni e con lo scopo di spezzare il territorio palestinese. Le strade si portano dietro muri e barriere: “Un’architettura dell’esclusione” o dell’apartheid come dicono ong come B’tselem. Il progetto più critico è l’E1: 3000 case per israeliani previste tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. Se realizzato, taglierebbe in due la Cisgiordania tra nord e sud, compromettendo la continuità territoriale palestinese. Perché è questo il vero obiettivo (dichiarato) dei ministri Smotrich e Ben-Gvir: impedire la costituzione di uno Stato palestinese.

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