ECCO I NEMICI DEL CAPODANNO: “I TERRORISTI E GLI AMBIENTALISTI” da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ECCO I NEMICI DEL CAPODANNO: “I TERRORISTI E GLI AMBIENTALISTI” da IL MANIFESTO e IL FATTO

Ecco i nemici del Capodanno: i terroristi e gli ambientalisti

PUBBLICA SICUREZZA. La circolare del Viminale ai prefetti lancia l’allarme: «Rischio mobilitazioni eclatanti». La polizia mette in guardia anche dalle baby gang e invita a disporre «piani idonei»

Federica Rossi  31/12/2023

Allarme terroristi, ambientalisti e baby gang per Capodanno. Così almeno dice una circolare del Dipartimento della Pubblica sicurezza che invita a pianificare «idonei dispositivi di sicurezza» in vista delle festività di Capodanno. Stando a quanto si legge nella circolare firmata dal capo della polizia Vittorio Pisani, alla luce «delle numerose mobilitazioni condotte, soprattutto nell’ultimo mese, da aderenti a movimenti ambientalisti» gli eventi di oggi, «specie quelli di particolare impatto mediatico» potrebbero essere considerati «un’occasione di massima visibilità per l’attuazione di iniziative contestative e dimostrative, anche con modalità eclatanti».

ATTI TERRORISTICI e dimostrazioni ambientaliste sono affiancate nello testo che avverte sui rischi per la sicurezza pubblica durante le festività, scambiando per terrorismo azioni nonviolente come quella effettuata da Ultima Generazione contro l’albero di Natale di Gucci a Milano. La decisione di mettere «in sicurezza» le piazze festive di oggi dagli ambientalisti incarna la criminalizzazione verso atti di disobbedienza civile in difesa del pianeta. Una tendenza che gruppi come Ultima Generazione e Extinction Rebellion vivono da anni, con un picco negli ultimi mesi. Le centinaia di misure restrittive che gli attivisti hanno collezionato, infatti, appartengono spesso al codice antimafia, come i fogli di via. Nel 2022 Simone Ficicchia, 20 anni, si è dovuto difendere in un processo per sorveglianza speciale (istanza poi respinta), una misura generalmente messa in atto per evitare che «soggetti pericolosi» commettano reati. Alla manifestazione di Roma in Piazza Vittorio dello scorso 17 dicembre organizzata da Ultima Generazione il centro della capitale si è bloccato a causa delle decine di camionette pronte per difendere la pubblica sicurezza da gruppi di persone sedute in cerchio a parlare, a cantare, o sedute per terra disarmate.

MANIFESTARE per il clima è diventato un rischio per gli attivisti nonostante le modalità della disobbedienza civile siano di natura pacifica. Lo spiega a livello teorico Thoreau, o Ghandi, i nomi che ispirano questi movimenti. Ma lo mostra anche la pratica, quando prima di un blocco stradale vengono avvertiti gli ospedali, viene lasciata una corsia d’emergenza e si calcola che «l’intoppo» abbia una durata di circa 30 minuti – briciole per chi conosce i tempi del traffico nelle grandi città. Le azioni di disobbedienza civile mirano a far sentire i cittadini scomodi nella poltrona della quotidianità, a far riflettere e rendere in qualche modo tutti partecipi. Per questo prima di incollarsi ad un vetro di un quadro passano mesi di confronto con un team di restauratori, perché l’obiettivo non è il danno in sé. Ma la preoccupazione e l’allarme verso il potenziale danno. Che sia un quadro o il pianeta intero.

LA RETORICA della criminalizzazione contro gli attivisti per il clima può funzionare a livello politico, ma non regge quasi mai di fronte alla legge. Le misure cautelari per esempio imposte a Silvia, Ettore e Mida per l’azione al passante di mezzo di Bologna sono state revocate e i pm hanno archiviato le accuse per molti blocchi stradali perché di «lieve entità». Ma la retorica securitaria crea un immaginario sbagliato nell’opinione pubblica, in cui il nemico viene disegnato intorno al profilo di ciascun attivista (come se, poi, ognuno non avesse la propria individualità). Soprattutto se usa delle modalità di protesta non tradizionali. E il nemico, si sa, va odiato. E il governo ha scritto una legge ad hoc «contro gli eco-vandali» per non lasciare nessun dubbio. Forse sarebbe più opportuno preoccuparsi dei 18 gradi il 31 dicembre, che cinque persone sedute a terra.

Capodanno bagnato ma surriscaldato. E l’Artico si squaglia

luca mercalli  31 DICEMBRE 2023 

In Italia – La settimana di Natale è trascorsa nella calma anticiclonica, placatasi la sfuriata di foehn caldo del 22-23 dicembre, notevole soprattutto al Nord (secondo Arpa Piemonte il 23 è stato il giorno più caldo mai rilevato in dicembre nella Regione dal 1958, con 9 °C sopra la media). Le inversioni termiche e l’accumulo di umidità nei bassi strati atmosferici hanno generato tuttavia estesi strati nuvolosi su pianure, coste e fondovalle, mentre Alpi e Appennini oltre i 1.500 metri, pur tra velature, sono rimasti più soleggiati, e sempre a corto di neve. In Valpadana le nubi hanno limitato il raffreddamento notturno, tanto che non gelava e si misuravano temperature minime da fine ottobre, come i 7,5 °C di venerdì 29 a Piacenza. Molto miti le temperature massime lungo la penisola e sulle isole, ma anche in alta montagna: nel pomeriggio di Natale c’erano 20 °C a Catania, 18 °C a Olbia e Foggia, 16 °C a Roma, e 11 °C ai 2.000 metri di Sestriere. Oggi il 2023 si chiude sotto le piogge di una perturbazione atlantica tra Levante Ligure, Toscana, Emilia, Lombardia e Nord-Est, e per avere un periodo freddo occorrerà forse aspettare i giorni dopo l’Epifania. Secondo lo studio Enea/Cnr Record-breaking persistence of the 2022/23 marine heatwave in the Mediterranean Sea pubblicato su Environmental Research Letters, l’ondata di calore marino sperimentata dal Mediterraneo nell’ultimo biennio è stata la più lunga in almeno quarant’anni, superando il caso del 2003 che, benché più intenso, si limitò a quattro mesi.

Nel mondo – Le continue perturbazioni oceaniche delle ultime settimane hanno subissato d’acqua i Paesi nordalpini (oltre 300 mm di precipitazioni in dicembre nella Foresta Nera), e con il concorso dell’anomalo disgelo si sono sviluppate grandi piene dell’Elba e del Danubio, straripato a Budapest. Parigi ha registrato la notte di Natale più mite in una serie di misura avviata nel 1873 (minima di 11,5 °C), in attesa della tempesta “Gerrit” che tra mercoledì 27 e giovedì 28 ha spazzato le isole britanniche e il Nord della Francia (danni a edifici e linee elettriche, inondazioni in Scozia). Oltre che in Europa, il periodo natalizio è stato particolarmente caldo anche in vaste zone dell’Asia con temperature fino a 28 °C in Turkmenistan, nonché in Canada, dove manca la neve in città come Edmonton, Montreal e Toronto, e in Centro-Sud America (record nazionale per dicembre in Costa Rica, 36,9 °C). Dopo svariati mesi di caldo estremo, in Cina orientale è giunta un’ondata di freddo e neve tra le più intense da decenni nella regione, e Pechino è rimasta ininterrottamente sotto 0 °C dall’11 al 24 dicembre. Una tempesta ha lasciato senza elettricità 120 mila famiglie presso Brisbane (Australia), ma il peggio lo ha vissuto la Repubblica Democratica del Congo con almeno 62 vittime per disastrose alluvioni. Tra i molti eventi climatici e ambientali fuori scala del 2023, ormai di sicuro l’anno più caldo mai registrato al mondo, si ricorderanno gli epocali incendi forestali in Canada, che – stando al Copernicus Atmosphere Monitoring Service – hanno rilasciato in atmosfera 480 milioni di tonnellate di carbonio, equivalenti a quasi 1,8 miliardi di tonnellate di Co2, quanto le emissioni annue di un Paese come la Russia. La nuova edizione dell’Arctic Report Card pubblicata dalla Noaa conferma l’Artico come la regione del mondo che si riscalda più rapidamente, e l’estate 2023 è stata la più calda almeno dal 1900 con anomalie fin oltre +5 °C intorno alla Novaja Zemlja. Oggi si chiudono gli otto anni di doppio mandato del finlandese Petteri Taalas quale segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale; gli succederà Celeste Saulo, già direttrice del servizio meteorologico argentino, prima donna a guidare l’autorevole agenzia Onu con sede a Ginevra che dal 1950 coordina lo sviluppo internazionale del monitoraggio e della previsione meteo-climatica.

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