C. ROVELLI: “LAGUERRA IN UCRAINA È STATA UN DISASTRO. TEMO UN CONFLITTO MONDIALE” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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C. ROVELLI: “LAGUERRA IN UCRAINA È STATA UN DISASTRO. TEMO UN CONFLITTO MONDIALE” da IL FATTO

Carlo Rovelli: “La guerra in Ucraina è stata un disastro: temo un conflitto mondiale”

FISICO E DIVULGATORE – “Il tema non è la reputazione dell’Occidente, ma il massacro in corso”

ANTONELLO CAPORALE  18 DICEMBRE 2023

Professor Rovelli, il mondo si riunisce per realizzare la transizione ecologica e il conclave è presieduto dal sultano degli Emirati Arabi che sul petrolio fa soldi a palate.

Invece di guardare con sospetto gli altri, perché non ci chiediamo cosa fare noi? I Paesi del Golfo si preparano: utilizzano capitali accumulati dal petrolio per diversificare economie. Noi abbiamo ricchezze (l’Italia è la decima potenza economica del mondo) accumulate in tre secoli di colonialismo e per essere stati fra i primi ad entrare nella rivoluzione industriale. Stiamo meglio degli altri: dobbiamo essere i primi a contribuire a salvare tutti dal disastro che si avvicina.

Massimiliano Fuksas, archistar italiana, dice che le autocrazie hanno vinto la loro gara con le democrazie. Sono dittature efficienti, visionarie, e però pragmatiche: dalla Cina alla Turchia, dall’Arabia alla Russia solo successi.

Non c’è nessuna gara da vincere. Ci sono sistemi politici diversi che hanno ciascuno meriti e problemi; possiamo imparare qualcosa dagli altri senza rinunciare a noi stessi. Quello che ha fatto il governo cinese in 40 anni è sbalorditivo: sollevato mezzo miliardo di persone dalla povertà estrema, ridotto l’analfabetismo dal 90 a meno dell’1 per cento, fra i giovani hanno più laureati pro capite dell’Italia, e un consenso interno (misurato da università Usa) fra i più alti del mondo.

Anche lei pensa che i cinque miliardi di persone che vivono nella miseria ambiscono ad avere condizioni materiali migliori e delle nostre libertà se ne fregano?

Ma certo! Basta viaggiare. Lei preferisce figli malnutriti e senza scuola, o non poter tenere tutte le armi che vuole? Da ragazzo amavo la “libertà”. Adesso da noi “libertà” è uno slogan per coprire ipocrisie e privilegi, fare i propri interessi sulla pelle di altri. In molti Paesi, “libertà” significa liberarsi dal dominio militare Usa.

L’Europa sta perdendo il confronto bellico con la Russia ed è ininfluente in medio oriente. L’esito disastroso della guerra in Ucraina quanto costerà alla reputazione dell’occidente?

Più che in reputazione, mi preoccuperei di quanto costa in esseri umani uccisi, famiglie distrutte dal dolore, città devastate, mine che continueranno a uccidere per anni… Perché non li facciamo finire, questi conflitti? Basterebbe lasciare che gli abitanti delle zone occupate dalla Russia votassero sotto un controllo internazionale con chi vogliono stare, o i Paesi dell’Onu imponessero a Palestina e Israele gli accordi di Oslo. A parte gli Usa, sarebbero d’accordo tutti. Sono stati ragionevoli i Kennedy e Krusciov a evitare la guerra, Mandela e i bianchi sudafricani a evitare il massacro, gli Irlandesi e gli Inglesi con l’accordo del Good Friday… e tanti altri. Vincere per la reputazione? E ci massacriamo.

C’è solo disperazione nella scelta degli argentini di eleggere Javier Milei, il “loco”, oppure è il finale apocalittico delle democrazie suicide?

Di apocalittico vedo i possibili disastri ecologici, una guerra mondiale sempre più alle porte. Non un’elezione in un Paese dove si vota.

Crede che Trump sarà rieletto?

Non lo so. Non mi piace Trump. Biden ancora meno. Fa l’amico dei neri, ma tiene stretto il potere nelle mani di pochi bianchi. Ha spinto più guerre lui che tutti i repubblicani. È inevitabile, per l’evoluzione economica globale, che l’America debba accettare di non essere più padrone indiscusso. Non mi pare Biden abbia flessibilità e lungimiranza per gestire questo passaggio delicato.

Come giudica Giorgia Meloni?

Non giudico nessuno. Non voto il suo partito e ho ripetuto spesso le politiche per cui voto: bilanciamento serio delle attuali sconsiderate disparità economiche, reale impegno ecologico, disimpegno dalle azioni di guerra e una politica internazionale per la collaborazione invece dell’attuale sostegno alla belligeranza.

Come giudica la destra al potere in Italia?

È come chiedermi come giudico il fatto che oggi piove invece che esserci il Sole.

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