BASI, GAS E DIFESA: CONSIGLI ALL’EUROPA SENZA USA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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BASI, GAS E DIFESA: CONSIGLI ALL’EUROPA SENZA USA da IL FATTO

Basi, Gas e Difesa: consigli all’Europa senza Usa

Lorenzo Giarelli e Michela A. G. Iaccarino  10 Dicembre 2025

Scontro atlantico. Dopo le bastonate all’Ue del doc Usa “National Security Strategy” arriva anche l’intervista a “Politico” di Trump: “Europei deboli”

L’Europa come un gruppo di nazioni “in decadenza” guidate da persone “deboli”. Così il presidente Usa Donald Trump in un’intervista a Politico ieri ha sminuito i tradizionali alleati degli Stati Uniti dopo averli già massacrati nel documento ufficiale National Security Strategy. “Penso che non sappiano cosa fare: l’Europa non sa cosa fare”. L’attacco frontale – scrive Politico – contro “la leadership politica europea rappresenta la denuncia più virulenta del presidente fino a oggi nei confronti di queste democrazie occidentali, minacciando una rottura decisiva con paesi come Francia e Germania”. E ancora Trump: “La Nato mi chiama papà. Guardi, ho aumentato la spesa militare dal 2% al 5% del Pil; il 2% che non pagavano e il 5% che stanno pagando. E lo stanno pagando perché quando inviamo qualcosa, la Nato lo paga, e presumo che lo diano all’Ucraina. Ma, ehm, l’Europa viene distrutta”.

“Vance aveva già espresso il suo disprezzo per l’Europa a Monaco – scrive l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell –, Trump lo ha ora elevato al livello di strategia di sicurezza nazionale. Si tratta di una dichiarazione di guerra politica all’Ue. Vuole un’Europa bianca divisa in nazioni, subordinate alle sue richieste e alle sue preferenze di voto”. Molto dura anche la reazione del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, secondo il quale “siamo alleati degli Stati Uniti e gli alleati devono agire come tali”. Pertanto “non possono interferire nella vita politica interna” dei Paesi dell’Unione e devono rispettare “le scelte democratiche” dei cittadini, perché “così è come ci si comporta”. Sulla stessa linea anche Londra, con la ministra degli Esteri Yvette Cooper che attacca: “Quello che vedo nell’Europa è la forza e l’impegno a sostenere l’Ucraina, ma anche la forza nel farsi avanti e garantire che stiamo aumentando i nostri investimenti nella Difesa e facendo la nostra parte attraverso la coalizione dei volenterosi, così come attraverso il supporto militare e alle infrastrutture energetiche di cui Kiev ha bisogno”.

“Trump dice la verità sui leader europei”, ha detto, invece, il negoziatore russo Kirill Dmitriev spalleggiando il leader Usa. Mentre forte del rinnovato sostegno del suo “amico” alla Casa Bianca, il presidente russo in persona Vladimir Putin insiste sul nodo più difficile da sciogliere del negoziato: il Donbass è “territorio russo, questo è un fatto storico”, ha rivendicato di nuovo.

Ue e Nato, l’ordine mondiale sorto dalle macerie della Seconda guerra mondiale è sempre più in discussione. Il Fatto ha chiesto a esperti e opinionisti prospettive di questa realtà che fino a pochi anni fa avremmo definito distopica.

Elena Basile
Gli States ci guadagnano mentre gli europei si autoflagellano
L’Europa, che fino al 2008 si opponeva alla politica della porta aperta della Nato a Ucraina e Georgia e che ha dovuto allinearsi dopo il 2014 alle politiche neoconservatrici Usa, avrebbe oggi un’opportunità da non perdere. Potrebbe ritornare ai reali interessi dei popoli europei. La stabilità e la sicurezza europea possono essere realizzate soltanto con la mediazione col grande vicino, potenza nucleare. Eliminare la politica dei blocchi e riprendere il cammino interrotto, avendo come riferimento la Carta di Parigi dell’Osce, i principi di Helsinki permetterebbero ai Paesi europei di stabilizzare la frontiera orientale. Il congelamento della linea del fronte, senza risolvere le cause profonde del conflitto, porterebbe invece instabilità. Il modello vincente per la Germania e per tutta l’Europa era l’esportazione di tecnologie dietro l’importazione di gas russo a basso prezzo. Vi abbiamo dovuto rinunciare per imposizione statunitense. È surrealistico che ora che Washington finalmente registra la sconfitta della strategia neoconservatrice, l’Europa voglia continuare una guerra che ha portato benefici agli Stati Uniti e recessione e insicurezza ai popoli europei.

Maurizio Boni
La difesa Ue è una chimera, Bisogna guardare al dopoguerra ucraino
La National Security Strategy di Trump, nel capitolo dedicato all’Europa, non solo definisce come interesse fondamentale per gli Usa quello di ristabilire la stabilità strategica con la Russia, ma indica chiaramente che bisogna “terminare la percezione e prevenire la realtà di una Nato in perenne espansione”. Inoltre, circolano ipotesi sulla stipula di un possibile patto di non aggressione Nato-Russia definito tra Washington e Mosca, unitamente a indiscrezioni sulla possibile delega di funzioni molto generiche, come l’intelligence e la logistica, a una possibile leadership Ue dell’Alleanza. Tutto ciò mette in discussione la sostenibilità politico-militare della Nato nella configurazione attuale e apre le porte all’adattamento dell’organizzazione, ovvero all’individuazione di soluzioni alternative. Queste non potranno essere costituite dalla chimera della difesa europea, almeno sino a quando non verrà definita la reale ampiezza dell’autonomia strategica europea rispetto ai limiti posti da Washington, che continueranno a sussistere. Non si potrà prescindere dalla nuova architettura di sicurezza del continente del dopoguerra ucraino.

Massimo Cacciari
Per Washington ora Mosca non è più nemica, sono tutti affari nostri
Ora sono cazzi dell’Europa. Gli Stati Uniti hanno capito, io credo in maniera irreversibile, che la Russia non è più il nemico e non è più un pericolo. Questo indipendentemente da Trump, non credo che sul rapporto con la Russia torneranno indietro tra pochi anni. Adesso è l’Europa che deve decidere il suo futuro. Vuole farsi il suo riarmo, anziché spendere i soldi per le scuole e gli ospedali? Benissimo, se lo faccia, proceda con miliardi di euro di riarmo anche col disimpegno degli Usa nella Nato. Ma se gli americani hanno finalmente capito che i russi non sono il problema, sarebbe ora che anche l’Europa pensasse a un’alleanza finalmente matura, basata sulla diplomazia e gli scambi economici e che perciò torni a parlare in primis con Mosca. Non un’alleanza barbara e unicamente militare come quella che vuole qualcuno. Questo è quello che andrebbe fatto, ma mi rendo conto che sia più probabile una strada diversa. D’altra parte tra i leader europei va di moda portare il cervello all’ammasso.

Franco Cardini
Non avrei dubbi, toglierei il disturbo e lavorerei con i paesi brics

Io non avrei dubbi. Approfitterei delle mosse di Trump per smantellare la Nato o, nel caso dell’Italia, per uscirne e lavorare con i Brics. Mi rendo conto però che sia una prospettiva irrealistica, e dunque provo anche a immaginare altri scenari. Questo è un divorzio anomalo, perché Trump ha prima imposto condizioni pesantissime agli alleati e poi li ha mollati lo stesso. La Nato finora ha funzionato basandosi sul principio che l’Europa si limitasse a fare il gioco degli Stati Uniti. Se si ridiscutono i rapporti, allora la Nato deve cambiare profondamente, a partire dal suo Trattato. Se proprio l’Italia e l’Europa non vogliono togliere il disturbo, rivediamo tutto e rendiamola un’alleanza davvero alla pari, da tutti i punti di vista: militare, economico, logistico, eccetera. Mi rendo conto benissimo però che può funzionare soltanto nella teoria, perché parliamo pur sempre di una grande potenza – per quanto non sia più la sola al mondo – e una compagine che non saprei neanche come definire.

Gianandrea Gaiani
Molti leader qui adesso cambieranno e si ritornerà al gas russo
Non è vero: Trump non ha detto che ci molla. Anzi, vuole l’Europa ancora più legata all’America sul piano militare ed economico, infatti ci impone di spendere il 5% del Pil in Difesa, ma per farci comprare armi americane. Quello che vuole è meno costi e impegno degli Usa in Europa. Ma se compriamo armi americane, le nostre industrie diventeranno sussidiarie delle loro. Portandoci al confronto contro Mosca, ci hanno ficcato in un cul de sac. Un riarmo serve, ma per farlo bisogna ripristinare le condizioni affinché questo avvenga – e non avverrà con questa classe dirigente che ci ha portato al disastro economico e strategico. Oggi l’Europa è l’area industrializzata del mondo che paga di più l’energia. Questo vuol dire, per esempio, che un nuovo carro armato Leopard costa quasi 30 milioni di euro, una cifra con cui i russi producono sette carri armati e i cinesi undici. Un riarmo, a queste condizioni, non ce lo possiamo permettere. Il futuro dell’Europa comincerà con un cambio di molti leader a partire dalla Ue e dal ripristino delle forniture energetiche russe.
Francesco Sylos Labini
Ripensare del tutto l’alleanza atlantica e le istituzioni europee
Dal documento della National Security Strategy emerge che gli Stati Uniti sono immersi in una profonda crisi economica e sociale, maturata negli ultimi trent’anni con la trasformazione del sistema produttivo: da un’economia fondata su ricerca e innovazione si è passati a un modello finanziario dominato da oligarchie e rendite. Per competere con la Cina, Washington deve ora reindustrializzarsi e ricostruire catene di approvvigionamento globali, ridimensionando anche il proprio apparato militare (oltre 750 basi in circa 200 Paesi). A ciò si aggiunge la consapevolezza, sul piano strategico, di aver perso la guerra in Ucraina, combattuta per procura. Le élite europee rimuovono questo scenario catastrofico, il fatto di aver fomentato una guerra fallita, di avere un’economia in frantumi, media controllati e assenza di sviluppo. Oggi il primo passo è aprire una discussione reale sulle conseguenze della sconfitta, condizione preliminare per ripensare il senso stesso della Nato e dell’Unione europea, almeno nelle loro forme attuali.

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