ASSANGE E L’ACCUSA DI STUPRO: STOCCOLMA HA DISTRUTTO I FILE da IL FATTO
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ASSANGE E L’ACCUSA DI STUPRO: STOCCOLMA HA DISTRUTTO I FILE da IL FATTO

Assange e l’accusa di stupro. Stoccolma ha distrutto i file

CAMPAGNA DI DELEGITTIMAZIONE – Mai rinviato a giudizio, l’inchiesta durò dal 2010 al 2019. Le email tra l’Autorità svedese e Londra, dove si trovava l’attivista, ora non esistono più

STEFANIA MAURIZI  1 FEBBRAIO 2023

Distrutti. Una considerevole parte dei documenti sul caso Julian Assange sono stati distrutti dalle autorità di Stoccolma della Swedish Prosecution Authority (Spa), che dal 2010 al 2019 lo ha indagato per stupro. Si tratta di corrispondenza tra la Spa e le autorità inglesi del Crown Prosecution Service, che collaboravano con gli svedesi, perché il fondatore di WikiLeaks era sotto indagine in Svezia, ma fisicamente si trova a Londra dal 2010.

Le email sono documenti cruciali per capire cosa è davvero accaduto in un’inchiesta che ormai è chiusa per sempre, senza che il fondatore sia mai stato neppure rinviato a giudizio, ma che gli ha sottratto a lungo l’empatia dell’opinione pubblica. Assange si trova attualmente nella prigione più dura del Regno Unito, Belmarsh, a Londra, in attesa che la giustizia inglese decida in merito al suo appello contro l’estradizione negli Stati Uniti.

Se verrà estradato, rischia una condanna a 175 anni per aver pubblicato i documenti segreti del governo americano, che hanno rivelato crimini di guerra e torture. La distruzione dei documenti da parte della Swedish Prosecution Authority è emersa solo grazie a una lunga battaglia legale con il Foia da parte di chi scrive. Dal 2015, ci battiamo in Svezia, Inghilterra, Stati Uniti e Australia per ottenere tutta la documentazione sul caso, rappresentati da ben sette avvocati. Questo lavoro ha permesso di scoprire che sono state le autorità inglesi del Crown Prosecution Service – esattamente l’avvocato Paul Close – a consigliare alla Swedish Prosecution Authority di non interrogare Assange a Londra, ma di interrogarlo solo dopo averlo estradato in Svezia e, così facendo, hanno contribuito a creare una paralisi legale e diplomatica che ha tenuto il fondatore di WikiLeaks detenuto arbitrariamente a Londra fin dal 2010 e in un limbo in cui non veniva né incriminato per stupro né scagionato una volta per tutte, con l’etichetta di stupratore che gli rimaneva addosso.

Questo e altri consigli legali furono dati ai magistrati svedesi tra il 2010 e il 2013, quando il Crown Prosecution Service era guidato da Sir Keir Starmer, che oggi è il leader del Labour Party. Perché il Crown Prosecution Service si è comportato così? Starmer ne era a conoscenza? E se sì, ha avuto un qualche ruolo? Quando abbiamo cercato di scavare in questi fatti, abbiamo scoperto che il Crown Prosecution Service ha cancellato il contenuto dell’account email dell’avvocato Paul Close. L’abbiamo scoperto nel 2017, e da allora combattiamo per avere spiegazioni dalle autorità britanniche, anche perché, oggi, il Crown Prosecution Service è anche l’autorità pubblica attraverso cui gli Stati Uniti agiscono nel loro procedimento di estradizione di Assange.

L’avvocata inglese che ci rappresenta contro il Crown Prosecution Service, Estelle Dehon, spiega al Fatto: “La mia cliente è stata inarrestabile nella sua ricerca per scoprire cosa è stato distrutto, perché e su istruzioni di chi”. Ora, grazie a un’udienza che si è appena tenuta a Londra per il nostro Foia, è emerso che anche le autorità svedesi hanno distrutto una “parte sostanziale” della loro corrispondenza con il Crown Prosecution Service.

Dal 2015 cerchiamo di accedere a essa. Né Londra né Stoccolma hanno mai voluto chiarire a quante pagine ammonta, ma il Crown Prosecution Service ci ha fornito una stima: soltanto nel quinquennio 2010-2015, ha scambiato tra le 7.200 e le 9.600 pagine di corrispondenza su Assange con la Swedish Prosecution Authority. In otto anni di battaglia con il Foia, siamo riusciti a ottenere appena 551 pagine dagli inglesi e 1.373 pagine dagli svedesi. Si tratta solo della punta dell’iceberg. Dopo aver scoperto la distruzione dei documenti da parte del Crown Prosecution Service, abbiamo provato per anni a ottenerne copia dalla Swedish Prosecution Authority, che però insisteva di averci rilasciato tutti i documenti che avevamo chiesto e che non ce ne fossero altri. Rappresentata dagli avvocati svedesi Percy Bratt e Susanne Feinsilber abbiamo fatto ricorso sia alla Corte di appello amministrativa svedese (Kammarrätten) sia all’organo di controllo di nomina parlamentare (Justitieombudsmannen, Jo). È stato tutto inutile. Quest’ultimo si è rifiutato sia di aprire un’inchiesta sia di spiegare il suo rifiuto. “Abbiamo presentato prove così solide che è veramente straordinario che Jo non abbia aperto un’inchiesta”, il nostro avvocato svedese Bratt aveva subito commentato.

Ora la scoperta finale: i documenti sono stati in larga parte distrutti.

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