ANCHE I FILOSOFI SONO RESPONSABILI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ANCHE I FILOSOFI SONO RESPONSABILI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE da IL FATTO

Clima, limitare il riscaldamento a 1,5°C? Ormai ci restano solo 5 anni

PEGGIO DELLE STIME DELL’IPCC – Un gruppo di scienziati dell’Imperial College di Londra hanno aggiornato le stime prodotte dalle Nazioni Unite sulla quantità di CO2 che possiamo ancora emettere nell’atmosfera senza superare la soglia dei danni irrimediabili per il Pianeta

 RICCARDO ANTONIUCCI  31 OTTOBRE 2023

Le emissioni di CO2 scendono troppo lentamente, l’obiettivo dell’accordo di Parigi di rimanere sotto 1,5°C è sempre più irraggiungibile. A dirlo non sono gli ambientalisti radicali di Ultima generazione, ma gli scienziati. Sempre più report lanciano l’allarme sulla reale possibilità di limitare il riscaldamento globale sulla soglia più ottimistica fissata dalla Cop21, che è anche quella entro la quale non si produrranno sconvolgimenti irreversibili.

L’ultimo in ordine di tempo è uno studio pubblicato lunedì sulla rivista Nature Climate Change ad opera di un team di climatologi dell’Imperial College di Londra. Il report aggiorna le stime elaborate dall’Ipcc sul cosiddetto “budget di carbonio disponibile”, ovvero la quantità di CO2 che si può ancora emettere prima di avviare il Pianeta irreversibilmente oltre lo steccato del 1 grado e mezzo di riscaldamento. La conclusione è ai ritmi attuali di emissione ci resta fino al 2029, ossia poco più di 5 anni, per evitare lo scoglio.

Ogni incremento del riscaldamento aumenta il rischio di pericolose ondate di calore, inondazioni, fallimenti dei raccolti, estinzioni di specie e incendi. Finora la scienza aveva dato una finestra di opportunità più ampia, nello specifico fino al 2032 secondo gli ultimi calcoli dell’IPCC delle Nazioni Unite, che risalivano al 2021.

La temperatura del Pianeta è già aumentata di circa 1,2° C rispetto all’epoca pre-industriale. Quest’anno il caldo straordinario ha portato le temperature del 2023 già intorno a 1,5 gradi sopra le condizioni della metà del 19° secolo, ma gli obiettivi di Parigi sono ancora salvi, perché le stime si calcolano sulla media di decenni..

Aggiornando alle tabelle le stime della CO2 emessa negli ultimi due anni (dal 2021 al 2023), gli scienziati dell’Imperial College hanno abbassato notevolmente la quantità di anidride carbonica che si può immettere ancora nell’atmosfera senza causare troppi danni. “Limitare il riscaldamento anche a 1,6 o 1,65 gradi è già molto meglio di portarlo a 2 gradi”, ha detto Christopher J. Smith, scienziato del clima dell’Università di Leeds che ha collaborato con lo studio dell’Imperial College nella conferenza stampa di presentazione del lavoro. “Bisogna lottare per ogni decimo di grado”.

La scorsa settimana anche l’Autorità Internazionale dell’Energia Aiea (nel World Energy Outlook 2023) aveva ammesso che la domanda di combustibili fossili è ancora troppo alta e rimarrà tale ancora per troppo tempo, rendendo impossibile mantenere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C.

Tra un mese esatto si aprirà a Dubai negli Emirati Arabi Uniti la Cop28, il prossimo vertice dei leader mondiali sul clima, già zavorrato dalle polemiche per la scelta di aver eletto come presidente il ministro dell’Energia degli Emirati, che è anche ad della compagnia petrolifera nazionale. Se la conferenza di Parigi, sette anni fa, era tutta incentrata su quello che bisogna fare per evitare la catastrofe climatica, questa Co28 sembra costretta a ruotare molto di più intorno a tutto quello che non potremo più fare.

Anche i filosofi sono responsabili del riscaldamento globale

Renzo Rosso   31 OTTOBRE 2023

Qualche giorno fa, Nicholas Maxwell ha inviato una lettera aperta ai colleghi filosofi accademici, condivisa da Friends of Wisdom, un gruppo di studiosi preoccupati dell’attuale deriva delle università, ormai del tutto allineate ovunque al modello utilitaristico imperante. Pubblico qui la lettera, tradotta liberamente in italiano. Maxwell è professore emerito di Filosofia della Scienza presso l’University College di Londra.

I filosofi sono responsabili del riscaldamento globale? Certo che lo sono! Ma la filosofia tradizionale continua a non essere consapevole di questo scandaloso oltraggio. Cosa si può fare per sensibilizzare i filosofi sulle loro responsabilità intellettuali, morali e umanitarie? Sostengo da tempo che le università di tutto il mondo sono dominate da una cattiva filosofia della ricerca, e questo è in parte il motivo per cui, da decenni, le università non sono riuscite a fare ciò che era necessario fare per porre fine alla crisi climatica (v. Maxwell, N., How Universities Have Betrayed Reason and Humanity—And What’s to Be Done About It, Frontiers in Sustainability, 2021).

Per contro, i filosofi accademici, a quanto pare, preferiscono continuare con i loro temi tradizionali, ciechi di fronte al loro ruolo negli imminenti disastri climatici e nella crisi della natura che affliggono l’umanità e il mondo. Che vergogna e che scandalo. Per favore, svegliatevi, colleghi filosofi, sui disastri che dobbiamo affrontare e sul nostro ruolo nello spaventoso fallimento delle università nel trasmettere il messaggio che l’umanità deve agire per prevenire il disastro, un messaggio che avrebbe dovuto essere trasmesso, forte e chiaro, tanto tempo fa, negli anni ‘80 e ‘90, quando c’era tutto il tempo per fare ciò che andava fatto.

Filosofi! Dovete gridare dai tetti ai vostri colleghi accademici e al pubblico che la necessità di fare una rivoluzione nelle università è urgente, indispensabile per poter adempiere al compito fondamentale di aiutare l’umanità a risolvere i conflitti e i problemi di convivenza in modi sempre più razionali e condivisivi. E non solo acquisire e applicare le conoscenze, come accade ora.

Svegliatevi filosofi! Svegliatevi scienziati! Com’è attualmente, l’accademia è un disastro intellettuale e umanitario. Abbiamo urgente bisogno di una rivoluzione accademica, affinché le nostre istituzioni di apprendimento possano iniziare a fare ciò di cui hanno urgente bisogno: aiutare l’umanità a progredire verso un mondo buono, genuinamente civilizzato, illuminato e saggio. È tempo di imparare a lasciarci alle spalle la follia e gli orrori del mondo di oggi.

Ai più questo messaggio potrà sembrare puerile e irrilevante. Molti rideranno di cuore. E non mancherà qualche fustigatore. Questo messaggio mi fa invece riflettere come il reame del riduzionismo imponga ai filosofi di esercitarsi su temi dominanti, possibilmente astrusi; agli idraulici di progettare dighe e argini solidi senza indugiare sugli ecosistemi coinvolti; agli ecologi di produrre slogan buoni per il mercato immobiliare.

Come rispondere al clima che cambia e gestire la convivenza di otto miliardi di esseri umani sono temi in cui il controllo di gestione, ultima espressione dell’economia, della finanza e della politica, non tollera intrusioni. Con i risultati che nel terzo decennio del XXI secolo stiamo iniziando ad apprezzare.

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