“USCIRE DALLA GUERRA”: ROMA 30 SETTEMBRE TEATRO GHIONE da IL MANIFESTO e ADISTA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“USCIRE DALLA GUERRA”: ROMA 30 SETTEMBRE TEATRO GHIONE da IL MANIFESTO e ADISTA

“Uscire dalla guerra”. Santoro chiama a raccolta il fronte pacifista

ELEZIONI EUROPEE 2024. “Di fronte alla guerra, tutti abbiamo il dovere di scendere in campo”. Alla giornata fiorentina “Il coraggio della pace. Disarma”, il giornalista di Servizio Pubblico chiude in bellezza una iniziativa ricchissima di interventi, tesi ad analizzare da ogni possibile angolazione i motivi e i retroscena della guerra in Ucraina, smontando pezzo per pezzo la narrazione dell’Ue, del governo italiano e di quasi tutti i media.

Riccardo Chiari, FIRENZE   24/09/2023

“Stare a riflettere sulla nostra impotenza mi ha stufato. Di fronte alla guerra, tutti abbiamo il dovere di scendere in campo”. E’ una chiamata a raccolta quella di Michele Santoro. A lui il gruppo organizzatore dell’iniziativa “Il coraggio della pace. Disarma”, ha lasciato l’intervento finale di una giornata ricchissima di interventi, tesi ad analizzare da ogni possibile angolazione i motivi e i retroscena della guerra in Ucraina, smontando pezzo per pezzo quelle che Fabrizio De Andrè chiamava “le verità della televisione”.

Un appuntamento che fa segnare il tutto esaurito al teatro fiorentino dell’Affratellamento, e che fa da preludio al nuovo incontro pubblico che sabato prossimo vedrà come principali promotori al teatro Ghione di Roma lo stesso Santoro e Raniero La Valle.

L’orizzonte, va da sé, è quello delle elezioni europee del prossimo anno. Di fronte alle quali il giornalista di Servizio Pubblico preconizza che sui media “in campagna elettorale dell’Ucraina non si parlerà, o si parlerà pochissimo”. Unica risposta possibile, un messaggio chiaro: “La mia parola d’ordine non è ‘basta con l’invio delle armi, è ‘uscire dalla guerra’”. Un obiettivo politico, indirizzato a un’opinione pubblica “che in maggioranza è contro la guerra e il riarmo, però non va a votare. Ma se non si risolve il problema della guerra non c’è futuro, né economico né politico, per l’Europa”.

Ad Alex Zanotelli, che prima di salire sul palco dell’Affratellamento gli ha chiesto “di fare un grande movimento pacifista, non una semplice lista”, Santoro risponde così: “Noi possiamo pretendere che nella campagna elettorale la pace sia la precondizione. Non chiediamo a nessuno di  rinunciare alle sue idee e ai suoi simboli, quello che dobbiamo fare è metterci insieme per uscire dalla guerra. Raccoglieremo le firme, quella sarà la prima spinta, saremo un pungolo. E allora vedrete che Schlein e il M5s metteranno dei pacifisti nelle loro liste”.

Soddisfatto il “promotore dei promotori” Claudio Grassi, portavoce del centinaio di personalità che hanno animato la giornata, tra le quali oltre a Zanotelli e Raniero La Valle sono intervenuti Luisa Morgantini, Moni Ovadia, il giurista Domenico Gallo, la filosofa femminista Maria Luisa Boccia, Pasqualina Napoletano, e ancora Ida Dominijanni, Marco Tarquinio, Roberto Musacchio, Alfio Nicotra, Flavio Lotti, Norberto Julini e, sugli aspetti più strettamente economici Roberto Romano, Alfonso Gianni e Stefano Fassina. Tutti interventi riascoltabili grazie alla trasmissione in diretta su YouTube, e in gran parte incentrati sulla deriva di una Unione europea nata contro le guerre ma oggi guerrafondaia.

“I cento che hanno inizialmente firmato l’appello sono già cinquecento – annota Grassi – e domani chiunque vorrà potrà unirsi per dare vita ad una associazione, per dare continuità a questo impegno a partire dall’iniziativa di sabato prossimo di Santoro e La Valle, e proseguire con la grande manifestazione ‘La via maestra’ del 7 ottobre. Un’associazione che possa colmare un vuoto nella sinistra, dove certe istanze vengono rappresentate ma troppo debolmente”.

In collegamento da remoto arriva l’intervento di Fausto Bertinotti: “Questa guerra può portare alla catastrofe, per questo oggi pace e rivoluzione stanno insieme. Sono l’annuncio del mondo che diventa l’alternativa al rischio della catastrofe”. Anche quello di Luigi De Magistris, portavoce di Unione popolare: “Ringrazio gli organizzatori di questa giornata, un fronte popolare pacifista ampio è necessario, e sui temi che sono stati delineati si può costruire non soltanto un progetto elettorale ma anche un progetto politico. Non dobbiamo fare calcoli, vedremo se c’è la voglia, per certo il cambiamento dall’alto io non l’ho mai visto, l’unica strada è il cambiamento dal basso. Uniti, anche con storie diverse ma con gli stessi principi, costituzionali, di fondo”.

La Valle e Santoro: assemblea per la pace il 30 settembre a Roma

Raniero La Valle e Michele Santoro 14/09/2023

ROMA-ADISTA. Noi sottoscritti, amanti della pace e più ancora della vita, sgomenti per gli sviluppi incontrollati della guerra d’Ucraina e per l’istigazione da parte dei governi a perpetuarla ed estenderla, sentiamo l’urgenza di un impegno personale e intendiamo riunirci in una pubblica Assemblea il 30 Settembre prossimo a Roma per promuovere un’azione responsabile volta ad invertire il corso delle cose presenti, istituire la pace e ristabilire le condizioni di un sereno futuro.

Rivolgiamo perciò un appello:

Ai pacifici, alle donne e agli uomini di buona volontà, ai resistenti perché nessun volto sia oltraggiato e la dignità sia riconosciuta a tutti gli esseri viventi, agli eredi di milioni di uomini e donne che hanno lottato per il lavoro, per l’emancipazione e per la libertà dal dominio pubblico e privato, a quanti si ribellano al sacrificio degli uni per il tornaconto degli altri, ai giovani che abbiamo perduto, a cui non abbiamo saputo garantire il futuro.

Ai credenti e ai non credenti, agli organizzati e ai disorganizzati, ai militanti di tutti i partiti, agli elettori di tutte le liste, agli assenti dalle urne e a quelli di deluse speranze, a quanti godono di buona fama e a chi soffre di una cattiva reputazione, agli inclusi e agli scartati.

Noi ci rivolgiamo a voi non perché siamo più importanti, ma perché siamo voi.

E vogliamo dare una rappresentanza a tre soggetti ideali che ancora non l’hanno o l’hanno perduta, a tre beni comuni: la PACE, la TERRA e la DIGNITÀ.

La Terra: è in pericolo, essa non è un patrimonio da sfruttare, un ecosistema da aggredire, ma la casa comune da custodire, da tornare a rendere abitabile per tutte le creature, da arricchire con i frutti del nostro lavoro e le opere del nostro ingegno.

La Dignità: è la condizione umana da riconoscere, restaurare e difendere. La dignità della libertà e della ragione, del lavoro e del tenore di vita, del migrante per diritto d’asilo e del profugo per ragioni economiche, del cittadino e dello straniero, dell’imputato e del carcerato, dell’affamato e del povero, del malato e del morente, della donna, dell’uomo e di ogni altra creatura.

La Pace: tutti dicono di volere la pace nel mondo, ma questa non si può nemmeno pensare se prima non finisce questa guerra in Europa, dunque è una seconda pace, ed è una bugia quella di chi dice di volere la seconda pace se non vuole e impedisce la prima. Noi sappiamo invece che la pace del mondo è politica, imperfetta e sempre a rischio. È assenza di violenza delle armi e di pratiche di guerra, vuol dire non rapporti antagonistici né sfide militari o sanzioni genocide tra gli Stati, implica prossimità e soccorso nelle situazioni di massimo rischio a tutti i popoli.

Il sistema di guerra è diventato il vero sovrano e comanda ogni cosa, pervade l’economia e domina la politica anche quando la guerra non c’è o non è dichiarata. È questa la ragione per cui la stessa guerra d’Ucraina non riesce a finire, benché in essa entrambi i nemici già ne siano allo stesso tempo vincitori e sconfitti e non finisce perché, così ben piantata nel cuore dell’Europa per rialzare la vecchia cortina sul falso confine tra Occidente e Oriente, la guerra d’Ucraina, è funzionale o addirittura necessaria a quel sistema, e perciò gli stessi negoziati sono stati proibiti.

È esplosa con la funesta offensiva di Putin ma ha subito suscitato una reazione straordinaria avente lo scopo di dividere l’Europa su una frontiera di odio e di sangue tra Ucraina e Russia, così da lasciare agli Stati Uniti una potenza ineguagliabile, e la Cina come vero e ultimo nemico.

LA TERRA stessa è in pericolo, le politiche ecologiche sono sospese e rovesciate, il clima si arroventa e le acque si rompono. Già ora i Grandi col nucleare sfregiano la Terra (in Ucraina con le bombe ricche di uranio impoverito). Per i potenti della Terra si direbbe che non esiste il futuro.

LA DIGNITÀ delle persone e di tutte le creature viene negata e umiliata, a cominciare dalla dignità dei migranti che sono abbandonati al mare o vengono scambiati per denaro perché siano trattenuti nei lager libici o nei deserti tunisini.

A tutto questo noi diciamo NO. Siamo sicuri che se si potesse fare un referendum mondiale, la grande maggioranza dei popoli e dei cittadini della Terra direbbe NO alla guerra come salute dei popoli, NO all’entusiasmo per il massacro, NO alla competizione strategica per il dominio del mondo, NO alla sfida culminante dell’area euro-Atlantica con la Russia e con la Cina.

Noi non neghiamo rispetto e stima ai partiti e alle loro personalità più eminenti e non condividiamo la ripulsa e il discredito di cui oggi sono fatti oggetto. Il nostro è piuttosto un Partito Preso per la Pace, per la Terra e per la Dignità delle creature, senza riserve ed eccezione alcuna.

La prima occasione in cui tutto ciò sarà messo alla prova saranno le elezioni europee. Risuona per l’Europa la domanda gridata da papa Francesco: “Dove vai Europa?”. Dove stai navigando, senza la bussola della pace?

Il primo punto di un programma elettorale è per noi il rifiuto della creazione di un esercito europeo, erroneamente considerata, nell’attuale deriva politica, il naturale coronamento dell’unità europea. È invece il residuo di una cultura arcaica che ritiene essenziale per la sovranità il potere di guerra e il disporre di un’armata. Un esercito europeo sarebbe integrato nella Nato con gli Stati Uniti al comando, renderebbe permanente la guerra civile europea innescata dal conflitto in Ucraina e il pericolo di una deflagrazione finale in una guerra mondiale già di fatto iniziata.

È invece l’Europa che dovrebbe promuovere la riforma dell’Onu e una politica attiva per il disarmo, con l’inclusione del Brasile, dell’India e del Sudafrica, nazioni che formano i BRICS, nel novero dei Cinque Membri Permanenti del Consiglio di sicurezza. In tal modo la leadership mondiale sarebbe direttamente rappresentativa del 47 per cento (quasi la metà) della popolazione mondiale.

L’Europa ha interesse a sostenere l’opposizione del presidente brasiliano Lula alla supremazia mondiale del dollaro e a sottrarre la moneta e il debito al dominio delle banche private e alla speculazione liberista del mercato di carta per recuperare la sovranità perduta e riconsegnare i beni comuni ai cittadini.

Il sistema di guerra è incompatibile con la democrazia perché porta inevitabilmente a galla fascismi vecchi e nuovi.

Non ci affascinano i Palazzi ma i Parlamenti. Vorremmo una scuola che non trasformi i ragazzi in capitale umano, in merce nel mercato del lavoro, in pezzi di ricambio per il mondo così com’è, ma in padroni della parola, coscienti e cittadini. Si decida di rendere vero anche nei fatti che la guerra è ripudiata come il patriarcato, che si salvino per primi “gli ultimi”, perché solo in questo modo si salvano anche i primi. Amiamo l’Europa e l’Occidente ma non pretendiamo un mondo a nostra misura, tanto meno uniformato al modello di “democrazia, libertà e libera impresa”, che si è voluto esportare con le guerre umanitarie e per procura, consacrando così l’economia che uccide.

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