UN CARICO STORICO E MENTALE MOSTRUOSO da 18BRUMAIOBLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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UN CARICO STORICO E MENTALE MOSTRUOSO da 18BRUMAIOBLOG

Un carico storico e mentale mostruoso

 Olympe de Gouges   10 ottobre 2023

Eccoli qui quelli che vogliono la pace (la loro):

“la nostra capitale Gerusalemme”. Incapaci, come i tanti Seminerio, di un ragionamento serio e non pregiudiziale.

Se domani la Palestina diventasse pienamente sovrana, significherebbe che avrebbe il diritto, come ogni Stato indipendente, di avere un esercito, di addestrarlo e talvolta di utilizzarlo. Accetterebbe Israele di avere sull’uscio di casa un Paese con un vero esercito, con missili e bombe molto più efficaci e precise dei razzi artigianali lanciati dalla Striscia di Gaza? È difficile immaginarlo.

Anche la prospettiva di garantire uno stato ebraico esclusivista attraverso l’espulsione forzata dei palestinesi può essere mantenuta solo attraverso l’omicidio di massa e la pulizia etnica.

Se il diritto internazionale autorizza Israele a difendere sé stessa e la Palestina a essere una nazione libera e indipendente, tuttavia non può cancellare con un tratto di penna ciò che i popoli di questa regione hanno nella loro memoria da 75 anni. Ci saranno un giorno palestinesi e israeliani capaci di liberarsi da questo mostruoso fardello storico e mentale che li schiaccia da decenni rendendoli legati universali del passato dei loro popoli?

Da ciò deriva il risentimento di chi esulta nel vedere i cadaveri di civili che giacciono davanti alle fermate degli autobus, mitragliati da Hamas, e chi, dall’altra parte, è impaziente di vedere l’esercito israeliano “fare pulizia” nella Striscia di Gaza. Palestinesi e israeliani si sentono custodi di tutto ciò che è accaduto dal 1948, e ogni generazione è galvanizzata dagli eventi delle epoche precedenti.

Affinché una pace, per quanto difficile, sia possibile, tutti dovrebbero azzerare i contatori e liberare la testa da ogni idea di vendetta. Facile a dirsi, ma chi è capace di una simile impresa, da entrambe le parti? E finché noi ci decliniamo come i buoni democratici e loro come gli eterni “saraceni” delle reazioni disperate, irrazionali e cieche?

Per ricostruire il loro continente dopo il 1945, gli europei dovettero abbandonare l’idea di far pagare ai tedeschi tutti i crimini che il loro paese aveva perpetrato in sei anni e che erano tra i peggiori della storia dell’umanità. L’Europa ha avuto successo. Palestinesi e israeliani avranno un giorno la forza di fare lo stesso? Questa domanda è ovvio che non può essere posta loro in questi giorni, con quello che sta succedendo. È troppo presto per farlo, e temo però, con realismo, possa essere anche troppo tardi.

Infine bisognerà provarci, ma tenendo conto, piaccia o no, che i Paesi arabi e islamici non sono, per storia e cultura, assimilabili all’Europa e che finora dove l’Occidente ha messo mano, e dunque segnatamente la politica estera degli Stati Uniti (anche usando gruppi di estremisti manipolati e prodotti dall’intelligence), dall’Iraq all’Afghanistan, dalla Libia alla Siria, ovunque il fallimento è stato completo.

Le relazioni internazionali riflettono lo squilibrio degli equilibri di potere e l’assenza di cambiamenti profondi da cinque secoli, e ancora di più in epoca contemporanea. L’Occidente è il padrone del mondo: conoscenza e progresso tecnoscientifico, potenza nucleare, controllo di quasi tutti i brevetti di ricerca, proprietario delle 500 multinazionali che influenzano l’economia mondiale e detentore di tutte le leve di controllo nelle istituzioni internazionali (FMI, Banca Mondiale, OMC, Consiglio di Sicurezza, ecc.).

Il Pil pro capite, ad eccezione dei sei paesi del Golfo produttori di petrolio, è circa dieci volte inferiore a quello dell’Occidente. Solo un paese islamico, il Pakistan, sotto il controllo americano, possiede armi nucleari. Sebbene nessuna università e centro di ricerca arabo- musulmano sia tra i primi 100 istituti scientifici del mondo, il 90% di essi sono occidentali.

In breve, il mondo musulmano, nonostante il suo ricco patrimonio di civiltà, culturale e storico, il fatto che detenga il 60% delle riserve energetiche mondiali e occupi una posizione geostrategica centrale, è e rimane sottosviluppato economicamente e politicamente, dipendente dall’Occidente.

Anche se la popolazione islamica è circa il doppio di quella di Europa e Stati Uniti messi insieme, la bilancia di potere è incomparabilmente a favore dell’Occidente in termini di ricchezza e potenza militare. Dunque la domanda delle domande: chi minaccia l’altro, l’Occidente o il mondo musulmano?

Chiediamoci perché negli ultimi 40-50 anni (sabotato in ogni modo il nazionalismo panarabo di matrice laica) la strumentalizzazione della religione in questi Paesi sia diventata problematica, come reazione a un’egemonia a senso unico. Laicità e stato di diritto sono conquiste inestimabili, ma un liberalismo selvaggio sul piano economico, che compromette la giustizia sociale, e i modelli occidentali sul piano dei valori etici, morali e spirituali, sono estranei e anzi in gran parte antitetici a quel mondo, che risponde con i suoi eccessi in chiave fondamentalista (la storia recente dell’Iran, il ritorno di forme retrograde di frenesia reazionaria e irrazionale in nome della fede, ha insegnato niente?).

Nessuno ha il monopolio della civiltà (da cui la teoria dello “scontro di civiltà”, salvo farci proficui affari) e della verità, e nessuno ha il diritto di imporle o di appropriarsene.

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