NON COMMETTIAMO GLI ERRORI DEL PASSATO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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NON COMMETTIAMO GLI ERRORI DEL PASSATO da IL FATTO

 La Nato contro la pace e l’ambiente

Piero Bevilacqua

Non saremmo onesti e neppure osservatori critici ed equanimi del nostro tempo se accanto alla condanna dell’invasione dell’Ucraina, non conservassimo la memoria di come siamo giunti a questo punto. Serve anche immediatamente per continuare a spingere al dialogo le forze in urto e animare i movimenti per la pace. Sul Manifesto più che in qualsiasi altro giornale italiano non ci si è fermati alla cronaca dei fatti presenti, tutta dominata dal racconto di Putin   cinico invasore, e si è raccontata un’altra storia, quella che ha costretto il leader russo a una risposta perdente, tardiva, disperata: << non avevamo alternative >>, ha dichiarato in uno dei suoi ultimi discorsi in Tv. Una risposta che soddisfa le mire degli USA di continuare la guerra fredda con un nemico colto in fallo. Quindi resta poco da aggiungere a quanto scritto da tanti altri in questi giorni. 

Ma tutti devono partire con onestà da una ammissione indispensabile per afferrare alla radice i problemi immediati del presente. La volontà degli USA di mantenere ed anzi accrescere il proprio dominio imperiale che fu nel ‘900 costituisce il più grave impedimento a un assetto multilaterale dei poteri mondiali e dunque alla stabilità e alla pace. E con la pace affrontare i gravi problemi che ci minacciano. Tutta la storia degli ultimi trent’anni, che è anche la storia della Nato,  non è che una storia di guerre. E allora dovremmo chiederci. Quanto tale volontà egemonica degli USA, dopo il crollo dell’URSS, ha impedito un’evoluzione in senso democratico della Russia?  Chi non ricorda quanto si sperò, dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia, in un assetto multipolare del mondo?

E invece gli USA hanno disseminato di basi missilistiche tutti i paesi dell’ex patto di Varsavia che confinano più o meno immediatamente con quel paese. Hanno operato in modo da generare crescente insicurezza militare tra l’opinione pubblica russa, creando le condizioni perché i cittadini dessero il loro incondizionato consenso, non a chi li governava meglio, e con più libertà, ma a chi appariva più in grado di difenderli dalle minacce di un nemico alle porte. 

Ma c’è un aspetto che non è emerso in questi giorni. Nel 2018, Noam Chomsky, ha riportato le parole degli scienziati del << Bulletin of the Atomic Scientists>> i quali sostengono che  il programma di ammodernamento militare avviato da Obama e continuato da Trump ha accresciuto << di circa tre volte la potenza distruttiva dei missili balistici statunitensi, creando esattamente la situazione che ci aspetteremmo di vedere se uno stato dotato di un grande arsenale nucleare volesse dotarsi della capacità di ingaggiare e vincere un conflitto atomico, disarmando i nemici con un attacco a sorpresa>>.((2 minuti dall’apocalisse, Piemme) Ecco dunque la drammatica novità denunciata dagli scienziati: L’equilibrio del terrore si è rotto. La pace garantita per decenni dalla pari possibilità delle due superpotenze di distruggersi non ha più basi. E il fatto che gli USA, dopo il crollo dell’URSS, non abbiano proseguito nello smantellamento dei missili nucleari, di recente non abbiano rinnovato il trattato New Start per la riduzione delle armi ad alto potenziale, abbiano disatteso gli accordi di Minsk, illumina lo stato di sospetto e di insicurezza in cui è stata gettata la Russia. Davvero non si capisce perché un capo di stato per quanto autoritario e dispotico, qual è Putin, ma sicuramente politico consumato, si sia rassegnato a subire le dure sanzioni americane e europee, infilarsi in una guerra sanguinosa e impopolare, se non per una drammatica questione di sicurezza. Chi non comprende questo e grida alla volontà imperiale di Mosca, dimenticando l’espansionismo americano in Europa e nel mondo, è in malafede o talmente superficiale e disinformato da non meritare alcuna replica argomentativa.

Ora qual è l’interesse dell’Europa in tutta questa faccenda interamente americana? Non era compito dei membri europei della NATO imporre all’amico americano di desistere dall’allargare   l’Allenza e di portarla addirittura in terra russa? L’Unione Europea, diretta da ragionieri ingobbiti sui calcoli finanziari per realizzare l’austerità economica, non ha mai alzato gli occhi sullo scenario internazionale degli ultimi 30 anni, se non per ubbidire alla Nato e infilarsi in tutte le sue guerre. Priva di ogni visione strategica, ora che si ritrova la guerra in casa manda strepiti infantili e rispolvera toni bellicistici d’antan. Ascoltare gli impegni di riarmo del cancelliere Scholz evoca le pagine più buie segnate dalla Germania nel ‘900. Né sono meno grotteschi i cori interventisti dei politici italiani che esortano alla resistenza col sangue degli ucraini. Intanto trascuriamo che la nostra appartenenza all’Allenza ci costringere da decenni a stare su vari fronti di guerra, in violazione della Costituzione e a dilapidare somme ingenti in armamenti: nel 2021 il nostro governo ha programmato 12 miliardi di nuove spese. Risorse che potremmo spendere per vaccinare i poveri lasciati senza cure nei vari angoli del mondo anziché bombardarli. Ci chiediamo: di fronte a queste scelte che senso ha aver varato il PNRR-Next Generation? Siamo mobilitati per cambiare il nostro modello di sviluppo, approntare risposte al riscaldamento climatico, affrontare quella che si presenta come la più imprevedibile delle sfide che l’umanità abbia mai avuto   di fronte, e noi dobbiamo inseguire le ambizioni geopolitiche degli USA?

 

Ucraina, non commettiamo gli errori del passato: continuare il conflitto farà solo più vittime

Loretta Napoleoni  10 APRILE 2022

Come spesso succede quando in ballo c’è la guerra sono i generali a fornire analisi lucide e a indicare la strada più breve per la pace. Le guerre le fanno i politici, spesso facendo leva sulla spinta irrazionale ed emotiva delle popolazioni, ubriache della loro propaganda. L’idea che gli eserciti siano guerrafondai appartiene alle molteplici illusioni del tempo di pace e quello che l’Europa ancora gode dura ormai quasi da un secolo.

Fatta questa premessa, non sorprende che tra le pochissime voci fuori del coro nella guerra in Ucraina ci siano quelle di illustri generali. L’ultima è la lucidissima analisi del generale Bertolini, che conferma quanto mi è stato detto in privato da altri strateghi militari: che la guerra finora condotta dai russi sta seguendo un canovaccio ben pianificato; che l’obiettivo non è l’invasione dell’Ucraina, paese decisamente ostile a Mosca, o quella dell’Europa, che sarebbe pura follia, ma l’incameramento delle aree a forte presenza etnica russa o pro-russa nell’est del paese e delle regioni che si affacciano sul mare di Azov e sul mar Nero. Il generale Bertolini conferma anche ciò che molti analisti bellici hanno paura di ammettere pubblicamente: che il prolungamento del conflitto mieterà soltanto più vittime, renderà gli accordi finali ancora più spinosi e che l’esito del conflitto è certo, come lo era ancora prima che iniziasse.

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A rischio di essere linciata sui social, oggi voglio concentrami sulle “vittime”, gli aggrediti, e lasciare da parte gli aggressori. Lo faccio per affiancarmi a chi nelle ultime settimane ha remato verso la pace, contro chi, pretendendo di farla, da settimane arma una nazione che sta scivolando nell’ennesima guerra per procura, questa volta però lungo i confini dell’Europa. In primis, come ha riportato il New York Times, prima dell’invasione il cancelliere tedesco Scholz propose una mediazione che includeva la neutralità dell’Ucraina, quindi niente adesione alla Nato né all’Ue, il riconoscimento dell’annessione della Crimea nel 2014 e l’indipendenza del Donbass – dove dal 2014 c’è la guerra tra milizie ucraine, tra cui la tristemente famosa milizia Azov, e quelle indipendentiste russe. Garanti dell’accordo sia l’Ue e che gli Stati Uniti.

Zelensky disse che non era interessato perché non si fidava di Putin. E neppure di Scholz? Di Biden? Di Bruxelles? Viene da domandarsi se Zelensky abbia optato per la certezza di un conflitto armato subito, con l’appoggio degli armamenti e dei miliardi occidentali, piuttosto che per la pace con il rischio di un ipotetico conflitto nel futuro. Meglio una guerra certa oggi che la pace sotto la minaccia di una domani, era questo il suo ragionamento? Se l’obiettivo era e rimane dare una lezione a Putin e porre fine per sempre alle ingerenze di Mosca, e se il prezzo che si è disposti a pagare è alto, anzi altissimo a giudicare dalle immagini del paese martoriato, allora questo è il momento giusto per farlo. Nessuno sa chi vincerà la prossima corsa alla Casa Bianca, quali saranno gli umori a Londra o come reagirà la popolazione europea all’ondata di inflazione che si sta abbattendo sul vecchio continente.In secondo luogo, dalle parole di Draghi, “Se vogliamo la pace spegniamo i condizionatori” e armiamo l’Ucraina, si evince l’ignoranza dei politici attuali riguardo alla guerra. Non acquistare più gas dalla Russia e fornire armi all’Ucraina non pone fine al conflitto. A Draghi e ai suoi colleghi europei ricordo che le sanzioni non hanno mai funzionato quale deterrente bellico e che la prima regola per evitare che i conflitti etnici degenerino in genocidi o guerre allargate è la seguente: mai armare nessuno. Immaginate cosa sarebbe successo nell’Irlanda del Nord se gli Stati Uniti avessero permesso alla diaspora irlandese di armare l’Ira invece di inviare aiuti finanziari attraverso varie organizzazioni caritatevoli. Le armi, certo, l’Ira se le comprava da sola ma non aveva accesso ad armamenti modernissimi e sofisticati e gli acquisti erano limitati anche per questioni logistiche. Immaginate le sorti di quel conflitto se dagli Stati Uniti fossero arrivati missili, fucili, munizioni, mine e così via e se l’opinione pubblica si fosse apertamente schierata a favore dell’Ira. Per chi non lo ricorda o non conosce i fatti: all’inizio degli anni Settanta, durante i cosiddetti Troubles, in alcune città dell’Irlanda del Nord c’era la guerra civile. Ebbene, in molte zone del Donbass è dal 2014 che c’è la guerra civile.

Armare milizie e popoli non porta mai alla pace ma alla guerra perpetua e alla destabilizzazione politica. Negli anni Ottanta la Cia, insieme all’Arabia Saudita, finanziò i Mujaheddin contro l’Unione Sovietica in Afghanistan: questa fu la miccia che innescò al Qaeda, decenni di terrorismo del fondamentalismo islamico, la destabilizzazione di gran parte del mondo musulmano, senza menzionare l’11 settembre e tutti gli attentati verificatesi in un secondo momento.

In terzo luogo, le guerre per procura si sono sempre combattute in silenzio e questo ha mantenuto in vita la possibilità di pacificazione, come è avvenuto alla fine della guerra fredda, la madre di tutti i conflitti per procura. Usare la propaganda bellica per motivi interni, vedi la posizione di Boris Johnson che grazie alla guerra in Ucraina è riuscito a schivare una crisi di governo che lo avrebbe visto in minoranza, è pericolosissimo. Alle parole prima o poi seguono i fatti.In quarto luogo, dare ampio ed eccessivo spazio alla dialettica bellica di uno dei contendenti – e mi riferisco a Zelensky, che chiede costantemente più armi ma non di paracadutare cibo, medicine e bevande sul paese martoriato dalla guerra – chiude ogni via di pace. Applaudire la determinazione del presidente a non cedere, a combattere fino all’ultimo uomo, significa abolire la diplomazia e tornare indietro allo stato di natura di Hobbes. I veri eroi nella storia non sono quelli che fanno radere il proprio paese a zero piuttosto che piegarsi, i veri eroi scendono a compromessi per salvare vite e territori. E per chi non lo ricorda la Germania di Hitler non cedette fino al crollo totale e il Giappone si arrese solo dopo due atomiche.

In quinto luogo, per quanto traballante e senile, l’Onu è ancora un’istituzione sovranazionale e il suo consiglio di sicurezza è il cuore del mondo. Questo consiglio, composto dai membri permanenti e da quelli a rotazione, votò contro l’intervento armato in Iraq, una decisione corretta dal momento che le prove contro il regime di Saddam fornite da americani e britannici erano false. La composizione del consiglio di sicurezza non può essere decisa da Zelensky, che ha chiesto di far espellere la Russia, o da qualsiasi altro capo di stato, né può essere alterata da un singolo conflitto.E concludo: la tragedia ucraina è l’ultima di una lunghissima e terrificante lista di conflitti egualmente inumani. Le atrocità che oggi si commettono in Ucraina si sono verificate in Yemen, in Afghanistan, in Siria, in Iraq, in Libia, nell’Africa orientale e occidentale, a Myanmar, ma abbiamo scelto di non vederle; o forse chi ci condiziona, chi controlla il bombardamento mediatico che subiamo quotidianamente, non ha voluto che le vedessimo. Nel mondo fuori dai confini del ricco occidente, però, la narrativa è ben diversa: in India, Pakistan, Bangladesh, in Cina e in Africa tutte queste atrocità sono ben impresse nell’immaginario collettivo, come ci si ricorda bene della nostra indifferenza nei loro confronti. Riflettiamo su questo punto quando ci domandiamo perché alcuni paesi appartenenti all’Onu non hanno votato a favore delle sanzioni contro la Russia, come suggerito dai noi occidentali, e continuano a farci affari.

Morale: stiamo attenti a non commettere gli errori del passato, a non considerare la tragedia di un popolo bianco, cristiano e alle porte dell’Europa più significativa, più rilevante di quella di popoli etnicamente diversi da noi. Facciamo un bell’atto di coscienza nella speranza che ci aiuti a ritrovare lo spirito pacifista dei nostri nonni reduci dalla Seconda guerra mondiale e a diffonderlo non solo ai confini dell’Europa ma dovunque aleggi lo spettro della guerra.

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