SQUADRISTI A FIRENZE, VIOLENTI IN “LIBERTÀ” da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SQUADRISTI A FIRENZE, VIOLENTI IN “LIBERTÀ” da IL MANIFESTO e IL FATTO

Squadristi a Firenze, violenti in «libertà» e autodifesa delle parole

COMMENTI. Ci sono due parole – «Liberi di lottare» – nello striscione che i picchiatori fascisti hanno esposto davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, per rivendicare la loro aggressione agli studenti […]

Alessandro Portelli  25/02/2023

Ci sono due parole – «Liberi di lottare» – nello striscione che i picchiatori fascisti hanno esposto davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, per rivendicare la loro aggressione agli studenti di quella scuola, che meritano un minimo di riflessione.

«Liberi». È inutile stargli a ricordare che durante il fascismo non c’era la libertà. Non c’era per tutti, ma per quelli come loro c’era, eccome. Durante il fascismo, gli squadristi erano assolutamente liberi di fare quello che volevano, imporre olio di ricino, torturare e perseguitare chi gli pareva. Nella loro idea di società gerarchica e autoritaria, chi sta in cima è assolutamente libero (legibus solutus, dicevano gli antichi) di fare quello che vuole a chi sta sotto, e questi poveri ragazzi si sentono razza superiore e si credono di essere destinati, nella loro società ideale, a stare fra quelli che comandano. – o fra quelli che battono le mani a quelli che comandano.

D’altra parte vengono da almeno trent’anni di declinazione liberista dell’idea di libertà, intesa anche qui come esisto del dominio: una gara (con tanto di metafore agonistiche: concorrenza, competition) in cui è libero chi vince.

Perciò va bene continuare a ribadire che avevamo ragione noi nel 1922 e nel 1943. Ma loro non vivono allora, vivono adesso, e nonostante braccia tese e altri ammennicoli parafascisti, non tornano indietro ma vanno «avanti», verso una forma nuova di autoritarismo – qualcosa come le democrature dell’est -, repressivo e rigido coi deboli e amorevole e liberista coi forti, dove lo Stato esercita tutto il rigore della legge sui subalterni e lascia mano completamente libera ai dominatori.

«Liberi di lottare». E chi glielo impedisce? La società in cui viviamo, la Costituzione e le leggi che ci siamo dati- oggi pesantemente sotto attacco – , servono proprio a rendere legittimi e praticabili tutta una gamma di forme di lotta che vanno dal voto allo sciopero, dal picchetto al boicottaggio, dalla libera manifestazione del dissenso all’organizzazione politica di opposizione. Ma, fedeli alla visione agonistica del mondo, quando parlano di «lottare» loro parlano di scontro fisico – manganellare, aggredire, picchiare. O peggio.

In questi tempi, di fronte ad aggressioni su ben altra scala, rivendichiamo tutti il diritto all’autodifesa. È bene proteggersi in tutti i modi possibili da questi mascalzoni; ma una parte indispensabile della nostra autodifesa consiste nella difesa delle parole.

Non è un caso che l’improbabile ministro (dell’istruzione!) Valditara sia rimasto indifferente rispetto alle botte dei fascisti ma sia uscito al naturale minacciando interventi autoritari davanti alle parole di un’insegnante civile, e che queste stesse parole i fascistelli fiorentini abbiano voluto bruciare in piazza, in un rituale che, questo sì, l’abbiamo già visto.

Botte a scuola, Mattarella ricorda al governo quale violenza condannare

IL RAID DI AZIONE STUDENTESCA – Il presidente: “Vi sono episodi contro i quali la vera diga è fatta dagli interventi delle pubbliche autorità, ma è fatta in maniera prevalente soprattutto dai comportamenti positivi che nella società si realizzano, vengono fuori, si manifestano”. Valditara impegnato a difendersi, la premier tace ancora

 VIRGINIA DELLA SALA     25 FEBBRAIO 2023

Terzo giorno, ancora silenzio. Giorgia Meloni continua a non pronunciarsi sul pestaggio dello studente di Firenze per mano di sei esponenti di Azione Studentesca, l’associazione giovanile del partito. Come noto, al momento è arrivata solo la sgrammaticatura istituzionale del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha dovuto rinculare spiegando di non aver minacciato di sanzionare la preside di Firenze per la circolare agli studenti in cui esortava a non ignorare l’accaduto. E così, al netto dell’opposizione (il Pd ne chiede le dimissioni, i 5S che riferisca in Parlamento, Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno indetto una manifestazione a Firenze per il 4 marzo), il colpo più duro al governo ha deciso di assestarlo ieri Sergio Mattarella. Alla cerimonia di consegna degli attestati dei nuovi Alfieri della Repubblica, citando i giovani della Rosa Bianca che morirono per opporsi al nazismo, il presidente della Repubblica ha parlato di “episodi di violenza nelle famiglie, nelle abitazioni, contro le donne, per strada”. “Addirittura – ha continuato – nei giorni scorsi anche davanti ad una scuola contro ragazzi”. In platea c’er anche il ministro.

È a questo punto del discorso che una scaltra regia televisiva inquadra Valditara. Il discorso lo riguarda. “Sono episodi – conclude il Capo dello Stato – ai quali rispondere con comportamenti positivi”. Mattarella parla a braccio. “Quanto avete fatto – dice – è importante. Praticando solidarietà, impegno comune, facendosi carico di problemi generali, capendo che non si vive da soli. Tutto questo è un antidoto anche contro la violenza. Indica un modello di vita che si contrappone a quello di prepotenza, sopraffazione, violenza”. Che è ovunque, anche davanti alla scuola di Firenze. “Vi sono episodi contro i quali la vera diga è fatta dagli interventi delle pubbliche autorità, ma è fatta in maniera prevalente soprattutto dai comportamenti positivi che nella società si realizzano, vengono fuori, si manifestano”. Positivi come la circolare della preside fiorentina e le parole di quei “ragazzi poco più che ventenni” che sotto il nazismo rifiutarono la “pratica della violenza con messaggi, opuscoli e scritti”.

Poco prima dell’intervento di Mattarella, dal suo profilo Twitter il ministro Valditara aveva provato a difendere la sua posizione con l’unica difesa possibile dopo più di 24 ore di attacchi: sorvolare sull’aver definito “un atto demagogico e di propaganda” la lettera della preside di Firenze ai suoi alunni (in cui li esortava a combattere l’indifferenza di fronte a quei pestaggi, a non chiudere gli occhi sui tanti episodi come è accaduto agli albori del ventennio fascista) e concentrarsi sul fatto che, tutto sommato, ha avuto il buon cuore di non sanzionare la dirigente. “Ho annunziato sanzioni? No”, ha twittato.

Torna allora utile trascrivere, per ricordarlo anche a lui, cosa ha detto: “Io non voglio creare martiri né dare occasione a iniziative del tutto improprie per essere considerate iniziative che vogliono rivendicare diritti, libertà etc. Vanno giudicate per quello che sono: iniziative strumentali certamente che esprimono una politicizzazione che auspico non abbia più un suo ruolo all’interno delle scuole italiano. Poi ovviamente se questo atteggiamento dovesse persistere, ci dovesse essere un comportamento che va al di là dei confini istituzionali, allora vedremo se sarà necessario prendere delle misure. Attualmente non ritengo sia necessario intervenire e ripeto non voglio trasformare una iniziativa demagogica e populista…”

La difesa è difficile. In trincea, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di FdI pigola un “violenza mai, chiunque ne fa uso sbaglia” correggendo poi la rotta con “il ministro ha preso questa posizione non per censurare ma perché ci sono versioni contrastanti su quanto accaduto”. Ma è il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto a dire l’unica cosa di senso, che avrebbe dato da subito l’opportunità a ognuno di rimanere dalla propria parte del campo. “Tutti gli episodi di violenza sono da condannare, sempre, da qualunque parte provengano. Chi usa la violenza ha torto anche quando vuole affermare un’idea giusta. Ha quindi fatto bene la preside ad intervenire, la situazione lo richiedeva eccome. E poi in Italia fortunatamente c’è libertà di espressione”. Non era difficile.

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