SENZA PRECEDENTI, HAMAS ATTACCA ISRAELE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SENZA PRECEDENTI, HAMAS ATTACCA ISRAELE da IL MANIFESTO

Senza precedenti, Hamas attacca Israele. Bombe su Gaza

LA SORPRESA DELLA GUERRA. Duecento gli uccisi israeliani, oltre 230 i palestinesi. Soldati e civili presi in ostaggio. Per ore pezzi di città controllati dai miliziani

Michele Giorgio  08/10/2023

Per Israele «L’alluvione di Al Aqsa» di Hamas è, cinquant’anni dopo, una nuova guerra del Kippur quando gli eserciti arabi colsero di sorpresa e per qualche giorno fecero vacillare lo Stato ebraico.

È quello che hanno pensato in tanti ieri mattina quando il movimento islamico palestinese ha colto di sorpresa Israele con un attacco senza precedenti, prima con il lancio di centinaia di razzi – a fine giornata saranno almeno 2.500 – e poi con incursioni di uomini armati che, dopo aver superato le barriere di separazione, sono entrati in villaggi e cittadine adiacenti a Gaza. Lì hanno ucciso un numero imprecisato di militari e civili – 200 hanno riferito in serata fonti israeliane – e portato trenta, forse cinquanta o più ostaggi, tra cui anche donne, nella Striscia. L’attacco a sorpresa è stato uno dei peggiori fallimenti dell’intelligence israeliana.

ISRAELE ha risposto con massicci attacchi aerei nelle profondità dell’enclave costiera uccidendo, fino a ieri sera, oltre 230 palestinesi e ferendone altre centinaia in una ritorsione violenta. «Il nostro nemico pagherà un prezzo che non ha mai conosciuto», ha avvertito il primo ministro Benjamin Netanyahu. «Siamo in guerra e la vinceremo». E una guerra lunga e sanguinosa è prevista da tutti. Nessuno si attende uno sviluppo diverso. Una guerra che non pochi avevano visto già da tempo, di fronte alla mancata soluzione della questione palestinese, all’occupazione militare che dura dal 1967, al blocco totale di Gaza dal 2007. È precipitato tutto e a pagare il prezzo più alto sono i civili.

ERANO LE 6.30, le 5.30 in Italia, quando Hamas ha lanciato nello stesso momento centinaia di razzi sul sud di Israele, da Tel Aviv a Sderot fino a Beersheba. Una massa che il sistema Iron Dome ha fermato solo in parte. Alte colonne di fumo si sono alzate poco dopo in varie aree residenziali israeliane con persone che correvano verso i rifugi, auto in fiamme e l’urlo delle sirene di allarme. Una donna di 70 anni è stata uccisa dalle esplosioni. Poi sono cominciate ad arrivare notizie di uomini armati all’interno di Sderot, il kibbutz Beeri e altre località intorno a Gaza. Si è capito che lo sbarramento era servito da copertura per un’infiltrazione di miliziani armati in più punti. In maggioranza erano membri di Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas. Hanno attraversato brecce aperte nelle barriere con Israele. Uno di questi è stato filmato mentre superava gli ostacoli con un paracadute a motore.

Sulle linee di demarcazione, un razzo ha colpito e incendiato un carro armato Merkava. In un video si vedono palestinesi armati che prendono prigionieri i soldati, feriti o storditi, usciti dal mezzo corazzato. In altri filmati si vedono motociclette con combattenti che girano per varie località israeliane oltre al valico di Erez e il quartier generale della divisione di Gaza a Reim. Centinaia gli uomini di Ezzedin al Qassam entrati in Israele, dove sono stati in controllo per ore di alcuni centri e, in non poche occasioni, hanno circondato abitazioni civili oltre che palazzi pubblici e basi militari e stazioni di polizia. Hanno anche preso veicoli militari israeliani poi filmati mentre venivano portati a Gaza e lì sfilavano. Migliaia di israeliani sono rimasti per ore o tutto il giorno nei rifugi antiaerei.

A METÀ MATTINATA il capo della polizia Yaacov Shabtai ha detto che le forze di sicurezza erano impegnate ad affrontare uomini armati in 21 località. A sera c’erano ancora combattimenti. Oltre mille i feriti israeliani. Ha preso parte all’attacco anche il Jihad islami che ha catturato alcuni soldati.

Video messi in rete hanno mostrato tre giovani in canottiera, pantaloncini e pantofole che camminavano scortati da palestinesi armati. In altri video si sono viste donne prigioniere. Tra 30 e 50 israeliani, forse di più, sono ora a Gaza.

Alcuni sarebbero ufficiali delle forze armate, che, ha detto il vice capo di Hamas, Saleh Aruri, saranno scambiati con i prigionieri palestinesi in Israele. Nel frattempo sono continuati i lanci di razzi, anche alle porte di Gerusalemme. «Questa è stata la mattina della sconfitta e dell’umiliazione del nostro nemico, dei suoi soldati e dei suoi coloni», ha detto il leader di Hamas Ismail Haniyeh. «Quello che è successo rivela la grandezza della nostra preparazione e la debolezza del nemico».

ALLE 9.45 è scattata la rappresaglia israeliana si sono udite esplosioni nel centro della Striscia e a Gaza city. Gli F-16 hanno polverizzato la Palestine Tower e altri edifici alti più di dieci piani tra il panico dei civili avvisati appena qualche minuto prima degli attacchi. La maggior parte delle vittime si sono però avute lungo le barriere di demarcazione. Migliaia di civili hanno usato gli stessi varchi aperti nelle recinzioni per andare in Israele dove hanno preso tutto quello che avevano a portata di mano per portarlo a Gaza. Droni e aerei hanno fatto fuoco su tutto ciò che si muoveva lungo il confine. Uccisi numerosi armati ma anche civili, oltre 200 i morti secondo il ministero della sanità palestinese, almeno 1600 i feriti.

A GAZA, FOLLE di persone in lutto hanno portato per le strade i corpi dei militanti e civili uccisi. Altre folle si aggiravano tra le macerie dei palazzi colpiti nel buio della notte di Gaza senza illuminazione. I raid aerei sono stati incessanti ma Netanyahu ha lasciato intendere che l’azione israeliana sarà ancora più dura. Sono stati richiamati migliaia di riservisti e lo sbocco più concreto sarà una offensiva di terra. Messe da parte le proteste per la riforma giudiziaria del suo governo, Netanyahu ora ha l’appoggio di gran parte degli israeliani, compreso il leader dell’opposizione Yair Lapid, già favorevole alla formazione di un governo di unità nazionale.

Terrore nel kibbutz, il miglior esercito preso alla sprovvista

STUPORE. Di fronte all’enorme numero di vittime fra soldati e civili, oltre agli ostaggi a Gaza, lo stupore: come è possibile essere stati presi così alla sprovvista?

Zvi Schuldiner  08/10/2023

Le sirene che mi hanno svegliato ieri mattina erano accompagnate dalle concitate notizie che alla radio parlavano di forze armate entrate in Israele. Cercare di decifrare ciò che la radio diceva, era parte della cosa più importante: sapere cosa stava succedendo a familiari e amici. Molto presto la mattina, le mie nipoti sembravano liete di trovarsi in una stanza protetta che rende la vita un po’ più sicura in caso di attacco, mentre al sud un’amica mi diceva di sentirsi terrorizzata.

Si trovava nella sua stanza blindata, con la porta ben chiusa, ma senza sapere se le voci che si sentivano provenire dal resto della casa fossero di soldati israeliani o di palestinesi. A Sderot, una città a tre chilometri dal college nel quale ho insegnato negli ultimi 25 anni, i palestinesi sono entrati nella stazione di polizia e hanno ucciso tutti i presenti, poliziotti o civili, vittime che si sono aggiunte ad altri che sono stati uccisi o presi in ostaggio. Più tardi mi è stato comunicato che l’intera famiglia di uno dei nostri studenti è stata massacrata. Una delle nostre insegnanti si sta riprendendo a fatica dal trauma dell’attacco al suo kibbutz vicino alla Striscia di Gaza.

Al momento in cui scriviamo in questo sabato sera si parla di 150 morti, civili o membri delle forze armate, e di circa 1000 feriti. Decine di israeliani, soldati e civili, fatti prigionieri e portati nella Striscia di Gaza. È probabile che queste cifre tragiche aumentino nelle prossime ore.

Mentre le sirene di allarme ci avvertivano di oltre 2200 missili lanciati soprattutto verso la parte meridionale del paese, radio e televisione trasmettevano il timore che attacchi missilistici diffusissimi e distruttivi avrebbero presto colpito l’intero paese. L’ombra degli Hezbollah libanesi e forse dell’Iran si profilava più grande che mai.

Di fronte all’enorme numero di vittime fra soldati e civili, oltre agli ostaggi a Gaza, lo stupore: come è possibile essere stati presi così alla sprovvista? I migliori servizi segreti del mondo, il miglior esercito… Miliardi investiti in ogni genere di protezioni che dovevano impedire le incursioni sotterranee del passato recente. Tanti progressi tecnologici, telecamere sofisticate a disposizione di abili soldati e soldatesse, in grado di individuare ogni possibile attacco del nemico.

Nelle ultime settimane le discussioni su un possibile attacco di Hamas sono state dominate da due questioni chiave: Hamas esprimeva un interesse crescente per il miglioramento della situazione economica nella Striscia di Gaza, mentre cercava di assicurarsi un posto nella difficile questione di un accordo tra Arabia Saudita e Israele favorito dagli Stati uniti. Per la leadership israeliana questa sarebbe la «pace» ideale: insieme all’Arabia saudita e ad alcune concessioni poco rilevanti ai palestinesi, non solo poter ottenere una presunta pace regionale, ma anche garantire la sopravvivenza del vergognoso governo di Netanyahu e dei suoi alleati di estrema destra.

E i palestinesi? Beh, per loro un po’ più di soldi da parte dei sauditi e del Qatar. E chi parteciperebbe ai negoziati? Abu Mazen, l’Olp, Hamas? Hamas nei negoziati? E l’influenza dell’Iran?

La «sorpresa» della guerra del 1973 è ancora oggi oggetto di discussione. I commentatori più esperti ci promettono che l’enorme sorpresa di oggi dovrà essere attentamente studiata. Sì, ma rimane la questione essenziale: il paradigma dominante. I migliori servizi segreti, il migliore esercito, quando ancora oggi si celebra una concezione basata sull’occupazione dei palestinesi, sul terrore di Stato, e noi che «siamo i più morali», e gli altri che esercitano un «terrore disumano».

Un popolo che sottomette un altro popolo non può essere libero e la barbarie della leadership israeliana non ci porterà mai a un miglioramento della situazione. Nei prossimi giorni le forze armate israeliane cercheranno di «cancellare l’affronto», mentre gli ostaggi israeliani saranno, forse, l’unico freno possibile alla furia di domani.

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