SCUOLE: ISPEZIONI, POLEMICHE, PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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SCUOLE: ISPEZIONI, POLEMICHE, PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI da IL MANIFESTO

Roma, al liceo Righi vietato discutere di Israele e Palestina

SCUOLA. Procedimenti disciplinari, ispezioni, il ministero fa pressione sui dirigenti che, per evitare «polemiche», bloccano il confronto

Luciana Cimino  13/04/2024

Il liceo Righi di Roma finisce un’altra volta sui giornali nel tentativo di evitare di scatenare polemiche. È il paradosso dei tempi della comunicazione digitale, dove tutto sembra consentito ma sempre sotto l’ombra della censura. Anche in questo caso si tratta del conflitto israelo-palestinese, tema tabù nelle scuole e nelle università, anche quando si tenta di tracciarlo storicamente. È accaduto con le ormai note manganellate agli studenti di Pisa ed è accaduto per la seconda volta allo scientifico nel centro della Capitale. A fine ottobre, qualche settimana dopo l’attacco terroristico di Hamas e i primi bombardamenti di massa ai palestinesi, il liceo era finito al centro di una vigorosa campagna stampa contro un docente, Salvatore Bullara, accusato di aver spinto la classe a commentare le politiche di Israele attraverso un tema e aver messo in imbarazzo uno studente di religione ebraica.

Come è stato ricostruito mesi dopo, il docente aveva tenuto una lezione complessa che affrontava anche Pasolini e le posizioni di Bettino Craxi sulla questione palestinese. Il ministro all’Istruzione (e merito) Valditara, come sempre molto solerte quando si tratta di mandare le ispezioni, anche in questo caso aveva reagito subito, minacciando sanzioni. In questi giorni la conferma che si trattava di narrazioni strumentalizzate e reazioni esagerate: la vicenda di Bullara si è chiusa con l’archiviazione del procedimento disciplinare ministeriale a suo carico senza alcuna sanzione. Il clima di censura sul massacro in atto a Gaza in una delle scuole più prestigiose di Roma, però, non è mutato. La dirigente, Cinzia Giacomobono, per evitare di finire ancora sui giornali, ha vietato, secondo i rappresentanti degli studenti, ogni incontro di approfondimento sull’argomento, finendo per censurare anche Amnesty International, invitata a fine dicembre a un incontro già concordato con il consiglio d’Istituto e bloccato due giorni prima dalla preside per «motivi di serenità all’interno della scuola».

«Come comunità studentesca – racconta Fulvio, uno dei rappresentanti d’istituto – abbiamo espresso la necessità di tenere una conferenza di carattere storico che abbiamo riproposto più volte trovando solo reticenza e ostruzionismo da parte della presidenza». Gli studenti hanno quindi provato con una raccolta firme, alla quale hanno aderito più di 700 persone, docenti e personale Ata inclusi, hanno coinvolto i colleghi della comunità ebraica, hanno predisposto un programma esclusivamente storico che, per evitare ogni tipo di aggancio con l’attualità, si fermava a qualche anno fa, ma la dirigenza è rimasta sulle sue posizioni. Probabilmente ha giudicato troppo alto il rischio di un altro provvedimento ministeriale, anche tenuto conto del fatto che, solo per citare un esempio, la circolare dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio per la Giornata della memoria invitava i dirigenti scolastici a controllare le opinioni degli studenti e degli insegnanti riguardo agli «scenari internazionali di crisi» (cioè la Palestina).

Uno studente dello stesso liceo, giorni fa, è finito al centro delle polemiche per aver mimato il gesto della pistola al Senato durante uno discorso della premier Giorgia Meloni. Lo studente si è poi scusato ed è stato sospeso, la preside si è vista costretta a mandare una lettera di scuse, poi letta dal presidente del Senato La Russa in Aula. Giacomobono ha di conseguenza valutato di non fare l’incontro ma la scuola è finita sui giornali lo stesso, stavolta proprio per la denuncia di censura degli studenti. «Nessuno mi ha fatto pressioni, tantomeno il ministero – ha spiegato ieri Giacomobono -. Con la mia decisione ho voluto tutelare la scuola, trattare del conflitto israelo-palestinese sotto un certo punto di vista porterebbe disordine e scompiglio nella componente studentesca ed essendo la dirigente ne risponderei io».

Per la preside sulla questione umanitaria di Gaza «ognuno ha il suo pensiero, ma non voglio che la scuola sia utilizzata a scopo politico». «È chiaro quanto stia diventando sempre più difficile nel nostro Paese informarsi in maniera imparziale a scuola e quanto il nostro governo sembri opporsi in ogni modo alla volontà autonoma di studenti che chiedono solamente che il proprio diritto all’istruzione e all’informazione venga rispettato», denunciano invece le associazioni studentesche e i collettivi del Righi che chiedono all’opinione pubblica di «mobilitarsi in difesa della nostra Costituzione democratica e antifascista». «Noi continueremo a insistere anche se non crediamo che cambi idea ma ormai rappresenta una questione di principio» ha concluso Fulvio.

Napoli, il rettore Lorito: «Valuterò le mie dimissioni da Med-Or»

IL DIBATTITO. Non c’è solo la Fondazione del colosso italiano dell’industria bellica, Leonardo collabora con l’ateneo in «un percorso di alta formazione su temi di frontiera dell’ingegneria». All’assemblea con gli studenti pro Palestina assicura: la Federico II non ha partecipato al bando Maeci

Fabrizio Geremicca, NAPOLI  13/04/2024

«Non ho problemi a valutare la mia dimissione dalla Fondazione Med-Or»: parole di Matteo Lorito, il rettore dell’università Federico II di Napoli, pronunciate ieri mattina nell’aula Conforti della sede di Giurisprudenza. Era lì per l’assemblea indetta dalla rete studentesca per la Palestina, quella che lunedì aveva occupato il rettorato e che ieri lo ha liberato. Lorito ha partecipato all’incontro affrontando le contestazioni degli attivisti.

In particolare, quella relativa al ruolo che il rettore riveste nel comitato scientifico di Med-Or, la Fondazione presieduta dall’ex ministro Marco Minniti, che è legata alla Leonardo, esportatrice di armi e dispositivi militari verso Israele. Lorito: «Ho fatto fare ricerche per trovare un qualunque documento che individui la partecipazione della Federico II alla Med-Or. Non c’è. La Federico II non partecipa come ateneo. Tre anni fa, quando è partita Med-Or, in qualità di esperto di agroalimentare (insegno ad Agraria e mi occupo in particolare di malattie delle piante) avevo ricevuto la richiesta di un contributo scientifico alla Fondazione la quale, sul suo sito, non manifesta le finalità che voi dite. Così il sottoscritto, così come il rettore dell’Orientale, il professore Tottoli (che è un esperto del mondo arabo), ha detto sì. Ho partecipato a una sola riunione, perché poi il ruolo di rettore mi ha completamente assorbito».

Parrebbe ora intenzionato, o almeno così ha lasciato intendere ieri, a una marcia indietro. La sua ricostruzione della vicenda, peraltro, ha suscitato commenti piuttosto critici da parte dei ragazzi, i quali gli hanno fatto notare che, in qualità di rettore, appare poco credibile che abbia impegnato il suo nome nel comitato scientifico della Fondazione senza coinvolgere, sia pure in maniera indiretta, l’ateneo del quale è al timone. Senza contare che, al di là della Fondazione presieduta da Minniti, Leonardo è presente in diverse attività della Federico II, specie in quelle che portano avanti i dipartimenti di Ingegneria. Ha siglato, per esempio, un accordo di collaborazione con Ingegneria Industriale per Aerotech Academy. «Un percorso – così lo definisce il sito dell’ateneo federiciano – di alta formazione su tematiche di frontiera dell’ingegneria». Gli attivisti della rete studentesca per la Palestina hanno poi chiesto al rettore di portare nel prossimo Senato accademico una mozione per «la rescissione di tutti gli accordi di collaborazione, ricerca e mobilità internazionale con le università israeliane». La risposta: «Sono un arbitro, metto la palla al centro, ma poi decide il Senato accademico». Attualmente, ha riferito agli studenti, c’è a livello di ateneo un accordo di mobilità di studenti e docenti con Haifa e ci sono tre intese a livello di dipartimenti che impegnano Giurisprudenza, Veterinaria e Biologia. «L’intesa a livello di ateneo – ha detto – è coordinata da una collega di Farmacia e riguarda le Scienze marine. Quelle a livello di dipartimento vertono sulla resistenza ai farmaci antitumorali per Biologia, sul Diritto Bizantino per Giurisprudenza e su questioni di zootecnia per Veterinaria». Il 10 aprile, intanto, sono scaduti i termini per le candidature degli atenei al bando Maeci, che prevede accordi di ricerca con Israele: «Non abbiano presentato candidature» ha detto

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