QATAR-GATE: LA SINISTRA E LA QUESTIONE MORALE da LEFT e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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QATAR-GATE: LA SINISTRA E LA QUESTIONE MORALE da LEFT e IL FATTO

Qatar-gate al Parlamento UE: la sinistra e la questione morale

Luigi de Magistris  12/12/2022

Se la notizia della presunta corruzione venisse confermata ogni commento sarebbe davvero superfluo. Coinvolti tutti esponenti che si direbbero di sinistra, ma che sono l’antitesi dei valori della sinistra

L’indagine della magistratura belga su un presunto gravissimo caso di corruzione che avrebbe coinvolto anche i vertici del Parlamento Europeo deve rimettere al centro il dibattito sulla questione morale. Ho sempre pensato che a differenza di fatti emergenziali che poi magari diventano anche cronici, la questione morale è da tempo endemica ed è la causa del pessimo stato di salute democratico, politico, sociale ed economico in cui si trova il nostro Paese. Questione morale significa agire con onestà, etica, libertà, autonomia, indipendenza, competenza, coraggio, sacrificio e passione all’interno delle istituzioni. La mia vita in prima linea dentro le istituzioni mi ha fatto conoscere il “sistema” fino al midollo e come lo stesso sia presente da tempo sino a vertici dello Stato e delle istituzioni. Troppe persone hanno un prezzo e purtroppo si paga un prezzo alto per non avere prezzo. Quindi i normali diventano sovversivi e i deviati normali. La spinta ideale si va smarrendo, il contenuto fortemente etico e professionale di taluni ruoli sta scemando. Il potere spesso non è al servizio del bene comune e dell’interesse pubblico, ma esercitato per fini privatistici, lobbistici, affaristici e non di rado criminali, soprattutto in tema di corruzione e mafie.

Ma veniamo alle indagini dell’autorità giudiziaria belga in cooperazione con quella italiana. Sono stati tratti in arresto per corruzione parlamentari, funzionari, assistenti, la gran parte italiani, perché avrebbero ricevuto ingenti somme di denaro e non solo per esercitare le funzioni parlamentari in modo favorevole ad un Paese, il Qatar, in cui per celebrarsi i mondiali sono morte centinaia di persone nella costruzione di stadi ed edifici e si è mosso un giro di denaro nauseante. Un business sporco di sangue e crimine. Io ho boicottato questi mondiali, pur amando assai il calcio. Nella disponibilità della vice presidente del Parlamento e dell’ex deputato Pd-Art 1 Panzeri sarebbero stati trovati 600.000 euro a testa.

Ogni commento, se la notizia venisse confermata, è davvero superfluo. Coinvolti tutti esponenti che si direbbero di sinistra, ma che sono l’antitesi dei valori della sinistra. Il Parlamento europeo è un luogo in cui gira una quantità enorme di denaro, le lobby sono forti, gli strumenti per drenare denaro pubblico tanti. Quando svolgevo le funzioni di pubblico ministero in Calabria ricostruimmo un canale strettissimo tra la rete criminale calabrese ed italiana e gli anelli di collegamento in Europa, necessari per succhiare soldi pubblici e godere delle giuste coperture internazionali per eludere controlli. Arrivammo ad indagare eurodeputati e fu coinvolto anche il direttore dell’Olaf, ufficio antifrode, molto legato ad alcuni dei principali indagati politici di procedimenti penali che mi furono poi illegittimamente sottratti arrivando lo Stato ad allontanarmi anche dalla Calabria strappandomi le funzioni di Pm.

Quei collegamenti internazionali influirono non poco sul mio destino perché in Europa si consumavano ripulitura di denaro della criminalità organizzata e costruzione di un livello addirittura sovranazionale di reti criminali e logge coperte. Quando, poi, mi trovai per due anni al Parlamento europeo a presiedere la commissione controllo bilancio facemmo un grande lavoro contro la corruzione e la criminalità organizzata, per la trasparenza dell’utilizzo dei fondi europei ed un più efficace controllo della spesa pubblica. Riuscii anche, per la prima volta, a far nominare un magistrato italiano quale direttore dell’ufficio anti frode. Ma la sottovalutazione, quanto meno colposa, della forte corruzione nei Paesi dell’Ue e della penetrazione delle mafie, ostacola la creazione di una Procura europea contro corruzioni e mafie di livello transnazionale. Di corruzione e mafia si parla poco e anche l’attività di contrasto si è affievolita, perché il sistema criminale è sempre più penetrato nella politica e nelle istituzioni arrivando ad agire ormai con gli strumenti della legalità formale. E governi e maggioranze di diversa estrazione politica da tempo operano per ridimensionare l’efficacia degli organi di controllo.

Della magistratura ne stanno facendo sempre più un ordine in cui conformismo, statistica, burocrazia e quieto vivere diventano elementi di andamento normale della giustizia e chi ancora osa oltrepassare i fili dell’alta tensione viene bruciato con gli strumenti che l’ordinamento ha predisposto per annichilire gli “irregolari”, ossia quelli che pensano ancora che autonomia e indipendenza siano principi indispensabili per attuare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. I media non possono più raccontare adeguatamente i fatti oggetto dei procedimenti penali, non più coperti da segreto, se non nella misura in cui viene loro consentito con una “mordacchia” normativa opprimente. Una stampa quindi più mansueta ed un popolo più ignorante di vicende giudiziarie. Meglio che non si sappia troppo in giro quanta corruzione c’è nel nostro Paese. Quella che distrugge merito, competenze, giustizia, sogni. Adesso il governo, con il ministro della giustizia Nordio, vuole ridimensionare ancora di più le intercettazioni, così colpendo uno dei più efficaci mezzi di ricerca della prova, intende eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale e mettere il Pubblico Ministero nell’orbita del potere esecutivo.

A questo punto sarà quasi impossibile iniziare o portare avanti indagini sul potere. Un processo come quello ad esempio sulla trattativa Stato-mafia diventerebbe impraticabile. Vogliono le mani libere, del resto c’è da “rifare” l’Italia, il Pnrr, fiumi di denaro pubblico, guerre e pandemie riempiranno il Paese di soldi che ingrasseranno tasche di corrotti e mafiosi, stati di emergenza divenuti ordinari e uno stato d’eccezione permanente. Poteri emergenziali e mani libere su appalti e lavori pubblici, via Tar, addio sovrintendenze, basta controlli insopportabili di magistratura e media. Magari diranno pure che ce lo chiede l’Europa o il popolo che elegge i parlamentari. Non mi preoccupa però tanto la pervicacia eversiva di questo disegno politico ed istituzionale, quanto i livelli di assuefazione ed opacità registrati in questi anni nei primi due principali “poteri” di bilanciamento verso il potere politico: magistratura e stampa. Molti si sono accomodati nel potere, nell’agiatezza e convenienza dei luoghi in cui si sta insieme confondendosi, ma così facendo la nostra democrazia rischia di pagare un prezzo altissimo proprio perché troppa gente, nelle istituzioni, ha un prezzo. E chi non è in vendita è un bersaglio da colpire. Non ci resta che pensare, però, che non c’è prezzo a non avere prezzo.

L’autore: Luigi de Magistris, ex magistrato ed ex sindaco di Napoli, è il leader della coalizione Unione popolare

Qatargate, il silenzio della sinistra comunica più di mille parole

  Antonio Padellaro  13 DICEMBRE 2022

Segnatevi questa frase: “Vedere ex leader della sinistra fare i lobbisti in grandi affari internazionali non è solo triste, dice molto sul perché le persone non si fidano, non ci credono più”. Parole del vicesegretario del Pd, Giuseppe Provenzano, pronunciate nelle stesse ore nelle quali il Qatargate investiva il Parlamento europeo, con l’Italian connection che vede tra gli accusati e i coinvolti a vario titolo esponenti e personaggi della sinistra e del sindacato. Primo fra tutti l’ex europarlamentare Pd, ora Articolo 1, Antonio Panzericon il sequestro di 500 mila euro nella sua casa di Bruxelles.

Perché le parole di Provenzano vanno tenute a mente? Perché a distanza di tre lunghe giornate sono l’unica reazione significativa alla domanda che avrebbe dovuto subito coinvolgere Pd, Articolo Uno e in generale l’area cosiddetta progressista: esiste una questione morale a sinistra? Se pure il bersaglio immediato di Provenzano era Massimo D’Alema, che ha propiziato l’interessamento di un paperone qatariota ad acquisire la raffineria Lukoil di Priolo in Sicilia, resta evidente che per il dirigente del Pd la frase sulle “persone che non si fidano, che non ci credono più” valga a maggior ragione dopo che gli elettori del suo partito hanno appreso dei sacchi colmi di denaro contante.

Sì, c’è un elefante nel corridoio (vero Bersani?) dei partiti della sinistra, eppure da quei pensosi sinedri si risponde con una forte e indignata aggettivazione: “Gravissimo” (Paolo Gentiloni, commissario europeo); “ripugnante” (Paola Picierno, vicepresidente a Strasburgo); addirittura una raffica di “sconcerto, dolore, schifo, molta rabbia” (Brando Benifei, capo delegazione del Pd a Bruxelles). Quanto al dibattito congressuale Democrat, be’ tenetevi forte. Stefano Bonaccini (a stento trattenuto dai conduttori di In Onda): “Serve una politica più sobria”. Mentre la rivale Elly Schlein, visibilmente turbata dal “danno procurato all’istituzione europea” ha auspicato che “sia fatta piena luce” (con il soave Fabio Fazio che si guardava bene dall’insistere sul tema: per caso anche la sinistra ruba?).

Rispetto a questo vuoto spinto resta forse più comprensibile il silenzio luttuoso di Speranza e C. che, probabilmente, non sanno a che santo votarsi (da non confondere con il rispettoso riserbo di quelli di Sinistra Italiana che cercano disperatamente di sotterrare il caso Soumahoro). Infatti, che la sinistra fosse così combinata le persone “che non si fidano, che non ci credono più” lo avevano già capito prima del 25 settembre.

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