PRIMA REGOLA: CRIMINALIZZARE IL DISSENSO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PRIMA REGOLA: CRIMINALIZZARE IL DISSENSO da IL FATTO

Corteo per Falcone, gli organizzatori: “Bloccati senza motivo, tutto era stato concordato”

GLI SCONTRI – Nel giorno di Capaci

SAUL CAIA E STEFANO CASELLI  25 MAGGIO 2023

Poteva andare peggio. Ma alla fine, nonostante le manganellate, sembra davvero aver vinto la gentilezza. I fatti, noti, sono avvenuti nel pomeriggio di martedì a Palermo, in occasione del 31esimo anniversario della strage di Capaci, quando a un corteo organizzato dal Coordinamento 23 maggio (cui aderiscono varie sigle tra cui Cgil Palermo e Centro Impastato) è stato impedito di accedere all’“Albero Falcone” in via Notarbartolo. Il motivo dello stop è stato spiegato ieri dalla Questura di Palermo in un comunicato: “Fra le diverse iniziative promosse – si legge – si è registrata anche la presentazione di un preavviso per un corteo, promosso da svariate sigle, che ha registrato la presenza al proprio interno di gruppi riconducibili a frange antagoniste. Considerata la potenziale interferenza che si sarebbe potuta ingenerare dalla concomitanza nel medesimo luogo delle iniziative promosse dalla Fondazione Falcone e il citato corteo, in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si è ritenuto inopportuno far giungere il corteo nei pressi dell’Albero Falcone”. La Questura specifica poi di aver individuato il punto d’arrivo “a meno di 500 metri” dal luogo inizialmente concordato.

Motivo? “La presenza dei mezzi amplificati che avrebbero gravemente interferito con le iniziative della fondazione Falcone nonché una gigantografia issata sul mezzo furgonato il cui contenuto palesava il chiaro fine di dileggio del corteo nei riguardi dell’altra iniziativa”. La “gigantografia”, di facile decifrazione, la potete vedere qui a fianco. Insomma, il corteo “antagonista” andava tenuto alla larga per non offendere le autorità.

Ed è a questo punto che entra in scena la gentilezza. Con un tono tutt’altro che “antagonista”, il Coordinamento 23 maggio ha risposto punto su punto alla Questura, elencando con precisione tutte le interlocuzioni scambiate con la autorità, dalla prima comunicazione via Pec del 5 aprile, ai successivi due incontri per concordare gli aspetti logistici. Fino al 22 maggio (il giorno prima) quando il Cooordinamento è chiamato “d’urgenza per parlare di una ‘questione’”. Il prefetto autorizza il corteo ma ne impone la conclusione alle 17:30, poco distante da via Notarbartolo: “Durante il corteo – si legge ancora nel comunicato – ci hanno detto che vi erano nuove disposizioni dell’ultimo minuto” in seguito alle quali si è convenuto di concludere il corteo ancora prima e di spegnere l’amplificazione del Fiorino “che trasportava un’opera satirica”. “All’incrocio di via Notarbartolo – prosegue il Coordinamento – un primo schieramento di di forze dell’ordine ha provocato un tappo e una frizione inutile”. La cosa del corteo, ignara del blocco, spinge in avanti la testa. “Il successivo riposizionarsi delle forze dell’ordine muniti di casco, scudi e manganelli non ha prodotto altro che una drammatizzazione della situazione”.

Risultato, “la situazione determinatasi di fatto è il prodotto di una cattiva gestione dell’ordine pubblico di cui il gestore è certamente responsabile. Il nostro corteo – concludono – si è sviluppato in modo ordinato lungo tutto il percorso, dando vita a una manifestazione colorata e vivace Senza nessun tipo di fuori programma. Quanto avvenuto è avvenuto successivamente alla comunicazione della chiusura del corteo. È falso affermare che il corteo è entrato in via Notarbartolo e per questo non era autorizzato. Bensì si è celebrato nei limiti imposti all’ultimo minuto dalla Questura e, nonostante ciò, i liberi cittadini sono stati ostacolati e aggrediti”. Detto con gentilezza.

“La partecipazione all’albero Falcone è a invito? – si chiede Jamil El Sadi, portavoce di Our Voice, tra le associazioni riunite nel Comitato 23 maggio –. Noi manifestanti e liberi cittadini dovevamo chiedere l’invito a qualcuno per poter passare? Il nostro corteo è scomodo per la politica perché non è una passerella, e parla di contenuti di antimafia, antimilitarismo e tutela dell’ambiente”. Evidentemente quella politica si sente autorizzata a non voler sentirne parlare. specie in presenza di “striscioni ingiuriosi”.

Cariche al corteo per Falcone, Revelli: “Questo potere ormai ha la mano pesante e la pelle molto sottile”

IL SOCIOLOGO – “C’è una forte irritabilità verso chi non omaggia. Per certi versi è un fatto inedito e inquietante”

STEFANO CASELLI  25 MAGGIO 2023

“Il potere è diventato sempre più intollerante nei confronti di qualsiasi forma di dissenso nei suoi confronti e rivela una forte irritabilità verso chi non lo omaggia. È un atteggiamento impressionante e per molti versi senza precedenti. Il potere oggi ha la mano pesante e la pelle sottile”. Così il sociologo Marco Revelli all’indomani dello stop al corteo antimafia di Palermo per timore di “contestazioni” nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci.

Professore, contestatrici denunciate a Torino, cortei stoppati a Palermo, processi un po’ dappertutto agli ambientalisti di Ultima Generazione. Pare che ultimamente il dissenso non goda di grande reputazione…

Il caso della contestazione di Torino al Salone del Libro alla ministra Roccella è emblematico. Può certo dispiacere che la ministra non abbia potuto parlare, ma Roccella in quel momento e in quel era luogo era inseparabile dal suo ruolo di rappresentante del potere. Non era una scrittrice qualunque. È una persona che parla attraverso i suoi provvedimenti e di fronte aveva gente totalmente senza potere, se non quello di contestare. Abbiamo perso contezza di questa elementare asimmetria: chi ha ruoli di potere e prende decisioni, non può stupirsi se viene chiamata a renderne conto. Accettare i fischi è anche una forma di assunzione di responsabilità.

Vedere un corteo antimafia per timore di contestazioni, come accaduto martedì a Palermo, che effetto le ha fatto?

È stata un’aggressione ingiustificata e ingiustificabile nello stesso giorno in cui la memoria di Falcone, Borsellino e di tutte le vittime di mafia veniva sfregiata dalla nomina alla guida della Commissione Antimafia di una figura dal profilo impresentabile. In questo caso piazza e palazzo hanno parlato la stessa lingua. E ci è voluto un bel pelo sullo stomaco.

Dare solo la colpa alla destra al governo non è una scorciatoia?

Come quasi sempre accade quando si fa largo nel palazzo, una certa destra libera gli animal istinct delle burocrazie guardiane, che finiscono per praticare il disordine. In fondo è quello che è successo a Genova nel 2001: un postfascista in cabina di regia e la macelleria messicana della Diaz e di Bolzaneto. Le burocrazie orientate a una certa cultura sono sensibilissime ai messaggi che vengono dall’alto. Se avvertono che qualcuno strizza l’occhio alla voglia di manganello, lo usano. Ma è evidente che c’è stata anche una sinistra che negli ultimi decenni non ha contrastato queste passioni tristi. Genova aveva ereditato l’apparato violento costruito dal governo Amato con le prove generale di Napoli. Poi è arrivato Minniti, artefice di un’inversione morale che certo non ha contrastato le correnti antidemocratiche presenti in certi apparato della forza italiana.

Dopo l’alluvione in Romagna volti noti della politica e del giornalismo hanno fatto a gara a mandare a spalare il fango gli “imbrattatori di monumenti”…

Una volgarità senza limiti, prodotta anche dell’ignoranza, perché molti erano lì. Indecente, tanto più che coloro che accusano se ne stavano al caldo.

Lei parla di potere dalla mano pesante e dalla pelle sottile. È una caratteristica di quest’epoca storica?

In altri momenti, ogni volta che si verificava un evento drammatico – penso al Polesine, a Firenze, all’Irpinia –, da parte della popolazione e dell’opinione pubblica c’era sempre una reazione di protesta nei confronti delle autorità dello Stato. Per un presidente del Consiglio era sempre un problema presentarsi sul posto. Oggi, purtroppo, vedo un atteggiamento remissivo, quasi che le persone non considerino un diritto l’aiuto dello Stato, come se non fosse proprio quello il dovere dello Stato. È una mancanza di coscienza dei propri diritti, una mancanza di orgoglio. Almeno fino agli Anni 80 del Novecento esisteva un’opinione pubblica consapevole della legittimità delle proprie rivendicazioni. Ora ho i miei dubbi che ci sia ancora.

Prima regola: criminalizzare il dissenso

DA ULTIMA GENERAZIONE ALL’ANTIMAFIA – Ordine pubblico. Botte in piazza, arresti e processi a sindacalisti e ambientalisti, linea dura sulle case occupate: ormai è tendenza. Ora tocca a Pisani

 ALESSANDRO MANTOVANI  25 MAGGIO 2023

Martedì il contenimento muscolare degli studenti che volevano raggiungere l’albero Falcone a Palermo. Sabato le denunce per violenza privata alle contestatrici della ministra Eugenia Roccella al Salone del libro di Torino, per quanto dai filmati si direbbe che non c’era stata violenza né minaccia. Cosa succede? Il governo di destra-destra ha deciso di reprimere il dissenso, magari con il nuovo capo della polizia Vittorio Pisani, esperto di criminalità organizzata, che si è appena insediato al posto di Lamberto Giannini, legato al predecessore Franco Gabrielli e forse proprio per questo spedito anzitempo a fare il prefetto di Roma?

La svolta, in realtà, è in corso da tempo. Se Pisani è davvero chiamato a dare un’ulteriore stretta non ha nemmeno avuto il tempo di farlo. Sono almeno un paio d’anni che parliamo sempre più spesso di botte agli studenti o ai no-vax o di accuse di associazione a delinquere ai sindacalisti del Si Cobas a Piacenza o di analoghe iniziative a Padova contro i ragazzi di Ultima Generazione che bloccano le strade, imbrattano monumenti o colorano fontane. A volte la magistratura mette un freno, come hanno fatto i giudici di Piacenza o quelli di Milano che, mesi fa, hanno negato la sorveglianza speciale proposta dalla questura di Pavia nei confronti di un attivista poco più che ventenne di Ultima Generazione, quando normalmente quel provvedimento colpisce delinquenti abituali. Spesso però i giudici contribuiscono al pugno di ferro, come con la sentenza di Cassazione che nel 2018 ha trasformato l’occupazione di edifici in reato permanente e dunque punibile anche a distanza di anni dalla cosiddetta “invasione” cui si riferisce la norma. Vedremo come andranno i processi agli attivisti di Ultima Generazione. Quelli per reati di piazza non si contano, anche quando non succede niente di davvero grave: a Sassari se ne prepara uno con decine di imputati, compreso il cantante che suonava, per una serie di manifestazioni in favore del detenuto anarchico Alfredo Cospito nei pressi del carcere di Bancali.

Tutti ricordano che il 9 ottobre 2021 gli errori nella gestione dell’ordine pubblico a Roma favorirono l’assalto di fascisti e antivaccinisti alla sede della Cgil in Corso Italia. Appena nove giorni dopo il piazzale del porto di Trieste venne sgomberato con la forza e con gli idranti da fastidiosi manifestanti anti-green pass tutt’altro che fascisti, che bloccavano il traffico delle merci. Uno dei loro leader, il portuale Stefano Puzzer, venne poi allontanato per anni da Roma e da diverse altre città con il foglio di via, antico strumento di epoca fascista trasformato in Daspo urbano su iniziativa di un ministro dell’Interno Pd come Marco Minniti nel 2017, lo stesso che diede il via alle iniziative poliziesche e giudiziarie contro Ong impegnate nel soccorso ai migranti in mare, peraltro col contributo dell’attuale capo della polizia Pisani all’epoca allo Sco (il Servizio centrale operativo). E ancora, subito dopo l’assalto alla Cgil a Roma, a Torino e in altre città diverse manifestazioni studentesche, non sempre pacifiche ma neppure così minacciose, sono state stroncate a colpi di manganello, come a dimostrare di saper mostrare i muscoli. È successo di nuovo alla Sapienza di Roma, il 25 ottobre scorso, casualmente nel giorno in cui Giorgia Meloni pronunciava alla Camera il suo discorso di insediamento e gli studenti dei collettivi contestavano un convegno di giovani legati a FdI, il cui svolgimento era più che garantito dalle grate metalliche all’ingresso della facoltà di Scienze politiche.

Pisani da ultimo era vicedirettore dell’Aisi (il servizio interno) e ha lavorato soprattutto nelle squadre mobili, è uno specialista della caccia ai mafiosi come diversi capi della polizia dagli anni 90 in poi. Il più noto è stato Gianni De Gennaro, che guidava la polizia ai tempi del sanguinoso G8 del 2001 a Genova, dove l’ordine pubblico fu gestito soprattutto da “mobilieri” e alcuni di loro furono poi condannati per l’assalto e le false molotov alla scuola Diaz. Solo dopo quei processi arrivarono Gabrielli (2016) che chiese scusa per Genova e poi Giannini (2021), entrambi provenienti dal mondo delle Digos e dell’antiterrorismo. Vedremo presto quale sarà il mandato politico di Pisani e cosa farà.

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