“PRESIDENTE MATTARELLA, NON IN NOSTRO NOME” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“PRESIDENTE MATTARELLA, NON IN NOSTRO NOME” da IL MANIFESTO

«Presidente Mattarella, non in nostro nome»

ISRAELE/PALESTINA. Lettera aperta al presidente della Repubblica dopo il discorso di fine anno sull’offensiva militare israeliana in corso contro Gaza

***  05/01/2024

Sono oltre 1.500 le firme alla lettera diretta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lanciata da Angelo d’Orsi, Fabio Marcelli e Andrea Catone, «Non in nostro nome»: si chiede conto al presidente del modo in cui nel discorso di fine anno ha affrontato l’attacco militare israeliana in corso a Gaza, con «30.000 vittime civili, 70.000 feriti, 90% degli edifici rasi al suolo…Una economia, una società, un paesaggio annichiliti» e con le dichiarazioni di esponenti del governo israeliano sulla «necessità di espellere da Gaza i palestinesi sopravvissuti».

I firmatari ritengono «grave che nel Suo messaggio riduca il genocidio in corso a “un’azione militare che provoca anche migliaia di vittime civili”»: «Ella evita di dare un nome al popolo vittima del massacro: nel Suo discorso sono “moltitudini di persone”. Non sono “moltitudini”: è il popolo palestinese che subisce da 75 anni l’occupazione di Israele». Tra i firmatari Alberto Bradanini, Luigi De Magistris, Ginevra Bompiani, Enrico Calamai, Mimmo Lucano, Maurizio Acerbo, Piergiorgio Ardeni, Paola Nugnes, Piero Bevilacqua, Enzo Scandurra, Eleonora Forenza.

***

Signor Presidente,
noi sottoscritti cittadini e cittadine Suoi connazionali, lavoratori della città e della campagna, studenti e persone impegnate nel mondo della cultura, dell’insegnamento, dell’associazionismo, ci permettiamo di ricordarLe la situazione in atto in Palestina:
circa 30.000 vittime civili a Gaza, senza contare i presumibili 10.000 sotto le macerie.
70.000 feriti che non possono essere adeguatamente curati in ospedali distrutti da Israele.
1000 bambini che hanno perso uno o entrambi gli arti inferiori o superiori.
90% degli edifici rasi al suolo: “non è rimasto brandello di muro”, dichiarano i pochi osservatori ONU rimasti sul campo.
Una economia, una società, un paesaggio annichiliti.
Oltre 2 milioni di persone sono senza un tetto, né acqua, né cibo, né medicinali, né carburanti, e sono spinte dall’esercito israeliano in una piccola sacca a Gaza sud, che peraltro continua ad essere bombardata.

Intanto si susseguono dichiarazioni di governanti israeliani sulla necessità di espellere dal territorio di Gaza i palestinesi sopravvissuti, e sul progetto di ricolonizzazione di Gaza da parte dei coloni israeliani, mentre addirittura si pubblicano annunci di lussuosi villaggi turistici da costruire sulle macerie e sui corpi insepolti della popolazione palestinese.
In Cisgiordania (secondo l’ONU, “Territori Occupati”) gli oltre 700.000 coloni israeliani, che hanno occupato illegalmente il territorio e rendono molto problematica, per non dire impossibile, la soluzione “due popoli, due Stati”, spalleggiati dall’esercito di Israele attaccano quotidianamente e uccidono i contadini palestinesi, compresi donne, anziani, adolescenti.
Israele ha ucciso 138 funzionari dell’ONU e continua a bombardare i convogli dell’agenzia per i rifugiati dell’ONU. Colpisce le ambulanze che trasportano i feriti. Cattura, e umilia denudandoli e ingiuriandoli, centinaia di cittadini colpevoli semplicemente di essere palestinesi.
Israele ha trucidato un centinaio di giornalisti e fotografi nell’esercizio del loro lavoro.

Il segretario generale dell’ONU Guterres ha denunciato ripetutamente la “catastrofe umanitaria”, l’Assemblea generale dell’ONU approva la risoluzione che chiede l’immediato cessate il fuoco.
Alcuni stati, come il SudAfrica deferiscono Israele alla Corte Internazionale di Giustizia (dell’ONU) per genocidio e diversi altri Stati denunciano quella nazione per violazione del diritto internazionale e del diritto umanitario di fronte alla Corte Penale Internazionale. Milioni di persone in tutto il mondo chiedono che venga perseguito Netanyahu e la cupola politico-militare israeliana per questi motivi. Altri Paesi della UE annunciano varie azioni contro Israele, mentre il nostro governo appare silente o complice dei crimini in corso.
Quando l’Armata Rossa sovietica liberò Auschwitz il 27 gennaio 1945 e vennero alla luce gli orrori della Shoah, alcuni giustificarono il loro silenzio e la loro inazione dicendo di ignorare cosa stesse accadendo nei lager nazisti. Oggi assistiamo in diretta alla pulizia etnica e all’olocausto del popolo palestinese. Nessuno può dire “non so”.
È per noi grave che Ella nel Suo messaggio riduca il genocidio in corso a “un’azione militare [di Israele] che provoca anche [evidenziazione nostra] migliaia di vittime civili e costringe, a Gaza, moltitudini di persone ad abbandonare le proprie case, respinti da tutti”. Nient’altro. Ella, Signor Presidente, avrebbe potuto, e riteniamo dovuto, riprendere le dichiarazioni del segretario dell’Onu, le risoluzioni dell’Assemblea generale e levare una voce per l’immediato cessate il fuoco in Palestina. Come anche alcuni leader europei hanno chiesto.
Ella, invece, ha taciuto, Signor Presidente.

Nelle sue parole il genocidio del popolo palestinese in corso (è la definizione dello storico israeliano Ilan Pappé, costretto ad abbandonare il suo paese e la sua università per le minacce di cui è stato oggetto) è stato ridotto alla reazione israeliana “che provoca anche migliaia di vittime civili”. Durante la Resistenza antifascista i massacri operati dai nazifascisti si chiamavano “rappresaglia”; alle Fosse Ardeatine i nazisti applicarono la formula del “10 italiani per un tedesco”. La rappresaglia di Israele (se di rappresaglia si può parlare e non di un piano preordinato di svuotare Gaza della popolazione palestinese e riportarla sotto il diretto controllo israeliano) supera di molto il criterio nazista delle Fosse Ardeatine.
Tra l’altro, Ella evita di dare un nome al popolo vittima del massacro: nel Suo discorso sono “moltitudini di persone”. NO, non sono “moltitudini”, “volgo disperso che nome non ha”: è il popolo palestinese che subisce da 75 anni l’occupazione di Israele, è il popolo che si oppone e resiste all’occupazione, come fecero i nostri patrioti nel Risorgimento e i partigiani nella Resistenza antinazifascista italiana.

Ella dice che i giovani vanno educati alla pace, ma non si educa se non si compie un’operazione di verità, e la verità non è solo non dire il falso, ma dare un quadro completo delle cose. Il Suo discorso – un discorso ufficiale, a reti televisive unificate a tutto il Paese – per quel che dice e per quello che NON dice, viola i principi cui pure Ella dichiara di ispirarsi, non educa alla verità, né alla giustizia, in difesa morale di ogni popolo oppresso.

La parte del Suo discorso dedicata al conflitto in Medio Oriente è in definitiva schiacciata sulla politica bellicistica e disumana del governo di Israele, che annuncia un 2024 di guerra. Legando mani e piedi il nostro Paese alla politica oltranzista di Israele, Ella rompe con quella politica mediterranea di apertura ed equilibrio con i paesi arabi e di riconoscimento delle ragioni del popolo palestinese, promossa tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso da statisti come Moro, Andreotti, Craxi, o da un sindaco eccezionale testimone di pace e costruttore di ponti fra i popoli, come Giorgio La Pira. Il Suo discorso, Signor Presidente, non è solo un inaccettabile silenzio sul genocidio palestinese in corso, è anche un tradimento della storia italiana, e un colpo ai nostri interessi nazionali.

Ebbene, in piena coscienza, e con il massimo rispetto per la carica che Ella riveste, noi sottoscritti ci permettiamo di osservare e di comunicarLe che Ella ha parlato non in nostro nome.

2 gennaio 2024
Angelo d’Orsi, Storico e giornalista, già Ordinario Univ. Di Torino – Direttore “Historia Magistra” e “Gramsciana”
Fabio Marcelli, Roma, dirigente di ricerca, Istituto di studi giuridici internazionali CNR
Andrea Catone, Bari, direttore editoriale edizioni MarxVentuno
_______________________
PRIMI FIRMATARI
Alberto Bradanini, Già Ambasciatore d’Italia a Pechino e Teheran
Luigi De Magistris
Ginevra Bompiani
Enrico Calamai, Roma
Domenico (Mimmo) Lucano
Elena Basile, già ambasciatrice in Belgio
Maurizio Acerbo, già deputato, segretario nazionale di Rifondazione comunista
Augusto Ponzio Università di Bari, emerito di semiotica
Marco Papacci Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Massimo Zucchetti Ordinario di Ingegneria Politecnico di Torino, già candidato Nobel
Piergiorgio Ardeni, economista, Univ. Bologna.
Domenico Finiguerra, Abbiategrasso
Paola Nugnes architetta ambientale già senatrice
Ezio Locatelli, ex deputato, giornalista.
Guido Liguori Roma Univ. Della Calabria, presidente International Gramsci Society
Laura Marchetti, antropologa, univ. Reggio Calabria, già sottosegretario all’ambiente.
Piero Bevilacqua, storico, univ. La Sapienza , Roma.
Fabio de Nardis, sociologo, Università di Lecce.
Enzo Scandurra, urbanista, Univ. La Sapienza di Roma
Roberto Musacchio, redattore di Transform, già parlamentare europeo.
Paolo Ferrero, pubblicista, già Ministro della solidarietà sociale.
Giorgio Cremaschi, dirigente sindacale.
Eleonora Forenza, insegnante, già Parlamentare europeo.
Doriana Sarli, già Deputata
Maria Lippiello, architetto, Univ. Federico II di Napoli.
Franco Bartolomei, giurista, Univ. Di Macerata.
Stefano Galieni, giornalista
Francesca Chiarotto Storica, Univ. di Torino, “Historia Magistra”, Istituto Piemontese Gramsci
Ruggero Giacomini Ancona Storico, Centro culturale marchigiano “la città futura”
Marina Boscaino Roma docente di italiano e latino al liceo classico
Virginia La Mura, già senatrice, Napoli.
Antonio Di Siena Bari direttore editoriale edizioni LAD
Alessandra Kersevan Udine Editore, KAPPAVU, coordinatrice di “Resistenza Storica”
Marco Pondrelli Bologna Direttore del sito marx21.it
Alexander Höbel Roma Storico, Università di Sassari
Antonio Di Stasi Ancona Avvocato e docente universitario. Comitato No guerra No Nato
Pietro Adamo, Ordinario di Storia pensiero politico, Univ. Di Torino
Salvatore Tiné Docente di Storia dell’Europa Univ. di Catania.
Francesco Galofaro docente di semiotica, Università IULM di Milano
Susan Petrilli Università di Bari, Prof. Ordinario di Semiotica
Giuseppe Amata già professore ordinario dell’Università di Catania
Matteo Carbonelli Roma docente di diritto internazionale
Francesco Violante Università di Bari – docente di Storia medievale
Nicoletta Manuzzato Milano giornalista
Eugenio Zaniboni Univ. di Foggia, Docente di Diritto internazionale
Giovanna Nigi Gubbio giornalista e scrittrice
Salvatore Vitale Nuzzo già Ordinario di Fisica Generale, Università di Bari
Mihaela Ciobanu Roma Dottora in scienza politica, Direttivo Associazione “Futura umanità”
Giuliano Velliscig Udine Editore – Associazione culturale Euritmica
Gaetano Colantuono Bari redazione Quaderni di Risorgimento socialista
Dario Rossi Genova avvocato, Associazione giuristi democratici Genova
Vito Micunco Bari Rete dei Comitati per la pace di Puglia
Pierfrancesco Semerari Bari Funzionario Regione Puglia
Giuseppe Aragno, storico, poeta, univ. Federico II di Napoli
Marina Penasso, documentalista, Torino
Loris Caruso, Sociologo, Univ. di Bergamo
Antonio Minaldi, Palermo
Eloisa d’Orsi, fotoreporter, Milano-Barcellona
Danila Ghigliano, artista, Torino

SEGUONO CIRCA ALTRE 1500 FIRME
Per aderire: italiapalestina2024@gmail.com

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