“PIÙ ONU PER RIFORMARE IL MONDO” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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“PIÙ ONU PER RIFORMARE IL MONDO” da IL FATTO e IL MANIFESTO

“Più Onu per riformare il mondo”

Il progetto cinese “stop all’egemonia Usa e aiuti al Sud”

 ALESSANDRA COLARIZI  15 SETTEMBRE 2023

Non serve presenziare al G20 per parlare al Sud globale. A pochi giorni dal vertice indiano, la Cina di Xi Jinping ha annunciato un piano di riforma dell’ordine internazionale che strizza l’occhio ai paesi emergenti. Il position paper verrà presentato all’Onu in occasione del decimo anniversario del programma Umanità dal futuro condiviso, la prima iniziativa lanciata da Xi appena assunta la presidenza, ancora prima della nuova Via della seta. L’economia cinese rallenta e l’ideologia compensa la fine degli investimenti stellari.

Nel nuovo documento viene ribadita la necessità di difendere il “ruolo centrale dell’Onu negli affari internazionali” e di promuovere il “vero multilateralismo”, in antitesi alla “divisione in blocchi” di Washington e dei like minded countries. Il rapporto tocca molti temi, compreso lo sviluppo dell’IA, che le autorità cinesi dicono vada gestito a livello Onu “aumentando la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo”. E lancia una stoccata agli Stati Uniti: “Devono evitare di mescolare il loro pensiero egemonico con la governance delle nuove tecnologie”.

Ma a ottenere maggiore risalto sono la Global Security Initiative, la Global Development Initiative e la Global Civilization Initiative con cui Pechino punta a sponsorizzare un’idea di sicurezza basata sul rispetto della sovranità; uno sviluppo economico mondiale che ripartisca equamente le responsabilità (maggiori per le potenze occidentali); e il rispetto reciproco per le differenze culturali. Anche in materia di diritti umani.

Cercando di dare una risposta cinese alle principali crisi globali – dalla Siria al conflitto israelo-palestinese – il documento sintetizza il vecchio “piano di pace” in 12 punti per l’Ucraina annacquando i passaggi più duri nei confronti di Mosca: “Nessuno guadagna da conflitti e guerre. Imporre sanzioni, esercitare pressioni o aggiungere benzina sul fuoco non farà altro che aggravare la situazione”. Per risolvere i problemi globali, per Pechino, serve aumentare la voce delle economie emergenti nei processi decisionali. Dopo l’inclusione dell’Unione africana nel G20, il rapporto ribadisce la necessità di accogliere l’Africa nel Consiglio di Sicurezza Onu.

Alla vigilia del G77 di Cuba, i “non allineati” da oggi a L’Avana, la Cina tende così la mano al Sud globale. In Occidente, intanto, il nuovo position paper conferma per gli Usa che “la Cina rappresenta la sfida più significativa a lungo termine perché non solo aspira a rimodellare l’ordine internazionale: ha anche sempre più il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo”.

Pace e sviluppo sostenibile, il Sud Globale si ritrova a Cuba

OGGI E DOMANI IL VERTICE G77+CINA. 134 paesi che rappresentano l’80% della popolazione mondiale e vogliono contare di più. Comunque vada per L’Avana è già un successo

Roberto Livi, L’AVANA  15/09/2023

Per Cuba, presiedere e organizzare il vertice del G77+Cina che inizia oggi è comunque un grande successo diplomatico e politico. Si tratta infatti di aver guadagnato il diritto – oltre che la responsabilità – di guidare un insieme di 134 paesi (più del 70% dei 193 che formano l’Onu) e che raccolgono più dell’80% della popolazione mondiale verso obiettivi – nello sviluppo sostenibile, nella tecnologia e innovazione e nelle sicurezza – che li facciano contare di più a livello mondiale.

PER UN PICCOLO PAESE non sviluppato che da più di sessant’anni è oggetto di un feroce embargo e di politiche volte a isolarlo da parte della maggiore potenza mondiale, gli Stati uniti, è una bella vittoria. Ed è un sonoro schiaffo alla credibilità dell’attuale presidente Joe Biden che ha deciso per fini di politica interna, ovvero di cedere alla destra repubblicana, di mantenere Cuba nella “lista nera” – redatta a suo tempo da Donald Trump – dei «paesi che favoriscono il terrorismo».

Un paese terrorista che si propone di guidare la stragrande maggioranza della popolazione mondiale verso un futuro più inclusivo. Non male come ironia politica.

Il gruppo prende il nome dai 77 paesi che nel 1964 sono nati come una costola del Movimento dei paesi non allineati e che poi nel tempo si è allargato proprio per la sua condizione di liquidità politica. I governi dei paesi che lo compongono sono diversi, anche di molto, per linea politica, composizione, lingue, culture e alleanze internazionali. Il termine Sud Globale ( ex Terzo mondo) che li sussume indica che il loro minimo comun denominatore è la condizione di più o meno relativa esclusione dallo sviluppo. Dunque dal tavolo dei Grandi, siano essi gli originali 7 o gli attuali 20, ma sempre con un baricentro (in via di contestazione) nel Nord industrializzato. Li unisce la volontà di aumentare la capacità negoziale del gruppo in tema di questioni sostanzialmente economiche.

IN VARIE CIRCOSTANZE storiche li ha (molto) indeboliti la poca coesione interna e la difficoltà a trovare consenso su una linea che possa trasformare il numero in qualità politica. L’aggiunta della Cina, ha aumentato il “peso” ma reso più complessa la rotta del non allineamento. Nell’attuale congiuntura internazionale, nella quale si sta delineando una tendenza verso un mondo multipolare – contrastata da Usa e Nato – o comunque verso la formazione di diversi blocchi di potenze, si potrebbe presentare per la nebulosa del Sud Globale una finestra di opportunità per concorrere a un’alternativa di pace e sviluppo economico ecologicamente sostenibile.

Cuba è entrata nel G 77 nel 1971, prima ne era esclusa per l’opposizione di vari governi sudamericani satelliti degli Usa. Fin dall’inizio, per volontà di Fidel Castro ha rappresentato una colonna della linea di cooperazione Sud-Sud per contribuire a uno sviluppo inclusivo. La sua diplomazia ha dimostrato di avere prestigio e capacità di articolare consensi in scenari multilaterali di grande complessità. La solidarietà dell’Avana nella cooperazione medica (campagna contro l’Ebola, vaccini contro il Covid) e in caso di disatri naturali ha aumentato il prestigio dell’isola.

DATE QUESTE PREMESSE, la linea tracciata dal presidente Miguel Díaz-Canel nel convocare il vertice è necessariamente vaga: la necessità «di rinforzare la nostra unità e decidere azioni collettive e pratiche per far efficacemente fronte alle sfide contemporanee». Più concretamente il coordinatore della presidenza cubana Pedro Luis Pedroso segnala la volontà di «potenziare la posizione del Gruppo» nei processi negoziali intergovernamentali in corso in vista del vertice sugli Obiettivi dello sviluppo sostenibile (Ods) che si svolgerà a New York il 18 e 19 settembre e il Vertice del Futuro, previsto per settembre 2024. Dal punto di vista politico è prevista una Dichiarazione dell’Avana sulle questioni più urgenti delle relazioni internazionali contemporanee.

ANCHE DAL PUNTO DI VISTA organizzativo il vertice si avvia a essere un successo: vi partecipano vari importanti leader del subcontinente latinoamericano – i presidenti di Brasile (Lula), Bolivia (Luis Arce), Colombia (Gustavo Petro) e Argentina (Alberto Fernández), ma sarà assente il presidente messicano “Amlo” – di Africa e Asia, il leader palestinese Mahmud Abbas e soprattutto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

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