PERUGIASSISI: LA PACE SI OSTINA A MARCIARE. LATITA LA POLITICA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PERUGIASSISI: LA PACE SI OSTINA A MARCIARE. LATITA LA POLITICA da IL FATTO

Marcia Perugia-Assisi in 10 mila. Manca soltanto la politica

TOMMASO RODANO    22 MAGGIO 2023

Le persone anche stavolta hanno risposto presente, la politica no. La Marcia della pace PerugiAssisi è arrivata al 62esimo anniversario in ottima salute: la creatura di Aldo Capitini, fondata nel 1961, cammina sulle sue gambe e riesce ogni anno a mobilitare un popolo numeroso, sorridente e profondamente motivato: senza scarpe buone e una convinzione autentica, quei 24 chilometri di saliscendi – dai Giardini del Frontone di Perugia fino alla Basilica di San Francesco di Assisi – non si riuscirebbero a colmare. E invece il colpo d’occhio è buono e i manifestanti sono circa 10 mila, secondo le stime degli organizzatori. I parlamentari, invece, sono meno di una manciata. I segretari di partito? Uno: Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana, insieme alla moglie e deputata Elisabetta Piccolotti. Lui partecipa ogni anno, stavolta quasi gli viene da ridere: “Mi colpisce un po’ che i miei colleghi mi abbiano lasciato solo”.

Le persone comuni arrivate fin qui, all’assenza dei partiti fanno poco caso. Gianluca Paganelli e Chiara Barbieri sono due giovani genitori venuti da Vignola, in provincia di Modena. Si arrampicano sull’ultimo miglio di salita insieme ai tre figli: lui spinge il passeggino, lei segue a distanza i più grandicelli e trascina un monopattino. “Forse è meglio restare ‘soli’ – dice Gianluca, bandana arcobaleno e occhi celesti –: i politici, quando vengono, spesso lo fanno per strumentalizzare. Il nostro messaggio in questa marcia è semplice, senza tante congetture: la pace è un valore assoluto. Significa assenza di guerra; vuol dire che si prova a risolvere i problemi in un altro modo. Sarà un’idea utopica, ma un po’ di utopia non fa male”.

Alla piazza dove si chiude la manifestazione molti arrivano in bicicletta, indossano il logo dell’associazione “Paciclica”. Guido Cosso ha 80 anni, è alla sua settima marcia della pace e arriva in bici addirittura da Verona: ha percorso in una settimana 530 chilometri, molti dei quali sotto al diluvio. “La bellezza di questa manifestazione – dice – è che tra di noi basta guardarsi negli occhi per capire quello che condividiamo: ci si riconosce dagli sguardi. Non siamo qui solo per l’Ucraina, ma per tutti i paesi in conflitto. La nostra fatica serve a dire che contiamo. I politici? Mi sarei sorpreso di più se ci fossero stati”. Raffaele ha 45 anni, arriva da Bari, ha accompagnato la figlia in gita scolastica: “Lo faccio per lei. Non credo proprio che la politica ci ascolti. Ma almeno resta il messaggio, da genitori, che diamo ai nostri bambini”.

Per una volta i ragazzi sono tanti, tantissimi. Questa PerugiAssisi arriva alla fine di un progetto avviato un anno fa dalla Tavola della Pace di Flavio Lotti – l’organizzatore della marcia – per “insegnare” il messaggio pacifista nelle scuole. “Il mondo ha bisogno di giovani artigiani, costruttori di pace”, è il mantra di Lotti. E i frutti sono ben visibili nel serpentone arcobaleno che attraversa la piana umbra: ci sono giovani e giovanissimi studenti di scuole di ogni grado; sono stati coinvolti 119 istituti in tutte le regioni d’Italia (manca solo la Valle d’Aosta). E sono proprio i ragazzi ad aprire il corteo dietro lo striscione “Trasformiamo il futuro”. Lotti ne è orgoglioso: “Siamo abituati a manifestazioni dove si vedono quasi solo capelli grigi, credo sia un segnale importante e incoraggiante”. Sulla latitanza dei politici, fa spallucce: “Io davvero non capisco… ma non voglio fare polemica, è una giornata di festa”.

Per altri invece è un’occasione mancata: non c’è Elly Schlein e non si vede il suo nuovo Pd, che sulle armi e la guerra è così simile al vecchio. Inspiegabile l’assenza di Giuseppe Conte o almeno di un volto noto dei Cinque Stelle – l’unica in marcia è la deputata umbra Emma Pavanelli – che pure sul pacifismo dovrebbero aver investito un bel pezzo di credibilità. Ancora una volta, questo popolo in cammino dovrà fare da sé.

Perugia-Assisi: la pace si ostina a marciare

È LA TERZA DALL’INIZIO DELLA GUERRA – Stop al conflitto. L’assemblea delle sigle pacifiste anticipa la giornata di mobilitazione. E il Vaticano conferma: il Papa ha incaricato Zuppi di mediare con Kiev

LORENZO GIARELLI  21 MAGGIO 2023

Partenza alle ore 9 da Perugia, arrivo alle 15 ad Assisi. Nel mezzo, una lunga marcia per la pace (la terza dall’inizio del conflitto in Ucraina) che riunisce centinaia di sigle organizzate dietro lo slogan “Trasformiamo il futuro!” e nella rete Europe for Peace. Le stesse che ieri si sono ritrovate a Perugia per l’assemblea che anticipa la Marcia con interventi, tavoli di lavoro, appelli pubblici, sempre rappresentando un variegato universo: ci sono sindacati (a Perugia interviene il leader Cgil, Maurizio Landini), associazioni cattoliche (come le Acli, rappresentate dal presidente Emiliano Manfredonia), movimenti per il disarmo (come la Rete Pace e Disarmo, qui con il coordinatore Sergio Bassoli) o attivi nel sociale (Arci e molti altri), fino a intellettuali e docenti che portano la propria esperienza contro la guerra. È il caso del fisico Carlo Rovelli, che – dopo le polemiche per l’intervento sul palco del concerto del Primo Maggio e la censura alla Fiera del Libro di Francoforte – invia un videomessaggio dal contenuto lineare: “Per fermare la guerra bisogna non farla e per cessare il fuoco bisogna non sparare. C’è un comandamento che dice ‘Non uccidere’, non ‘Non uccidere qualche volta’”. Proprio mentre scorre il filmato di Rovelli, le agenzie diffondono una nota della Sala stampa vaticana: “Papa Francesco ha affidato al cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, l’incarico di condurre una missione, in accordo con la Segreteria di Stato, che contribuisca ad allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina, nella speranza, mai dismessa dal Santo Padre, che questo possa avviare percorsi di pace. I tempi di tale missione, e le sue modalità, sono attualmente allo studio”. Una parziale conferma a una indiscrezione circolata nei giorni scorsi uscita sulla testata Il Sismografo, secondo cui oltre a Zuppi sarebbe stato coinvolto monsignor Claudio Gugerotti (che però smentisce) per una mediazione col lato russo.

LEGGI – Beretta (Rete Disarmo): “Armi: gran parte del nostro export a regimi repressivi”

In ogni caso, le parole della Santa Sede sono ossigeno per chi spera nella pace. Come Padre Enzo Fortunato, francescano a lungo direttore della Sala Stampa del Sacro convento di Assisi: “Dovunque ci giriamo vediamo persone che vogliono scrivere pagine di guerra. Ribelliamoci alla cultura della guerra, la fanno passare come una cosa normale. L’unico che dice qualcosa di sensato è Papa Francesco”.

Tra i più attivi c’è Landini, reduce dalla manifestazione sindacale a Napoli: “Dobbiamo renderci conto che non siamo di fronte semplicemente a una guerra, ma a un momento in cui dietro allo strumento della guerra si ridisegna un equilibrio geopolitico, col rischio che in futuro la guerra sia considerata normale strumento di regolazione dei rapporti tra Stati. Non è un caso che c’è una corsa al riarmo spaventosa, anche in Italia”. Il leader Cgil guarda già alla mobilitazione di sabato prossimo in favore del lavoro e della Costituzione: “Il peggioramento delle condizioni di lavoro è anche frutto degli effetti della guerra. La si può raccontare come si vuole, ma le sanzioni non hanno portato a nulla. E il ripudio della guerra si lega al diritto allo studio, alla salute, all’istruzione”.

Quel che dice Landini racconta molto del senso della Marcia. Lo riprende Flavio Lotti, uno degli organizzatori della Marcia: “La Perugia-Assisi è il punto di avvio di un nuovo cammino comune per trasformare un futuro inquietante. Il tema della guerra si intreccia a altri grandi problemi. Abbiamo tre luoghi simbolo: l’Ucraina, Cutro per ricordare l’emergenza migratoria, e l’Emilia-Romagna che ci ricorda la grave crisi climatica in atto”. A Perugia c’è anche Raffaella Bolini, vicepresidente nazionale di Arci, che insiste sullo stesso tema: “Dobbiamo far convergere le lotte per clima, diritti, lavoro, reddito, tutto è legato. C’è una gigantesca questione sociale e ambientale. Mentre il mondo spende 2.240 miliardi annui per le armi, si fa fatica a trovare 100 miliardi per contrastare il cambiamento climatico”. E il giudizio sul nostro governo non è migliore: “Fanno la guerra all’ambiente, la guerra ai poveri e la guerra guerreggiata”.

Le fa eco Emiliano Manfredonia (Acli): “Chiediamo che la politica si metta in marcia verso la pace, perché in questo momento non sta facendo nulla, se non accontentare la lobby potente delle armi”. Acli ha avviato anche una serie di incontri con i giovani proprio su questi temi.

E i ragazzi, a loro volta, si organizzano, si danno strutture. Tra gli interventi, per esempio, c’è quello di Gloria Volpi, che racconta l’esperienza dei “Corpi civili di pace”: giovani civili impegnati nelle aree di conflitto o post-conflitto per aiutare le popolazioni locali. Oggi, alla fine della marcia, troveranno ad accoglierli il presidente di Anpi Gianfranco Pagliarulo, che a costo di feroci polemiche sul suo conto ha da mesi difeso una posizione pacifista da parte dell’associazione dei partigiani. Lo ribadisce Mari Franceschini, vicepresidente di Anpi: “Noi dall’inizio della guerra in Ucraina abbiamo da subito avuto una posizione netta: non si poteva pensare a soluzioni diverse da quella diplomatica. Abbiamo detto da subito che era necessario non inviare armi, ma avviare una trattativa diplomatica perché non vedevamo la possibilità di uscire da questo conflitto con la vittoria dell’uno o dell’altro”. Tutte tesi che tornano in marcia oggi. Sperando che qualcuno, tra i potenti, prima o poi le faccia sue.

 

Il “Patto di Assisi”
Una pace sofferta ma possibile anche oggi, investendo soprattutto sulle giovani generazioni grazie anche a scuole e università italiane sempre più “laboratori di pace”. Questo il messaggio lanciato dalla “Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità” e alla base del “Patto di Assisi”, sottoscritto all’arrivo del corteo davanti al Sacro convento di San Francesco dai rettori della Rete delle università italiane per la pace, dei dirigenti scolastici della Rete nazionale delle scuole di pace e dei sindaci del Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani. Una prima firma oggi con i presenti alla Marcia e poi sarà diffuso a tutti color che vorrano aderire. Un percorso di avvio per la ricostruzione di quel “patto educativo globale”, sollecitato anche da papa Francesco, che nasce come invito ad investire sui giovani “sulla loro energia, creatività e formazione con programmi concreti e lungimiranti” come ha ricordato Flavio Lotti, coordinatore del Comitato promotore Marcia PerugiAssisi. “La pace non è la meta ma il percorso, non è il sogno ma l’urgenza dell’impegno che ci deve vedere tutti protagonisti e responsabili” ha affermato Lotti per poi aggiungere: “Serve quindi il lavoro di tutti e non solo di scuole e università. Dobbiamo imparare ad affrontare i problemi della contemporaneità investendo sulle giovani generazioni, credendo in loro. Oggi è stato il loro giorno, un nuovo ulteriore esercizio di pace”.

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