PER UNA PACE GIUSTA IN UCRAINA da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
9731
post-template-default,single,single-post,postid-9731,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

PER UNA PACE GIUSTA IN UCRAINA da IL FATTO e IL MANIFESTO

Dagli al pacifista. Le mie confessioni di ex amico di Saddam e dei talebani

Alessandro Robecchi 12 OTTOBRE 2022

Se non fosse largamente prevedibile, già visto, già sentito, già millemila volte esplorato, il dibattito sull’essere più o meno pacifisti o più o meno bellicisti, sul fatto che l’unica cosa da dire quando si spara è “smettetela di sparare”, sarebbe certamente utile e fecondo. Temo che non sia così nemmeno questa volta e quindi, come dire, esco con le mani alzate, anche per esperienza personale.

Ho abbastanza primavere sul groppone per essermi preso dell’“amico di Saddam” quando dicevo che si stavano massacrando civili a Baghdad con la scusa delle armi di distruzione di massa. Applaudito da moltissimi – dagli stessi che oggi pontificano contro ogni iniziativa pacifista o richiesta di trattativa – Colin Powell agitava all’Onu la sua bustina di finto-antrace, e Tony Blair confessava di aver trovato le prove contro Saddam “su Internet”. Pagliacci. Sia loro che quelli che gli gridavano “bravo-bravo”, gli atlantisti al fulmicotone che stanno ancora in giro e ancora oggi si spellano le mani. Mentre io, piccolo insignificante democratico italiano, venivo etichettato come “Ah, allora stai con Saddam! Vuoi gasare i curdi con le armi chimiche!”, detto da chi ora i curdi aiuta a venderli a Erdogan in cambio di biglietti di ingresso nella Nato.

Insomma, come si vede non ho gran fiducia, non tanto nel dibattito, ma nella sua pulizia, nell’assenza di scorie. Contiene merda e malafede, come tutto ciò che viene dalla guerra, contiene coscienze embedded e cervelli all’ammasso.

E naturalmente non mi sono fatto mancare niente, compreso “sei amico dei talebani”, detto sia vent’anni fa – quando, guarda un po’, ero contrario alla più stupida e sanguinosa guerra mai vista, quella in Afghanistan – e ancora detto e ripetuto l’anno scorso. La grottesca e precipitosa fuga di chi aveva portato morte e distruzione per vent’anni chiamandola “missione umanitaria” lasciava il popolo afghano nella più nera disperazione, ma se provavi a dire “complimenti, bella figura, gli esportatori di democrazia!”, eccoti di nuovo “amico dei talebani”, incredibile. Il tutto mentre occhiuti commentatori, corsivisti più che abili, guru iperatlantisti in servizio permanente effettivo, applaudivano la “ritirata umanitaria” allo stesso modo in cui avevano applaudito l’“invasione umanitaria” vent’anni prima. Complici e cantori di un massacro spaventoso, ma pronti allo sport sempre ben remunerato del “dagli al pacifista!”. Senza vergogna.

E ora, eccoli, sempre loro – chi più, chi meno, ma insomma – a dire che se chiedi che si smetta di sparare in Ucraina, che si smetta di foraggiare massicciamente un’escalation militare che potrebbe far male e malissimo a tutti, ecco, allora “stai con Putin”. La logica binaria di chi la guerra la ama profondamente. Dimenticando che mentre io, “amico di Saddam”, ai tempi, con Saddam regnante, in Iraq sarei stato di certo in galera, loro no. Avrebbero fatto da coretto al regime, finché vincente. E che coi talebani anche, io che ero “amico dei talebani” non me la sarei passata bene di certo. E che anche con Putin, sotto Putin, nell’impero di Putin, starei tra i dissidenti, mentre loro, questi nemici del “pacifista”, questi che dicono che chiedere la pace è “cedere”, è da “rammolliti”, sarebbero probabilmente a fare quel che fanno qui: i cantori del consenso alla guerra, serviti e riveriti.

Quindi capirete – e mi scuso – il dibattito non mi entusiasma: chi insulta i pacifisti oggi sono gli stessi che li insultavano ieri. Non conta quale guerra, conta proprio che gli piace la guerra.

  

   

Ucraina, la minaccia atomica è reale: la teoria della deterrenza è pura speculazione

Renzo Rosso  11 OTTOBRE 2022C’è davvero il rischio che la Russia adoperi le armi nucleari in Ucraina? I mass media che sostengono un maggiore impegno militare contro la Russia, quelli dove lavora la maggior parte degli opinionisti italiani, tendono a descrivere questa probabilità come molto piccola, trascurabile, tanto modesta da non creare preoccupazioni. Altri, più sensibili alla lezione di Papa Francesco e spesso linciati dalle corazzate mediatiche, sostengono come la minaccia sia terribilmente elevata, così alta da doverla scongiurare a tutti i costi, mettendo in secondo piano il sostegno alla lotta dell’Ucraina contro un occupante di fatto imperialista.

Entrambe le prospettive sono corrette, ma solo a metà. La consapevolezza che una guerra nucleare avrebbe conseguenze irreversibili è profondamente radicata tra la gente. E questa percezione fa concludere che una deflagrazione atomica sia attualmente molto improbabile, pur nella preoccupazione per le estreme conseguenze di una escalation bellica. Per contro, l’evoluzione del conflitto turba fortemente le coscienze di coloro che, pur considerando la guerra nucleare ancora una remota ipotesi, ritengono questa eventualità una vera e propria emergenza per l’umanità. Come accade in tema di cambiamento climatico, c’è il rischio di cadere preda del binario del negazionismo e dell’allarmismo, le cui rotaie non s’incontrano mai.Il rischio dell’uso di armi nucleari in Ucraina è estremamente reale, tanto che il direttore esecutivo dell’Associazione per il Controllo degli Armamenti – una storica istituzione che ha per missione la non-proliferazione delle armi nucleari – ha descritto la situazione come “uno degli episodi più gravi, se non il più grave da molti decenni, in cui le armi nucleari potrebbero essere usate”. E, sempre secondo Daryll Kimbal, “anche una cosiddetta guerra nucleare limitata avrebbe conseguenze assolutamente catastrofiche”.

Verosimilmente, un conflitto nucleare, pur limitato a due sole nazioni, produrrebbe una carestia globale, almeno secondo lo scenario di settore disegnato da una ricerca recente (L. Xia et al., Nature Food, 3: 586–596, 2022). Una guerra nucleare tra India e Pakistan, magari innescata dalla contesa del Kashmir, potrebbe spedire in atmosfera tra i 5 ei 47 milioni di tonnellate di fuliggine, a seconda delle testate impiegate e di quante città fossero distrutte. E produrrebbe non soltanto tra 27 e 52 milioni di vittime dirette ma, con la successiva carestia, tra 255 e 926 milioni di persone soffrirebbero ancora la fame, due anni dopo il conflitto. Da sommare agli 800 milioni che ne soffrono già adesso.

Perché la maggior parte degli esperti valuta tuttora molto bassa la probabilità di un disastro nucleare bellico? In una intervista pubblicata da Jacobin in primavera, Analtol Lieven – direttore dell’Eurasia Program presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft – ricordava che “la deterrenza nucleare è stata creata nelle società democratiche grazie all’accettazione delle maggioranze democratiche che le nostre società vadano difese da chi ne minaccia l’esistenza. I casi in cui si pensava di usare le bombe atomiche sono rimasti isolati; in particolare, quello del generale Douglas Mac Arthur in Corea, quando la guerra sul terreno sembrava persa. Chi ha mai pensato che il generale Mac Arthur avesse ragione e il presidente Harry Truman avesse sbagliato a porre il suo veto? Dove stiamo andando? Cosa è successo alle nostre menti?”.E si può anche ricordare l’analogo dilemma del presidente Nixon ai tempi della successiva guerra del Vietnam. Daniel Ellsberg racconta nei Pentagon Papers questo dialogo tra il Presidente e il Segretario di Stato, un po’ il serio e un po’ faceto.

Presidente: Preferirei usare la bomba nucleare. Ce l’hai, Henry?
Kissinger: Penso che sarebbe troppo.
Presidente: La bomba nucleare, ti dà fastidio, eh?… Voglio solo che pensi in grande, Henry, perdio!

In gran parte, la teoria della deterrenza nucleare è pura speculazione. Non abbiamo molte certezze sulla risposta della Terra ai vari livelli di disastro nucleare, ma soltanto scenari prodotti da modelli giocoforza approssimativi. Le fallaci simulazioni dell’impatto di una pandemia, che nel recente passato avevo commentato su questo blog, insegnano la massima cautela nel disegnare il futuro. Con la pandemia è andata molto peggio rispetto alle aspettative di accademici e strateghi. E tanto meno certezze abbiamo su ciò che potrebbe spingere uno stato o un individuo a utilizzare le armi nucleari nel corso di una guerra, così come sulle conseguenze dirette e a medio e lungo periodo.

Gli scenari fisici e la percezione psicologica su cui si fonda la teoria della deterrenza hanno certamente una grande forza evocativa, ma il mondo asettico degli esperimenti mentali non può che fornire un affresco assai superficiale del conflitto atomico nel mondo reale. Né la storia può aiutare. Sia il quadro politico e sociale che portò alla drammatica decisione di lanciare due ordigni nucleari su Hiroshima e Nagasaki, sia il contesto geopolitico della crisi dei missili cubani, in cui si sfiorò la catastrofe, si collocano in un mondo affatto diverso da quello di oggi. Brancoliamo nel buio, come nella Parabola dei Ciechi di Pieter Bruegel il Vecchio (1568), la famosa tempera conservata nel Museo di Capodimonte a Napoli. Avverte il Vangelo: “sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso” (Matteo, 15:14).

Per una pace giusta in Ucraina

L’INIZIATIVA CONGIUNTA. Un gruppo di diplomatici non più in servizio chiede la ripresa dei negoziati per fermare l’escalation delle armi

***  13/10/2022

La guerra in Ucraina prodotta dall’aggressione russa sta degenerando verso scenari devastanti, che potrebbero mettere in pericolo la vita di milioni di persone e sfociare in  un “inverno nucleare”. A fronte dell’annessione illegale del Donbass e di due altre regioni ucraine, approvata dalla Duma dopo il recente referendum farsa, il governo di Kiev ha firmato un decreto che vieta qualsiasi trattativa con Mosca e ha chiesto ufficialmente l’adesione alla Nato, pur consapevole che la richiesta è irricevibile.

Putin ha già dichiarato che se la sicurezza nazionale russa fosse messa in pericolo dall’avanzata ucraina sostenuta dalla Nato, il ricorso all’arma atomica diverrebbe plausibile, in accordo con la dottrina strategica militare russa.

La reazione della Nato,  di fronte all’impiego dell’arma nucleare tattica, sarebbe devastante ed esporrebbe la Russia a gravi rappresaglie, che sfocerebbero in uno scontro nucleare simmetrico.

Dopo mesi di guerra e di perdite umane le posizioni di entrambe le parti si sono irrigidite. I falchi russi chiedono un utilizzo della forza senza remore, fino all’uso dell’arma nucleare tattica; ma anche nel campo occidentale molteplici sono le pulsioni per una continuazione del conflitto fino alla resa totale di Mosca.

Un tale scenario apocalittico fa orrore. È necessario per tutte le donne e gli uomini di buona volontà contrastarlo. Le armi devono tacere e cedere il passo alla diplomazia. Neutralità dell’Ucraina e status dei territori contesi sono parti essenziali di una mediazione che possa stabilizzare la regione.

Come diplomatici, abituati da anni di esperienza all’analisi oggettiva delle relazioni internazionali, denunciamo i crimini atroci commessi contro l’umanità. Esprimiamo la  nostra solidarietà alle vittime della guerra che ha provocato migliaia di morti e feriti, milioni di profughi e senza tetto, la repressione dei dissidenti e dei coscritti in fuga.

Inoltre, ricordiamo che i costi economici causati dalla guerra sono pagati dagli strati  sociali più deboli dell’Europa e dell’Africa, in cui stanno crescendo disuguaglianza, povertà e sofferenza di tanti innocenti.

Sentiamo pertanto il dovere di rivolgere un appello al governo italiano affinché si faccia promotore in sede europea di una forte iniziativa diplomatica mirante all’immediato cessate il fuoco e all’avvio di negoziati tra le parti. Italia, Francia e Germania – a cui si unirebbero auspicabilmente altri Paesi dell’Unione – possono influire, assieme alle Istituzioni europee, sulla strategia della Nato con una postura di fermezza, nell’ambito della solidarietà atlantica, come è accaduto altre volte in passato.

Tale iniziativa contribuirebbe altresì al rafforzamento e allo sviluppo di una politica estera e di sicurezza comune: presupposto imprescindibile per la realizzazione di una Unione politica e federale europea.

È vitale delineare una proposta di mediazione credibile che, partendo dagli accordi di  Minsk, tracci un percorso per giungere a un negoziato globale guidato dai principi della sicurezza in Europa. Devono essere ribadite le linee ispiratrici della coesistenza e della legalità internazionale: ossia l’inaccettabilità dell’uso della forza per l’acquisizione di territori, l’autodeterminazione dei popoli, la protezione delle minoranze linguistiche europee.

Primo obiettivo è il cessate il fuoco e l’avvio immediato di negoziati tra le parti al fine di pervenire:
1) al simmetrico ritiro delle truppe e delle sanzioni;
2) alla definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’ONU;
3) allo svolgimento di referendum gestiti da Autorità internazionali nei territori contesi.

La convocazione di una Conferenza sulla Sicurezza in Europa sarà, infine, lo strumento del ritorno allo spirito di Helsinki e alla convivenza pacifica tra i popoli europei.

Roma, 11 ottobre 2022 

Maria Assunta ACCILI, Antonio ARMELLINI, Antonio BADINI, Giorgio BARONCELLI, Anna BLEFARI, Mario BOFFO, Mario BOVA, Sergio BUSETTO, Rocco CANGELOSI, Giovanni CARACCIOLO, Torquato CARDILLI, Paolo CASARDI, Giuseppe CASSINI, Sandro DE BERNARDIN, Enrico DE MAIO, Luca DEL BALZO, Giuseppe DEODATO, Roberto DI LEO, Giovanni DOMINEDO’, Giovanni FERRERO, Patrizio FONDI, Paolo FORESTI, Giovanni GERMANO, Elisabetta KELESCIAN, Luigi MACCOTTA, Giorgio MALFATTI, Carlo MARSILI, Roberto MAZZOTTA, Maurizio MELANI, Elio MENZIONE, Laura MIRAKIAN, Enrico NARDI, Claudio PACIFICO, Mario Brando PENSA, Michelangelo PIPAN, Cesare RAGAGLINI, Armando SANGUINI, Alberto SCHEPISI, Riccardo SESSA, Mario SICA, Massimo SPINETTI, Stefano STARACE JANFOLLA, Maurizio TEUCCI, Domenico VECCHIONI

     

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.