PACIFISTI IN PIAZZA: “BIBI SDOGANA LA VENDETTA” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PACIFISTI IN PIAZZA: “BIBI SDOGANA LA VENDETTA” da IL FATTO e IL MANIFESTO

Pacifisti in piazza: “Bibi sdogana la vendetta”

DALLA PARTE DI TUTTE LE VITTIME – La galassia delle associazioni si mobilita per chiedere il cessate il fuoco. E contro chi fa ancora distinguo tra i civili morti

WANDA MARRA  27 OTTOBRE 2023

Una veglia senza bandiere, in silenzio, possibilmente vestiti di nero o di scuro. Oggi pomeriggio il popolo della pace scenderà in piazza, dopo giorni di riunioni per arrivare a una piattaforma condivisa. L’appuntamento principale è a Roma, in piazza dell’Esquilino, alle 18 e 30. Ma altre iniziative sono previste in tutta Italia, da Milano a Palermo. A lanciare l’appello a governo e alle istituzioni italiane su cui oggi la società civile si mobilita sono state Amnesty e l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale. Chiedono di “porre al centro dell’azione politica il rispetto dei diritti umani e della vita delle popolazioni civili”. Appello che si innesta sulla mobilitazione che era già stata lanciata dalla rete Pace e disarmo per una serie di iniziative congiunte sempre oggi e domani. Ad aderire sono tutte le associazioni della rete, dall’Arci alla Cgil, alle Acli a Un ponte per. Si chiede dunque di “esercitare pressioni sullo Stato d’Israele affinché ponga fine all’assedio totale della Striscia di Gaza”; a “invitare tutte le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario”; a “chiedere con forza a tutte le parti in conflitto di astenersi dal condurre operazioni militari che possano pregiudicare l’accesso sicuro ad assistenza umanitaria”; “astenersi dal fornire armi a tutti gli attori del conflitto”.

Nel documento di accompagnamento c’è la ricostruzione dei fatti a partire dal 7 ottobre, data degli attacchi di Hamas: “Il 9 ottobre, le autorità israeliane hanno annunciato l’assedio totale di Gaza, bloccando l’ingresso di cibo, carburante e assistenza umanitaria e interrompendo la fornitura di acqua ed elettricità, nel mezzo di una massiccia campagna di bombardamenti“. E poi, “il 13 ottobre, l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione della parte nord e centrale della Striscia e di Gaza City, verso sud – un ordine che può essere considerato alla stregua di un trasferimento forzato della popolazione civile e che costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario”.

Nell’appello sono contenuti i dati (aggiornati al 24 ottobre): dal 7 ottobre sarebbero state uccise almeno 1.402 persone in Israele e 5.791 (di cui 2.360 minori) nella Striscia di Gaza, mentre i feriti ammonterebbero a circa 5.445 in Israele e a 16.297 nella Striscia di Gaza. Inoltre – anche se meno noto nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est – sarebbero stati uccisi almeno 95 palestinesi e 1.738 persone sarebbero state ferite da forze israeliane e coloni. Molte di queste vittime sono – ancora una volta – civili. A questi numeri vanno aggiunti i 23 giornalisti. Nelle riflessioni dei promotori dell’iniziativa, accanto alla condanna di Hamas, si evidenzia come il diritto di Israele alla difesa non sia un diritto alla vendetta. Mentre si parla – senza mezzi termini – dei crimini di guerra di Israele.

“Noi chiediamo il rispetto del diritto internazionale e lo sblocco degli aiuti umanitari”, spiega Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI). Un concetto che declina con forza Riccardo Noury di Amnesty International: “Serve il cessate il fuoco ora – dice, mentre quasi non prende in considerazione i distinguo che parlano di tregua umanitaria – È un tema di diritti. Senza cessate il fuoco non c’è neanche la possibilità che gli ospedali funzionino, con il fatto che non arrivano i carburanti”. E poi parla senza mezzi termini di una “narrazione schiacciata” su “doppi standard”, di “un sostegno quasi acritico a Israele”, di “una modalità selettiva di esprimere solidarietà alle vittime”. Che costituisce un salto di qualità rispetto a quanto accaduto con l’aggressione russa dell’Ucraina: “Lì è stata immediata la condanna dei crimini di guerra della Russia, quella dei crimini di guerra di Israele deve ancora arrivare netta e inequivocabile”. Mentre il fatto che si confonda Hamas con il popolo palestinese è “un errore non innocente”.

Anche il presidente delle Acli, Emiliano Manfredonia, ci va dritto: “Ci saremo anche noi, per stare dalla parte delle vittime e non di Israele o Palestina. Vorrei dire anche che se Israele è una democrazia deve dimostrare di più”. Per lui, il 7 ottobre è stata una cesura: “Gli attacchi di Hamas sono stati più antisemiti, che anti-Israele”. Denuncia: “Non puoi tenere in scacco un Paese intero senza acqua, né luce. Rispetto la necessità di difendersi, che però non è vendicarsi”. Poi equipara quello che accade nel resto del mondo: “Chiudere le frontiere, alzare i muri è sbagliato. Senza contatto con il dolore degli altri, la pace è impossibile”.

Non a caso Francesco Vignarca (rete Pace e disarmo) continua a organizzare dialoghi anche virtuali tra esponenti della società civile palestinese e ucraina. Lui ci tiene a ricordare che in fondo si è riattivata la rete Europe for Peace, che è la stessa che ha organizzato le mobilitazioni per la pace in Ucraina. “La risposta violenta ha dato prova di non essere efficace”, chiosa. Mentre Federico De Sanctis (Anpi) ribadisce il fatto che si sono risvegliati i peggiori fantasmi, israeliani e palestinesi. “Condanniamo i massacri e la risposta di Israele, che non è riconducibile al concetto di difesa, ma è una punizione collettiva”.

Domani ci saranno in giro per l’Italia una serie di manifestazioni pro-Palestina. Ed è Erasmo Palazzotto (oggi direzione Pd), che sarà alla fiaccolata di stasera, a mettere l’accento sul fatto che spera non ci siano parole d’ordine sbagliate, vista la “propaganda d’odio” da entrambe le parti. Il rischio esiste. Ieri, peraltro, il Campidoglio guidato da Roberto Gualtieri si è affrettato ad attivare l’ufficio decoro per togliere dalla facciata del Circolo Arci Sparwasser al Pigneto uno striscione che riportava la scritta “Fermiamo il massacro: Free Palestine”. Campidoglio che in serata precisa in una nota: “Le rimozioni da parte dell’ufficio decoro urbano del Comune di Roma di manifesti, striscioni e scritte relativi al conflitto in Medio Oriente avvengono su indicazione della Questura, anche a seguito delle decisioni prese in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza”.

La politica, intanto, oggi si divide. Alla Fiaccolata hanno aderito il Movimento 5 Stelle e Verdi Avs. Dunque, parteciperanno Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (a Milano). Il Pd manderà una delegazione ufficiale. Dovrebbe esserci il responsabile Esteri, Peppe Provenzano. Mentre la segretaria difficilmente si farà vedere. Il cessate il fuoco tout court è per lei una piattaforma difficilmente condivisibile.

No alla logica della guerra e della vendetta

VENERDÌ 27 OTTOBRE IN PIAZZA . Dopo il dolore per le vittime israeliane di Hamas, non possiamo tacere l’angoscia e la solidarietà verso più di 2 milioni di uomini, donne e bambini asserragliati e affamati nella Striscia

Walter Massa*  27/10/2023

L’adesione dell’Arci alla manifestazione indetta per oggi da Amnesty International Italia e dall’AOI (Ass. di cooperazione e solidarietà internazionale), di cui facciamo parte con la nostra Ong Arcs, è coerente con la nostra storia.

E con i nostri valori e segue il lavoro internazionale che abbiamo portato avanti in questi anni. È inoltre una risposta ferma e decisa all’escalation di violenza in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Dal primo giorno di questa immane ulteriore tragedia, completamente e colpevolmente dimenticata fino a qualche settimana fa, l’Arci si è mobilitata in tutta Italia. Senza infingimenti.

OGGI, DI FRONTE a migliaia di vittime civili e ad una situazione umanitaria drammatica torniamo in piazza per ribadire ancora una volta il rifiuto della logica della violenza e il rifiuto della logica della guerra come unica modalità per risolvere le controversie internazionali e le questioni territoriali.

Questo valeva, e vale, per l’Ucraina, per il popolo curdo, per il Nagorno Karabakh e per tutte i conflitti che in questo momento stanno segnando il nostro mondo, nella logica della guerra a pezzetti come ricorda spesso Papa Francesco.
È quella coerenza storica e quella coerenza valoriale che ci porta a dire che occorre fermare il massacro di civili inermi e innocenti, la prime vittime di ogni guerra.

Il sentimento che abbiamo provato di solidarietà nei confronti di Israele, all’indomani dell’attacco del 7 ottobre da parte di Hamas, è un sentimento vero, un sentimento in cui ci siamo riconosciuti e ci riconosciamo.

MA OGGI NON POSSIAMO tacere l’angoscia, il dolore e la solidarietà verso di quei quasi 2 milioni di cittadine e cittadini, uomini donne e bambini, chiusi, asserragliati e affamati nella Striscia di Gaza, che non possono diventare l’oggetto della vendetta di nessun paese, tanto meno se questo paese si richiama alle democrazie occidentali. Non è altrettanto pensabile che, come avvenuto per l’Ucraina, qualunque posizione che in questo paese, in Europa e nel mondo, mette in risalto gli errori o i tentativi di bypassare il diritto internazionale vengano strumentalmente relegati ad una solidarietà con il terrorismo. È una mistificazione impudente della realtà.

L’idea che ancora oggi interi paesi nel mondo, a cominciare dalla Palestina per arrivare a Cuba, siano sotto embargo, iscritti in liste di proscrizione come paesi terroristi e che questo possa giustificare affamare, impoverire e distruggere comunità intere di uomini, donne e bambini è una cosa intollerabile. Ed è intollerabile sempre. La nostra Costituzione, nata proprio sulla base e sull’esperienza della seconda guerra mondiale, e il diritto internazionale non possono oggi diventare carta straccia in questo paese completamente fuori controllo dal punto di vista culturale, politico e sociale.

Le reti pacifiste italiane ed europee stanno facendo appello al Consiglio di Sicurezza dell’ONU perché abbia il coraggio di assumersi la responsabilità che gli confidano centinaia di stati e dia seguito ai propri obblighi di garanzia del diritto internazionale chiedendo che cessino i combattimenti, l’assedio, le rappresaglie, lo spargimento di sangue e si affermi una tregua umanitaria, imponendo il rilascio dei prigionieri e degli ostaggi.

COSÌ COME FACCIAMO appello al governo, all’Unione europea e alla comunità internazionale di porre al centro dell’azione politica la vita delle popolazioni civili e di affrontare con urgenza la crisi umanitaria a Gaza e le violazioni dei diritti umani.
Non abbiamo nessuna intenzione di schierarci da una parte o dall’altra, non è questo il tema oggi, o essere incasellati nelle liste dei tifosi di una parte o dell’altra. Noi pretendiamo che tutti i cittadini di questo mondo possano vivere in pace, in una loro terra, senza essere per questo catalogati in qualche organizzazione terroristica. E per questo continueremo a batterci, senza se e senza ma, ma soprattutto senza paura.

* Presidente nazionale Arci

Pacifisti per i civili di Gaza: «Fermate questo massacro»

LE PIAZZE. Conte alla veglia di Roma, Fratoianni a Milano. Manifestazioni previste in dieci città

Lidia Ginestra Giuffrida  27/10/2023

Giornata di manifestazioni per la Palestina e contro il massacro di Gaza, oggi in molte città italiane. A guidare le mobilitazioni, un gran numero di associazioni pacifiste e ong con l’obiettivo di «proteggere la popolazione civile, perché anche le guerre hanno le loro regole nell’ambito del diritto internazionale e vanno rispettate», come dichiarato da Tina Marinari di Amnesty International, che sarà presente in piazza. Ad aderire alla mobilitazione nazionale sono oltre 50 realtà della società civile tra cui l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale e la Rete pace e disarmo.

A ROMA, in contemporanea con la giornata di digiuno per la pace indetta da Papa Francesco, è prevista una veglia silenziosa e senza bandiere alle 18 e 30 a Piazza dell’Esquilino. «Non vogliamo bandiere, perché non è una questione di stare da una parte o dall’altra in un dibattito così polarizzato, ma di stare dalla parte dei diritti umani, dei civili che stanno pagando un prezzo altissimo», dice Marinari. È difficile, però, pensare che a Piazza dell’Esquilino non sventoleranno bandiere della pace e della Palestina.

Il leader del M5s Giuseppe Conte ha annunciato la sua presenza, mentre il Pd alla fine ha deciso di non inviare alcuna delegazione, ma il responsabile esteri Peppe Provenzano ha assicurato che «sicuramente ci saranno anche tanti esponenti» del partito. Tra questi Marco Furfaro della segreteria nazionale. In piazza anche i Verdi. Altre mobilitazioni si svolgeranno, sempre oggi, a Milano, dove sarà presente il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, a Palermo, Trapani, La Spezia, Sanremo, Pesaro, Bolzano, Molfetta, Lecce e Catania.

«PER NOI È FONDAMENTALE ribadire la condanna di ogni forma di violenza e di terrorismo, ma dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di guardare in faccia la realtà per affrontare le cause che hanno determinato questa nuova ondata di odio e di violenza. Senza giustificare le uccisioni o gli attacchi di nessuno ma per continuare a chiedere a gran voce il ripristino di principi di diritto e di sicurezza comune per entrambe le comunità», sottolinea Sergio Bassoli di Rete Pace Disarmo.

MOLTO DIVERSI I PRESUPPOSTI della manifestazione nazionale di domani a Roma, con un corteo da Piramide fino a San Giovanni, indetta da alcune realtà palestinesi. Nel comunicato, in relazione agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, si dice che quel giorno «il popolo palestinese, ha ricordato al mondo di esistere» e si inneggia alla «lotta di liberazione con ogni mezzo necessario», attribuendo a Israele «l’ideologia dello sterminio totale». Tra gli aderenti Potere al Popolo, Rifondazione, Usb e numerosi collettivi. «Saremo anche in questa piazza perché bisogna fermare il massacro e il piano di espulsione dei palestinesi da Gaza», spiega Luisa Morgantini di Assopace Palestina. Altre realtà vicine alla causa hanno deciso di non aderire perché in disaccordo con la piattaforma.

Lidia Ginestra Giuffrida

Giornalista freelance, laureata in cooperazione internazionale e sviluppo. Ha conseguito il master di giornalismo della fondazione Lelio e Lisli Basso. Collabora con Al Jazeera English all’estero e il manifesto in Italia. Fa parte di FADA rete

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