“L’UNICA DEMOCRAZIA”. STAVOLTA SENZA TRAVESTIMENTI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“L’UNICA DEMOCRAZIA”. STAVOLTA SENZA TRAVESTIMENTI da IL MANIFESTO

Netanyahu, l’«unica democrazia» stavolta senza travestimenti

ISRAELE. È un governo dominato dal razzismo messianico della destra estrema israeliana. Che controllerà sicurezza e frontiere: più oppressione per milioni di palestinesi, a difesa della «società pura»

Zvi Schuldiner  30/12/2022

Bibi Netanyahu è di nuovo alla guida del governo israeliano. Quali sono i suoi piani, come cercherà di entrare nei libri di storia? Brutte notizie per chi è convinto che questa sia l’«unica democrazia» nell’area mediorientale, per chi crede che il problema siano i palestinesi, l’islam, il terrorismo arabo: il progetto del grande Bibi è quello di evitare di finire in carcere per i suoi problematici casi di corruzione, ancora dibattuti nei tribunali. E il progetto fa anche parte del sogno nazionalista. Che significherà annettere i territori occupati nel 1967, ma senza diritti nazionali o politici per gli abitanti palestinesi.

ll progetto personale di Bibi ci porta a un governo corrotto, dominato dal razzismo messianico dell’ultradestra israeliana. Il problema non sono solo le forze che compongono il governo; è necessario capire che alcuni dei progetti sul piano personale e legale sono fondamentalmente volti a intensificare l’oppressione di milioni di palestinesi, a espropriarli di terre e proprietà, a cercare di cacciare da questo paese tutti quei palestinesi o richiedenti asilo o «clandestini» che disturbano il progetto di una società «pura».

DIVERSI MINISTERI vengono divisi per essere assegnati agli affamatissimi membri della coalizione. Ma alcuni di questi cambiamenti hanno un significato drammatico.

Il nuovo ministro della polizia non sarà più il ministro della sicurezza interna come i precedenti, ma il ministro della sicurezza nazionale. Pertanto, chiede – e ottiene – il comando dei reggimenti della già problematica polizia di frontiera, che si trovano nei territori occupati. E il nuovo ministro è il già famoso Ben Gvir. Quando aveva diciotto anni, le telecamere lo immortalarono mentre mostrava il distintivo dell’automobile del premier Yitzhak Rabin e dichiarava: «Come siamo arrivati all’automobile, possiamo arrivare a lui»… Rabin fu assassinato poco dopo le rivolte dell’ultra destra che protestava contro gli accordi di Oslo.

Poi Ben Gvir diventò adulto e si laureò in legge. Gli piaceva farsi fotografare in salotto sotto un’enorme foto appesa al muro: il suo eroe era Baruch Goldstein, il medico patriota dell’ultradestra israeliana che nel 1994 uccise 29 palestinesi nella moschea Abraham di Hebron. Rimosse l’immagine solo qualche anno fa, accorgendosi che avrebbe potuto nuocergli nella sua corsa elettorale.

DI RECENTE BEN GVIR ha avuto parole calorose per il suo maestro spirituale, il Meir Kahane, il quale negli anni 1980 aveva gettato le basi di un partito razzista che propugnava misure molto simili alle leggi naziste di Norimberga.
Allo stesso modo, anche il «regno» nei territori sta cambiando. Il ministro delle finanze, Bezael Smotrich, diventerà anche ministro della difesa e sarà responsabile della cosiddetta «amministrazione civile», finora dominata dall’esercito e da un generale. Questa amministrazione regna sui territori, può confiscare terre e costruire nuovi insediamenti israeliani. Misure burocratiche vengono sempre riferite ai soli abitanti palestinesi della regione che «temporaneamente» (secondo la versione ufficiale israeliana) è sotto il dominio israeliano, «fino a un accordo». La neutralizzazione dell’esercito permetterebbe alla destra messianica di accelerare il processo di annessione dei Territori occupati e di trovare più fondi per la colonizzazione e motivi più adeguati per l’espulsione di abitanti «potenzialmente terroristi».

NEGLI ULTIMI GIORNI il premier Netanyahu ha smentito le interpretazioni sui possibili effetti di una nuova legge proposta dal partito di Smotrich e dei suoi compari: ovvero chi ha ragioni religiose adeguate potrebbe arrivare a rifiutare i suoi servizi a chi viola quei principi, per esempio un medico potrebbe non curare un omosessuale, o un nemico, o un eretico, seguace di un altro credo religioso.…

Sì, certo, in Israele siamo molto liberal ed è per questo che un omosessuale dichiarato è stato eletto presidente del Parlamento e il nostro premier ha già dichiarato che non permetterà alcuna discriminazione basata sull’identità sessuale… Ma la furia delle reazioni ha fatto dimenticare che anche palestinesi, musulmani e cristiani rientrano nel quadro della proposta di legge. Il giornale dell’ebraismo ortodosso Yatd ha pubblicato un violento editoriale contro quello che ha definito un razzismo che contraddice i fondamenti stessi della religione. La proposta dell’estrema destra non è diversa dalle leggi attuate in Germania nei decenni del nazismo.

IL NAZIONALISMO messianico, ora senza travestimenti né freni, sta assumendo posti di potere chiave. Eravamo tutti occupati con la guerra in Ucraina e abbiamo dimenticato la realtà violenta dei territori. Il governo «moderato» che ha preceduto quello attuale ha scatenato una violenta repressione che ha portato alla morte di più di cento palestinesi nell’ultimo anno; la violenza dell’occupazione potrebbe presto avvalersi di un’altra legge che libererebbe i soldati dalla responsabilità legale delle loro azioni.

VICTOR ORBÁN, i polacchi, gli estremisti di destra svedesi e l’élite fascista italiana possono dare il benvenuto al nostro nuovo governo che troverà in loro alleati, certo molto problematici.

In un contesto internazionale difficile – nel quale Stati uniti e qualche Paese europeo mostrano timori che si arrivi all’impossibilità di un processo di pace già fortemente compromesso – inizierà anche l’operato di un governo che cercherà di distruggere le basi istituzionali dell’attuale sistema giudiziario. Già nei prossimi giorni la Corte suprema dovrà decidere diverse questioni che saranno fondamentali per una possibile crisi di governo.

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