L’ALTRO PATTO ATLANTICO: 800 FUNZIONARI CONTRO IL SOSTEGNO USA E UE A ISRAELE. TUTTI SOSTENITORI DI HAMAS? da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’ALTRO PATTO ATLANTICO: 800 FUNZIONARI CONTRO IL SOSTEGNO USA E UE A ISRAELE. TUTTI SOSTENITORI DI HAMAS? da IL MANIFESTO

L’altro patto atlantico: 800 funzionari contro il sostegno Usa e Ue a Israele

ISRAELE/PALESTINA. Lettera anonima per «timore di ritorsioni». L’iniziativa segue i tentativi falliti di farsi sentire dai rispettivi vertici, accusati di mettere in pericolo la moralità delle istituzioni

Sabato Angieri  03/02//2024

«Ribadiamo pubblicamente la nostra preoccupazione per il fatto che Israele non ha mostrato alcun limite nelle sue operazioni militari a Gaza che hanno provocato decine di migliaia di morti civili evitabili, e per il fatto che il blocco deliberato degli aiuti da parte di Israele ha portato a una catastrofe umanitaria».

A scrivere sono 800 funzionari dei governi di Stati uniti e Gran Bretagna e delle istituzioni dell’Unione europea, in una lettera aperta, resa pubblica ieri mattina. I funzionari, che si autodefiniscono «transatlantici» per sottolineare lo spirito sovranazionale dell’iniziativa e al contempo ribadire che si tratta degli stessi membri della Nato, dei paesi leader dell’Onu, insomma delle economie e degli eserciti più forti del mondo, hanno deciso di affidare a un testo anonimo il proprio dissenso. Perché si temono rappresaglie, ha rivelato al New York Times uno degli organizzatori, un funzionario che ha lavorato al Dipartimento di Stato Usa per più di due decenni.

NON È LA PRIMA volta che un’azione del genere viene intrapresa negli Usa, dove più di 500 dipendenti di circa 40 agenzie governative hanno inviato una lettera (anonima anche quella) al presidente Biden lo scorso novembre criticando le sue politiche sulla guerra. Anche in quella lettera i funzionari non hanno rivelato i loro nomi.

Oltre mille dipendenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale hanno pubblicato testo simile. E decine di funzionari del Dipartimento di Stato hanno inviato almeno tre cablogrammi di dissenso interno al segretario di Stato Antony J. Blinken.

Nella Ue, invece, il dissenso è stato espresso da un gruppo di circa 850 dipendenti della Commissione e altre istituzioni continentali che hanno scritto all’ufficio della presidente Ursula Von der Leyen lo scorso 20 ottobre dichiarandosi «preoccupati dalle sue posizioni sul conflitto in corso a Gaza».

Ma si tratta del primo caso in cui i funzionari dei paesi occidentali si uniscono da una sponda all’altra dell’Atlantico per criticare apertamente i loro governi in merito alla guerra. Come si legge in calce alla lettera: «Coordinato dai funzionari delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea, dei Paesi Bassi e degli Usa; approvato anche dai funzionari pubblici di Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno unito».

D’altronde, il problema è sia esistenziale per i palestinesi che continuano a morire, sia etico per tutti noi e riguarda «la difesa delle nostre costituzioni e dei compiti che ci sono stati affidati dai nostri leader democraticamente eletti». «Le attuali politiche dei nostri governi indeboliscono la loro posizione morale e minano la loro capacità di difendere la libertà, la giustizia e i diritti umani a livello globale».

L’ACCUSA al governo israeliano è diretta e inequivocabile: «Le operazioni militari di Israele non hanno contribuito al suo obiettivo di liberare tutti gli ostaggi e, anzi, ne stanno mettendo in pericolo la salute, la vita e un eventuale rilascio; la guerra non ha contribuito all’obiettivo di sconfiggere Hamas ma al contrario ha rafforzato l’attrattiva di Hamas, Hezbollah e di altri attori negativi; l’operazione militare in corso sarà dannosa non solo per la sicurezza di Israele, ma anche per la stabilità regionale».

Ogni gruppo nazionale ha provato a far sentire «internamente» le sue «preoccupazioni» ma senza successo. E, infatti, accusano i firmatari, «le nostre preoccupazioni professionali sono state superate da considerazioni politiche e ideologiche».

Dunque si è deciso di arrivare alla pubblicazione di ieri, sperando che le indicazioni presenti nella lettera acquistassero il più possibile clamore mediatico e che questo si trasformi in movimento d’opinione e opposizione aperta alle operazioni militari israeliane a Gaza. Così che «un attacco come quello del 7 ottobre e un’offensiva su Gaza non si ripetano mai più».

Contro la linea Biden 400 funzionari e una causa penale

STATI UNITI. Protesta scritta di dirigenti dell’amministrazione americana, denuncia per complicità in genocidio: presidente sotto pressione. Ieri a Washington, intanto, grande marcia pro Tel Aviv: in piazza arrivano a decine di migliaia

Marina Catucci, New York03/02//2024

Più di 400 funzionari statunitensi hanno firmato una lettera di protesta contro la politica di Biden con Israele. Non sono firme qualunque, ma rappresentano circa 40 agenzie governative, e riflettono la crescita del dissenso interno al sostegno dell’amministrazione alla campagna militare israeliana a Gaza.

La lettera è un invito rivolto al presidente per chiedere un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza, e spingere Israele a consentire l’ingresso di aiuti umanitari nel territorio. Questa è l’ultima di una serie di lettere inviate dai funzionari di tutta l’amministrazione Biden, tra cui 3 memorandum interni al Segretario di Stato Antony Blinken firmati da dozzine di dipendenti del Dipartimento di Stato, e una lettera aperta firmata da oltre 1000 dipendenti dell’Agenzia Usa per l’internazionalizzazione e lo sviluppo.

A NEW YORK il Center for Constitutional Rights, un gruppo che si batte per le libertà civili, ha citato in giudizio Joe Biden per presunta violazione del suo dovere ai sensi delle leggi internazionali e statunitensi, in quando non ha cercato di impedire che Israele commettesse un genocidio a Gaza. La denuncia del Ccr è stata fatta per conto di diversi gruppi come di singoli palestinesi, e sostiene che le azioni di Israele, come le “uccisioni di massa”, il prendere di mira le infrastrutture civili e le espulsioni forzate equivalgono a un genocidio, e che la convenzione internazionale contro il genocidio del 1948 impone agli Stati uniti di usare il proprio potere e la propria influenza per fermare le uccisioni.

Il Ccr non è nuovo a questo tipo di cause, nel 2004 vinse una causa storica presso la Corte Suprema, stabilendo i diritti dei prigionieri detenuti a Guantánamo. In questa causa sostiene che l’attacco di Hamas del 7 ottobre non fornisce una giustificazione legale per la portata dell’assalto israeliano a Gaza, che ha ucciso più di 11.000 palestinesi, tra cui 4.600 bambini, e ha sfollato 1,5 milioni di persone. La causa è stata depositata presso il tribunale federale della California, e chiede non solo di impedire agli Usa di fornire armi, denaro e sostegno diplomatico a Israele, ma anche una dichiarazione per stabilire che il presidente, il segretario di Stato e il segretario alla difesa, siano tenuti a “prendere tutte le misure in loro potere per impedire la commissione di atti genocidi da parte di Israele contro il popolo palestinese di Gaza”.

Questo mentre le piazze non accennano a sfollarsi. Le manifestazioni a favore della Palestina sono diventate quotidiane, mentre ieri a Washington si è tenuta la più grande manifestazione in appoggio di Israele dall’inizio della guerra. La Marcia per Israele è stata organizzata dai gruppi ebraici di tutto il paese, così come da scuole, sinagoghe e centri comunitari, che hanno organizzato decine di autobus.

AL COMIZIO FINALE hanno preso parte insegnanti, artisti, studenti e parenti di alcune delle centinaia di ostaggi sequestrati da Hamas, insieme al presidente di Israele, Isaac Herzog, e una schiera di parlamentari statunitensi, tra cui il presidente della Camera Mike Johnson, repubblicano, e il leader della maggioranza al Senato, il democratico Chuck Schumer.

«Israele ha già tutto il sostegno, la maggior parte dei politici ha respinto le richieste di cessate il fuoco, sostengono che la campagna militare di Israele sia giustificata dall’imperativo di sradicare Hamas – dice Sam, pubblicitario 57 enne – Mi ritrovo ad accompagnare mia madre 80enne a una manifestazione che non condivido, e vedo molta gente spaventata, più di quanto credessi, mia madre stessa ha sempre detto ‘Il fatto che sia accaduto vuol dire che può accadere ancora ‘, e questo giustifica tutto».

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