LA PACE RIEMPIE LE PIAZZE E RESTA IN MARCIA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA PACE RIEMPIE LE PIAZZE E RESTA IN MARCIA da IL MANIFESTO e IL FATTO

La fiaccola della pace riempie piazza del Campidoglio

BANDIERE ARCOBALENO. A Roma e in tutta Italia: «Meno armi, più parole». Nella capitale con Europe for peace ci sono, tra i tanti, Landini, Riccardi e Miccio. A Genova 4mila persone con i lavoratori del porto: basta navi della morte

Giansandro Merli, ROMA  26/02/2023

Sono da poco passate le 18 quando il ruscello di gente partito da via dei Fori Imperiali imbocca la scalinata che sale verso la statua di Marco Aurelio, in piazza del Campidoglio. Il corteo sfila silenzioso, illuminato dalle torce tenute in mano dai manifestanti. Un buon riassunto dei partecipanti è nelle bandiere: quelle rosse della Cgil, quelle blu di Sant’Egidio, quelle arcobaleno della pace. E poi i vessilli di Emergency e Anpi. Davanti a tutti c’è lo striscione Europe for Peace, la coalizione di associazioni, sindacati e realtà di base che il 5 novembre scorso ha inondato la capitale con un fiume di oltre 100mila persone. Stavolta, nel triste anniversario del primo anno di guerra, le manifestazioni sono dislocate e distribuite su tre giorni. Oggi sarà quello conclusivo.

«TRA VENERDÌ E SABATO in tutta Italia sono scese in piazza almeno 100mila persone», dice Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete pace e disarmo. Altri membri della coalizione stimano che i numeri siano ancora più alti. A un anno dall’invasione russa dell’Ucraina ci sono manifestazioni in molte città europee, con piattaforme anche diverse e l’invio di armi a segnare ancora un discrimine.

SU QUESTO PUNTO la piazza romana ha un’idea precisa: servono «più parole e meno armi», come recita un grande striscione tenuto in alto davanti al palco. «Siamo tornati da poco dal fronte orientale del conflitto – racconta Rossella Miccio, di Emergency – In quei luoghi non è rimasto nulla per chi non è riuscito a fuggire. È questa la guerra: distruzione e morte. L’unica strada per superare il disastro è un cessate il fuoco immediato e l’avvio di trattative». Dopo di lei interviene il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: «C’è un aggredito e un aggressore. La nostra solidarietà va al popolo che si difende, ma le soluzioni solo militari non funzionano».

GLI INTERVENTI clou, come in piazza San Giovanni a novembre scorso, sono del fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi e del segretario generale della Cgil Maurizio Landini. L’asse tra mondo cattolico e del lavoro è stata la dorsale delle mobilitazioni pacifiste di questi 12 mesi di guerra. «Non abbiamo smesso di credere nella pace, in una pace per l’Ucraina e per noi. Questo obiettivo non può essere impossibile», esordisce Riccardi. E poi snocciola i numeri che fotografano il dramma creato dal conflitto: decine di migliaia di morti, 5 milioni di ucraini senza casa, 8 milioni di loro fuggiti all’estero e 17 milioni rimasti in patria ma bisognosi di assistenza alimentare. Qui Riccardi denuncia che il sostegno bellico sta aumentando ma quello umanitario sta diminuendo. Teme che, come affermato dal capo di stato maggiore Usa Mark Milley, il 2023 resti segnato da una impasse in cui le due parti continuano soltanto a sterminarsi a vicenda. «Bisogna riattivare la diplomazia e la politica», dice a voce alta dal palco.

LANDINI INSISTE sull’esigenza di allargare la mobilitazione per la pace a un piano europeo e internazionale. «Non siamo solo pacifisti, ma siamo radicalmente contro la guerra. Contro ogni guerra», dice citando Gino Strada. Il leader Cgil è applauditissimo quando richiama la costituzione «democratica e antifascista» e quando afferma che «l’unica vittoria possibile quando si scontrano delle potenze nucleari è ristabilire le condizioni per fermare le armi». Attacca l’aumento delle spese militari, «+110% mentre la gente muore di fame», e poi dice convinto: «la maggioranza dell’opinione pubblica di questo paese vuole la pace».

SUL FRONTE POLITICO a fare da sponda alla mobilitazione sono soprattutto i 5 Stelle e Sinistra italiana. «Nessuno ha la ricetta in mano per interrompere la guerra ma va aperto un percorso negoziale. Andava fatto subito. Sarà faticoso ma è l’unica strada possibile», dice il leader 5S Giuseppe Conte a margine della fiaccolata. In piazza c’è il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni: «La sola escalation militare non costruisce alcuna via d’uscita, innanzitutto per le vittime di questa aggressione, cioè i civili ucraini. La guerra non si vince con le armi, ma con la diplomazia».

IERI SONO STATE una cinquantina le piazze contro l’invasione dell’Ucraina organizzate in tutta Italia. Bari, Lecce, Salerno, Firenze e Milano alcune delle principali. Molto partecipato il corteo di Genova, convocato dal Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) e dall’Unione sindacale di base (Usb) con lo slogan: «Abbassate le armi, alzate i salari». Almeno 4mila i manifestanti uniti per dire basta alle navi della morte, quelle che trasportano armi in tutte le zone di guerra.

Berlino, il “Manifesto per la Pace” di Wagenknecht firmato anche dal leader di Afd

GUERRA IN UCRAINA. In 15mila a Berlino per l’iniziativa lanciata dalla deputata della Linke per «per un cessate il fuoco e i negoziati di pace». Ma la dirigenza della Sinistra si dissocia per l’adesione dell’ultra-destra: «Due opposizioni alla guerra che hanno radici, motivi e obiettivi diametralmente opposti»

Sebastiano Canetta, BERLINO  26/02/2023

Ai margini del palco davanti alla Porta di Brandeburgo la cover-band inizia a suonare Imagine di John Lennon davanti a 15 mila manifestanti che sventolano la bandiera azzurra con la colomba bianca. «Siete il popolo che non sbaglia, a differenza dei suoi rappresentanti, ed è meraviglioso che siate qui oggi. Siete l’inizio di un movimento di cittadini di cui c’è estremo bisogno. Presto potremmo diventare presto un milione» scandisce Alice Schwarzer, scrittrice, giornalista, figura storica del femminismo non solo tedesco.

Insieme alla deputata Linke Sarah Wagenknecht ha organizzato la demo a sostegno del “Manifesto per la Pace” per chiedere al cancelliere Olaf Scholz di «fermare subito l’escalation delle forniture belliche e assumere la guida di una forte alleanza per un cessate il fuoco e i negoziati di pace».

Iniziativa in teoria condivisibile da tutta la Sinistra già schierata in blocco contro il via libera dei Leopard-2. Anche supportata da tutti i sondaggi che restituiscono la maggioranza dei tedeschi favorevole alla ricerca di una soluzione diversa dal continuo invio di armi.

Se non fosse che il “Manifesto per la Pace” di Wagenknecht e Schwarzer, oltre che da migliaia di pacifisti, è stato sottoscritto da Tino Chrupalla, leader di Afd, l’ultra-destra di matrice fascio-populista; proprio il partito che la Sinistra contrasta in tutte le sedi, istituzionali e non.

Per questo la dirigenza della Linke ha criticato la manifestazione di ieri che «rischia di far diventare indistinguibili due opposizioni alla guerra che hanno radici, motivi e obiettivi diametralmente opposti». Non a caso Klaus Lederer, leader della Linke a Berlino e ministro della Cultura del Land, nelle stesse ore della manifestazione postava sui social il selfie con Katja Kipping, ex segretaria della Linke e attuale ministra del Lavoro al Municipio Rosso.

Sono sempre sotto la Porta di Brandeburgo ma il giorno prima, durante la celebrazione-denuncia del primo anno di invasione russa. «Il segno è chiaro: Berlino sta con il popolo ucraino» digita Lederer sottolineando l’illuminazione gialloblù del monumento-simbolo della capitale sotto cui appare la “sua” Linke, quella che (tessere alla mano) ha la maggioranza del consenso interno.

All’opposto Wagenknecht contesta l’inerzia nel riprendere il filo del rapporto con la Russia. Secondo lei alla sinistra costa, politicamente, in buona sostanza, la rinuncia della conquista dei voti delle famiglie di operai, tecnici e impiegati lasciati a casa dal blocco del Nordstream-2 e dall’embargo a Gazprom, il primo datore di lavoro nelle raffinerie dei Land della ex Ddr. Per Wagenknecht rischiano tutti di finire nell’orbita di Afd. Ma la deputata agita anche lo spettro del conflitto nucleare con la Russia in caso di rottura ancora più totale del rapporto Berlino-Mosca.

«L’orologio della guerra nucleare segna 90 secondi a 12. Mai prima d’ora il mondo è stato così vicino al disastro, nemmeno durante la guerra fredda. Non crediamo più alle vostre bugie. Sappiamo che i vostri carri armati sono lì per fare la guerra» riassume Wagenknecht dal palco tra gli applausi dei manifestanti. Iniziano a fischiare quando nomina la ministra degli Esteri, Annalena Baerbock. «I Verdi sono diventati pazzi per il verde delle armi. Baerbock è un elefante nel negozio di porcellane dell’arena internazionale».

Parla ai pacifisti delusi dalla svolta bellica del partito ambientalista ma anche – appunto – ai non pochi autorevoli membri di Afd ieri presenti alla manifestazione di Berlino. A partire da Jörg Urban, leader del partito in Sassonia, immortalato ieri sotto la Porta di Brandeburgo, mentre regge il cartello con la colomba della Pace.

Centomila in piazza con più di 135 cortei: la pace resta in marcia

FIACCOLATA A ROMA – Insieme Sant’Egidio, Cgil, sinistra, 5S, associazioni e studenti. In migliaia sfilano anche per le strade di Genova e Firenze

TOMMASO RODANO   26 FEBBRAIO 2023

Al lato del palco, in piazza del Campidoglio, Sergio Bassoli dice di essere più che soddisfatto: “In questi giorni hanno manifestato con noi circa centomila persone in 125 cortei, tra Italia ed Europa”, sostiene il coordinatore di Europe for Peace , la piattaforma che ha guidato questa tre giorni di marce arcobaleno contro l’escalation militare in Ucraina. Tra le principali c’è quella di Roma, che si scioglie poco dopo le 19 sulle note di Imagine di John Lennon, di fronte alla statua di Marco Aurelio e alla sede del Comune. Il colpo d’occhio è incoraggiante: alla fiaccolata partita dal Colosseo hanno partecipato alcune migliaia di persone. Considerato il trattamento da movimento semi-clandestino riservato dai media, poteva essere una riunione carbonara: non è affatto andata così.

In capo al corteo (e poi sul palco) ci sono Maurizio Landini della Cgil e Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, a suggellare l’alleanza tra l’anima laica e quella cattolica di un movimento che ha trovato una voce comune sul tema della pace, come pure sulle questioni sociali. Dietro di loro, ancora una volta, i colori e le sigle del mondo associativo, ormai in mobilitazione permanente: i fazzoletti tricolori dell’Anpi, un grande striscione di Emergency, Acli, Arci, Legambiente, gli altri sindacati e gli studenti. Infine i partiti, con poche eccezioni senza bandiere. Quelli della sinistra ci sono quasi tutti: Rifondazione comunista, Sinistra italiana e Verdi, Articolo Uno e Movimento Cinque Stelle. L’ex premier Giuseppe Conte cammina in fondo al corteo assieme a una manciata di parlamentari M5S, tra cui i capigruppo Francesco Silvestri e Barbara Floridia. “Dopo il primo invio di armi, andava aperto un serio percorso negoziale, non è mai stato fatto. È difficile, ma è anche l’unica possibilità per uscire dall’escalation militare”, dice Conte. E poi, sulla proposta diplomatica cinese: “Qualche elemento positivo c’è, di certo nessuno può dettare e imporre le proprie condizioni in modo tracotante”. In piazza, a sinistra, manca solo il Pd: l’unico deputato dem è l’indipendente Paolo Ciani, legato al Sant’Egidio, che manifesta a titolo personale.

Tra gli altri cortei della giornata spicca quello di Firenze: un serpentone di oltre 2.500 persone che ha formato una catena umana intorno alla Galleria degli Uffizi. “La nostra Regione, attraverso fiaccolate, presidi e iniziative ha mandato un forte messaggio di pace – ha detto il segretario della Cgil Toscana, Rossano Rossi –. La guerra è davvero ‘una scelta scellerata’, come l’ha definita Papa Francesco in più occasioni. Il prezzo lo pagano soprattutto le popolazioni civili. Ai nostri figli diamo pace, non fucili”.

A Genova, le rivendicazioni del movimento pacifista si sono legate alle proteste dei portuali, sotto un unico slogan: “Abbassate le armi, alzate i salari”. È la manifestazione dalla piattaforma più radicale, guidata dai Cobas e dai sindacati di base, e partecipata da Rifondazione, rappresentanti di lavoratori Gkn, collettivi e movimenti antagonisti provenienti da tutta Italia.

In Europa, invece, il corteo più importante è stato quello di Berlino, organizzato da due donne: la femminista Alice Schwarzer e una politica di Die Linke, Sahra Wagenknechtch. Hanno pubblicato un manifesto per chiedere al cancelliere Olaf Scholz di fermare le forniture di armi, al corteo hanno partecipato circa 10 mila tedeschi.

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