ISRAELE VERSO IL LIBANO. INTANTO MASSACRA GAZA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ISRAELE VERSO IL LIBANO. INTANTO MASSACRA GAZA da IL MANIFESTO

Israele verso il Libano. Intanto massacra Gaza

INVADO AVANTI. Sempre più probabile l’offensiva israeliana a nord, Netanyahu: «Pronti ad attaccare». Ma l’esercito di Hebzollah non è la guerriglia di Hamas. 78 palestinesi uccisi tra Bureij, Deir al Balah e Gaza City. Fuoco alle scorte mediche

Chiara Cruciati  06/06/2024

L’apertura del fronte libanese è a un passo. Con Gaza all’inferno, pare risuonare una sorta di conto alla rovescia, come se «l’offensiva ampia» promessa dal governo israeliano contro il sud del Libano sia solo questione di tempo.

Due giorni fa lo ha detto il capo di stato maggiore Halevi, in visita nel nord di Israele («Pronti ad attaccare») e ieri lo ha detto lo stesso primo ministro Netanyahu, anche lui in tour lungo il confine settentrionale: «Siamo pronti a una azione molto forte a nord. In un modo o nell’altro riporteremo la sicurezza», ha riportato la Reuters citando il premier. Poche ore dopo un drone – rivendicato dal movimento sciita libanese Hebzollah – feriva 11 persone nella cittadina di Hurfiesh. Le sirene non hanno suonato.

SOTTO LA PALESE pressione statunitense perché giunga a un accordo con Hamas a Gaza, sotto quella dell’ultradestra di coalizione che vede nella guerra totale l’unico modo di portare avanti i propri obiettivi ideologici di espansione territoriale (pure il sud del Libano, non solo la Cisgiordania); stretto tra le famiglie degli ostaggi che chiedono lo scambio di prigionieri e i sondaggi che invece danno la maggior parte dell’opinione pubblica pronta ad allargare il conflitto a nord, Netanyahu pare guidato dalla più totale irrazionalità.

Dall’altra parte, però, non c’è Hamas. C’è Hezbollah, un movimento politico che è anche, di fatto, un esercito e che potrebbe trascinare il conflitto verso scenari ingestibili. A Gaza, per Israele, la «guerra» è facile. Hamas si è fatta guerriglia, come gli altri gruppi palestinesi, il resto è un’offensiva contro la popolazione civile. Che da Rafah, nelle ultime settimane, è risalita di nuovo verso il centro e il nord, lasciando dietro di sé altra morte e altra distruzione. Nel mirino ci sono i campi profughi – Jabaliya, Nuseirat, Bureij – e ci sono le città, Gaza City e Deir al Balah.

Nelle ultime 24 ore sono almeno 78 gli uccisi (36.586 il bilancio ufficiale dal 7 ottobre, a cui si aggiungono migliaia di dispersi e oltre 500 in Cisgiordania), per lo più nella notte tra martedì e mercoledì. «La maggior parte sono donne, bambini e anziani – racconta il giornalista Hani Mahmoud dall’ospedale Martiri di al Aqsa di Deir al Balah – L’obitorio è pieno di corpi. L’esercito israeliano continua a colpire nella zona centrale con le truppe di terra che si spingono in profondità nel campo di Bureij. (…) Deir al Balah è diventata incredibilmente affollata, non c’è spazio, né infrastrutture».

«IL SUONO dei bombardamenti non ha smesso mai per tutta la notte – racconta da Deir al Balah una 30enne sfollata, Aya, alla Reuters – Ogni volta che parlano di nuovi negoziati, l’occupazione usa una città o un campo profughi come carta per fare pressione. Perché i civili devono pagare il prezzo? Perché gli arabi e il mondo non mettono fine alla guerra?». Israele giustifica le operazioni in corso al centro e al nord di Gaza con la presenza di cellule di Hamas e afferma di aver colpito centri militari e depositi di armi. Gli uccisi, dice l’esercito, sono miliziani di Hamas.

Diversa la versione della Mezzaluna rossa palestinese che ieri dava notizia dei corpi di civili recuperati dentro le case colpite e in video mostrava i propri soccorritori provare a recuperare medicinali ed equipaggiamento medico da un piccolo magazzino a Jabaliya, devastato e bruciato al passaggio delle truppe israeliane nell’ultimo assedio lungo venti giorni.

Dei motivi per cui le nuove offensive prendano di mira le zone centrali e settentrionali (da cui l’esercito israeliano si era ritirato per concentrarsi verso sud) ne discutono gli analisti. Riprendono perché Hamas si è riorganizzato ed è di nuovo operativo ma anche, spiegava ieri Omar Ashour, docente del Doha Institute for Graduate Studies, per puntellare la spaccatura di Gaza in due parti, con un nuovo «punto strategico» che permetta un controllo futuro stabile sulla Striscia, all’altezza di Bureij, dove ieri l’aviazione israeliana ha colpito una scuola.

E mentre il governo israeliano, ieri, ha alzato di nuovo l’asticella di 50mila unità, portando a 350mila i riservisti che l’esercito può convocare (in vista dell’operazione contro il Libano?), di fronte alla Corte suprema del paese l’esecutivo ha annunciato l’intenzione di chiudere il famigerato centro di detenzione di Sde Teiman, dove sono detenuti migliaia di palestinesi di Gaza in condizioni orribili, senza cure mediche, torturati, bendati e incatenati, come denunciato dagli ex prigionieri e da medici israeliani di stanza nel carcere. Settecento detenuti saranno spostati a Ofer, nella Cisgiordania occupata, altre 500 seguiranno. Circa 200 resteranno al momento a Sde Teiman.

Chat Gpt, siti falsi e troll: l’operazione israeliana per influenzare gli Stati uniti

STATI UNITI. Inchiesta del New York Times: nel mirino anche parlamentari. La disinformazione affidata alla società Stoic, con un budget di due milioni di dollari

Luca Celada, LOS ANGELES  06/06/2024

Un’inchiesta del New York Times rivela i contorni dell’operazione di propaganda sviluppata attorno alla guerra di Gaza. Che la disinformazione abbia un ruolo consistente non è di per sé una notizia, ma il quotidiano ha messo a fuoco i dettagli di un’operazione istituita dal ministero israeliano per la diaspora mirata specificamente a incrementare il cruciale sostegno della guerra da parte degli Stati Uniti.

LA DISINFORMAZIONE è stata commissionata dal governo Netanyahu alla Stoic, società di comunicazione politica di Tel Aviv, con un budget di due milioni di dollari. L’operazione è partita già a ottobre quando numerose aziende informatiche sono state arruolate come «soldati digitali» per Israele. Nell’analogia, il campo di battaglia è internet e specificamente i social dove si combatte per plasmare un’opinione favorevole alla strage nella Striscia.

In passato Israele non è stata estranea a operazioni di influenza e spionaggio sullo sponsor americano, in questo caso ha impostato una massiccia campagna di persuasione occulta e fake per garantire il sostegno dell’opinione pubblica.

La disinformazione è stata ancora più nello specifico mirata a parlamentari con influenza diretta sull’autorizzazione degli aiuti militari, in particolar modo verso alcuni rappresentanti afroamericani nel Congresso come Rapahel Warnock, senatore della Georgia e Hakeem Jeffries, il leader della minoranza Dem alla Camera. Se nella comunità nera si registrano alti livelli di solidarietà con i palestinesi, Jeffries ha appena firmato la lettera di invito a Netanyahu a parlare al Congresso.

DALL’ARTICOLO emergono i contorni di un’operazione che ha utilizzato le più sofisticate tecniche di travisamento. Il Times riporta affermazioni della pagina Linkedin della Stoic secondo cui «è chiaro che il ruolo dell’intelligenza artificiale nella campagne politiche è destinato a compiere un salto trasformativo nella strategia, esecuzione e valutazione delle campagne». L’operazione su Gaza è stata dunque imbastita impiegando strumenti come Chat GPT per creare e gestire falsi account per la diffusione di falsi dati e opinioni favorevoli a Israele tramite chatbot.

All’uopo sono stati creati anche quattro finti siti di news per pubblicare notizie tendenziose o inventate, spesso appropriando e modificando contenuti di quotidiani mainstream. I contenuti sono stati diffusi ed amplificati principalmente su X, la piattaforma di Elon Musk. Sotto la gestione del magnate sudafricano, aperto sostenitore di Netanyahu, l’ex Twitter è divenuto un amplificatore di contenuti estremisti filo sionisti, di destra e xenofobi. Secondo l’osservatorio israeliano FakeReporter, i falsi account avrebbero accumulato 40mila follower anche su Facebook e Instagram.

IL RUOLO della propaganda è stato apparente sin dalle prime battute del conflitto, quando sono circolate numerose «voci non confermate con l’intento di rendere ancor più mostruoso il brutale attacco di Hamas il 7 ottobre, le “notizie,” ad esempio, sul presunto scempio di neonati nei kibbutz.

Contemporaneamente, negli Stati uniti è iniziato il battage sulla presunta impennata di antisemitismo nel paese e nei campus con la crescita del movimento pacifista studentesco mentre le vittime effettive venivano registrate fra palestinesi (tre studenti presi a colpi di pistola in Vermont a gennaio e il bambino di sei anni accoltellato a morte in Illinois a ottobre).

Il risultato più efficace è stata l’istituzione della commissione parlamentare per combattere l’antisemitismo. Con la crescita del movimento studentesco contro la guerra, le udienze della commissione hanno assunto la forma sempre più maccartista di interrogatori pubblici di amministratori universitari in cui i parlamentari chiedevano conto di mancate misure repressive, esigevano abiure e in alcuni casi ottenevano le dimissioni di rettori (come nel caso di Harvard e U Penn). Intanto la scorsa settimana Meta ha annunciato la rimozione di 510 falsi account legati all’operazione Stoic da Facebook e 32 da Instagram.

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