IL “QUARTO REICH” da ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL “QUARTO REICH” da ANTIDIPLOMATICO

Il “Quarto Reich”

Fabrizio Poggi  02 Novembre 2023

Con 20 voti favorevoli su 28, la Commissione affari costituzionali dell’Europarlamento ha accolto la proposta di apportare emendamenti agli accordi fondamentali della UE: una “forte raccomandazione” dettata da Ursula von der Leyen e sostenuta da Olaf Scholz e Emmanuel Macron. In pratica, si prevede l’abolizione dell’unanimità nelle votazioni al Consiglio d’Europa e il trasferimento dei poteri dagli Stati nazionali alla Commissione europea, a partire da politica estera e sicurezza, frontiere, colture boschive, sanità, protezione civile, industria e istruzione.

Secondo Athens News, viene anche proposta l’introduzione di penalità per i Paesi che non sostengono la linea ufficiale europeista, come ad esempio Ungheria, Slovacchia, Polonia. Penalità che, in sostanza, rappresentano una procedura semplificata per sospendere l’adesione di quei paesi che violano i “valori della UE”, tra cui spiccano, ufficialmente, le liturgie liberali su “stato di diritto”, “democrazia”, “libertà”, “diritti umani”, “uguaglianza”: di fatto, qualsiasi deviazione dalla linea euro-atlantica dettata dalla “supercancelliera” inquadrata nei ranghi d’oltreoceano.

Immediata l’indignazione dei “dissidenti”. Il deputato polacco del partito presidenziale PiS, Piotr Müller, ha dichiarato che gli emendamenti proposti porterebbero all’abolizione di fatto degli Stati nazionali e alla creazione di una sorta di «superstato UE». Un altro polacco, l’eurodeputato polacco del gruppo PPE, Jacek Sariusz-Wolski, ha detto che la riforma proposta rappresenta «una centralizzazione radicale della UE, che la trasformerebbe in un super-stato oligarchico fuori dal controllo democratico».

In un’intervista alla slovacca Hlavne Spravy, lo storico ungherese Laszlo Veszpremi mette in guardia – alla sua maniera, lamentando le «massicce migrazioni» – dal pericolo rappresentato dal «terrorismo di estrema destra», con l’Europa nordoccidentale che si muove «a passi da gigante verso una sanguinosa guerra civile» che può portare a «dittature fasciste».

E quali sono i caratteri distintivi del fascismo come sistema politico, si domanda Igor Veremeev sulla russa Stoletie: «spietata repressione dell’opposizione, censura e controllo su ogni aspetto della vita dei cittadini. Già oggi la UE si adatta bene a questo quadro. In molti paesi UE la censura è in piena fioritura», con la proibizione, ad esempio, non solo dei media russi, ma di tutto ciò che è connesso alla Russia. La polizia reprime le proteste di massa «nel modo più spietato e brutale, come è avvenuto, ad esempio, in Francia durante la rivolta dei “gilet gialli”», mentre la UE «sostiene e arma il regime nazista a Kiev».

D’altronde, afferma Veremeev, l’idea stessa di una unione europea, era sorta nei meandri del Reich hitleriano.

Secondo un vecchio rapporto dell’Intelligence militare americana noto come Red House Report (EW-Pa 128), il 10 agosto del 1944 si era tenuto a Strasburgo un incontro segreto, presente il Obergruppenführer SS Dr. Scheid, nel corso del quale i nazisti avevano dato indicazione a un gruppo d’élite di industriali tedeschi di pianificare la ricostruzione postbellica della Germania e lavorare per un “forte impero tedesco”. Agli industriali veniva chiesto di «intraprendere passi in vista di una larga campagna commerciale» a guerra finita, imbastendo «contatti e alleanze con imprese straniere, a livello individuale».

In questa direzione, dopo il ’45, si mossero banchieri e industriali tedeschi, fra i quali spiccava il nome di Hermann Abs, entrato a far parte del consiglio della Deutsche Bank e nel comitato di controllo della I.G. Farben nel periodo dell’ascesa nazista. Nel 1946, Abs divenne membro della «Lega europea per la cooperazione economica, gruppo di pressione volto alla creazione del Mercato Comune, precursore della UE», come afferma il giornalista britannico Adam LeBor, aggiungendo che la Lega sviluppò una politica di integrazione europea, come a suo tempo proposto dai nazisti.

Nel volume Europe’s Full Circle, Rodney Atkinson stila un elenco di istituzioni politiche proposte dai nazisti, molto somiglianti alle odierne istituzioni UE: Europäische Wirtschaftsgemeinschaft – Comunità economica europea, ad esempio.

Anche le basi per la UE sotto forma di moneta unica europea furono gettate a metà anni ’50 dal famigerato Gruppo Bilderberg, uno dei cui principali fondatori era stato il principe Bernardo d’Olanda, ex iscritto al NSDAP e ex ufficiale delle SS.

Ancor prima, nel libro del 1940 La Comunità Europea, il Ministro nazista dell’economia Walter Funk aveva parlato della necessità di una “Unione Europea Centrale”, di uno “Spazio Economico Europeo” e anche di tassi di cambio fissi, affermando che «nessun paese in Europa può raggiungere un elevato livello di libertà economica compatibile con tutte le esigenze sociali… la formazione di estese zone economiche discende dalla legge naturale di sviluppo… in Europa governeranno accordi interstatali … in determinati casi si deve esser pronti a subordinare i propri interessi a quelli generali».

Sempre nel 1940, Joseph Goebbels aveva dato disposizioni per la creazione di una «unione economica su larga scala dell’Europa», ritenendo che le persone negli «anni Cinquanta non avrebbero più pensato in termini di propri paesi».

Tale idea è sopravvissuta alla sconfitta della Germania, conclude Veremeev: «l’Unione Europea è stata ufficialmente istituita e oggi si sta trasformando senza tentennamenti in un nuovo Reich nazista… ma quale Reich può esistere senza un proprio potente esercito? Ecco perché oggi nella UE si parla della creazione di proprie forze armate (nonostante l’esistenza della NATO)».

Ora, nazisti a parte, da anni è chiara la strada che banche, monopoli transnazionali, istituti finanziari globali indicano come obbligatoria a governi che, di “nazionale”, hanno ormai ben poco: come si dice, appena la “normale amministrazione”.

E, una volta imposti i governi, stabilita loro la strada, si tratta di eliminare qualsiasi forma di pericolosa deviazione che possa scaturire da atteggiamenti “ribelli” dei residui “poteri” parlamentari: il tentativo renziano del 2016 dice qualcosa. Poi, se non solo i parlamenti, per quanto castrati di ogni velleità decisionale, ma addirittura dei governi azzardano dissensi sulle linee strategiche decise da Bruxelles, il voto di quegli “sciagurati” che mettono a rischio l’armamento dei nazigolpisti di Kiev può semplicemente essere ignorato, a maggioranza. Basta accusarli di “sovranismo” e il gioco è fatto. E, a maggioranza, si impone a tutti di eseguire pedissequamente gli ordini del Gruppo Bilderberg, di accodarsi gagliardamente alle scelte USA e NATO, per espandere i gangli dell’impero fino all’Africa e all’Indo-Pacifico.

Per far questo, occorre davvero una agguerrita forza armata “europeista”, finanziata con quel che resta dei servizi sociali, da privatizzare a più non posso. Su questa strada, il “Quarto Reich” supera gli insegnamenti del suo predecessore.

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