I CITTADINI NON CONTANO, BASTA “ROSATELLUM”: CI VUOLE IL REFERENDUM! da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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I CITTADINI NON CONTANO, BASTA “ROSATELLUM”: CI VUOLE IL REFERENDUM! da IL FATTO

Elisabetta Trenta: “I cittadini non contano, basta Rosatellum. Raccogliamo le firme per un referendum”

L’EX MINISTRA – Legge elettorale da cambiare: “Purtroppo nessun ricorso in via giudiziaria ha finora portato i risultati sperati”

LORENZO GIARELLI  16 GIUGNO 2024

“È ora che i cittadini tornino a scegliere i propri rappresentanti”. L’ex ministra Elisabetta Trenta è alla guida del Comitato referendario per la rappresentanza, con il quale ha appena avviato la raccolta firme per abrogare alcune parti del Rosatellum, la legge elettorale dei listini bloccati e delle pluricandidature con cui si vota alle Politiche. Il Comitato prosegue così le battaglie dell’avvocato Felice Besostri, scomparso a inizio anno e ricordato per l’impegno contro altri obbrobri elettorali come il Porcellum e l’Italicum.

Elisabetta Trenta, come mai un referendum?

Purtroppo nessun ricorso in via giudiziaria ha finora portato i risultati sperati e dunque abbiamo deciso di proseguire la battaglia attraverso lo strumento del referendum: il fine ultimo è portare il cittadino a scegliere i propri rappresentanti. L’astensione ha anche altre ragioni, ma sono sicura che incida la percezione, per i cittadini, che il proprio voto non serva a nulla.

Per quali quesiti si voterebbe?

Quattro. Col primo si chiede di eliminare il legame tra uninominale e plurinominale: oggi i cittadini votano un “pacchetto completo”: se scelgono una lista, in automatico il voto va anche al candidato collegato all’uninominale.

Gli altri quesiti?

Il secondo abolisce le soglie di sbarramento. Sono state introdotte perché si diceva ci fossero troppi partitini, il risultato è che i piccoli partiti sono aumentati perché si aggregano a grandi formazioni e poi si separano in Parlamento. Milioni di voti vengono però dispersi sotto le soglie di sbarramento. Il terzo quesito è sulla raccolta firme: chiediamo che tutte le liste debbano raccogliere, anche quelle che hanno rappresentanti in Parlamento.

E poi?

Il quarto è sull’abolizione delle pluricandidature, uno strumento degli apparati di partito attraverso cui possono predeterminare la composizione del Parlamento.

Cosa farete ora?

Siamo partiti questo fine settimana con la raccolta firme e avremo 90 giorni di tempo per arrivare a 500 mila, dopodiché si esprimerà la Consulta. Tutto il materiale è sul sito iovoglioscegliere.it.

I partiti vi stanno aiutando?

Il Comitato è composto da persone con esperienze molto diverse: Giorgio Benvenuto (già parlamentare del centrosinistra, ndr), Raffaele Bonanni (ex segretario generale Cisl, ndr), il giurista Enzo Palumbo, Sergio Bagnasco, da sempre attivo in difesa della Costituzione. Non mi aspetto aiuto dai partiti, visto che il Rosatellum toglie potere alle segreterie.

Se quelle parti del Rosatellum fossero abrogate, andrebbe riscritta una legge elettorale?

Ci sarebbe comunque una legge in vigore, ovvero il Rosatellum senza quei 4 punti. Ci auguriamo però che una nuova legge elettorale possa scaturire dal lavoro del Parlamento. Credo che dalla legge elettorale dipenda anche la qualità della classe politica. Più si crea una distanza tra il territorio e l’eletto, più l’eletto non sente alcuna responsabilità, non si sente di dover rispondere a qualcuno. È il partito a prendere il voto e poi a farne ciò che vuole.

Corte Strasburgo, Roma a giudizio per il Rosatellum

 FQ  18 MAGGIO 2024

L’Italia dovrà spiegare all’Europa se le diverse modifiche apportate negli ultimi anni alla legge elettorale hanno violato la libertà di voto dei cittadini: la Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha ammesso il ricorso avanzato dall’ex segretario dei Radicali italiani Mario Staderini e da alcuni cittadini secondo i quali proprio quei cambiamenti hanno comportato la violazione dei diritti nelle elezioni politiche del settembre 2022, quelle vinte da Giorgia Meloni. Ora il governo ha tempo fino al 29 luglio per replicare. Palazzo Chigi sta preparando la memoria difensiva: La Cedu ha posto delle questioni – dice il sottosegretario Alfredo Mantovano – e si sta lavorando. Ovviamente riteniamo il ricorso non fondato”. Alle elezioni del 2022 in circa 500 sono andati ai seggi verbalizzando il loro dissenso e spiegando le ragioni dell’astensione. E quella documentazione è alla base della richiesta alla Cedu, che riguarda “l’instabilità della legge elettorale e la compatibilità” del Rosatellum “con il diritto a libere elezioni, garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani”.

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