GUTERRES: “LA STRISCIA È UN CIMITERO PER BIMBI” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GUTERRES: “LA STRISCIA È UN CIMITERO PER BIMBI” da IL MANIFESTO

Guterres: «La Striscia è un cimitero per bimbi»

10.000. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken contestato ad Ankara

Giovanna Branca  07/11/2023

«La Striscia di Gaza sta diventando un cimitero per bambini»: lo ha detto ieri il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che torna a condannare il massacro – un «incubo» – in corso. «Le operazioni di terra e i continui bombardamenti dell’Idf stanno colpendo civili, ospedali, campi profughi, moschee, chiese e edifici delle Nazioni unite». «Contemporaneamente Hamas e altre milizie si servono dei civili come scudi umani e continuano a lanciare indiscriminatamente razzi verso Israele».

ANCHE LA MISSIONE di Blinken in Medio oriente sembra concludersi con un pugno di mosche, nonostante il segretario di Stato Usa ci tenga a sottolineare, in riferimento all’allargamento del conflitto sinora scongiurato, come «alle volte il fatto che qualcosa di brutto non si verifichi non sembra la prova più evidente del progresso fatto, ma lo è». Ieri in visita ad Ankara, dopo le tappe di domenica in Cisgiordania – dove ha incontrato Abu Mazen – e in Iraq, Blinken ha avuto un colloquio di oltre due ore con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, mentre non ha significativamente incontrato il presidente Erdogan, che solo venerdì aveva attaccato il sostegno del governo statunitense a Israele. E durante i colloqui centinaia di persone hanno manifestato contro l’emissario statunitense fuori dal ministero degli Esteri.

Prima di imbarcarsi sul volo di ritorno dalla Turchia, Blinken ha detto ai giornalisti che la discussione con Fidan ha affrontato principalmente la necessità di «ampliare l’assistenza umanitaria a chi ne ha bisogno» e, ancora una volta, «gli sforzi per prevenire un’espansione del conflitto in altre parti della regione». Con la stampa, Blinken è però anche tornato a criticare i crimini in corso in Cisgiordania: «Siamo molto concentrati non solo su Gaza, ma su ciò che sta accadendo in West Bank. Abbiamo chiarito la nostra preoccupazione per la violenza estremista in corso» nella regione. Un riferimento anche alla proposta di pause umanitarie freddamente ignorata da Netanyahu: dopo aver sottolineato l’attenzione al rilascio degli ostaggi, Blinken ha aggiunto che «crediamo che una pausa potrebbe essere utile anche in tal senso».

Mentre il segretario era ad Ankara ancora un altro paese, il Sudafrica, richiamava il proprio ambasciatore da Israele, per protesta contro il «genocidio» in corso. Non solo: la ministra della presidenza Khumbudzo Ntshavheni ha minacciato ritorsioni contro l’ambasciatore israeliano a Pretoria per i suoi non meglio specificati «commenti denigratori» sulla posizione del Paese africano rispetto al conflitto in corso.

UN APPELLO al cessate il fuoco, al rilascio degli ostaggi e a una soluzione politica e diplomatica è arrivato anche da un gruppo di 35 organizzazioni ebraiche e arabe israeliane per i diritti umani – Fra cui Rabbis for Human Rights, Yesh Gvul, Women in Black. «In guerra non ci sono vincitori», scrivono. «In memoria degli uccisi e per il bene di coloro che sono ancora vivi dobbiamo lavorare insieme per porre fine alla guerra». «È evidente che non c’è una soluzione militare a questo conflitto, né mai potrà essercene una. L’unico modo per fermare lo spargimento di sangue è un accordo politico che garantisca sicurezza, giustizia, e libertà a entrambe le nazioni». G. Br.

Striscia spezzata in due. Ma Israele potrebbe non raggiungere l’obiettivo

GAZA. L’avanzata di Israele è finalizzata a conquistare Gaza city e a dare la caccia ai leader politici e militari del movimento islamico. Hamas resisterà ad oltranza

Michele Giorgio, GERUSALEMME  07/11/2023

Nella Striscia di Gaza Avi Issacharoff c’è stato solo con l’immaginazione, sul set della serie Fauda di cui è un’autore. E eppure non pochi media ritengono interessante riportare il suo parere di «esperto» di questioni militari a Gaza. D’altronde Issacharoff, che è pure giornalista, con Fauda ha contribuito non poco a diffondere via Netflix in tutto il mondo l’immagine di una Gaza in cui sono tutti «terroristi», adulti e bambini, e dove pochi coraggiosi agenti israeliani mistaravim (travestiti da arabi) sono in grado di sgominare centinaia «cattivi» in un solo colpo. L’autore televisivo svolge in queste ore alla perfezione il suo ruolo di «analista militare». Spiega che le forze armate israeliane stanno avendo successo. «Gli ultimi otto giorni sono andati secondo il piano – afferma Issacharoff in un’intervista – Le nostre forze stanno facendo progressi sul terreno, sia nelle parti settentrionali di Gaza come Beit Hanoun e Beit Lahiya che a Gaza city, specialmente nell’area di Zeitoun. L’l’Idf (le forze armate israeliane, ndr) si sta avvicinando sempre di più al centro di Gaza City, che è il punto fondamentale per il regime di Hamas».

Quella in atto però non è una serie tv. E come stiano andando le operazioni militari sul terreno si conosce solo in parte. I servizi giornalistici dei pochi reporter israeliani e stranieri che le truppe israeliane si sono portati dietro due giorni fa a Gaza riferiscono ciò che i comandi militari hanno apparecchiato per loro. Non hanno avuto la possibilità di muoversi liberamente, anche per ragioni di sicurezza personale. Comunque, non ci sono dubbi sull’avanzata dei reparti corazzati israeliani nel nord della Striscia e sul fatto che abbiano circondato Gaza city. La cosa era scontata poiché Hamas non ha forze paragonabili a un esercito, non può schierare carri armati e far alzare in volo aerei da combattimento. Può solo compiere azioni di guerriglia utilizzando i bunker e le gallerie sotterranee che ha scavato sotto Gaza. Pertanto, le truppe israeliane, con l’appoggio di centinaia di mezzi corazzati e la copertura dell’aviazione, hanno spezzato in due la Striscia all’altezza di Abu Holi, sul Wadi Gaza spesso citato, separando il nord dal sud di Gaza, e completato l’accerchiamento di Gaza city. Di fatto, senza alcun annuncio ufficiale, è cominciata una nuova fase in cui, con combattimenti feroci che pagheranno i civili rimasti nelle loro abitazioni, le truppe israeliane daranno la caccia ai militanti di Hamas e, afferma il portavoce militare, distruggeranno le gallerie sotterranee e la basi di Hamas. Fino a raggiungere Yahya Sinwar, capo del movimento islamico a Gaza, e Mohammed Deif, il comandante delle Brigate Qassam, e il suo portavoce Abu Obeida, assieme agli ostaggi israeliani e stranieri presi il 7 ottobre, o almeno quelli ancora in vita. Hamas sostiene che una sessantina (su 241) sarebbero stati uccisi dai bombardamenti aerei israeliani.

Potrebbero però volerci settimane, forse mesi per ammissione dello stesso ministro della Difesa Yoav Gallant e del capo di stato maggiore Herzi Halevi. E non è affatto scontato che Israele raggiunga i suoi obiettivi. Contano anche le variabili politiche e diplomatiche. Le stragi continue di civili palestinesi colpiti dai raid aerei israeliani potrebbero spingere gli ipocriti leader occidentali, che da un mese appoggiano la pesante rappresaglia militare israeliana, a premere su Tel Aviv per un cessate il fuoco vero e proprio e non solo per qualche «pausa umanitaria» destinata a sospendere solo per qualche ora i massacri.

In ogni caso, Hamas pare determinato a vendere cara la pelle nonostante abbia visto centinaia di suoi uomini cadere uccisi e ha inflitto perdite significative alle truppe israeliane: sono oltre trenta i soldati uccisi dall’inizio dell’offensiva di terra dieci giorni fa, un dato ufficiale che qualcuno ritiene inferiore a quello reale. Due giorni fa le Brigate Qassam hanno detto di aver distrutto o danneggiato sei carri armati e 24 veicoli con razzi Yassin 105 e ucciso con gli Rpg alcuni soldati a Tal al-Hawa, Beit Hanoun e Jisr El Dik. Notizie non verificabili ma diffuse puntualmente dall’agenzia turca Anadolu e che, forse, non sono lontane dalla realtà. A Gaza, questo è certo, si combatterà ancora a lungo.

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