GUERRA E AUTONOMIA: UNA FIRMA PER BATTERLE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GUERRA E AUTONOMIA: UNA FIRMA PER BATTERLE da IL FATTO

Guerra e Autonomia: una firma per batterle

RIPARTE LA DEMOCRAZIA DAL BASSO – Al via la campagna: quesiti referendari su sanità e export di armamenti. Entro il 9 maggio le adesioni per la legge popolare anti-“Spacca Italia”

SALVATORE CANNAVÒ  8 APRILE 2023

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“C’è in giro tanta voglia di fare, ma mancano segnali unificanti che diano un senso a questa disponibilità”. Alfiero Grandi, vicepresidente del Coordinamento per la democrazia costituzionale presieduto dal costituzionalista Massimo Villone, è tra coloro che da tempo si stanno impegnando per le firme su una Legge di iniziativa popolare “contro l’autonomia differenziata”. Attività complicata, spesso invisibile che punta a raccogliere almeno 50 mila adesioni in calce a una proposta di legge, come previsto dalla Costituzione, da portare poi al dibattito del Parlamento. Ma attività che prosegue nonostante un sostanziale disinteresse dell’informazione e della politica organizzata, quella istituzionale.

Ugo Mattei continua con la sua battaglia per avviare una campagna referendaria “contro la guerra e a favore della sanità pubblica” da cominciare il 22 aprile e che dovrà svolgersi per i successivi tre mesi. L’iniziativa promossa da un comitato di garanti di 25 componenti (e a cui recentemente si è associata una proposta analoga promossa dal saggista Enzo Pennetta) può sembrare “donchisciottesca”, una lotta disperata contro i mulini a vento visto che per promuovere un referendum occorrono 500 mila firme e poi passare al vaglio della Corte Costituzionale. Ma anche Mattei vede segnali positivi intorno alla proposta.

Energie positive Non siamo certo al tempo in cui forze poderose della società civile surrogavano la mancanza di attività politica o incisività dei partiti politici. Non siamo in presenza di una “stagione referendaria” come quella che negli anni 70 e 80, a iniziativa soprattutto dell’allora Partito radicale ha svegliato la società italiana e poi proseguito in campo ambientalista o per i diritti civili (nucleare, acqua, droghe leggere, etc). Anzi, da quando i referendum sono caratterizzati dalla mancanza del quorum legale, cioè la maggioranza più uno degli elettori alle urne, lo strumento è quasi scomparso dall’agenda a eccezione, nel 2011, di quello sull’acqua pubblica. Per risalire a un risultato positivo occorre andare indietro fino al 1995 nel pieno dello shock provocato allora dall’irruzione berlusconiana nella politica italiana.

La speranza dei promotori è di riuscire a generare energie positive. “Il referendum sull’acqua è per noi un modello positivo di riferimento” spiega Mattei, “perché anche allora si iniziò con forze esigue e marginali, ma poi si vinse”. I referendum puntano a impedire la possibilità che venga rinnovato l’invio “di armi, mezzi, equipaggiamenti e materiali militari ai Paesi coinvolti nel conflitto in corso”. Il primo quesito chiede che non sia più prorogata “fino al 31 dicembre 2023, previo atto di indirizzo delle Camere, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina”. E poi, per quanto riguarda la legge sulle esportazioni di armi, la 185 del 1990, nel punto in cui oltre al parere delle Camere si fa riferimento alle “diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere”.

Il Comitato (tra i cui garanti figurano, tra gli altri, Franco CardiniPasquale De SenaCarlo FrecceroGiuseppina LeoGiacomo MarramaoClaudio MessoraMoni OvadiaAnna Maria PoggiGeminello PreterossiVauro Senesidon Alex Zanotelli) promuove anche un referendum contro la presenza dei privati nelle strutture che pianificano la spesa sanitaria “non per escludere i privati convenzionati dalla gestione sanitaria” sottolinea Mattei, “ma dalla programmazione che deve essere invece esclusiva responsabilità del pubblico e libera da conflitti di interesse”.

Aspettando i partiti Come si vede in pagina l’ex sindaca di Roma ha deciso di sostenere l’iniziativa, Mattei confida anche nel sostegno di Alessandro Di Battista, ma soprattutto spera in quello di Giuseppe Conte che sta studiando i quesiti. “Ma ci sono anche tantissimi comitati, grandi e piccoli, forze diffuse e ci auguriamo che il movimento pacifista possa convergere”.

Un aspetto che potrebbe fare la differenza è l’utilizzo della piattaforma online che permette di firmare senza organizzazione di banchetti (in questo caso al costo di 1,50 euro a firma) che pure verranno fatti. “Sicuramente partiremo con forza tra il 25 aprile e il 1 maggio, giornate in cui ci auguriamo di avere un primo afflusso significativo”. Come per i fiocchi di neve, se l’iniziativa prende lo si vede dalla battute iniziali. Mattei si dice sicuro anche per la tenuta del quesito davanti alla Corte costituzionale, Pasquale De Sena, docente di Diritto internazionale all’università di Palermo, ha studiato a fondo il dossier e sostiene che gli argomenti dei promotori siano più che solidi.

Qualche speranza che dal Pd possa giungere un sostegno? Nessuna, ma “qualche telefonata la farò comunque” assicura Mattei, “anche alla stessa Elly Schlein”.

Calderoli picchia Il problema si potrebbe porre negli stessi termini anche per la legge di iniziativa popolare lanciata da Democrazia costituzionale. Qui il punto di attacco è il Titolo V della Costituzione così come riformato nel 2001, da una maggioranza di centrosinistra. Abrogare l’intero Titolo V non è possibile, vista la stratificazione legislativa. “Quello che si può realisticamente fare – scrivono i promotori della legge – è individuare i punti di maggiore sofferenza e pericolo per l’unità della Repubblica” procedendo quindi a “una riforma chirurgica” che infatti agisce sulla riscrittura dell’art. 116.3; la rivisitazione dell’art. 117 e l’introduzione di una supremacy clause della legge statale.

“Confido nella riuscita della raccolta firme” dice Alfiero Grandi, anche se avverte che occorre senz’altro proseguire fino al 9 maggio, data di scadenza della campagna (che è durata 6 mesi). Le organizzazioni che si sono impegnate sono i sindacati della scuola, Flc-Cgil, Uil-Scuola e Gilda, le organizzazioni studentesche, ma anche associazioni come Arci e Anpi. La piattaforma ItAgile permette anche in questa campagna di ovviare alla fatica della raccolta sui territori, ma un segnale “unificante” come lo definisce Grandi dai partiti del centrosinistra finora non c’è stato. “Il Pd, in particolare, dovrebbe prendere posizione dichiarando sbagliata la riforma del 2001” e comunque il ministro Roberto Calderoli, titolare del progetto sull’Autonomia differenziata, inserirà nel calendario parlamentare il dibattito già dopo Pasqua e quindi il tempo per intervenire è ora.

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